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sabato, 10 maggio 2008

Le sette vite di Steve Winwood

Il musicista bianco dalla voce nera compie 60 anni

 Già 14enne Steve entrò a far parte dello Spencer Davis Group e li lanciò sull'onda del successo prestando la sua voce particolare, dal 1963 al '67, a hits come "Keep On Running", "Gimme Some Loving" e "I'm A Man".

Dopo questo periodo arrivarono altri anni gloriosi, anni ormai scritti a caratteri d'oro negli annali del rock: fu l'era dei Traffic (che Winwood fondò insieme a Chris Wood, Jim Capaldi e Dave Mason) e dei Blind Faith (formati con Eric Clapton, Ginger Baker e Ric Grech dei Family). Già a quel tempo Steve Winwood era noto come "il Mozart della musica pop", definizione coniata dal New York Times per sottolineare la bellezza e l'intelligenza delle sue canzoni.

Dopodiché Winwood decise di iniziare la carriera solista. All'album di debutto Steve Winwood (1977) seguirono Arc Of A Diver (1980), Talking Back To The Night (1982)... fino all'ultimo disco dal titolo assai significativo: Nine Lives (2008).

60 anni è una bella età anche per un artista navigato come Steve Winwood, ma possiamo essere certi che non è stato ancora scritto - ovviamente in musica - l'ultimo capitolo della vita di questo simpatico pur se taciturno inglese. 





postato da: frankobrain alle ore 16:01 | link | commenti (2)
categorie: musica, rock, blues, pop , jazz, progressive
venerdì, 02 maggio 2008

John Coltrane - 'Alabama'

Il 15 settembre 1963 a Birmingham, Alabama, un membro del Ku Klux Klan noto come "Dynamite Bob" depose dell'esplosivo dentro una chiesa frequentata da gente di colore. La detonazione uccise quattro ragazze (una di undici anni, tre di quattordici) e ferì molte altre persone. John Coltrane reagì componendo "Alabama", un pezzo che registrò il 18 novembre, due mesi dopo la terribile tragedia.

 

Queste immagini sono tratte dal programma televisivo Jazz Casual, andato in onda il 1° novembre 1963. Si tratta possibilmente della prima esecuzione pubblica del toccante brano.

The John Coltrane Quartet: John Coltrane, McCoy Tyner, Jimmy Garrison, Elvin Jones.

 

postato da: frankobrain alle ore 19:57 | link | commenti
categorie: musica, blues, jazz
domenica, 27 aprile 2008

Morto Humphrey Lyttelton, maestro inglese della tromba

Nato nel 1921 a Eton, "Humph",  ha condotto per quarant'anni, dal 1967 fino al 2007, il programma radiofonico della Bbc Il meglio del jazz. Di lui però si ricorda soprattutto il rilancio del jazz britannico attraverso le forme tradizionali di New Orleans e la sua registrazione con Sidney Bechet del 1949. Per avvicinarsi al jazz statunitense, Humphrey Lyttelton aveva dovuto rompere con l'Unione (sindacato) dei Musicisti che aveva delle restrizioni nei confronti delle collaborazioni con gli USA.

La sua prima registrazione conosciuta fu quella trasmessa dalla BBC l'8 maggio del 1945 per celebrare la fine della Seconda Guerra Mondiale. Lyttelton, che nella sua carriera è stato anche fumettista e scrittore, divenne trombettista perché ispirato da Louis Armstrong, con cui suonò a Londra nel 1956, lo stesso anno in cui il suo "Bad Penny Blues" divenne il primo disco di jazz inglese ad entrare nella Top 20.
 

 Nel 1968 fu richiamato negli USA su richiesta della NASA per selezionare brani di jazz da trasmettere in diretta per l'equipaggio spaziale dell'Apollo 8.

Nel 1983 fondò (non per la prima volta) una propria etichetta discografica: la Calligraph.

Del 2001 è la partecipazione di Humph e della sua band all'album Amnesiac dei Radiohead (nel track "Living in a Glashouse").

"Humph è morto serenamente, circondato dalla sua famiglia e dagli amici" si legge sul suo sito. Era stato ricoverato la settimana scorsa per un'operazione al cuore.

postato da: frankobrain alle ore 19:40 | link | commenti
categorie: musica, jazz
mercoledì, 12 marzo 2008

Sanremo duemilacotto

Eh sì, stavolta ci abbiamo messo molto a digerire la kermesse sanremese; tant'è vero che riusciamo a scriverne soltanto adesso.

Sanremo 2008 è stato il trionfo delle baggianate. Pippo Baudo, le due vallette ("una mora e una bionda": ancora!), la cosiddetta "giuria di qualità", molte delle stesse canzoni, il notaio stonato in collegamento satellitare... niente ci è realmente piaciuto. Uniche eccezioni: Piero Chiambretti e, tra gli ospiti, l'immensa Fiorella Mannoia.

Men che meno abbiamo però gradito il risultato finale. Far vincere un duo da musical  che presenta una canzone della Nannini che è copia di copie e regalare un secondo posto alla Tatangelo che canta una composizione del maritino è stato veramente un colpo sotto la cintola! Ci si chiede che tipo di pubblico segue e soprattutto sostiene (con il ditino sulla tastiera del cellulare) questo programma. Tricarico non è stato votato nemmeno tra i primi dieci ed Eugenio Bennato ha acciuffato a malapena il decimo posto. A parte ogni cosa, molto dubbio il fatto che, per l'ordine di esibizione della serata decisiva, proprio questi due artisti (tra i nostri preferiti in assoluto) siano stati "sorteggiati" rispettivamente come ultimo e penultimo. Strange. Very strange. 

Ad ogni modo, la votazione ci ha proprio buttati giù. Gradire un tipo di musica anziché un altro non è un fattore da prendere sottogamba. La musica non è solo "una questione di gusti", ma un atteggiamento verso la vita. Possibile che gli italiani siano davvero così indietro con l'educazione culturale, come suggerisce la graduatoria ufficiale di Sanremo 2008? Sad. Very sad. 

 

La classifica di Topolàin

  1) Tricarico: "Una vita tranquilla"

2) Eugenio Bennato: "Grande Sud"

3) Frankie hi-nrg mc: "Rivoluzione" 

4) Amedeo Minghi: "Cammina cammina"

4) (a pari merito): Sergio Cammariere: "L'amore non si spiega"

 

Nella categoria "Giovani" ci sono oltremodo piaciuti Frank Head e il duo vincitore, i Sonhora.

postato da: frankobrain alle ore 17:51 | link | commenti
categorie: musica, folk, soul, rock, blues, pop , jazz
martedì, 12 febbraio 2008

Zappa: remembering

 

Ultimamente riascoltavo lo sballante Captain Beefheart e ho ripensato a Frank Zappa. Captain Beefheart è senz'altro un clone di Zappa, anche se Frank rimane Unico. Captain B. (al secolo: Don Van Vliet) ha testi che sembrano ispirarsi alla beat generation, anche se tanti affermano che i suoi sono solo sfoghi demenziali... Sulla scia dell'ascolto di Beefheart, dunque, ho ripassato in rassegna il materiale zappiano in mio possesso e sono giunto alla conclusione - definitiva - di essere un vero aficionado dello strabiliante Frank Vincent Zappa (Baltimora, Maryland, 1940 - Los Angeles, California, 1993). Il suo album che più mi ha colpito è "Waka Jawaka" (1973), e in particolare il primo track: Big Swifty. Ma metterei anche il blueseggiante "Chunga's Revenge" ai primi posti dei lavori zappiani da me preferiti.
Lo stile di Zappa varia considerevolmente da un disco all'altro. Si può dire che lui è (non dico "era" perché secondo me dev'essere ancora vivo e durante ogni eclissi o passaggio di cometa ci fa ciao ciao da lassù agitando il joint) l'impersonificazione di un anarchico azionismo; e, in fondo, a questa sicumera, a questa rabbia felice e libertà d'espressione, dovrebbe aspirare qualunque artista - scrittori non esclusi.
Una volta che hai fatto tue le regole generali di un'arte (musica, pittura...) non dovresti pensare ad altro che a divertirti, "punto e accapo e dilagare", e non, invece, stare a tormentarti con restrizioni e barriere stilistiche, limare, rifinire, ecc. Purtroppo però non sempre questa felice anarchia è applicabile alla scrittura -almeno credo io-, e per questo chi scrive finisce irrimediabilmente con l'invidiare musici e pittori...


 Fin da "Freaks Out" (del '66; opera d'esordio dei Mothers of Invention che passa per uno dei primi concept albums in assoluto e introduce nel contesto rock la musica sperimentale [influenze: Igor Strawinsky, Edgar Varèse, Stockhausen, John Cage...]), il buon, vecchio Zappa è sempre rimasto fedele alle sue istanze anarco-sonore. Logico che ci sono album in cui brani di altissima qualità si succedono ad altri che hanno il carattere di puro divertissement (vedi p. es. "Baby Snake"), ma chi ci "ha fatto l'orecchio" saprà apprezzare questi e quelli, e trarne il giusto giovamento.
Esilaranti, nell'opera prima "Freaks Out", sono il quarto brano (Go Cry On Somebody Else's Shoulder) e il settimo (Wowie Zowie). Una delle forze di Zappa consiste proprio nel suo umore pungente, nel suo sarcasmo. L'ultima sua opera in ordine di tempo finora in mio possesso è
"Broadway the Hard Way" ('88), in cui "Mister Z" & consorti elevano il genere della parodia (divertente quella di Michael Jackson e quell'altra sullo stile rap) a una forma d'arte a sé stante. "Broadway the Hard Way" parrebbe quasi un reprise del più vecchio "Roxy & Elsewhere" ('74); ma tutti gli album zappiani di genere satirico si sviluppano senza dubbio sulle fondamenta di "Freaks Out".
Parodistico definirei anche "Sleep Dirt" (79), anche se - con l'eccezione del primo pezzo - non mi sembra che musicalmente sia all'altezza degli altri. Per me Filthy Habits - track d'apertura di "Sleep Dirt" - dovrebbe far parte del repertorio di ogni bravo chitarrista. Qualche tempo fa, un amico mi ha convinto a procacciarmi alcuni lavori di Ry Cooder. Mboh. Non dubito che Ry sia uno dei Grandi della chitarra, ma personalmente preferisco il modo in cui questo strumento viene trattato da Zappa e da gente della sua medesima "razza" (Warren Zevon, ad esempio). In qualità di amante del prog, anni fa comprai anche un CD di Anthony Phillips (ex Genesis), con pezzi di sola chitarra; ebbene, è uno dei prodotti più sterili che io abbia mai ascoltato. Ma conoscere persino queste bazzeccole serve se non altro a poter fare raffronti, e a ricordarci la bravura - e il genio - di un Frank Zappa.
"Apostrophe-Overnight Sensation" ('73-'74) è chiaramente un tentativo di strizzare l'occhio al mercato (qui i testi sono un po' banali), sebbene - dobbiamo ammetterlo - il tentativo viene pur sempre effettuato in maniera zappiana. A quel tempo Zappa si era appena ripreso da un brutto "incidente" che lo aveva costretto sulla sedia a rotelle: durante un concerto al Rainbow di Londra, uno spettatore (si dice che fosse arrabbiato perché la sua ragazza si mostrava oltremodo soggiogata dalla carica sessuale del Nostro) si arrampicò sul palco e spinse giù l'artista.
In "One Size Fits All" ('75) ci muoviamo nelle più alte regioni della creatività sfrenata; tutti i pezzi sono bellissimi, e possono fungere da soundtrack a una corsa in auto attraverso il sud degli States (o anche... attraverso il sud d'Italia!).
"Bongo Fury", dello stesso anno, brilla per una chitarra oltremodo aggressiva che definirei à la Hendrix. In "Bongo Fury" fantastici anche i testi; soprattutto Muffin Man mi ha fatto ridere da matti.
A conti fatti, gli album di Zappa migliori in assoluto sono, secondo me: "Chunga's Revenge" "Waka Jawaka" "One Size Fits All" "Bongo Fury" e "Sheik Yerbouti", che è sicuramente l'output zappiano più conosciuto.
Ma ovviamente dovrò procurarmene tanti altri prima di poter dare un giudizio definitivo. Comunque Zappa è "flippante" in ogni situazione: basti ascoltare gli "intro" di "Absolutely Free" e di "Baby Snakes" per capire che i suoi epigoni hanno - e avranno - vita dura: come poter dire qualcosa di nuovo, dopo che Zappa ha esplorato tutti i paesaggi, tutte le possibili soluzioni espressive? E infatti: al confronto del suo sound, la roba che si sente oggi sembra suonata da babies immaturi, le voci che ci giungono dalla radio e dagli altoparlanti delle discoteche sembrano provenire direttamente da Disneyland. (Disneyland, Hollywood e il mainstream discografico sono i mondi che Zappa ha sempre gioiosamente messo sotto torchio.) Nel negozio in cui sono solito recarmi, ieri ho visto che hanno anche il leggendario "200 Motels" - sono anni che me lo voglio procurare -, ma il prezzo mi ha messo paura; aspetterò che lo ribassino... Oppure lo tirerò giù da Internet!
 
                            
DISCOGRAFIA (APPROSSIMATIVA!) di Frank Zappa

Freak Out (66), Absolutely Free (67), We're Only In It For The Money (67), Lumpy Gravy (67), Ruben And The Jets (68), Mothermania (68), Uncle Meat (69), Weasels Ripped My Flesh (70), Chunga's Revenge (70), Hot Rats (70), Burnt Weeny Sandwich (70), Live At Fillmore East (71), 200 Motels (71), Just Another Band From L.A. (72), The Grand Wazoo (72), Waka Jawaka (73), Overnight Sensation (73), Apostrophe (74), Roxy and Elsewhere (74), One Size Fits All (75), Bongo Fury (75), Zoot Allures (76), In New York (78), Studio Tan (78), Sheik Yerbouti (79), Sleep Dirt (79), Joes Garage (79), Tinseltown Rebellion (81), You Are What You Is (81), Shut Up n'Play Yer Guitar (81), Ship Arriving Too Late To Save A Drowning Witch (82), Baby Snakes (83), The Man From Utopia (83), Zappa Vol.1 (83), Them Or Us (84), Thing-Fish (84), True Glove (84), Francesco Zappa (84), Frank Zappa Meets Mothers Of Prevention (85), Does Humor Belong In Music? (86), Jazz From Hell (86), Zappa Vol.2 (86), Guitar (88), You Can't Do That On Stage Anymore Vol.1 (88), Orchestral Favorites (89), You Can't Do That On Stage Anymore Vol.2 (88), Broadway the Hard Way (88), You Can't Do That On Stage Anymore Vol.3 (89), The Supplement Tape (90), The Best Band You Never Heard In Your Life (91), You Can't Do That On Stage Anymore Vol.4 (91), Make A Jazz Noise Here (91), You Can't Do That On Stage Anymore Vol.5 (92), You Can't Do That On Stage Anymore Vol.6 (92), Playground Psychotics (92), The Yellow Shark (93)
postato da: frankobrain alle ore 14:17 | link | commenti (1)
categorie: musica, rock, jazz, progressive
mercoledì, 09 gennaio 2008

La musica del sottomondo

(segnalazione da sottomondo edizioni)

 

salve a tutti


con la presente  volevamo segnalarvi i seguenti concerti :

Sabato 12 Gennaio 2008 suoneranno a Ponzano Veneto, all'UBIK, i METAL MUSIC MACHINE, formazione di cui abbiamo pubblicato un Cd in collaborazione con Rustblade
(http://www.sottomondo.com/view.php?id=7956)

per tutte le info  sul dove si terrà il concerto consultate il sito di
Ubik : http://ubiklab.altervista.org

anche del Teatro Satanico abbiamo pubblicato un paio di dischi (vedete: http://www.sottomondo.com/view.php?id=5505    +      
http://www.sottomondo.com/view.php?id=7745)

anche loro suoneranno dal vivo il 02.02.2008 ad Este (PD), presso il
Sottosopra Rockzone, all'interno di un "Avantgarde Simposio" assieme a
MALATO e SPACE ALLIANCE

alleghiamo jpg del flyer:

 

 

 

 

 

PROMOZIONE IN CORSO

Poi, per gli interessati, vi ricordiamo che fino ad esaurimento scorte (od avviso contrario)  continua la PROMOZIONE VHS, ovvero avrete l'opportunità di usufruire della spedizione in contrassegno senza spese
semplicemente aggiungendo al vostro ordine una VIDEOCASSETTA (potete interpretare questa come una opportunità di risparmiare sulle spese postali oppure per procurarvi degli articoli rari per un prezzo
irrisorio)

per meglio consultare la lista dei titoli disponibili inserite la parola chiave "VIDEOCASSETTA" nel motore di ricerca in alto a destra - la seguente offerta è valida SOLO PER GLI ISCRITTI in territorio
italiano e fino ad esaurimento scorte

ricordate di non preoccuparvi se nel carrello comparissero ugualmente le spese di spedizione in contrassegno anche nel momento che effettuavano un ordine aderendo alla promozione in corso, è normale che questa cosa accada nel carrello, in quanto il programma non distingue tra chi come voi è già iscritto alla newsletter e chi no

Nel momento dell'ordine il modulo riporterà sempre le spese di spedizioni, ma poi sarà nostra cura CONTROLLARE CHE L'ORDINE CI SIA STATO INVIATO DA UN ISCRITTO e quindi stornare dal modulo le spese di spedizione


cordiali saluti a tutti

e "buon resto dell'anno!"

a presto

sottomondo edizioni                http://www.sottomondo.com

 

postato da: frankobrain alle ore 23:14 | link | commenti
categorie: musica, folk, rock, rap , funk, blues, pop , jazz, hip hop
lunedì, 07 gennaio 2008

Le Orme - 'Felona e Sorona'

Dove il cielo si nasconde dietro monili di mille stelle,
dietro la polvere d'oro di un altro universo,
due pianeti in armonia ruotano insieme nel loro regno,
dove ogni cosa non cambia all'infuori del tempo.


Toni Pagliuca alle tastiere, Aldo Tagliapietra voce, chitarra e basso, Michi Dei Rossi alle percussioni: è il 1973 e Le Orme, un trio paragonato (spesso a torto) ai pionieri del progressive Emerson, Lake & Palmer, sfornano questo album - loro capolavoro indiscusso - rivelandosi più eleganti e omogenei degli stessi E.L.P., che, com'è risaputo, eccedono in pomposità.
(Se proprio occorre cercare similitudini, i nomi da citare sono quelli dei Genesis e del gruppo francese
Ange.)

Il titolo è curioso quanto accattivante: "Felona e Sorona". Due mondi contrapposti e complementari, sole e luna, yin e yang, Eros ed Eris, Amore e Discordia. La "storia", in breve, è la seguente: gli abitanti del pianeta Felona vivono in pace e nella luce, mentre Sorona è avvolto da un'oscurità eterna. Quando i due mondi vengono in contatto, Felona reca a Sorona la gioia, mentre Sorona reca a Felona il declino. La distruzione è programmata ("Ritorno al nulla").
Da queste premesse si dipanano nove solchi, nove vicende tra di esse collegate, su una ragnatela sonora dal formato pressappoco di sinfonia classica.
Organo Hammond, piano, mellotron, sintetizzatori: l'intero armamentario-base del prog viene sfoderato da Toni Pagliuca, che ha comunque il merito di non eclissare il lavoro degli altri due compagni; e, anche se è lui l'indiscusso maestro di cerimonie (ascoltate i geniali glissandi che mettono in rilievo l'atmosfera surreale-fantascientifica), sono altresì importanti i ruoli di Aldo Tagliapietra (che, come Greg Lake, fa spesso uso della chitarra acustica) e di Michi Dei Rossi.
Raffinatezza sinfonica e levità mediterranea si uniscono in uno sfarzoso tessuto compositorio. Un titolo su tutti: "L'Equilibrio", in cui gli intensi passaggi di tastiere si appaiano senza  difficoltà apparente al gioco incalzante della sezione ritmica; il tutto impreziosito dalla voce di Tagliapietra (piena di pathos, come richiede il carattere della composizione). 


L'anno prima di Felona e Sorona Le Orme avevano presentato il loro Uomo di Pezza (da cui fu tratto il fortunato single "Gioco di bimba"), l'anno successivo sarà la volta di Contrappunti: tre opere in tre anni che hanno scolpito indissolubilmente il nome di questo gruppo italiano nel cuore degli amanti del progressive rock di emtrambi gli emisferi.



La felicità non puoi trovarla in te
ma nell'amore che agli altri un giorno darai!



Tracks:

1. Sospesi nell'incredibile  (8:43) 
2. Felona  (1:59) 
3. La solitudine di chi protegge il mondo  (1:58) 
4. L'equilibro  (3:48) 
5. Sorona  (2:29) 
6. Attesa inerte  (3:25) 
7. Ritratto di un mattino  (3:29) 
8. All'infuori del tempo  (4:09) 
9. Ritorno al nulla  (3:39)
 
Durata totale: 33:39

***

Nel 1974 Felona e Sorona uscì anche cantato in inglese, su testi di Peter Hammill dei Van der Graaf Generator. La pubblicazione avvenne sotto l'egida della prestigiosa etichetta Charisma. Evitate comunque questa versione "tradotta": qui, la voce di Tagliapietra non è sempre in grado di sostenere testo e melodia con la precisione che caratterizza l'originale.

 

postato da: frankobrain alle ore 00:17 | link | commenti (1)
categorie: musica, rock, jazz, classica, progressive
mercoledì, 10 ottobre 2007

TV On The Radio

 

TV On The Radio ama le sperimentazioni. Sapendo che sono originari di Brooklyn, e più precisamente del quartiere di Williamsburg - senza dubbio attualmente la fucina più prolifica dell'universo pop -, comprendiamo meglio la loro originalità. Una classificazione della loro arte è impresa ardua: anzitutto il suono è quello del Terzo Millennio (niente canzonette alla Britney Spears, quindi), con molteplici richiami alla musica "che conta": si va dal blues al rock attraverso soul, doo-wop e boogaloo; una miscela avanguardistica degli stili più disparati... e la voce di Tunde Adebimpe richiama alla mente in qualche maniera il Peter Gabriel dei tempi dei Genesis. Non si tratta di progressive ma certamente di "art pop", con un lodevole investimento di cellule neuronali. 

Tunde e l'altro fondatore di TV On The Radio, il multistrumentista Dave Andrew Sitek, sono artisti tout court. Insieme dipingono, lavorano a progetti visuali (Dave ha frequentato la Film School nell'università di N.Y.) e fanno, appunto, anche musica - attività, quest'ultima, inizialmente secondaria.

 Dopo l'uscita del loro primo EP per l'etichetta Touch & Go Records nel 2003, il duo divenne un trio grazie all'entrata in scena di Kyp Malone (voce, chitarre, loops); e nel frattempo TV On The Radio è un quintetto...

Chi trova che la "normale" musica pop sia scialba e inappagante per l'intelletto, apprezzerà senz'altro questo gruppo. Dietro a effetti più o meno sofisticati come beats reiterantisi, riff chitarristici suonati all'incontrario ed echi "cinemascopici", si innalza tutta una serie di steccati che racchiudono il meglio della musicologia pop: Family Stone, Love... Brian Eno... ma "in nessun caso i Beach Boys!", ci tiene a far sapere Adebimpe. Non c'è da stupirsi che David Bowie sia un loro sostenitore. Nell'album Return to Cookie Mountain, il "White Duke" in persona ha prestato la sua voce per il track "Province".
L'"impegno politico" di Sidek e Adebimpe è tutto concentrato in una manciata di songs. Dovremmo però piuttosto parlare di impegno sociale. Nel 2004 scrissero e registrarono "Dry Drunk Emperor" dedicandolo alle vittime dell'uragano Katrina con queste parole:
"we ( tvotr ) were back in the studio thinking and feeling again and made this song for all our everybody... in the absence of a true leader we must not forget that we are still together.... hearts are sick ... minds must change ... it is our hope that this song inspires, comforts, fosters courage,and reminds us... this darkness cannot last if we work together. let us help each other... heal each other .... look after one another ... the human heart is our new capitol.... this song is for you.... us.....we....them... it is free. pass it on.  TO THOSE AFFECTED BY HURRICANE KATRINA : NEW YORK CITY'S HEART IS WITH YOU... STAY STRONG ! WE LOVE YOU . -tvotr"


Discografia:
OK Calculator (2002; Demo LP)
Young Liars (2003; Maxi-CD)
Desperate Youth, Blood Thirsty Babes (2004)
New Health Rock (2004; Maxi-CD)
Return to Cookie Mountain (2006)
Wolf Like Me (2006; Maxi-CD)
Live at Amoeba Music (EP; 2007)

Homepage ufficiale: http://www.tvontheradio.com

Referenze:
Liars; Yeah Yeah Yeahs; Radiohead; Thom Yorke; Oneida; Sonic Youth; Pere Ubu; The Good Good; Grizzly Bear; Diane Cluck; The Fall; Test Icicles

Da vedere:
il videoclip "Wolf Like Me"  (regia: Jon Watts)

 

postato da: frankobrain alle ore 20:30 | link | commenti (1)
categorie: musica, folk, rock, funk, blues, country, pop , jazz, hip hop
sabato, 06 ottobre 2007

Soft Machine - 'Fourth/Fifth'

E' la riproposta in doppio pack - e ovviamente digitalizzata - dei due loro album del 1971 e 1972. In totale 14 track. Sono quelli della svolta stilistica che avrebbe portato la "Morbida Macchina" ad avvicinarsi sempre più a una transavanguardia tipo Nucleus (molti dei membri dei Nucleus sarebbero via via entrati a far parte di questa band). Il percorso dei Nucleus e dei Soft Machine è indubbiamente simile: anche i primi approdarono infine a un suono elettronico dalle tinte funky...  

Gli Anni Sessanta si stanno congedando. Con Kevin Ayers e Daevid Allen che ormai scorrazzano per conto proprio (l'australiano Allen a quanto pare non può rientrare in Inghilterra per un problema di passaporto e darà vita ai Gong in quel di Parigi) e Robert Wyatt che pensa di abbandonare il gruppo per fondare i Matching Mole (ha già inciso un album in proprio e Fourth sarà l'ultima sua collaborazione con la Machine), è il tastierista Michael Ratledge a prendere in mano le redini. Il resto della band è formata dal suddetto Wyatt - tuttora - ai drums, dal sassofonista Elton Dean e da Hugh Hopper al basso. Questi ultimi due, insieme a Ratledge, costituiranno il nocciolo del gruppo anche in Fifth

  Fourth è il loro primo disco completamente strumentale e si avvale dell'apporto di Marc Charig (tromba), Roy Babbington (contrabasso), Nick Evans (trombone), Jimmy Hastings (flauto, clarinetto) e Alan Skidmore (sax tenore). La virata decisa verso la fusion di rock e jazz - già intravista in Third - si compie qui. Il jazz rock è ovviamente presente nei primi lavori dei Soft Machine (chi non ricorda lo splendido "Out-Bloody-Rageous"?), così come in quelli di tutti gli altri gruppi della scuola di Canterbury, ma lì era contraddistinto da un sound più caldo e impreziosito dalle melodie di Wyatt

  Il maggior punto in comune tra Fourth e i lavori precedenti è la razionalità elettronica di Ratledge. La psichedelia primigenea va ricercata tra le righe, e il disco non soddisfa certo i consumatori del progressive ma molto, invece, chi ama Miles Davis, Chick Corea e la musica totale. Il primo pezzo "Teeth" è una brillante composizione arricchita dagli accenti swing del contrabasso di Babbington, che lascia poi il posto al basso elettrico di Hopper; le cascate pianistiche si alternano con le armonie dei fiati (belle le sfumature del clarinetto di Hastings) e, dopo un furioso "solo" dell'organo di Ratledge, il tutto culmina in un'improvvisazione collettiva. "Fletcher's Blemish" è anch'esso un brano di alta qualità jazzistica in cui l'elegiaco soffio del sax di Elton Dean viene sostituito da un graffiante coro di tutti gli strumenti. "Virtually", suite in quattro parti di Hopper, tradisce la lungaggine e qualche ripetizione di troppo... Insomma, siamo lontani lontanissimi dalle atmosfere di "Moon In June" e "Dedicated To You But You Weren't Listening",  anche se non si può non ammirare la virtuosità di tutti.

  Un senso di sospensione, di incompiutezza risolutiva, persino nell'ottica di una dimensione cool-jazzistica, si avverte in Fifth. Qui, John Marshall (ex Nucleus ed ex Jack Bruce Band) sostituisce Wyatt alle percussioni, anche se le sessions iniziali videro la partecipazione del batterista di free jazz Phil Howard. Marshall è altrettanto bravo di Wyatt e senza ombra di dubbio molto più "tecnico", ma per molti l'abbandono - quanto indotto? - del folletto e membro fondatore significò l'inizio del declino dei Soft Machine. Anche in Fifth non c'è traccia dei canoni di quel rock psichedelico (per molti versi giocoso e zappiano) della prima ora. Rabbia & Energia sono sì presenti, ma, a conti fatti, Fifth ricalca senza molta fantasia il quarto album (soprattutto in "As If", "All White", "Drop"), di cui può considerarsi un pendant. Nessun timbro esistenziale bensì freddo estetismo, e  l'impressione conclusiva è che i musicisti siano alla ricerca di un finale liberatorio che però non arriva.    

postato da: frankobrain alle ore 08:59 | link | commenti
categorie: musica, jazz, progressive
giovedì, 16 agosto 2007

E' morto Max Roach

Aveva 83 anni uno dei pionieri del jazz moderno, il batterista Max Roach. Si è spento la scorsa notte nella sua abitazione di New York.
Nato il 10 gennaio 1924 nella cittadina di New Land (North Carolina), già da ragazzino Roach si fece conoscere come un virtuoso del suo strumento, che sapeva suonare a velocità impressionante. La sua importanza nell'evoluzione del jazz è universalmente riconosciuta: negli anni Quaranta varò un canone completamente nuovo per suonare la batteria, e in tutti i decenni successivi non fece che dedicarsi alle sperimentazioni musicali.

 La prima tappa "storica" della sua vita risale al 1942, quando, in quel di Harlem, suonò con Charlie Parker, contribuendo dunque alla nascita del bebop (secondo soltanto a un altro celebre batterista: Kenny Clarke, che era però di dieci anni più anziano di lui). Max Roach e Charlie Parker scesero poi verso Manhattan Midtown, esibendosi nei club della 52sima strada. Lì Roach poté collaborare con un altro grande innovatore del jazz: il trombettista Dizzie Gillepsie. E, nelle registrazioni delle sessions Birth of the Cool (1949-50) di Miles Davis, è ancora la sua batteria a scandire il ritmo.

Fondò la sua prima band nel 1954, insieme al giovane virtuoso della tromba Clifford Brown. Il quintetto si specializzò in hard bop, una forma ancora più "muscolare" di bebop. Ma appena due anni dopo un terribile incidente automobilistico mise fine ai loro successi, gettando Max Roach in un terribile sconforto. Nell'incidente morirono Brown, il pianista Richie Powell e la moglie di questi.
Roach si diede all'alcool. A farlo uscire dal tunnel furono gli altri due membri superstiti del gruppo, il sassofonista Sonny Rollins e il bassista George Morrow, che lo convinsero a riprendere pian piano a suonare. Il nuovo Max Roach's Quartet era formato da loro tre e da un sideman che cambiava di volta in volta.

Nel 1960, insieme al contrabassista Charlie Mingus (che otto anni prima aveva fondato la Debut, una delle prime etichette discografiche completamente controllate da musicisti), Max Roach organizzò a Newport (Rhode Island) un cosiddetto "festival ribelle", in concorrenza con il Newport Jazz Festival che era accusato di  trattare in modo indegno gli artisti. Nello stesso anno, lavorando insieme al paroliere e cantante Oscar Brown Jr., Roach registrò l'album We Insist! Freedom Now Suite, dedicato alla lotta per i diritti dei negri negli Stati Uniti d'America e in Africa. L'altra voce prominente cantante era quella di Abbey Lincoln, già frequente collaboratrice di Roach. (Dal 1962 al 1970 Abbey e Max furono anche marito e moglie.)
 We Insist! ebbe una certa risonanza di pubblico, ma non piacque alla critica. Sordo a tutte le voci negative, Max Roach ci tenne ad affermare (in un'intervista a Down Beat): "Non suonerò più nulla che non sia inerente con le più importanti questioni sociali. Noi jazzisti afro-americani abbiamo dimostrato di essere senza ombra di dubbio i musicisti migliori. Ora dobbiamo usare questo nostro talento per raccontare il dramma della nostra gente e tutte le sofferenze che abbiamo patito". 

 Era evidente che voleva rompere con tutti gli schemi: tra gli anni Settanta e Novanta arrivò a guidare un "doppio quartetto" (chiamato appunto Double Quartet), consistente nel suo gruppo - tromba, sax, basso e drums - insolitamente accompagnato da una sezione di archi (l'Uptown String Quartet, fondato da sua figlia Maxine, suonatrice di viola) e formò anche un'ensemble costituita da soli percussionisti (il M’Boom); duettò con il pianista Cecil Taylor e con un sassofonista altrettanto avanguardistico come Anthony Braxton. Si esibì senza accompagnamento (sul palco, soltanto lui e la sua batteria), scrisse musica per lavori teatrali di Sam Shepard e per balletti di Alvin Ailey e collaborò con video artists, cori gospel e giovani hip hoppers. In un'intervista del 1990 rilasciata al New Yorker Times spiegò il suo punto di vista con queste parole: "Non si può scrivere lo stesso libro due volte".
Fino al 2000 andò in tour con il suo quartetto, e anche in seguito proseguì a comporre instancabilmente. Ancora nel 2002 scrisse ed eseguì la colonna sonora di How to Draw a Bunny, un documentario sul pioniere della pop art Ray Johnson.

Max Roach lascia cinque figli (Maxine, Ayo, Dara, Raoul e Darryl), quasi tutti musicalmente attivi.
 

postato da: frankobrain alle ore 20:01 | link | commenti
categorie: musica, jazz