Si è spento a New York il chitarrista e inventore strumentale Lester William Polfuss, meglio conosciuto come Les Paul. Aveva 94 anni.
La sua "Gibson Les Paul" è il simbolo del rock. Solo per citarne alcuni, la suonano - o l'hanno suonata - Neil Young, Bob Marley, Carlos Santana, Jimmy Page, Eric Clapton, Slash, Richie Sambora, Paul McCartney, Stef Burns, Ray Toro, Steve Jones, Billie Joe Armstrong, Zakk Wylde, Edge...

Les Paul era nato il 9 giugno del 1915 a Wakesha, in Wisconsin, da una famiglia ebrea. Si avvicinò alla musica all'età di 8 anni, cominciando a suonare l'armonica. A 13 anni iniziò la sua carriera semi-professionistica per diventare - a Chicago - un jazzista di primo piano. Nel 1936, appena 21enne, firmò il suo primo disco con lo pseudonimo di Rhubarb Red. Ma nel 1948, dopo aver collaborato con i più bei nomi del jazz dell'epoca, fu coinvolto in un gravissimo incidente stradale dal quale uscì con il braccio destro frantumato. I chirurghi gli dissero che non avrebbe mai più avuto l'uso normale del braccio: il gomito sarebbe rimasto bloccato qualunque fosse la posizione che gli volevano dare. Les Paul allora li pregò di fissarglielo piegato, in modo che potesse continuare a suonare la chitarra...
Fin da sempre sperimentatore di nuovi suoni, Les Paul fin dalla metà degli Anni Trenta aveva cominciato a progettare strumenti alternativi. Giunse così alla creazione di quella che sarebbe poi diventata una delle chitarre più famose al mondo e che ancora oggi porta il suo nome. Les Paul concepì la chitarra già nel 1939, chiamandola "The Log" il tronco): non più una cassa armonica vuota, ma una cassa armonica piena, in modo da permettere alle corde una sonorità completamente diversa.
E' da considerarsi l'antesignana della chitarra elettrica. Non a caso in quegli stessi anni un altro grande inventore musicale, Leo Fender, ne andava inventando una analoga.
Come musicista, Lester William Polfuss alias Les Paul fece coppia per anni con Mary Ford, e arrivò a lavorare per Frank Sinistra e Bing Crosby. Il suo nome è stato iscritto nella Grammy Hall of Fame e nella Rock and Roll Hall of Fame, oltre che nella National Inventors Hall of Fame. Nel luglio del 2005, in occasione dei suoi 90 anni, la Carnegie Hall di New York gli riservò un concerto memorabile, al quale presero parte tra gli altri virtuosi della chitarra come José Feliciano, Peter Frampton e Steve Miller. Al termine del concerto, la Gibson Corporation donò al grande inventore una Les Paul fatta su misura per lui.
Con Van Morrison siamo sicuri di giocare in Serie A. It's Too Late To Stop Now, registrato dal vivo a Los Angeles e a Londra nell'estate del 1973 (al Troubadour di Los Angeles, al Civic di Santa Monica e nell'oggi amaramente rimpianto Rainbow Theatre della capitale britannica), racchiude in un doppio CD 18 brani, molti dello stesso Van Morrison, ma anche di Ray Charles, Bobby "Blue" Bland, Willie Dixon, Sam Cooke e altri.
Con la sua mistura di blues, jazz e rock souleggiante, l'artista irlandese di viaggi astrali ce ne ha fatti fare tanti, ma, nel volare, ci trasciniamo appresso zolle e filamenti di terra mai sterili, anzi pieni di quei corpuscoli organici che sono corollario necessario alla nostra esistenza. Su qualsiasi pianeta sbarcheremo, è la musica della strada, sempre fondamentalmente atavica, la nostra compagna fedele.
Vecchi "favourites" come "Into The Mystic" e "These Dreams Of You" assumono un ritmo originale e nuove dimensioni vocali, mentre pezzi come "I Believe To My Soul" sono perle mozzafiato del rhythm'n'blues. Le esecuzioni vengono impreziosite da fioriture di sax (Jack Schroer) e tromba (Bill Atwood). Splendida la sezione di archi che vede tra i suoi componenti Terry Adams al cello.
Per alcuni, è uno degli album dal vivo migliori in assoluto.
E un altro è A Night In San Francisco, ancora di Van Morrison.
A Night In San Francisco è il frutto non di uno ma di due concerti: quello di domenica 12 dicembre 1993 al Mystic Theater di Petaluma e di sabato 18 dicembre 1993 al Masonic Auditorium di San Francisco (la California è un polo inamovibile nella vita del vecchio leone di Belfast). "Mystic" e "Masonic": come se Van Morrison avesse voluto sottolineare qualche peculiarità mistico-occulta della sua arte!
E' l'album che più d'uno ha definito "l'enciclopedia della musica". Soul, jazz, funk e blues sono gli ingredienti di una pietanza che Morrison ha preparato insieme a una squadra di "cuochi" di prim'ordine. L'amico Georgie Fame siede all'organo, e poi ci sono Kate St. John (oboe, sax tenore, sax soprano), Ronnie Johnson (chitarra), Nickie Scott (basso), Geoff Dunn (Manfred Mann's Earth Band, batteria) e diversi altri. Fanno un'apparizione anche John Lee Hooker e Jimmy Witherspoon, celebri veterani del blues.
L'ensemble ci fa dono di oltre due ore e venti minuti di delizie sonore: un maxiconcerto, distribuito su due CD, mai stancante anche grazie all'avvicendarsi di voci (Brian Kennedy, James Hunter... e interviene anche Shana Morrison, figlia americana di Van) e per la sempre varia strumentazione (fantastico il sax alto dell'olandese Candy Dulfer; e Jonn Savannah alle tastiere sa enfatizzare certi passaggi al momento opportuno).
Una particolarità di A Night In San Francisco è che alcune tracce sono composte da due o più brani che Van & Co. ci offrono in connubbio: "Moondance"/"My Funny Valentine", "Stormy Monday"/"Have You Ever Loved A Woman?"/"No Rollin' Blues"... con cambi di tempo, avvicendarsi di strumenti e inserimento di cori. Un'atmosfera elettrizzante, come in un cerimoniale gospel che vanta non soltanto un officiante ma almeno tre: infatti, Georgie Fame e Haji Ahkba (flugelhorn, alias flicorno) sono protagonisti al pari di Van Morrison.
Finalmente hanno un loro sito fisso sul web! Ho scoperto per caso questo gruppo italiano - relativamente nuovo - di prog rock jazz. E' for-mi-da-bi-le!
Ricordano gli Area. O i Soft Machine?
Comunque sia, per il panorama odierno sono sicuramente originali. Ascoltate la musica degli Accordo Dei Contrari!
Il trombettista e flicornista Freddie Hubbard è morto il 29 dicembre a Sherman Oaks (California), a causa delle complicazioni dovute all'attacco cardiaco che lo aveva colpito un mese fa.
Una carriera cinquantennale come virtuoso dell'hard bop
Nato a Indianapolis (Indiana) il 7 aprile1938 con il nome Frederick DeWayne Hubbard, sesto figlio di una famiglia dedita alla musica gospel, iniziò la carriera professionistica alla fine degli Anni Cinquanta con i fratelli Wes e Monk Montgomery. Nel 1958 - e dunque ventenne - si trasferì a New York, dove ebbe modo di suonare con musicisti come Sonny Rollins, J. J. Johnson, Philly Joe Jones, Eric Dolphy e Quincy Jones. Due anni dopo dal suo arrivo nella Big Apple, Hubbard riuscì a registrare il suo primo disco, Open Sesame e l'anno successivo Ready for Freddie, che gli permisero di conquistare una notevole popolarità. Dal 1960 partecipò alla realizzazione di diversi capolavori: Ole Coltrane, Africa Brass e lo storico Ascension di John Coltrane, l'album-manifesto Free Jazz di Ornette Coleman, il capolavoro Blues and the Abstract Truth di Oliver Nelson, Maiden Voyage di Herbie Hancock, Speak No Evil di Wayne Shorter, lo stupendo Out to Lunch di Eric Dolphy. Entrò a far parte dei Jazz Messengers di Art Blakey (1961-1964) e, con la Blue Note, incise da leader di un quintetto che vedeva al sax alto James Spaulding (Hub-tones). Collaborò inoltre con Thelonius Monk, Miles Davis e Cannonball Adderley.
Se è vero che in Open Sesame e Goin'up (Blue Note) era ancora evidente l'influenza di Clifford Brown e Miles Davis, è anche vero che nell'arco di un paio di anni Freddie Hubbard riuscì a definire uno stile tutto suo, influenzando generazioni di musicisti. Egli stesso affermò che a ispirarlo maggiormente erano non tanto i maestri della tromba quanto piuttosto i sassofonisti, con particolare menzione alla "sheets of sound" di John Coltrane. Come scrive Joachim Berendt in The Jazz Book: From New Orleans to Rock and Free Jazz, Hubbard eccelleva sia nella musica tonale che in quella atonale preferita dalle avanguardie.

Negli Anni Settanta si trasferì nella San Fernando Valley, vicino Los Angeles. Come un po' tutti i musicisti jazz venne "risucchiato" dal pop e dal rock, alternando dischi di notevole valore come Red Clay e Straight Life ad altri (incisi per la Columbia) di qualità non eccelsa che rischiarono di rovinargli il buon nome. Ma gli addetti ai lavori e alcune case discografiche continuarono a credere in lui e Hubbard poté così rifarsi. Riuscì definitivamente a dimostrare di non essere del tutto finito nel 1977, quando Herbie Hancock lo invitò a far parte della band che lo doveva accompagnare in un'acclamata serie di concerti.
Negli Anni Ottanta Hubbard intraprese diverse tournée in tutto il mondo, ma nel 1992, a causa di una ferita al labbro superiore, la sua brillantezza alla tromba venne ridimensionata e, dopo una lunga pausa, si vide costretto a passare al flicorno, strumento che, suonato già in gioventù, lo accompagnò negli ultimi anni di carriera.
First Light del 1971 gli fece guadagnare un Grammy Award. Nel 2006 è stato insignito del National Endowment for the Arts Jazz Master, il più prestigioso riconoscimento americano della musica jazz.
Se n'è andato anche il batterista del leggendario trio Jimi Hendrix Experience. Mitchell (61 anni) è stato trovato senza vita in una stanza d'albergo a Portland, Oregon, nella notte tra mercoledì e giovedì.
La dottoressa Erin Patrick, che ha accertato il decesso del musicista, ha dichiarato che esso è da ascriversi a cause naturali.

Mitch Mitchell (vero nome di battesimo: Briton) era celebre per il suo fusion style di stampo jazzistico. Nato in Inghilterra, suonò con Jimi Hendrix (il più celebre figlio di Seattle, Stato di Washington) dal 1966 fino al 1970, anno della morte del chitarrista nero di origini indiane.
Mitchell era dotato non solo di una tecnica virtuosa, ma anche di un fascino particolare per cui negli Anni Sessanta e Settanta poteva vantare il suo proprio stuolo di fans femminili. La sua grande ispirazione era Elvin Jones, batterista di John Coltrane, e similmente a Jones usava l'intero set a sua disposizione per cavare tutti gli effetti sonori possibili, spesso tenendo un complesso tempo in 3/4 (come in "Manic Depression", il valzer psichedelico di Are You Experencied?). Ascoltando il breve solo di chitarra di "Wind Cries Mary", si sente la batteria di Mitchell che "ombreggia" la Stratocaster di Hendrix nota per nota, prima di tornare al ritmo pulsante tipico del rhythm'n'blues (o del rock'n'roll, fate voi). Come tutti i batteristi jazz, Mitchell amava reggere le bacchette senza stringerle in pugno, bensì tenendole solo con il pollice, l'indice e il medio, e non colpiva mai un tamburo o un piatto se riteneva ciò superfluo e fuori posto. Pur tra tanta improvvisazione, era un drummer preciso e meticoloso. Nella sua lunga carriera collaborò anche con l'ex beatle John Lennon, con Eric Clapton e con Keith Richards.
La Jimi Hendrix Experience arriva all'aereoporto Heathrow di Londra il 21 agosto 1967. Da sinistra: Noel Redding, il mancino e semi-analfabeta Jimi Hendrix (un genio assoluto!) e Mitch Mitchell.
Mitch Mitchell si trovava in tournée con l'Experience Hendrix Tour, che venerdì scorso ha dato un concerto all'Arlene Schnitzer Concert Hall di Portland. Si trattava dell'ultima di una serie di esibizioni nella West Coast, prima di proseguire nel resto del territorio statunitense. Per l'intera durata del tour era apparso debole, fragile, ed evidentemente anche lui non si sentiva troppo bene, perché aveva deciso di fermarsi a Portland a riposare, sfruttando la pausa tra le date dei concerti.
"Era un uomo meraviglioso, un musicista brillante e un vero amico" ha affermato Janie Hendrix, sorella del leggendario Jimi.
Jimi Hendrix morì già nel 1970, non ancora 28enne. Noel Redding, bassista del trio, nel 2003. Ora li ha raggiunti anche Mitch. R.I.P.
1969: Mitchell si esibisce con Hendrix in Svezia
Se n'è andata una grande cantante ed una grande donna con un cuore immenso; una vera regina di dolcezze e note magiche
Subito dopo il luttuoso evento arrivano numerosi attestati: dallo scrittore Saviano fino ai vertici delle istituzioni. Miriam è morta mentre ancora una volta lottava con dolci e dolorose canzoni contro il razzismo - ma ha voluto mettere la sua firma anche contro la camorra che ogni giorno dissangua così tante persone. E´ morta cantando per Saviano e per quei sei ragazzi africani che il 18 settembre scorso furono uccisi dalla mafia calabrese. Miriam Makeba, "Mama Africa", la voce dell´anti-apartheid, 76 anni compiuti lo scorso 4 marzo, a Castel Volturno ha eseguito con la sua band cinque canzoni in tutto; e in chiusura la famosa "Pata Pata". Subito dopo, il malore. Si è accasciata sul palco, sorretta dai suoi orchestrali. Sono accorsi due medici che hanno tentato di rianimarla, ma inutilmente. Dopo pochi minuti è arrivata un´ambulanza dalla vicina clinica di Pineta Grande. La dichiarazione di morte è stata fatta alle 23,55.
Ha conquistato il mondo con jazz, Free Africa e world music. Miriam Zenzi Makeba (in realtà il suo vero nome è molto più lungo) appartiene alla categoria dei grandi anticipatori. E' stata lei, dapprima insieme al suo marito numero uno Hugh Masekela e poi sotto l'ala protettrice di Harry Belafonte, a miscelare i suoni del Sud Africa con il jazz, e questo una trentina d'anni prima che il mondo scoprisse la world music. Non è un caso che il suo soprannome fosse “Mama Africa”.
Era nata a Johannesburg nel 1932, quando nel suo Paese impazzava la segregazione razziale. Miriam Makeba si è rivoltata contro l'apartheid negli anni '50, quando, nonostante fosse già un'artista di successo, riceveva pochi dollari di compenso. L'occasione di andare all'estero l'ha avuta nel 1959: venne in Italia, al Festival di Venezia, per presentare Come back, Africa, un documentario contro l'apartheid. Da lì si è trasferita a Londra dove ha incontrato Harry Belafonte, che l'ha aiutata a trasferirsi negli Stati Uniti e a inserirsi nell'ambiente musicale che lei sognava da sempre. I suoi più grandi successi sono "Pata Pata", "The Click Song" e "Malaika". Nel 1966 ha vinto il Grammy Award per l'album An evening with Belafonte/Makeba, quando già il governo segregazionista del Sud Africa le aveva ritirato il passaporto e revocato la cittadinanza per punirla di averne denunciato la politica razzista all'O.N.U.
Quando nel 1968 ha sposato Stokely Carmichael, leader dei Black Panther, la sua carriera negli U.S.A. è stata compromessa e allora lei si è trasferita in Guinea. Nel 1974 era nel cast dello show che ha preceduto il leggendario match tra Muhammad Ali e George Foreman, nel 1987 ha partecipato alla tournèe di Graceland con Paul Simon, nel 1992 ha fatto parte del cast di Sarafina. In patria è tornata nel 1990, su invito di Nelson Mandela. In quell'anno ha partecipato al Festival di Sanremo in coppia con Caterina Caselli. Il suo ultimo album importante è Homeland, candidato al Grammy.
In un'intervista alla rivista Classic Rock, Jack Bruce, storico bassista dei Cream, si è lasciato andare a un'arrabbiatissima tirata contro i Led Zeppelin, o più precisamente contro la pubblicità che si sta facendo attorno a una possibile reunion dei Led Zeppelin.
Jack Bruce si trovava al Park Lane Hotel di Londra, dove ha ritirato un premio per l'album dei Cream Disraeli Gears, nella cornice del Marshall Classic Rock Roll Of Honour. Dopo la cerimonia, così ha dichiarato al giornalista di Classic Rock (segue il testo in originale):
... the trouble is that I'm doing so many amazing things on my own. CREAM is just a band from many, many years ago, and we did do something [referring to the reunion shows in 2005]… Everybody talks about LED ZEPPELIN, and they played one fucking gig — one fucking lame gig — while CREAM did weeks of gigs; proper gigs, not just a lame gig like ZEPPELIN did, with all the [vocal] keys lowered and everything. We played everything in the original keys. [Becoming animated]: Fuck off, ZEPPELIN, you're crap. You've always been crap and you'll never be anything else. The worst thing is that people believe the crap that they're sold. CREAM is 10 times the band that LED ZEPPELIN is.
Classic Rock: That's a bold opinion.
Jack Bruce: What? You're gonna compare Eric Clapton with that fucking Jimmy Page? Would you really compare that?
Classic Rock: To be fair, they're different kinds of player, aren't they?
Jack Bruce: No! Eric 's good and Jimmy 's crap. And with that I rest my case.
Al via una rassegna “Dalle Nuove Musiche Al Suono Mondiale” più attenta alle avanguardie elettrojazz che all'ambito puramente world.
La 19sima edizione del festival torinese organizzato da "Musica 90" inizierà con la Matthew Herbert Big Band al Teatro Colosseo l'11 ottobre.
Poi, il 22, sempre al Colosseo, sarà la volta del Kronos Quartet, che proporrà il suo concerto di rilettura dei classici del Novecento spaziando da Jimi Hendrix a Sigur Rós, attraverso Thelonious Monk e Ornette Coleman fino a varie schegge pop.
Il 30 al Teatro Valdocco ci sarà Jon Hassell, tra i padrini del minimalismo, accompagnato dal trio Maarifa Street, progetto con cui ha già inciso Magic Realism 2, ideale proseguimento di un progetto di cui lui stesso aveva smarrito le tracce dopo l'uscita del primo volume, nel 1983. Rivolti spiritualmente a Oriente, Peter Freeman, Dino J.A. Deane e Pedram Khavarzamini supporteranno tromba e tastiere del leader in una serata cui si potrà assistere con 15 euro.
Il duo femminile svedese Midaircondo, che incrocia elettronica soft, strumenti e voci, ha già conquistato fama sufficiente per partecipare al Sonar di Barcellona. I Midaircondo saranno al Cavallerizza Reale il 14 novembre.
Il 20 novembre allo Spazio 211 ci sarà Angel, trio finnico-tedesco in cui convergono esperienze maturate nei marchi Pan Sonic e Schneider TM.
Infine, il 4 dicembre al Teatro Valdocco, si esibiranno Asif Ali Khan & Party, formazione pakistana di area sufi guidata dal cantante cui molti conferiscono l'eredità dello scomparso maestro Nusrat Fateh Ali Khan.
Sabato 11 ottobre - ore 21.00
Teatro Colosseo - Poltronissima € 25, Poltrona € 21, Galleria € 18
THE MATTHEW HERBERT BIG BAND
(Uk)
Mercoledì 22 Ottobre - ore 21.00
Teatro Colosseo - Poltronissima € 25, Poltrona € 21, Galleria € 18
KRONOS QUARTET
(Usa)
Giovedì 30 Ottobre - ore 21.00
Teatro Valdocco - Posto unico €15
JON HASSELL and MAARIFA STREET
(U.S.A.)
Venerdì 14 Novembre - ore 21.00
Cavallerizza Reale - Posto unico €12
MIDAIRCONDO
(Svezia)
Giovedì 20 Novembre - ore 21.00
Spazio 211 - Posto unico €12
ANGEL
(Germania/Finlandia)
Giovedì 4 Dicembre - ore 21.00
Teatro Valdocco - Posto unico €15
ASIF ALI KHAN & PARTY
(Pakistan)
Prevendite: Punto Info Piemonte di piazza Castello, angolo via Garibaldi. Informazioni: "Musica 90" è raggiungibile al sito www.musica90.net e al numero telefonico 011/4343333.
La leggenda del soul e del R&B Isaac Hayes, che vinse tra l'altro un Oscar per la miglior colonna sonora con Theme From Shaft, è morto nella sua abitazione a Memphis, in Tennessee. Aveva 65 anni.Il cantautore dalla voce di baritono aveva firmato alcune delle canzoni più famose e conosciute del repertorio di Barry White e durante la sua carriera aveva collaborato con Otis Redding, Johnnie Taylor, il duo Sam & Dave e i Bar-Kays. Era ritenuto tra i fondatori della disco music (creò il "Memphis Sound") e del rap.
Nato a Covington, in Tennessee, nel 1942, Hayes ottenne il suo più grande successo con Theme From Shaft, che non solo gli valse un Academy Award (il primo vinto da un afro-americano per quanto riguarda categorie extra-recitazione), ma anche due Grammy Award.
Oltre alle attività di compositore, musicista e cantautore, Hayes era apparso anche in alcune pellicole come Il dottor Dolittle 2; Robin Hood: un uomo in calzamaglia; 1997: Fuga da New York; e, nel 2005, in Hustle & Flow - Il colore della musica. Ma oltreoceano sarà ricordato soprattutto per aver prestato la propria voce - dal '97 al 2006 - al personaggio di Chef, il cuoco di colore di South Park. Decise però di abbandonare il cast di doppiatori per contrasti con gli autori: Hayes, che era affiliato a Scientology, riteneva che il suo credo religioso fosse oggetto di satira troppo pesante nella serie.
Tre anni fa l'artista era stato ospite del Porretta Soul Festival, che si tiene ogni estate nei pressi di Bologna.
Un familiare lo ha trovato privo di sensi accanto ad un tapis roulant. Un'ora dopo essere stato trasportato al Baptist East Hospital di Memphis, Hayes è stato dichiarato morto, ma al momento non sono state rese note le cause del decesso.
L'artista, di origini umilissime, si era sposato quattro volte e aveva dodici figli.
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Isaac Hayes: discografia scelta


