Sabato scorso, 8 agosto, centinaia di fans dei Beatles sono arrivati davanti gli studi musicali di Abbey Road a Londra per il 40simo anniversario della celebre foto che mostra i "Fab Four" attraversare il passaggio pedonale. Nel quartiere borghese di St John's Wood, i nostalgici dei Beatles si sono riuniti alle 11.15 precise per commemorare la seduta fotografica che si concluse con lo scatto riprodotto sulla copertina dell'ultimo album dei Beatles, Abbey Road, scattata dallo scozzese Iain McMillan.
Una delle foto di prova della sessione di 40 anni fa: i Beatles vanno nella direzione contraria; Paul McCartney porta le scarpe, George Harrison è in fondo alla fila, Lennon guida il quartetto.
Le immagini sono venute fuori soltanto adesso e spiegherebbero in gran parte il perché delle tante operazioni chirurgiche e delle imperfette condizioni di salute (fu allora che il cantante iniziò la sua battaglia contro il dolore a suon di farmaci). Trattasi di un video risalente al 1984 e ora pubblicato da US Magazine. Nel video, si vede la testa di Jackson prendere letteralmente fuoco mentre si esibisce per una pubblicità per la Pepsi.
Dopo il cordoglio, le polemiche e le accuse, dunque ecco arrivare ancora uno scoop, una verità rivelatrice, sulla vita del defunto "King of Pop".
The Bastard Sons of Dioniso - Spirit in the Sky
The Bastard Sons of Dioniso - Contessa
Matteo - Il cielo
Matteo ed Elisa - The Power of Love
Jury - Drops of Jupiter
Noemi - Extraterrestre
Enrico - Impressioni di settembre
Ambra Marie - Call Me
Chiarastella - Wuthering Heights
Daniele - Think
Questo cantante dalla voce particolarmente piacevole ("voice of satin", la definì B.B. King) nacque sotto il nome di Robin Calvin Bland il 27 gennaio 1930 a Rosemark, Tennessee. Dopo essersi trasferito a Memphis con la madre nel 1944, entrò a far parte di alcuni gruppi gospel. Negli ambienti religiosi il blues era considerato "musica del diavolo" e quindi rigorosamente evitato, e le radio trasmettevano principalmente country & western. Ma le frequenti visite di Bobby nella leggendaria Beale Street gli fecero conoscere il blues, portandolo anche a trovare accesso in quel circolo di aspiranti musicisti noti come "Beale Streeters". 

Willy DeVille, nato nel 1950 come William Boray, è il prototipo del vero rock-and-roller: la sua voce è rauca, secca, e non smette di propagare un senso di ribellione nemmeno quando il tono si fa intrigante, vischioso e dolce. Questo eclettico artista crebbe - per sua stessa ammissione - "a pane, Bob Dylan e Jimi Hendrix"; e Dylan e Hendrix rimangono fino ad oggi i suoi eroi musicali. Venuto al mondo e svezzato nel Connecticut, si impiantò a New York con l'idea fissa di diventare un cantante blues. Il Greenwich Village rappresentò il suo primo trampolino di lancio. Nel 1971 volò a Londra per formare un proprio gruppo, ma, per via di certa incompatibilità con la realtà e il carattere dei britannici, tornò negli Stati Uniti, pensando di mettere radici a San Francisco. Sulla West Coast fondò i Lazy Eights, che in un'altra incarnazione si chiamarono anche Billy De Sade & The Marquis e divennero infine i Mink DeVille. Suoi primi compagni di avventura furono il bassista Ruben Siguenza e il drummer Tom "Manfred" Allen.


Con Van Morrison siamo sicuri di giocare in Serie A. It's Too Late To Stop Now, registrato dal vivo a Los Angeles e a Londra nell'estate del 1973 (al Troubadour di Los Angeles, al Civic di Santa Monica e nell'oggi amaramente rimpianto Rainbow Theatre della capitale britannica), racchiude in un doppio CD 18 brani, molti dello stesso Van Morrison, ma anche di Ray Charles, Bobby "Blue" Bland, Willie Dixon, Sam Cooke e altri.
Con la sua mistura di blues, jazz e rock souleggiante, l'artista irlandese di viaggi astrali ce ne ha fatti fare tanti, ma, nel volare, ci trasciniamo appresso zolle e filamenti di terra mai sterili, anzi pieni di quei corpuscoli organici che sono corollario necessario alla nostra esistenza. Su qualsiasi pianeta sbarcheremo, è la musica della strada, sempre fondamentalmente atavica, la nostra compagna fedele.
Vecchi "favourites" come "Into The Mystic" e "These Dreams Of You" assumono un ritmo originale e nuove dimensioni vocali, mentre pezzi come "I Believe To My Soul" sono perle mozzafiato del rhythm'n'blues. Le esecuzioni vengono impreziosite da fioriture di sax (Jack Schroer) e tromba (Bill Atwood). Splendida la sezione di archi che vede tra i suoi componenti Terry Adams al cello.
Per alcuni, è uno degli album dal vivo migliori in assoluto.
E un altro è A Night In San Francisco, ancora di Van Morrison.
A Night In San Francisco è il frutto non di uno ma di due concerti: quello di domenica 12 dicembre 1993 al Mystic Theater di Petaluma e di sabato 18 dicembre 1993 al Masonic Auditorium di San Francisco (la California è un polo inamovibile nella vita del vecchio leone di Belfast). "Mystic" e "Masonic": come se Van Morrison avesse voluto sottolineare qualche peculiarità mistico-occulta della sua arte!
E' l'album che più d'uno ha definito "l'enciclopedia della musica". Soul, jazz, funk e blues sono gli ingredienti di una pietanza che Morrison ha preparato insieme a una squadra di "cuochi" di prim'ordine. L'amico Georgie Fame siede all'organo, e poi ci sono Kate St. John (oboe, sax tenore, sax soprano), Ronnie Johnson (chitarra), Nickie Scott (basso), Geoff Dunn (Manfred Mann's Earth Band, batteria) e diversi altri. Fanno un'apparizione anche John Lee Hooker e Jimmy Witherspoon, celebri veterani del blues.
L'ensemble ci fa dono di oltre due ore e venti minuti di delizie sonore: un maxiconcerto, distribuito su due CD, mai stancante anche grazie all'avvicendarsi di voci (Brian Kennedy, James Hunter... e interviene anche Shana Morrison, figlia americana di Van) e per la sempre varia strumentazione (fantastico il sax alto dell'olandese Candy Dulfer; e Jonn Savannah alle tastiere sa enfatizzare certi passaggi al momento opportuno).
Una particolarità di A Night In San Francisco è che alcune tracce sono composte da due o più brani che Van & Co. ci offrono in connubbio: "Moondance"/"My Funny Valentine", "Stormy Monday"/"Have You Ever Loved A Woman?"/"No Rollin' Blues"... con cambi di tempo, avvicendarsi di strumenti e inserimento di cori. Un'atmosfera elettrizzante, come in un cerimoniale gospel che vanta non soltanto un officiante ma almeno tre: infatti, Georgie Fame e Haji Ahkba (flugelhorn, alias flicorno) sono protagonisti al pari di Van Morrison.
Chi ama il soft rock e la voce tutta particolare di Rod Stewart troverà sollazzo con Unplugged... and Seated, un live risalente al 1993 che, tra gli special guests, annovera l'ex compagno dei Faces Ronnie Wood. Si va dal rock dei primordi evocato nella prima traccia "Hot Legs" a una collana di ballate d'amore (trovato e perduto) che sfocia in una sorta di crescendo con il classico "Highgate Shuffle", con "Stay With Me" e con "Having a Party" .
Questa è una ristampa fresca fresca, in vendita anche come "collector's edition" insieme a un DVD.
Niente di eclatante, secondo me. Ma forse è perché ho sempre trovato Rod alquanto "chioccio". Ho ascoltato il CD più volte, tuttavia ciò non mi ha aiutato ad apprezzarlo maggiormente; anzi. Le buone intenzioni vengono annientate dalle corde vocali del londinese di origine scozzese, che, come al solito, sembrano appannate da una patina di stanchezza post coitum. La patina si direbbe venga un po' raschiata unicamente nelle ballads non sue: "Reason to Believe" di Tom Hardin, "People Get Ready" di Curtis Mayfield, "Have I Told You Lately" di Van Morrison, "Tom Traubert's Blues (Waltzing Matilda)" di Tom Waits e "Having a Party" di Sam Cooke.
D'accordo che è un "unplugged", ma le chitarre viaggiano con il freno a mano tirato e le tastiere cuociono a mezza fiamma. Dei pezzi firmati da Stewart, "Mandolin Wind" è sicuramente il più riuscito, con il suo giro di accordi folk. Lodevole anche quando questa voce da eunuco un po' raffreddato si lancia avventurosamente nell'interpretazione del già citato "Waltzing Matilda" e del quasi obliato - ingiustamente - "The First Cut Is the Deepest" (di Cat Stevens): contro tutti i pronostici, il tentativo riesce, ma è soprattutto per la bontà stessa delle composizioni.
Sono in totale 15 brani, destinati ai momenti crepuscolari, tra una lacrima nostalgica e uno sbadiglio.
... e infine sono usciti loro.
I quattro fratelli Edelmiro (Namun), Justo (Nahuel), Raùl (Newen) e Walter (Kimen)
Nel carosello di brani sbagliati assegnati ai singoli artisti, i Farias sono stati tra i più tartassati. Hanno dovuto esibirsi in pezzi melensi e più volte rettificare la loro immagine - da Indios della Patagonia a pseudofighetti di discoteca di provincia. Eppure sono grandi anche loro... se vengono lasciati al naturale (vedi e senti qui). Questa volta inoltre hanno avuto la sfortuna di andare al duello con Enrico Nordio, uno dei candidati alla vittoria finale. I quattro ragazzi argentini forse se l'aspettavano; del resto in Italia non vivono così tanti loro connazionali, e i televotanti italiani pronti a sostenerli non superano certamente in numero quelli di (ad esempio) Matteo o Noemi.
Quest'ultima, rimasta l'unica donna in gara dopo la scandalosa eliminazione di Ambra Marie e il breve volo della dolce Chiarastella, continua a non convincermi. E' solo un'opinione personale, bien entendu. Checché ne dicano Anastasia e Andrea Rodini, la voce di Noemi è tutt'altro che portentosa. La ragazza ha problemi quando prende le note basse e spesso in quelle alte si ode un fastidioso vibrato.
Ma vabbe', il mio parere vale poco: anche di Giusy Ferrero (alias GaetanaF) dicevo che non sapeva cantare...
Sinergia Sky-Rai-Mediaset: Valerio Staffelli consegna a Fiorello il "Tapiro d'Oro". E lo showman siciliano: "Si è compiuta Skraiset!"
I miei favoriti rimangono Daniele e Jury. Se parliamo di mera "collocazione discografica", vedo molto bene lo stesso Jury e naturalmente The Bastard Sons of Dioniso. Nel mondo può, di sicuro, accadere di tutto (citazione da Maionchi), ma se non sfondano Jury e The Bastard, allora significa che il mercato dei suoni è affidabile quanto la lotteria nazionale.
La partita a calcetto
¡Farias, gracias para la música fantástica!
Secondo fonti ufficiose, Michael Jackson si è sottoposto a cinquanta test medici per provare di essere pronto ad affrontare una serie di concerti all'O2 Arena di Londra il prossimo luglio.
Il 50enne "Jacko", dai suoi fans ancora considerato "The King of Pop", ha vissuto come un recluso fin dal 2005, quando venne processato per molestie sessuali a diversi bambini.
L'ultimo suo album contenente nuovo materiale è Invincible, del 2001. La sua fama si è andata oscurando, oltre che per colpa del suo comportamento bizzarro e delle gravi accuse di pedofilia, anche per via dall'evidente decadenza fisica: il suo volto si è andato sempre più disfacendo...
Sembra che i biglietti per il suo primo concerto all'O2 Arena costeranno 500 sterline cadauno.
Jacko The Mask
"Oh, quaaanto amo i bambiiiiniiii...!"
La carriera di Michael Jackson in numeri
8: i fratelli e le sorelle di Michael.
5: l'età in cui Michael esordì in pubblico, cantando "Climb Every Mountain".
37: le settimane in cui l'album Thriller fu al primo posto della Billboard Chart statunitense. 
7: i singoli di Michael Jackson che hanno scalato la classifica in Gran Bretagna fino a divertare il numero uno.
8: i Grammys che vinse nel 1984; un record rimasto imbattuto.
19: i mesi di matrimonio con Lisa-Marie Presley.
1978: l'anno in cui vestì i panni di "The Scarecrow" ("Lo Spaventapasseri") in The Wiz, film basato sul libro Il meraviglioso mago di Oz, di Lyman Frank Baum, e che ebbe un cast formato esclusivamente da afro-americani.

47: i milioni di dollari che Michael Jackson sborsò nel 1985 per i diritti di pubblicazione di 260 canzoni dei Beatles.
95: i milioni di dollari che nel 1995 la Sony pagò a Michael Jackson per assicurarsi metà di questi diritti. Tra le canzoni in questione sono escluse alcune molto famose, quali per esempio "Love Me Do", "Please, Please Me", "P.S. I Love You" e "Tell Me Why" (i cui diritti sono stati comprati da Paul McCarthy).
Autogoal di Povia

E' stata la volta dei duetti dei Big e Povia ha sprecato tutto con una mostra di quadretti volanti (che peraltro non si sono visti bene) e il banale cartello "Serenità è meglio che felicità". Asserzione tra l'altro reazionaria, in un periodo di ronde notturne.

Alla "serenità" provocatorio-compromissoria di Povia preferiamo la "Sincerità" di Arisa, vincitrice della Categoria Nuove Proposte. A volte le favole accadono e i brutti anatroccoli si impongono sui presunti cigni.

Bonolis si è nuovamente dimostrato un eccellente intrattenitore e ha spesso dovuto improvvisare a fronte di una scaletta non proprio perfetta.
Eliminati tra i Big: Dolcenera e i Gemelli Diversi. Ingiustamente! I brani di Albano e Sal Davinci (soprattutto il primo) non dicono niente di più o di meglio, così come non vedo cosa ci sia di tanto speciale ne "La forza mia", che Carta (mi perdonino i suoi fans) ha cantato insieme ai Tazenda. Comunque, queste sono le regole e ormai il dado è tratto. Dolcenera e i Gemelli Diversi venderanno sicuramente molti dischi: che ciò sia loro di consolazione!

Rivelazione della serata: Ivan Olita, di padre russo e madre italiana. Simpatico, sveglio e furbo (ha capito che in fondo non ci vuole molto per fare bella figura sul palco dell'Ariston). Io gli affiderei fin da subito la conduzione di Sanremo 2010, così svecchiamo un po'.