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mercoledì, 12 marzo 2008

Sanremo duemilacotto

Eh sì, stavolta ci abbiamo messo molto a digerire la kermesse sanremese; tant'è vero che riusciamo a scriverne soltanto adesso.

Sanremo 2008 è stato il trionfo delle baggianate. Pippo Baudo, le due vallette ("una mora e una bionda": ancora!), la cosiddetta "giuria di qualità", molte delle stesse canzoni, il notaio stonato in collegamento satellitare... niente ci è realmente piaciuto. Uniche eccezioni: Piero Chiambretti e, tra gli ospiti, l'immensa Fiorella Mannoia.

Men che meno abbiamo però gradito il risultato finale. Far vincere un duo da musical  che presenta una canzone della Nannini che è copia di copie e regalare un secondo posto alla Tatangelo che canta una composizione del maritino è stato veramente un colpo sotto la cintola! Ci si chiede che tipo di pubblico segue e soprattutto sostiene (con il ditino sulla tastiera del cellulare) questo programma. Tricarico non è stato votato nemmeno tra i primi dieci ed Eugenio Bennato ha acciuffato a malapena il decimo posto. A parte ogni cosa, molto dubbio il fatto che, per l'ordine di esibizione della serata decisiva, proprio questi due artisti (tra i nostri preferiti in assoluto) siano stati "sorteggiati" rispettivamente come ultimo e penultimo. Strange. Very strange. 

Ad ogni modo, la votazione ci ha proprio buttati giù. Gradire un tipo di musica anziché un altro non è un fattore da prendere sottogamba. La musica non è solo "una questione di gusti", ma un atteggiamento verso la vita. Possibile che gli italiani siano davvero così indietro con l'educazione culturale, come suggerisce la graduatoria ufficiale di Sanremo 2008? Sad. Very sad. 

 

La classifica di Topolàin

  1) Tricarico: "Una vita tranquilla"

2) Eugenio Bennato: "Grande Sud"

3) Frankie hi-nrg mc: "Rivoluzione" 

4) Amedeo Minghi: "Cammina cammina"

4) (a pari merito): Sergio Cammariere: "L'amore non si spiega"

 

Nella categoria "Giovani" ci sono oltremodo piaciuti Frank Head e il duo vincitore, i Sonhora.

postato da: frankobrain alle ore 17:51 | link | commenti
categorie: musica, folk, soul, rock, blues, pop , jazz
venerdì, 28 dicembre 2007

Maximilian Hecker

Ovvero: il grande ritorno delle sad songs

Il mondo "germanico" pullula di artisti quotati, ma da molti, troppi anni, il cantautorato è stato snobbato dalle grandi case discografiche (con esclusione dell'Austria - Georg Danzer, Wolfgang Ambros, STS, Ludwig Hirsch... - e della Svizzera, dove però imperversano elementi strettamente "regionali", in primis a livello idiomatico). Si sentiva, eccome, la mancanza di una voce come quella di Maxi Hecker, che esprime quel lato dell'anima tedesca che fa volentieri a meno di marcette e ballate scurrili. I suoi album hanno tutti un beat lento e quasi sempre è il pianoforte a farla da padrona.  

Hecker è tedesco... ma non solo. E' il senso dell'universalità dei sentimenti che trionfa nei suoi dischi. Non a caso, anni fa il ragazzo decise di trasferirsi dalla natìa Vestfalia fin nel cuore di Berlino e non - p. es. - in qualche villaggio della Baviera: è nelle metropoli mondiali che il "nomade intellettuale" (per citare Oswald Spengler) riesce a esprimersi al meglio.
Il brano "The Days Are Long And Filled With Pain" dal suo album d'esordio Infinite Love Songs mi richiama alla mente una persona a me molto vicina che purtroppo è recentemente scomparsa (ciao, Andreas). E' stata questa la scintilla che mi ha avvicinato a Maximilian Hecker. Palesemente, nelle sue sad songs c'è l'eco dei poeti del Romanticismo tedesco. La scelta dell'inglese invece della lingua madre, comunque, è una caratteristica non trascurabile di questo artista: non lo ha fatto - o non solo - per motivi commerciali e/o di diffusione, ma perché effettivamente l'inglese si lascia meglio maneggiare del tedesco quando si tratta di esprimere dolore e sensazioni dolci, soprattutto in musica.

Prima di essere scoperto, Hecker faceva il busker, il musicista di strada. Era solito suonare cover degli Oasis. I suoi testi sono addirittura più semplici di quelli dei fratelli Gallagher (e dei Coldplay, e dei Travis, e di Jeff Buck, con il quale viene associato...). Eppure, tali composizioni lineari, quasi monocordi, riescono a ricoprire la funzione di "poesie in musica" pressoché perfette; "melodie parlate" che vertono più sulla nostalgia di morte che sull'amore; e sono non soltanto semplici ma spesso anche brevi, in ugual modo - appunto - dei versi di molti esponenti del Romanticismo.   
La sua voce, bellissima, è piena di pathos (senti come inspira consapevolmente prima di intonare "I'm Dying", le uniche parole che costituiscono la canzone "Dying", da Lady Sleep, che secondo me rimane il suo album migliore). Così tanto pathos è logico, in fondo: come detto, Maxi Hecker non canta tanto dell'amore, ma della morte, di un'innocente perdizione, della malinconia che molti di noi si portano appresso sin dalla nursery. E lo fa con irresistibile tenerezza.
 

 

 

Compilation ideale:

01. "Birch" (da Lady Sleep)
02. "I'll Be A Virgin, I'll Be A Mountain" (album omonimo)
03. "The Days Are Long And Filled With Pain" (da Infinite Love Songs)
04. "Infinite Love Song" (Infinite Love Songs)
05. "Daylight" (Rose)
06. "Anaesthesia" (Lady Sleep)
07. "Summer Days In Bloom" (Lady Sleep)
08. "Daze of Nothing" (Lady Sleep)
09. "Full of Voices" (Lady Sleep)
10. "Help Me" (Lady Sleep)
11. "Dying" (Lady Sleep)
12. "Polyester" (Infinite Love Songs)
13. "White" (Infinite Love Songs)
14. "Daylight" (Rose)
15. "My Love for You is Insane" (Rose)
16. "Rose" (album omonimo)

 

postato da: frankobrain alle ore 17:18 | link | commenti
categorie: musica, folk, soul, pop
domenica, 22 luglio 2007

Gli Shocking Blue

Sono una sorpresa ancora oggi e vale la pena (ri)ascoltarli, anche se qualcuno li ha soprannominati "i Middle Of The Road in versione più rockeggiante".
Celebri tutt'al più per il loro superhit "Venus" del 1969, con il famoso riff di chitarra preso in prestito da "Pinball Wizard" degli Who, questi olandesi facevano quello che è stato definito "un pop psichedelico" sostenuto dalla stupenda voce della mezza-ungherese mezza-tedesca Mariska Veres, che a molti rammenta Grace Slick. E, in effetti, un'altra band a cui gli Shocking Blue furono associati erano i Jefferson Airplane: un paragone che calza loro a pennello molto più di quello con i M.O.T.R. ...  

Quasi ogni track da loro sfornato è una vera gemma, e non è un caso che i Nirvana decisero di fare la cover di un loro brano: "Love Buzz".

Gli Shocking avevano un suono molto particolare e inconfondibile, che scavalcava le barriere tra gli stili, barriere allora molto accentuate e di cui tenevano gran conto i critici e lo stesso pubblico. "Sally Was A Good Old Girl", per esempio, è un country, la dolce "Water Boy" si avvale degli arabeschi di un sitar, "Little Cooling Planet" è alquanto funky... ma, tutto insieme, è il tipico sound "azzurro scioccante" di questa band.

Non è difficile procacciarsi una loro raccolta. Se potete, ascoltate "I Love Voodoo Music", la sunnominata "Love Buzz" o lo scatenato rock di "Daemon Lover". Robbie van Leeuwen (chitarra e sitar), che scrisse quasi tutte le loro canzoni - compresi i testi -, è senz'altro da annoverarsi tra i migliori "songwriters" del mondo.

Il gruppo andò in tour negli States insieme a Ike & Tina Turner, Sly & The Family Stone e Three Dog Night; fu in Sud America, Indonesia, Giappone, Hong Kong... Ma nel 1974 finì per  sciogliersi, anche perché Robbie van Leeuwen si era stancato di fare da collante tra i singoli componenti e di sopportare la pressione della Elephant Pink, la loro label, che pretendeva almeno tre album all'anno.

La cantante Mariska Veres si dedicò quindi a una carriera solista, presentando brani in olandese, tedesco e inglese, ma ottenne un discreto successo unicamente in Olanda. Nel 1993 cercò di organizzare una reunion, ma gli altri ex componenti degli Shocking mostrarono scarso interesse e lei richiamò in vita il progetto con musicisti completamente nuovi. Per anni, i neoformati Shocking Blue parteciparono a numerosi festival di gruppi "Oldies". Mariska si dedicò a latere al blues, al jazz e alla musica tzigana. Non si sposò mai e, come ai vecchi tempi del "sex, drugs and rock'n'roll", condusse vita morigerata, non fumava e non beveva (la sua bevanda preferita era da sempre il tè...).

Di lei dobbiamo parlare purtroppo al passato, in quanto la leader degli Shocking Blue si è spenta il 4 dicembre 2006 all'Aja; aveva soltanto 59 anni. Paradossalmente, a ucciderla è stata un tumore: proprio lei, che non era mai caduta vittima dei vizi..

Veres fu la prima cantante europea a incarnare, nell'epoca del beat, l'ideale della giovane sexy, in grado di ammaliare con la sua voce sensuale milioni di fans. Emblema della sensualità vocale di quell'epoca fu  "Venus", che decretò il clamoroso successo della band, restando per oltre sei mesi nelle classifiche dei dischi più venduti in Europa e negli Stati Uniti. "Venus" è stata poi rifatta da altri gruppi ed è stata utilizzata spesso anche per spot pubblicitari.

 Discografia essenziale:

The Best of Shocking Blue

Shocking Blue - 20 Greatest Hits

Ink Pot / Attila (i loro primi 2 album su un CD)

Scorpio's Dance (1969)

At Home (1970)

Dream On Dreamer / Good Times (1973/75; 2 album su un CD)

 

                                                     Link di approfondimento:

The Shocking Blue Memorial Website

postato da: frankobrain alle ore 16:54 | link | commenti (2)
categorie: musica, folk, soul, rock, funk, blues, country, pop
giovedì, 21 giugno 2007

Una canzone italiana che ti piace molto?

Per la serie: Voi chiedete, io rispondo


Your question:

Una canzone italiana che ti piace molto?
che si ascolta in italia... e in italiano! grazie

 

My answer:

"Margherita" di Riccardo Cocciante.

postato da: frankobrain alle ore 18:20 | link | commenti
categorie: musica, soul, rock, pop
giovedì, 31 maggio 2007

James Brown

 I fans di Ray Charles e Sam Cooke possono pure contestargli di essere lui il vero re del soul, ma fatto sta che con Brown nel 2006 scomparve una figura leggendaria, che seppe trasformare il gospel in rhythm'n'blues e creare un genere del tutto originale, il funk, fatto di ritmi incalzanti. Con la sua fisicità dirompente, l'improbabile acconciatura, gli occhi truccati e gli stavaganti costumi da palcoscenico, James Brown influenzò rock stars del calibro di Mick Jagger, Iggy Pop, Michael Jackson e Prince. Indiscusso anche il suo influsso sul rap. "E' stato James ha tracciare la strada" riconosce il rapper Chuck D dei Public Enemy.

Nato da una famiglia poverissima della Carolina del Sud nel 1933, a sei anni viveva in un bordello ad Augusta, Georgia, e per pagarsi l'affitto lavorava come lustrascarpe e nelle piantagioni di cotone. A otto anni provava a rubare la sua prima macchina e finiva in un riformatorio. E' qui che avviene la sua svolta: conosce Bobby Byrd, leader di un gruppo di gospel. Nel 1952 fonda la sua prima band: The Flames.
E' del 1956 "Please, Please, Please", primo hit mondiale scritto da lui stesso, e nel 1961 esegue all'Apollo Theatre di Harlem, tempio della musica nera, canzoni come "I Got You (I Feel Good)" e "Get Up (I Feel Like Being A Sex Machine)". L'album che fu ricavato da quello storico concerto è un culto intramontabile.



Il giorno dell'assassinio di Martin Luther King tiene una performance teletrasmessa in cui invita alla calma la popolazione di colore. Il presidente Lyndon Johnson lo ringrazierà per questo.
Capace di suonare 350 serate all'anno, James Brown si trasforma, con la ricchezza, in un esempio di "capitalismo nero", ancor prima che il termine fosse inventato; apre ristoranti e negozi ed esorta i neri a vivere il Sogno Americano.
Negli Anni Ottanta diviene anche un volto cinematografico, interpretando il ruolo del predicatore nel film Blues Brothers di John Landis e cantando una delle sue canzoni più note - "Living in America" - in Rocky IV
Avrà ancora diversi guai con la giustizia per detenzione di armi, possesso di droghe e aggressione a pubblico ufficiale, ma niente e nessuno può più scalzarlo dal piedistallo. "Say It Out Loud - I'm Black and I'm Proud", brano del 1968, è un punto fermo dell'orgoglio afroamericano. Accanto alla musica, infatti, James Brown ha svolto un ruolo importante nelle battaglie contro la discriminazione razziale. "Quella canzone" ha ricordato l'artista in un'intervista del 2003 "ha mostrato al pubblico dell'epoca che anche la musica poteva cambiare la società."
Nel 1992 riceve il premio Grammy alla carriera, dopo che già nel 1965 gliene era stato assegnato uno per "Papa Got A Brand New Bag" e un altro nel 1987 per "Living in America". Nel 1986 è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame insieme con Presley, Chuck Berry e altri padri fondatori del genere.




Il leggendario "padrino del soul" morì poco dopo lo scoccare della mezzanotte del 25 dicembre 2006 nell'Emory Crawford Long Hospital di Atlanta, dove era stato ricoverato per un'acuta forma di polmonite. Per la settimana successiva erano fissati altri suoi concerti...

postato da: frankobrain alle ore 07:16 | link | commenti
categorie: musica, soul, rap , funk, blues