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lunedì, 10 agosto 2009

Abbey Road: 40sima commemorazione

Sabato scorso, 8 agosto, centinaia di fans dei Beatles sono arrivati davanti gli studi musicali di Abbey Road a Londra per il 40simo anniversario della celebre foto che mostra i "Fab Four" attraversare il passaggio pedonale. Nel quartiere borghese di St John's Wood, i nostalgici dei Beatles si sono riuniti alle 11.15 precise per commemorare la seduta fotografica che si concluse con lo scatto riprodotto sulla copertina dell'ultimo album dei Beatles, Abbey Road, scattata dallo scozzese Iain McMillan.

 Una delle foto di prova della sessione di 40 anni fa: i Beatles vanno nella direzione contraria; Paul McCartney porta le scarpe, George Harrison è in fondo alla fila, Lennon guida il quartetto.

 

postato da: frankobrain alle ore 16:18 | link | commenti (1)
categorie: musica, soul, rock, blues, pop , progressive
giovedì, 16 luglio 2009

Michael Jackson: terribile incidente durante spot Pepsi

Ustioni di secondo e terzo grado al volto e al cuoio capelluto


Le immagini sono venute fuori soltanto adesso e spiegherebbero in gran parte il perché delle tante operazioni chirurgiche e delle imperfette condizioni di salute (fu allora che il cantante iniziò la sua battaglia contro il dolore a suon di farmaci). Trattasi di un video risalente al 1984 e ora pubblicato da US Magazine. Nel video, si vede la testa di Jackson prendere letteralmente fuoco mentre si esibisce per una pubblicità per la Pepsi. 
Dopo il cordoglio, le polemiche e le accuse, dunque ecco arrivare ancora uno scoop, una verità rivelatrice, sulla vita del defunto "King of Pop".




postato da: frankobrain alle ore 19:52 | link | commenti (1)
categorie: musica, video, soul, rock, rap , pop , hip hop, hiphop
lunedì, 27 aprile 2009

The Best from X-Factor 2009

The Bastard Sons of Dioniso  - Spirit in the Sky 




The Bastard Sons of Dioniso  - Contessa




Matteo - Il cielo




Matteo ed Elisa - The Power of Love

 




Jury - Drops of Jupiter




Noemi - Extraterrestre




Enrico - Impressioni di settembre




Ambra Marie - Call Me




Chiarastella - Wuthering Heights




Daniele - Think




postato da: frankobrain alle ore 00:07 | link | commenti
categorie: musica, video, soul, rock, funk, blues, pop , progressive, x factor, x-factor
giovedì, 09 aprile 2009

Bobby 'Blue' Bland

 

 Questo cantante dalla voce particolarmente piacevole ("voice of satin", la definì B.B. King) nacque sotto il nome di Robin Calvin Bland il 27 gennaio 1930 a Rosemark, Tennessee. Dopo essersi trasferito a Memphis con la madre nel 1944, entrò a far parte di alcuni gruppi gospel. Negli ambienti religiosi il blues era considerato "musica del diavolo" e quindi rigorosamente evitato, e le radio trasmettevano principalmente country & western. Ma le frequenti visite di Bobby nella leggendaria Beale Street gli fecero conoscere il blues, portandolo anche a trovare accesso in quel circolo di aspiranti musicisti noti come "Beale Streeters".



Nel 1954, dopo aver espletato il servizio militare, trovò che alcuni dei suoi vecchi compagni (Johnny Ace su tutti) stavano raccogliendo un considerevole successo, mentre la label discografica che gli aveva consentito di esordire, la Duke, era stata venduta a una potente compagnia con sede a Houston. Tuttavia Bland rimase fedele alla Duke e poté conoscere il primo vero successo di vendite con il single "It's My Life Baby".
Nel 1956 il cantante andò in tournée con Little Junior Parker, poi con B.B. King. Di quest'ultimo fu dapprima autista e cameriere, poi l'interprete vocale preferito. (L'amicizia tra King e Bland durò tutta la vita.) La sua voce calda e modulata e il suo stile personale che fondeva vari generi della "black music" (blues, soul, ballads, gospel) non potevano non cogliere nel segno: molti suoi singles (sempre per la Duke) scalarono le classifiche dell'US R&B Top 10: "Farther Up The Road" (1957), "Little Boy Blue" (1958) e, negli Anni Sessanta, "I Pity The Fool", "Turn On Your Lovelight", "That's The Way Love Is", "Stormy Monday Blues"... In questo scorcio della sua carriera, Bobby Bland era tra gli artisti più popolari in assoluto.
Per onore del vero, la maggior parte dei suoi evergreens vennero composti non da lui - come spesso erroneamente indicato nei "credits" - ma da Joe Scott, arrangiatore e leader del magico gruppo che Bobby "Blue" aveva messo insieme.



La seconda metà degli Anni Sessanta vide Bobby schiavizzato dall'alcool, anche a causa delle vendite calanti per il sopravvenire di più giovani stelle nel firmamento musicale. La band si sciolse dopo i litigi tra lui e Joe Scott (il quale si sarebbe spento nel 1979). Nel 1971 Bobby "Blue" Bland riuscì a disintossicarsi e la Duke, ora di proprietà dell'ABC Records, pubblicò i suoi His California Album e Dreamer. I tentativi successivi da parte della compagnia di fargli cavalcare la moda della disco music fallirono, ma nel 1983 l'LP Here We Go Again vendette molto bene. Due anni dopo Bland firmò un contratto con la Malaco Records, specializzata in Southern Blues. Fino agli Anni Novanta le vendite furono deludenti, o comunque non all'altezza della sua bravura, e tuttavia la popolarità di Bobby "Blue" Bland rimase immutata, grazie soprattutto ai numerosi tour (fece persino da "spalla" a performer molto più giovani, come Susan Tedeschi) ma anche grazie alla sua riscoperta da parte di numerosi artisti soul blues, un genere che deve praticamente a lui la sua nascita.

Bobby "Blue" Bland at Amazon.co.uk



Compilation consigliata:
01 - "If Loving You Is Wrong I Don't Want To Be Right"
02 - "Ain't No Sunshine When She's Gone"
03 - "Down Home Blues"
04 - "Going Down Slow"
05 - "Members Only"
06 - "Stormy Monday Blues"
07 - "That's The Way Love Is"
08 - "Who Will The Next Fool Be"
09 - "Ain't No Love In The Heart Of City"
10 - "Ain't Nothing You Can Do"
11 - "Further On Up The Road"
12 - "I Pity The Fool"
13 - "St. James Infirmary"
14 - "Sunday Morning Love"
15 - "This Time I'm Gone For Good"
16 - B.B. King & Bobby Blue Bland: "Let The Good Times Roll"


postato da: frankobrain alle ore 01:27 | link | commenti
categorie: musica, soul, blues
sabato, 28 marzo 2009

Willy DeVille

(Curiosamente, nell'aspetto non dissimile da Tav Falco. Con lui ci muoviamo d'altronde in una sfera musicale non troppo diversa.)

 Willy DeVille, nato nel 1950 come William Boray, è il prototipo del vero rock-and-roller: la sua voce è rauca, secca, e non smette di propagare un senso di ribellione nemmeno quando il tono si fa intrigante, vischioso e dolce. Questo eclettico artista crebbe - per sua stessa ammissione - "a pane, Bob Dylan e Jimi Hendrix"; e Dylan e Hendrix rimangono fino ad oggi i suoi eroi musicali. Venuto al mondo e svezzato nel Connecticut, si impiantò a New York con l'idea fissa di diventare un cantante blues. Il Greenwich Village rappresentò il suo primo trampolino di lancio. Nel 1971 volò a Londra per formare un proprio gruppo, ma, per via di certa incompatibilità con la realtà e il carattere dei britannici, tornò negli Stati Uniti, pensando di mettere radici a San Francisco. Sulla West Coast fondò i Lazy Eights, che in un'altra incarnazione si chiamarono anche Billy De Sade & The Marquis e divennero infine i Mink DeVille. Suoi primi compagni di avventura furono il bassista Ruben Siguenza e il drummer Tom "Manfred" Allen.
La band era un prodotto diretto della scena punk newyorkese, ma fondamentalmente suonava soul, R&B, blues e musica Cajun. Il successo dei Ramones in quel di N.Y. convinse il trio a rilocarsi nella Big Apple, dove a loro si unì il chitarrista Louie X. Erlanger. Il primo album Cabretta (1977), prodotto dal leggendario Jack Nitzsche, era pieno di un soul-blues energico. La rivista Rolling Stone lo scelse come "Album of the Year" e il single che ne fu tratto, "Spanish Stroll", entrò nei Top 20 in Gran Bretagna.
L'anno successivo fu la volta di Return To Magenta, ma subito dopo la registrazione Willi DeVille si separò dai suoi compagni (tranne Erlanger) e fece un salto a Parigi, dove nacque Le Chat Bleu, disco pieno di ballate romantiche in stile Cajun - con tanto di accompagnamento di fisarmonica - cui collaborarono Jerry Scheff (basso), Teenage Steve Douglas (sax alto) e Ron Tutt (batteria). Sconcertata dal risultato, la Capitol richiamò i Mink DeVille sull'altra sponda dell'Atlantico, dove la band registrò Coup de Grace (1981).


Nell''83, quando uscì Where Angels Fear to Tread, Willy DeVille era ormai l'unico superstite dei membri fondatori dei Mink. Sportin' Life del 1985 fu l'ultimo album ufficiale della formazione (che in fondo era servita solo da contorno alla vitale creatività del suo leader) e Willy iniziò la carriera solista.
 


Magro e alto, con un diamante incastonato in un dente (Willy ha diversi denti d'oro), il "Pirata" era - e rimane - un'apparizione eccentrica e indimenticabile.
Miracle ('86), prodotto da Mark Knopfler, è ritenuto uno dei suoi album migliori in assoluto. Da esso fu tratto il single "Storybook Love", nominato per un Oscar dopo essere stato scelto per il soundtrack del film La storia fantastica (The Princess Bride).


La via sembrava spianata, ma i problemi personali e l'esistenza spericolata che conduceva gli impedirono di ottenere il successo che, obiettivamente, già allora meritava. Nel 1992 Willy riesce a strappare un nuovo contratto discografico e il suo album Backstreets Of Desire convince sia critica sia pubblico. Due anni dopo è la volta di Loup Garou, e nel 1999 quella di Horse Of A Different Color. Ancora una volta Willy DeVille sperimenta con generi diversi, mischiandoli a un eccellente rythm'n'blues. Imperdibili le sue gig, che riescono a esaltare anche gli ascoltatori di più provata esperienza e gli fanno guadagnare sempre nuovi fans.
Nel 2002, per il 25° giubileo della sua carriera, si mette insieme con il pianista Seth Farber e il bassista David Keyes e parte per una tournée che, secondo le sue stesse dichiarazioni, gli serve per riavvicinarsi alle proprie autentiche radici musicali. Il risultato è Willy DeVille Acoustic Trio In Berlin: un capolavoro live che fa felice non solo i cultori del blues. DeVille infatti non rinuncia nemmeno stavolta a sondare altri territori, sintetizzando magistralmente Cajun, soul, R&B, salsa e "musica del diavolo".
Willy DeVille Acoustic Trio In Berlin sembra il clou assoluto e insuperabile della sua carriera, eppure Crow Jane Alley (2004), dopo un opener dall'atmosfera tipo "session" da cui si ricava l'impressione che l'artista sia sotto l'effetto delle stesse droghe di cui è solito cantare, si sviluppa in un'irresistibile cavalcata attraverso gli stili tipici degli Stati del Sud: Tex Mex, Cajun e  voodoo-blues. È questo trionfo di fantasia, sapienza e abilità tecnica il vero coronamento dell'arte di Willy DeVille.
L'ultimo suo album in ordine di tempo è Pistola (2008), contenente i brani "So So Real", "You Got The World In Your Hands" and "Been There Done That". Ma è, ancora e sempre, "il blues dell'ubriaco". 
postato da: frankobrain alle ore 09:42 | link | commenti
categorie: musica, soul, rock, blues
domenica, 22 marzo 2009

Van Morrison - due 'live' di classe

 Con Van Morrison siamo sicuri di giocare in Serie A. It's Too Late To Stop Now, registrato dal vivo a Los Angeles e a Londra nell'estate del 1973 (al Troubadour di Los Angeles, al Civic di Santa Monica e nell'oggi amaramente rimpianto Rainbow Theatre della capitale britannica), racchiude in un doppio CD 18 brani, molti dello stesso Van Morrison, ma anche di Ray Charles, Bobby "Blue" Bland, Willie Dixon, Sam Cooke e altri.
Con la sua mistura di blues, jazz e rock souleggiante, l'artista irlandese di viaggi astrali ce ne ha fatti fare tanti, ma, nel volare, ci trasciniamo appresso zolle e filamenti di terra mai sterili, anzi pieni di quei corpuscoli organici che sono corollario necessario alla nostra esistenza. Su qualsiasi pianeta sbarcheremo, è la musica della strada, sempre fondamentalmente atavica, la nostra compagna fedele.
Vecchi "favourites" come "Into The Mystic" e "These Dreams Of You" assumono un ritmo originale e nuove dimensioni vocali, mentre pezzi come "I Believe To My Soul" sono perle mozzafiato del rhythm'n'blues. Le esecuzioni vengono impreziosite da fioriture di sax (Jack Schroer) e tromba (Bill Atwood). Splendida la sezione di archi che vede tra i suoi componenti Terry Adams al cello.
Per alcuni, è uno degli album dal vivo migliori in assoluto.

 E un altro è A Night In San Francisco, ancora di Van Morrison.
A Night In San Francisco è il frutto non di uno ma di due concerti: quello di domenica 12 dicembre 1993 al Mystic Theater di Petaluma e di sabato 18 dicembre 1993 al Masonic Auditorium di San Francisco (la California è un polo inamovibile nella vita del vecchio leone di Belfast). "Mystic" e "Masonic": come se Van Morrison avesse voluto sottolineare qualche peculiarità mistico-occulta della sua arte!
E' l'album che più d'uno ha definito "l'enciclopedia della musica". Soul, jazz, funk e blues  sono gli ingredienti di una pietanza che Morrison ha preparato insieme a una squadra di "cuochi" di prim'ordine. L'amico Georgie Fame siede all'organo, e poi ci sono Kate St. John (oboe, sax tenore, sax soprano), Ronnie Johnson (chitarra), Nickie Scott (basso), Geoff Dunn (Manfred Mann's Earth Band, batteria) e diversi altri. Fanno un'apparizione anche John Lee Hooker e Jimmy Witherspoon, celebri veterani del blues.
L'ensemble ci fa dono di oltre due ore e venti minuti di delizie sonore: un maxiconcerto, distribuito su due CD, mai stancante anche grazie all'avvicendarsi di voci (Brian Kennedy, James Hunter... e interviene anche Shana Morrison, figlia americana di Van) e per la sempre varia strumentazione (fantastico il sax alto dell'olandese Candy Dulfer; e Jonn Savannah alle tastiere sa enfatizzare certi passaggi al momento opportuno).  
Una particolarità di A Night In San Francisco è che alcune tracce sono composte da due o più brani che Van & Co. ci offrono in connubbio: "Moondance"/"My Funny Valentine", "Stormy Monday"/"Have You Ever Loved A Woman?"/"No Rollin' Blues"... con cambi di tempo, avvicendarsi di strumenti e inserimento di cori. Un'atmosfera elettrizzante, come in un cerimoniale gospel che vanta non soltanto un officiante ma almeno tre: infatti, Georgie Fame e Haji Ahkba (flugelhorn, alias flicorno) sono protagonisti al pari di Van Morrison.

postato da: frankobrain alle ore 13:22 | link | commenti
categorie: musica, soul, rock, blues, jazz
sabato, 21 marzo 2009

Rod Stewart - 'Unplugged... and Seated'

  Chi ama il soft rock e la voce tutta particolare di Rod Stewart troverà sollazzo con Unplugged... and Seated, un live risalente al 1993  che, tra gli special guests, annovera l'ex compagno dei Faces Ronnie Wood. Si va dal rock dei primordi evocato nella prima traccia "Hot Legs" a una collana di ballate d'amore (trovato e perduto) che sfocia in una sorta di crescendo con il classico "Highgate Shuffle", con "Stay With Me" e con "Having a Party" .

Questa è una ristampa fresca fresca, in vendita anche come "collector's edition" insieme a un DVD.

Niente di eclatante, secondo me. Ma forse è perché ho sempre trovato Rod alquanto "chioccio". Ho ascoltato il CD più volte, tuttavia ciò non mi ha aiutato ad apprezzarlo maggiormente; anzi. Le buone intenzioni vengono annientate dalle corde vocali del londinese di origine scozzese, che, come al solito, sembrano appannate da una patina di stanchezza post coitum. La patina si direbbe venga un po' raschiata unicamente nelle ballads non sue: "Reason to Believe" di Tom Hardin, "People Get Ready" di Curtis Mayfield, "Have I Told You Lately" di Van Morrison, "Tom Traubert's Blues (Waltzing Matilda)" di Tom Waits e "Having a Party" di Sam Cooke.

D'accordo che è un "unplugged", ma le chitarre viaggiano con il freno a mano tirato e le tastiere cuociono a mezza fiamma. Dei pezzi firmati da Stewart, "Mandolin Wind" è sicuramente il più riuscito, con il suo giro di accordi folk. Lodevole anche quando questa voce da eunuco un po' raffreddato si lancia avventurosamente nell'interpretazione del già citato "Waltzing Matilda" e del quasi obliato - ingiustamente - "The First Cut Is the Deepest" (di Cat Stevens): contro tutti i pronostici, il tentativo riesce, ma è soprattutto per la bontà stessa delle composizioni.  

Sono in totale 15 brani, destinati ai momenti crepuscolari, tra una lacrima nostalgica e uno sbadiglio.

   

postato da: frankobrain alle ore 15:54 | link | commenti
categorie: musica, folk, soul, rock, country, pop
martedì, 10 marzo 2009

X-Factor: ciao ai Farias

... e infine sono usciti loro.

 I quattro fratelli Edelmiro (Namun), Justo (Nahuel), Raùl (Newen) e Walter (Kimen)

Nel carosello di brani sbagliati assegnati ai singoli artisti, i Farias sono stati tra i più tartassati. Hanno dovuto esibirsi in pezzi melensi e più volte rettificare la loro immagine - da Indios della Patagonia a pseudofighetti di discoteca di provincia. Eppure sono grandi anche loro... se vengono lasciati al naturale (vedi e senti qui). Questa volta inoltre hanno avuto la sfortuna di andare al duello con Enrico Nordio, uno dei candidati alla vittoria finale. I quattro ragazzi argentini forse se l'aspettavano; del resto in Italia non vivono così tanti loro connazionali, e i televotanti italiani pronti a sostenerli non superano certamente in numero quelli di (ad esempio) Matteo o Noemi.

Quest'ultima, rimasta l'unica donna in gara dopo la scandalosa eliminazione di Ambra Marie e il breve volo della dolce Chiarastella, continua a non convincermi. E' solo un'opinione personale, bien entendu. Checché ne dicano Anastasia e Andrea Rodini, la voce di Noemi è tutt'altro che portentosa. La ragazza ha problemi quando prende le note basse e spesso in quelle alte si ode un fastidioso vibrato.
Ma vabbe', il mio parere vale poco: anche di Giusy Ferrero (alias GaetanaF) dicevo che non sapeva cantare...

 Sinergia Sky-Rai-Mediaset: Valerio Staffelli consegna a Fiorello il "Tapiro d'Oro". E lo showman siciliano: "Si è compiuta Skraiset!"

I miei favoriti rimangono Daniele e Jury. Se parliamo di mera "collocazione discografica", vedo molto bene lo stesso Jury e naturalmente The Bastard Sons of Dioniso. Nel mondo può, di sicuro, accadere di tutto (citazione da Maionchi), ma se non sfondano Jury e The Bastard, allora significa che il mercato dei suoni è affidabile quanto la lotteria nazionale.  


          La partita a calcetto




          ¡Farias, gracias para la música fantástica!

 

postato da: frankobrain alle ore 04:02 | link | commenti (1)
categorie: musica, folk, soul, rock, pop , x factor, x-factor
giovedì, 05 marzo 2009

Il ritorno di Jacko

Secondo fonti ufficiose, Michael Jackson si è sottoposto a cinquanta test medici per provare di essere pronto ad affrontare una serie di concerti all'O2 Arena di Londra il prossimo luglio. 

Il 50enne "Jacko", dai suoi fans ancora considerato "The King of Pop", ha vissuto come un recluso fin dal 2005, quando venne processato per molestie sessuali a diversi bambini.

L'ultimo suo album contenente nuovo materiale è Invincible, del 2001. La sua fama si è andata oscurando, oltre che per colpa del suo comportamento bizzarro e delle gravi accuse di pedofilia, anche per via dall'evidente decadenza fisica: il suo volto si è andato sempre più disfacendo... 

Sembra che i biglietti per il suo primo concerto all'O2 Arena costeranno 500 sterline cadauno.


       Jacko The Mask

           
           "Oh, quaaanto amo i bambiiiiniiii...!"

La carriera di Michael Jackson in numeri

8: i fratelli e le sorelle di Michael.

5: l'età in cui Michael esordì in pubblico, cantando "Climb Every Mountain".

37: le settimane in cui l'album Thriller  fu al primo posto della Billboard Chart statunitense.

7: i singoli di Michael Jackson che hanno scalato la classifica in Gran Bretagna fino a divertare il numero uno.

8: i Grammys che vinse nel 1984; un record rimasto imbattuto.

19: i mesi di matrimonio con Lisa-Marie Presley.

1978: l'anno in cui vestì i panni di "The Scarecrow" ("Lo Spaventapasseri") in The Wiz, film basato sul libro Il meraviglioso mago di Oz, di Lyman Frank Baum, e che ebbe un cast formato esclusivamente da afro-americani.

47: i milioni di dollari che Michael Jackson sborsò nel 1985 per i diritti di pubblicazione di 260 canzoni dei Beatles.

95: i milioni di dollari che nel 1995 la Sony pagò a Michael Jackson per assicurarsi metà di questi diritti. Tra le canzoni in questione sono escluse alcune molto famose, quali per esempio "Love Me Do", "Please, Please Me", "P.S. I Love You" e "Tell Me Why" (i cui diritti sono stati comprati da Paul McCarthy). 

 

postato da: frankobrain alle ore 16:51 | link | commenti (1)
categorie: musica, soul, pop
sabato, 21 febbraio 2009

59simo Festival di Sanremo - quarta serata

Autogoal di Povia



E' stata la volta dei duetti dei Big e Povia ha sprecato tutto con una mostra di quadretti volanti (che peraltro non si sono visti bene) e il banale cartello "Serenità è meglio che felicità". Asserzione tra l'altro reazionaria, in un periodo di ronde notturne.



Alla "serenità" provocatorio-compromissoria di Povia preferiamo la "Sincerità" di Arisa, vincitrice della Categoria Nuove Proposte. A volte le favole accadono e i brutti anatroccoli si impongono sui presunti cigni.



Bonolis si è nuovamente dimostrato un eccellente intrattenitore e ha spesso dovuto improvvisare a fronte di una scaletta non proprio perfetta.

Eliminati tra i Big: Dolcenera e i Gemelli Diversi. Ingiustamente! I brani di Albano e Sal Davinci (soprattutto il primo) non dicono niente di più o di meglio, così come non vedo cosa ci sia di tanto speciale ne "La forza mia", che Carta (mi perdonino i suoi fans) ha cantato insieme ai Tazenda. Comunque, queste sono le regole e ormai il dado è tratto. Dolcenera e i Gemelli Diversi venderanno sicuramente molti dischi: che ciò sia loro di consolazione!



Rivelazione della serata: Ivan Olita, di padre russo e madre italiana. Simpatico, sveglio e furbo (ha capito che in fondo non ci vuole molto per fare bella figura sul palco dell'Ariston). Io gli affiderei fin da subito la conduzione di Sanremo 2010, così svecchiamo un po'. 

postato da: frankobrain alle ore 11:55 | link | commenti
categorie: musica, soul, rock, pop , classica, sanremo