... con un nuovo album!
Gli Stone Temple Pilots, già abbondandamente trattati sul nostro blog (vedi qui), sono in procinto di mantenere quello che fin da febbraio vanno "minacciando", e cioè la realizzazione di un nuovo CD (ben otto anni dopo Shangri-La Dee Da).
Speriamo che i fratelli DeLeo (Dean e Robert, rispettivamente chitarrista e bassista) portino in fretta le parti strumentali al loro cantante Scott Weiland, poiché quest'ultimo nel frattempo non ha affatto messo la testa a posto e, anzi, tra droghe, crisi di pazzia e nuovi divorzi, rischia seriamente di tirare le cuoia...
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La "biografia" di questo gruppo grunge su Topolàin |
... perché cammina sotto la pioggia!
Il sistema non è stupido, ma spesso lo è chi vi fa parte: mi riferisco a legioni di "persone perbene", borghesi pieni di tic e di manie assurde che scaricano le tensioni delle proprie meschinità sui cosiddetti "diversi", sugli "antisociali".
Dylan... sì, proprio lui, Bob, autore di innumerevoli canzoni contro il sistema, poeta dei paradossi della nostra società, stava passeggiando in un posto di merda del New Jersey chiamato Long Branch quando gli occhi di alcuni "bravi cittadini" sono caduti su di lui. E' parso strano, a quella gente, che tale "vecchio eccentrico" si aggirasse a piedi sotto la pioggia. Nel momento in cui Dylan ha pure iniziato a provare interesse per una casa abbandonata davanti alla quale era infisso il cartello "Vendesi", per gli abitanti di Long Branch la misura era definitivamente colma. Secondo loro, questo tizio era certamente un vagabondo e andava, perciò, segnalato alle autorità.
[Casualmente, o forse no, la casa è la stessa in cui nel 1974 Bruce Springsteen scrisse "Born to Run".]
Arriva la poliziotta di turno, versione moderna dello sceriffo scemo di tanti film classici, e chiede al presunto senzatetto i documenti. Lui ne è sprovvisto ma si presenta come Bob Dylan. L'agente, la 24enne Kristie Buble, si mostra incredula. In realtà forse nemmeno sa chi sia Bob Dylan... Accompagna l'uomo in albergo dove questi finalmente le fornisce le prove della propria identità.
L'episodio non sembra aver scalfitto più di tanto la calma del cantautore. Alla domanda - davvero idiota - sul perché stesse camminando sotto la pioggia, Dylan ha semplicemente risposto: "Avevo voglia di fare una passeggiata".

Non puoi giudicare una mela dall'albero,
non puoi giudicare il miele dall'ape,
non puoi giudicare una figlia dalla madre,
non puoi giudicare un libro dalla copertina.
Oh, non lo vedi,
tu mi giudichi male.
Sarò un contadino
ma sono innamorato,
non puoi giudicare un libro dalla copertina.
Bob Dylan: "Non puoi giudicare un libro dalla copertina"
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“Deve pur esserci una via d’uscita” disse il ladro al giullare.
“C’è troppa confusione e non riesco a trovar pace:
gli uomini d’affari si scolano il mio vino, i contadini vangano la mia terra
e nessuno di loro, alla fine, conosce il valore di ciò che ha rubato”.
“Non c’è motivo di allarmarsi” disse il ladro con gentilezza.
“Molti di noi credono che la vita sia un gioco;
ma tu ed io ne abbiamo viste tante e sappiamo che non è così.
Non è dunque il caso di star qui a ripeterci queste banalità."
Bob Dylan: "Lungo le torri di guardia"
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Venite, padri e madri, da ogni parte del Paese
e non criticate ciò che non comprendete;
i vostri figli sono al di là del vostro controllo,
la vostra strada sta rapidamente invecchiando:
per favore, lasciate libera quella nuova
se non potete dare una mano,
perché i tempi stanno cambiando.
Bob Dylan: "I tempi stanno cambiando"
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Alfred Bello aveva un socio che aveva un conto aperto con gli sbirri.
Quest’ultimo, assieme ad Arthur Dexter Bradley, passava di lì quando successe.
Dichiarò: “Ho visto due uomini fuggire dal bar, sembravano pesi medi;
sono saliti a bordo di un’auto bianca con targa di un altro Stato”.
La signorina Patty Valentie annuì col capo. Poi, un poliziotto esclamò:
“Un momento, ragazzi, questo qui non è morto!”.
Così lo portarono al pronto soccorso e sebbene l’uomo ci vedesse a malapena
stabilirono che avrebbe potuto identificare i colpevoli.
Bob Dylan: "Hurricane"
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Dio disse ad Abramo: "Sacrificami un figlio".
Abramo disse: "Ehi, mi prendi in giro?".
Dio disse: "No". Abramo disse: "Cosa?".
Dio disse: "Fa' quel che vuoi, Abe, ma
la prossima volta che mi vedi arrivare sarà meglio che scappi".
Allora Abramo disse: "E dove vuoi che avvenga questo omicidio?".
Dio disse: "Sulla Highway 61".
Bob Dylan: "Highay 61 Revisited"
Si è spento a New York il chitarrista e inventore strumentale Lester William Polfuss, meglio conosciuto come Les Paul. Aveva 94 anni.
La sua "Gibson Les Paul" è il simbolo del rock. Solo per citarne alcuni, la suonano - o l'hanno suonata - Neil Young, Bob Marley, Carlos Santana, Jimmy Page, Eric Clapton, Slash, Richie Sambora, Paul McCartney, Stef Burns, Ray Toro, Steve Jones, Billie Joe Armstrong, Zakk Wylde, Edge...

Les Paul era nato il 9 giugno del 1915 a Wakesha, in Wisconsin, da una famiglia ebrea. Si avvicinò alla musica all'età di 8 anni, cominciando a suonare l'armonica. A 13 anni iniziò la sua carriera semi-professionistica per diventare - a Chicago - un jazzista di primo piano. Nel 1936, appena 21enne, firmò il suo primo disco con lo pseudonimo di Rhubarb Red. Ma nel 1948, dopo aver collaborato con i più bei nomi del jazz dell'epoca, fu coinvolto in un gravissimo incidente stradale dal quale uscì con il braccio destro frantumato. I chirurghi gli dissero che non avrebbe mai più avuto l'uso normale del braccio: il gomito sarebbe rimasto bloccato qualunque fosse la posizione che gli volevano dare. Les Paul allora li pregò di fissarglielo piegato, in modo che potesse continuare a suonare la chitarra...
Fin da sempre sperimentatore di nuovi suoni, Les Paul fin dalla metà degli Anni Trenta aveva cominciato a progettare strumenti alternativi. Giunse così alla creazione di quella che sarebbe poi diventata una delle chitarre più famose al mondo e che ancora oggi porta il suo nome. Les Paul concepì la chitarra già nel 1939, chiamandola "The Log" il tronco): non più una cassa armonica vuota, ma una cassa armonica piena, in modo da permettere alle corde una sonorità completamente diversa.
E' da considerarsi l'antesignana della chitarra elettrica. Non a caso in quegli stessi anni un altro grande inventore musicale, Leo Fender, ne andava inventando una analoga.
Come musicista, Lester William Polfuss alias Les Paul fece coppia per anni con Mary Ford, e arrivò a lavorare per Frank Sinistra e Bing Crosby. Il suo nome è stato iscritto nella Grammy Hall of Fame e nella Rock and Roll Hall of Fame, oltre che nella National Inventors Hall of Fame. Nel luglio del 2005, in occasione dei suoi 90 anni, la Carnegie Hall di New York gli riservò un concerto memorabile, al quale presero parte tra gli altri virtuosi della chitarra come José Feliciano, Peter Frampton e Steve Miller. Al termine del concerto, la Gibson Corporation donò al grande inventore una Les Paul fatta su misura per lui.
Sabato scorso, 8 agosto, centinaia di fans dei Beatles sono arrivati davanti gli studi musicali di Abbey Road a Londra per il 40simo anniversario della celebre foto che mostra i "Fab Four" attraversare il passaggio pedonale. Nel quartiere borghese di St John's Wood, i nostalgici dei Beatles si sono riuniti alle 11.15 precise per commemorare la seduta fotografica che si concluse con lo scatto riprodotto sulla copertina dell'ultimo album dei Beatles, Abbey Road, scattata dallo scozzese Iain McMillan.
Una delle foto di prova della sessione di 40 anni fa: i Beatles vanno nella direzione contraria; Paul McCartney porta le scarpe, George Harrison è in fondo alla fila, Lennon guida il quartetto.
Martiria: Time of Truth
Underground Symphony, 2008

E' da circa un mese che questo CD funge da soundtrack alla mia vita e infine è giunta l'ora di scriverne la critica, spartendo la mia gioia con il resto del mondo. Time of Truth è degno specchio di decenni e decenni di hard rock, poi heavy metal: dai Black Sabbath ai Van Halen, dagli Iron Maiden a tutti gli altri gruppi più recenti di origine anche europea (soprattutto scandinava). Riesce tuttavia a non incrostarsi nei noveri del genere (e dei vari sottogeneri) e lancia un ponte oltre lo Stige, dischiudendo panorami in progressione.
Incorniciato da due recitativi, il viaggio si snoda attraverso le onde più infernali del Mediterraneo con "The Storm (Ulysses)", per passare alle steppe cristallizzate di "As Far We Can See", fino all'apocalissi cosmica di "Like Dinosaurs" - giusta conclusione punitiva del trip assolutamente folle di noi umani-disumani ("men have no memory, gods no mercy", recita la decima track "Prometeus").
Si parte forte, con i marinai fedeli all'eroe di Itaca impegnati a battersi contro i demoni del mare, e qui abbiamo un flashback: pare infatti di risentire Michael Kiske, cantante degli Helloween; trattasi invece di Rick Martin Anderson, ex Warlord, che ha acconsentito di buon grado di prestare la sua voce alla formidabile band capitolina. E già la sua sola presenza dovrebbe spiegare il prestigio di cui godono i Martiria.
Andy Menario, incontrastato re delle chitarre, e Derek Maniscalco & Fabrizio La Fauci, responsabili di stupende galoppate bass+drums, ci trascinano in volo per una circumnavigazione del globo terracqueo stilisticamente varia pur se sempre nella cornice del rock metallaro "epico", quello più eccelso. Come a voler sottolineare tale passione primaria, le loro qualità risaltano maggiormente là dove viene menato un power chord ("The Storm", "13th of October 1303", "Give Me A Hero", "Like Dinosaurs"...); eppure, repentini passaggi di ritmo e pre-collaudate trovate sonore (come il colpo di campana in "Give Me A Hero"), insieme alla cover della ballata dei Warlord "Soliloquy", che lascia senza fiato per quanto è bella, ci permettono una sbirciatina in quegli squarci neodimensionali cui accennavo prima.
E' un viaggio non solo in senso lato (inteso cioè come rivisitazione di atmosfere del più classico "metallo pesante"), ma anche in senso fisico, paesaggistico, e - ci pare di poter aggiungere - attraverso svariati millenni di tribolazioni sulla Terra. I testi di Marco R. Capelli (è sua la voce narrante nel Prologue e nell’Epilogue) ci spingono a marciare al seguito di armate d'ombre che ondeggiano tra lingue di fuoco, per poi costringerci a vivere l'angoscia di ladies in white che spaventano il sonno di uomini sperduti: insomma, temi che non sono affatto avulsi dal più tipico metal. Come se non bastasse, ci sono un determinato mese, novembre, e un determinato numero, il 7, che si ripetono funestamente (non posso fare a meno di ripensare agli Helloween e al loro Keeper of the Seven Keys)... Con la quinta traccia - "13th of October 1303" - le narrazioni hanno un'impennata, sia in senso metastorico che intimistico: si passa infatti a raccontare di Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Cavalieri Templari, e d'ora in poi il viaggio acquista una metafisicità di stampo panavision. Anche se è vero che "no path comes back / from Hell" ("The Storm"), alla paura e ai colpi del destino ("Time to Pay", "God Knows", "Prometeus"...) si risponde solo compiendo il dovere accollatoci da Dio o da chi per lui; almeno così sembrano suggerirci le lyrics. Di Rick Anderson e della sua (ri)conversione al cristianesimo apprendiamo solo all'ultimo momento, dopo aver spulciato le note di copertina e avere effettuato una rapida ricerca sul web.
Veniamo così pure a sapere che i Martiria si costituirono già nel 1987 e che i loro due dischi precedenti (The Eternal Soul, 2004; The Age of the Return, 2005) suscitarono parecchio entusiasmo tra gli esperti del settore. E' cosa che non ci sorprende, esaminando il prodotto presente: ha un package superlativo, persino più di tanti CD angli e americani, e la musica è mai stancante, con le splendide odissee chitarristiche che tendono a sbriciolare le ventose degli altoparlanti e con la voce giovanile e misticheggiante di Anderson. In primis, i Martiria riescono a esorcizzare uno dei vezzi dell'heavy, spazzando via i toni malinconici, prettamente luciferini, grazie alle loro lame affilate, che servono a farsi e a farci strada attraverso i cunicoli del Sottomondo, verso quella luce che c'è - o dovrebbe esserci - al termine del percorso. Ecco dunque affacciarsi, insieme a barlumi di speranza, i tanti momenti topici dell'album: "The Storm (Ulysses)", "13th of October 1303", "As Far As We Can See", "Give Me A Hero", "Your Law", "Soliloquy", "Like Dinosaurs"...
Date le premesse, si prospetta un quarto lavoro assolutamente sensazionale; forse - perché no? - un concept album. I tempi sono maturi. E siamo certi che sarà qualcosa di portata incontrovertibilmente... "epic".
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Tracklist: |
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Lineup: |
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1. Prologue |
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Chitarre, tastiere: Andy Menario |
Nota: questa recensione è stata pubblicata anche sul sito Progetto Babele (www.progettobabele.it)
Le immagini sono venute fuori soltanto adesso e spiegherebbero in gran parte il perché delle tante operazioni chirurgiche e delle imperfette condizioni di salute (fu allora che il cantante iniziò la sua battaglia contro il dolore a suon di farmaci). Trattasi di un video risalente al 1984 e ora pubblicato da US Magazine. Nel video, si vede la testa di Jackson prendere letteralmente fuoco mentre si esibisce per una pubblicità per la Pepsi.
Dopo il cordoglio, le polemiche e le accuse, dunque ecco arrivare ancora uno scoop, una verità rivelatrice, sulla vita del defunto "King of Pop".
Randone (www.randone.com) annuncia l'uscita del nuovo album che avrà il titolo Linea di Confine.
Il deadline è settembre.
La prog band siciliana si è lasciata parecchio tempo prima di realizzare una nuova fatica tentacolare, ma ricordiamo che di loro è già stato prodotto quest'anno il single "Sguardo verso il cielo", una cover delle Orme, e che spesso sono le case musicali (in questo caso l'Electromantic) a prendersela comoda. Nel video sottostante: una sbirciatina alle sessioni chitarristiche di Linea di Confine.
Doppio appuntamento dal vivo con i Mercury Rev. La band statunitense sarà il 13 luglio all’Anfiteatro del Parco Lago Nord di Paderno Dugnano (MI) e il 15 al Circolo degli Artisti di Roma. Il prezzo dei biglietti per entrambe le date è di 15 euro più prevendita.

Who are they
I Mercury Rev si formarono a Buffalo (N.Y.) alla fine degli Anni Ottanta e sono sempre stati attivi sulla linea di demarcazione tra alternative rock e agitpop. I membri fondatori: Jonathan Donahue (voce/chitarra acustica), "Grasshopper" alias Sean Mackiowiak (chitarre, clarinetto, "tettix wave accumulator"), Jeff Mercel (percussioni e tastiere), Dave Fridmann (basso, voce). All'inizio il gruppo si avvalse della collaborazione di altri musicisti, soprattutto di Suzanne Thorpe (flauto) e Jimy Chambers (percussioni) e usava riunirsi, suonare e registrare solo nel tempo libero. Un demo che loro fecero girare piacque all'etichetta Jungle/Mint e così arrivò il primo album dei Mercury: Yerself Is Steam (1991).
Ottimo il successo riscontrato, rafforzato dall'EP ("extended playing") Car Wash Hair. Il gruppo iniziò a esibirsi davanti a un pubblico sempre più numeroso e ben presto ebbe addirittura l'onore di "aprire" un concerto di Bob Dylan alla Yale University.
Lego My Ego uscì nel '92, ma ancora più sensazionale è l'album Boces (1993, Columbia Records), che sancì il loro successo definitivo.
L'attuale formazione è questa: Jonathan Donahue (chitarra e voce), Sean "Grasshopper" Mackiowiak (chitarra), Jeff Marcel (tastiere e batteria) e Carlos Anthony Molina (chitarra, produttore e... molto altro).
La band è appena reduce da un tour mondiale con i Coldplay (febbraio-marzo 2009) e ha registrato una canzone dal titolo "Sailors & Animals" che apparirà sul "tribute" di beneficenza dedicato ai Miracle Legion e al loro lead singer Mark Mulcahy (http://www.mezzotint.com).
Gli album ufficiali dei Mercury Rev
Yerself Is Steam (1991)
Boces (1993)
See You On The Other Side (1995)
Deserter's Songs (1998)
All Is Dream (2001)
The Secret Migration (2005)
Snowflake Midnight (2008)
Strange Attractor (2008)
La rivista Uncut ha scritto: "Bill Fay si posiziona tra Nick Drake, Ray Davies e Bob Dylan". La verità è ben più complessa. Questo artista britannico è una sorta di Syd Barrett un po' più savio, ed è un peccato che di lui siano usciti solo tre-quattro dischi.
Iniziò a comporre canzoni nei primi Anni Sessanta e ben presto la qualità dei suoi testi e delle sue melodie raggiunse vette altissime. Ma solo a iniziare dal 1970 gli fu concesso di incidere. Bill Fay e il più "rude" Time Of The Last Persecution sono due capolavori. Poiché le vendite furono scarse, la Deram/Decca recise il contratto.
Bill non si arrese e alla fine degli Anni Settanta registrò un terzo album, Tomorrow Tomorrow & Tomorrow, che però non venne pubblicato prima del 2005 (e dunque un quarto di secolo più tardi!) dalla piccola label di David Tibet, la Durtro. Ad accompagnare Fay in Tomorrow Tomorrow & Tomorrow è The Acme Quartet, che provvede ad atmosfere richiamanti i primi Pink Floyd (quelli del rock psichedelico) e i Soft Machine.
L'anno prima, nel 2004, la Wooden Hill Records aveva raccolto una quantità di vecchi demos di Bill Fay raccogliendoli nell'album From The Bottom Of An Old Grandfather Clock. Intanto l'artista aveva fatto perdere ogni traccia di sé; e difatti non esiste da nessuna parte un solo attendibile accenno al suo attuale luogo di permanenza.
Chi scompare di punto in bianco dalla scena diventa automaticamente leggenda. Quella creatasi intorno a Fay è di pessimo gusto: viene fuori il ritratto di un solitario psicotico la cui musica "era chiaramente il risultato di paranoia e droghe assortite". La rivista The Wire arrivò a scrivere di lui come di "un folle Rasputin barbuto che assomiglia a Charles Manson" (in riferimento alla fotografia sulla cover del secondo LP Time Of The Last Persecution). Tale accusa spinse Fay a uscire allo scoperto con una lettera di protesta, dove spiega che il giovanotto ritratto era semplicemente un cantautore con la barba e i capelli lunghi "come tanti ce n'erano allora" e che, se era sparito, lo si doveva a circostanze avverse: nessuno gli aveva più offerto un contratto discografico. "Io continuo a scrivere e a registrare, pur non avendo un'etichetta."
Ascoltate le sue canzoni. Bill Fay naviga in un mondo di simboli cristiani, guidato tuttavia da un'illuminazione personale. Se Time Of The Last Persecution rappresentava una sublime esegesi dell'Armageddon, Tomorrow è stata la via d'uscita dalle tribolazioni e dal purgatorio.
Alcuni musicisti hanno riscoperto Fay per sé e traggono ispirazione dalle sue songs: dai Wilco a David Michael Bunting (alias David Tibet dei Current 93 - band di accompagnamento per poesie a sfondo apocalittico).