Topolàin

Musica e umanità varia

Contatore

visitato *loading* volte
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

mercoledì, 21 maggio 2008

'The Palermo Shooting' sbarca a Cannes

C'è anche The Palermo Shooting, il film di Wim Wenders girato nei vicoli del capoluogo siciliano, tra le diciannove opere in gara per la Palma d'Oro del 61esimo Festival di Cannes.

Dopo Il cielo sopra Berlino, Lisbon Story e la Cuba di Buena Vista Social Club, ecco dunque Palermo. "E' questa città, con i suoi misteri e il rapporto misterioso di vita e morte radicato nel suo substrato, che dà alla storia motivo di esistere" dice il 62enne (ma ancora capellone!) Wenders.

Campino (Die Toten Hosen)  Nello scorso ottobre a Palermo si era visto Campino; non in qualità di frontman della band punk-rock Die Toten Hosen bensì come - appunto - attore! Andreas Frege (questo il suo vero nome) è infatti il protagonista della pellicola di Wenders.

"Ho scelto il capoluogo siculo perché è legato al ricordo di quando ero giovane: sono venuto qui nel 1968. Voglio che Palermo mi parli della sua storia per poi raccontarla." Questo è quanto il regista tedesco aveva dichiarato mesi fa, quando la sua improvvisa quanto inaspettata visita aveva piacevolmente sorpreso i palermitani.

Con il passare del tempo, sul progetto emersero via via nuovi particolari. E ora il film è approdato a Cannes. E' la storia del fotografo Finn (Campino), la cui vita va a pezzi e per questo decide di mollare ogni cosa e di scendere appunto fino in Sicilia, dove inizierà una nuova vita e avrà una storia d'amore elettrizzante con una restauratrice d'arte (Giovanna Mezzogiorno).

"Giovanna Mezzogiorno è stata un'illuminazione per me!" esclama il famoso regista a proposito della sua scelta della co-protagonista. "Durante il lavoro alla sceneggiatura, avevo appeso sul muro della mia camera d'albergo una riproduzione dell'Annunciazione, che avevo visto già a Palazzo Abatellis, e quell'immagine così spirituale circondata dal velo azzurro intenso mi ha subito convinto che l'interprete femminile avrebbe dovuto trasmettere la stessa anima. Giovanna è perfetta: ha la medesima spiritualità che emana dal celebre dipinto."

Tra i protagonisti ci sono inoltre Dennis Hopper e, nei panni di se stesso, Lou Reed.

 "Non volevo l'ennesimo racconto di mafia, in quanto odio gli stereotipi. Il film è piuttosto centrato sul rapporto di vita e morte in una città che ha l'onestà di esporre le proprie ferite; un'onestà che purtroppo non riscontro in Berlino".

Il film è girato anche a Düsseldorf. "Sono dovuti passare quarant'anni prima che io abbia potuto dedicare qualche immagine filmica anche alla mia città natale!" osserva Wenders.

E' ormai la nona volta che il regista tedesco concorre a Cannes. Wenders è tra i preferiti in assoluto della Croisette, dove ha già vinto la Palma d’Oro nel 1984 con Paris, Texas (vincitore anche del Premio FIPRESCI e del Premio della giuria ecumenica), un altro FIPRESCI e la Palma per il miglior regista nel 1987 con Il cielo sopra Berlino e il Gran Premio della giuria nel 1993 con Faraway, So Close!. L’ultimo film che vi aveva presentato prima di Palermo Shooting era stato Non bussare alla mia porta (2005).

Campino invece non si è visto sulla Croisette. Il motivo: il 45enne cantante rock si è rotto un piede quando il Liverpool (suo club preferito) è stato eliminato dalla Champions League e lui, pieno di rabbia, ha dato un calcione a un cassonetto delle immondizie.

postato da: frankobrain alle ore 17:41 | link | commenti
categorie: musica, folk, punk, rock
sabato, 17 maggio 2008

Concerto dell'Orchestra di via Padova

Venerdì 23 maggio 2008, ore 21.30 - Alcatraz, via Valtellina 25 (Milano)
Ingresso 10 euro + prevendita



L'Orchestra di via Padova, complesso multietnico di Milano composto da 15 musicisti di 9 nazionalità diverse, presenta il suo primo album (dal titolo Tunjà) con un grande concerto all'Alcatraz di Milano. La sua musica meticcia spazia dalle ballate dell'Europa dell'Est ai travolgenti ritmi gitani, dai tamburi africani agli archi e ai violini della tradizione mitteleuropea, conditi con ritmi funky, jazz e blues di stampo afroamericano.

Estonia, Perù, Cile, Ukraina, Burkina Faso, Marocco, Serbia, Italia, Cuba: questi i paesi di provenienza dei 15 componenti dell'Orchestra. Ognuno di loro ha portato con sé un po' della propria tradizione musicale e ognuno si è prestato alla sperimentazione e al confronto, realizzando un mélange sonoro inedito e travolgente. Due esempi? "La canzone marenara", attribuita al compositore d'opera lirica Gaetano Donizetti e cantata in napoletano dalla cantante ukraina Tatiana Zazuliak. Oppure "El menfi", brano della tradizione algerina intonato dal cantante marocchino Aziz Riahi, riarrangiato con suoni blues e accompagnato da un motivo disco dance dai fiati, quasi per rendere omaggio ai mitici anni '80.

Dalla primo accordo collettivo dell'ottobre 2006 a oggi, il complesso diretto da Massimo Latronico ha fatto molta strada: non solo un progetto sociale, ma anche e soprattutto musicale e culturale. L'intento iniziale era di favorire processi di integrazione e scambio tra le diverse culture presenti in via Padova, una delle zone più multietniche di Milano, e dare espressione al talento e alla professionalità di musicisti stranieri troppo spesso tagliati fuori dal mercato musicale italiano. Oggi l'Orchestra è diventata qualcosa di più: un laboratorio permanente di produzione artistica di qualità, unica e universale, perché frutto del confronto di sensibilità artistiche diverse.

Il 23 maggio all'Alcatraz, dunque l'Orchestra di via Padova presenterà al pubblico 13 canzoni straordinarie, nel vero senso della parola cioè "fuori dall'ordinario", risultato di un lavoro di elaborazione collettiva in cui i diversi linguaggi musicali hanno creato uno spazio di dialogo, si sono incontrati e confrontati per dare vita a una musica che sa unire, coinvolgere ed emozionare tutti, a prescindere dal proprio paese di provenienza. Perché, come recita "Tunjà", canzone che dà il titolo all'album ("verità" in lingua bambara), "la verità sta nelle cose che si fanno insieme".

Siti ufficiali: www.orchestradiviapadova.it, www.tecnodisplay.org


BIGLIETTI IN VENDITA SUI CIRCUITI

Ticketweb (199 158 158 www.ticketweb.it),

Ticket one (892 101, www.ticketone.it),

Vivaticket (899 666805 www.vivaticket.it)

e in tutte le prevendite abituali.

Apertura porte ore 20.00
postato da: frankobrain alle ore 16:12 | link | commenti
categorie: musica, folk
martedì, 15 aprile 2008

Addio a Marisa Sannia

Era il tempo della tivù in bianco-e-nero quando lei ci fece innamorare cantando "Casa bianca", un brano di Don Backy. "Casa bianca", che in quel Festival di Sanremo del 1968 fu interpretata anche da Ornella Vanoni, arrivò al secondo posto.

 Aveva una voce assolutamente unica e bellissima, un viso incantevole o - come si dice - "acqua e sapone" - e un fisico longilineo (Marisa giocava a pallacanestro in una squadra femminile di Cagliari). Nel "libro degli ospiti" del sito della cantante si può leggere una testimonianza di Sergio Endrigo:

<<Verso la fine del '67 chiedemmo a Marisa se aveva voglia di andare a Sanremo. Lei rispose che assolutamente non ci voleva andare. E così io andai a Cuba e Bacalov in Argentina. Quando tornammo, ci fu una sorpresa: Marisa andava a Sanremo con "Casa bianca". A me e a Bacalov la cosa non dispiaque affatto anche se la canzone era di Don Backy.
Ma un dirigente della Fonit-Cetra (non ricordo il nome) disse che per fare i produttori era necessario scivere le canzoni per l'artista. Era la Fonit-Cetra... E così chiudemmo il rapporto di lavoro con Marisa, ma io e lei diventammo amici.
Era il 1968, io vinsi a Sanremo con "Canzone per te" insieme a Roberto Carlos e Marisa arrivò seconda con la Vanoni.
Quando poi Marisa passò alla CGD, nel suo primo LP cantò delle mie canzoni del passato, compresa "Mani bucate" che cantò anche nel 2001 quando il premio Tenco mi fece un grande omaggio alla carriera. Lei cantò insieme a Paoli, Lauzi, Jannacci, Tosca, Cammariere, Caposela e altri.
Quando ero il produttore di Marisa, dal '66 al '67, un settimanale scandalistico pubblicò alcune foto mie e di Marisa dicendo che l'allieva era innamorata del maestro... Ma la settimana dopo Stop smentì la storia e tutto finì li.
Da poco è uscito il suo nuovo disco Nanas e Janas, è veramente bello.>>

L'ultimo suo lavoro (di prossima uscita) è Rosa de papel, recital-concerto dedicato alla vita e alla poesia di Federico Garcia Lorca, cui ha dedicato gli ultimi anni e presentato l'estate scorsa a Roma.


Una lunga carriera in breve

Marisa Sannia nasce a Iglesias (Cagliari) il 15 febbraio 1947. Ancora oggi è una delle cantanti più collezionate e ricercate. La personalità complessa ed i molteplici interessi sono testimoniati dall'attività agonistica (ancora giovanissima) nella squadra del Cus Cagliari, dove si mise in luce per le spiccate doti atletiche, doti che le permisero di diventare una delle migliori cestiste di quegli anni e di approdare alla nazionale maggiore.

Esordì nel mondo della musica leggera nei primi anni '60 insieme a I Principi, un gruppo di Cagliari con il quale si esibiva prima di intraprendere la carriera solista. L’occasione le fu offerta dalla partecipazione ad un concorso di voci nuove, nel 1965 ad Iglesias, dove si classificò seconda con il brano di Adamo “Perduto amore”. La svolta decisiva per Marisa Sannia fu un concorso indetto dalla Fonit Cetra, che le permise di ottenere un contratto con la casa discografica torinese di ben quattro anni. Sergio Endrigo e Luis Enriquez Bacalov ascoltando la voce della giovane interprete durante un'audizione, decisero di diventarne i produttori: il primo 45 giri fu “Tutto o niente” (il retro “Dai” fu composto da Bruno Canfora). Il debutto televisivo avvenne in occasione della trasmissione Scala reale nell'ottobre del 1966, dove la Sannia ottenne giudizi favorevoli sia dalla critica che dal pubblico. Seguirono altri successi come “Una cartolina”, ”Sono innamorata (ma non tanto)” e “Sarai fiero di me”, brano che ottenne il premio della critica discografica e che conquistò il terzo posto nella “sezione giovani” al Festivalbar del '67.

La televisione contribuì ben presto alla sua popolarità. Nel 1967 partecipò al programma condotto da Pippo Baudo Settevoci, dove vinse per sette puntate di seguito: il pubblico apprezzò oltre che la bella voce e la garbata espressività, anche la semplicità e il suo viso “pulito”. La consacrazione definitiva arrivò nel con il secondo posto del Festival di Sanremo raggiunto insieme a Ornella Vanoni con “Casa bianca”, il cui testo simboleggia le ambivalenze squisitamente adolescenziali, tra la paura/bisogno di crescere e il timore di abbandonare la sicurezza dell'infanzia. Il brano fu inciso anche dallo stesso autore - Don Backy - e, in francese, da Dalida, ma l'interpretazione della Sannia risultò la più apprezzata dal pubblico.

Le oltre 500mila copie vendute furono la conferma del grande riscontro ottenuto, sull'onda del quale la Fonit Cetra emise, nell'estate seguente, il suo primo 33 giri che, oltre a canzoni già precedentemente edite su disco singolo, conteneva diversi brani incisi per l'occasione. La crescente popolarità aprì a Marisa Sannia le porte del cinema, come spesso avveniva per i cantanti più celebri del momento. Girò da co-protagonista il film Stasera mi butto insieme a Giancarlo Giannini. Sul finire dell'anno incise “Io ti sento”, un brioso brano di Armando Trovajoli, colonna sonora della commedia di Dino Risi Straziami ma di baci saziami.

Il ‘68 si concluse con la partecipazione a due importanti manifestazioni: Il Festival internazionale di musica leggera di Venezia con il brano “Non è questo l'addio” e Canzonissima, dove Marisa Sannia, con “Una donna sola”, entrò nella rosa dei dodici semifinalisti. All'inizio del 1969 la cantante firmò un nuovo contratto discografico con la Cgd. Alla manifestazione Una canzone per l'Europa a Lugano, dove la Sannia rappresentava l'Italia, viene presentata “La compagnia”, di Mogol e Carlo Donida, che piacque anche a Lucio Battisti che successivamente la inserirà in un suo album  (e che di recente è stata riproposta da Vasco Rossi).

Nello stesso periodo Marisa Sannia canta Sergio Endrigo e le sue canzoni e la finale di Canzonissima, dove presentò "La primavera", composta da Don Backy. Tra gli altri brani del 1969: “Una lacrima” - che riscosse un ottimo riscontro commerciale - e “La finestra Illuminata”, semifinalista della Canzonissima del '69-'70.

Al Festival di Sanremo tornò nel 1970 (in coppia con Gianni Nazzaro), nel 1971 (con Donatello) e l'ultima volta nel 1984 con "Amore, amore".

In seguito si affidò ancora una volta al duo Endrigo-Bacalov che composero per lei "La mia terra", quindi la partecipazione al 33 giri L'arca, raccolta di brani per bambini scritti da Vinicius De Moraes e, nel 1973, la pubblicazione di Marisa nel paese delle meraviglie, un disco con canzoni tratte dai film di Walt Disney. In questo stesso periodo la casa discografica Emi pubblicò il 45 giri "Un aquilone", il cui retro "Il mio mondo, il mio giardino" porta la firma di Francesco De Gregori, Amedeo Minghi e Edoardo De Angelis.

Dopo la musica e il cinema, Marisa Sannia intraprese un'altra esperienza artistica: il teatro. Il debutto avvenne nel 1973 con l'interpretazione di Giovanna D'Arco nel musical di Tony Cucchiara Caino e Abele, cui fece seguito Storie di periferia del 1975, sempre con la compagnia di Cucchiara e, nel 1995, Le memorie di Adriano, testo tratto da un racconto di Margherite Youcenar, insieme a Giorgio Albertazzi per la regia di Maurizio Scaparro.

 Nel 1976 il debutto come cantautrice con l'album La pasta scotta mentre gli anni '80 si aprono con una piccola apparizione nello sceneggiato televisivo George Sand diretto da Giorgio Albertazzi, cui segue una partecipazione al film di Pupi Avati Aiutami a sognare con Mariangela Melato e Antony Franciosa.
 
L'amore per la poesia e la riscoperta delle radici linguistiche sarde la portano agli inizi degli anni Novanta ad accostarsi ad alcuni poeti sardi come Antioco Casula, Francesco Masala e Antonio Canu, sui testi dei quali elabora e compone melodie che danno vita a Sa oghe de su entu e de su mare ("La voce del vento e del mare", 1993), Melagranada (1997) e Nanas e Janas (2003).

Nell'ottobre del 2001 partecipa al tributo a Sergio Endrigo nell'ambito del Premio Tenco, dove accompagnata da due musicisti e dalla sua chitarra interpreta i brani "Mani bucate" e "Melagranada ruja". Negli ultimi anni Marisa Sannia ha dedicato il suo tempo allo studio di Federico Garcia Lorca, lasciando in eredità un lavoro di canzoni originali cantate in spagnolo che saranno pubblicate in Rosa de papel, un album postumo (curato graficamente dalla stessa cantante), che costituirà il suo testamento artistico e che ha anche avuto un'anteprima la scorsa estate al Malborghetto Roma Festival

Vai al sito di Marisa Sannia

postato da: frankobrain alle ore 18:07 | link | commenti
categorie: musica, folk, pop
mercoledì, 12 marzo 2008

Sanremo duemilacotto

Eh sì, stavolta ci abbiamo messo molto a digerire la kermesse sanremese; tant'è vero che riusciamo a scriverne soltanto adesso.

Sanremo 2008 è stato il trionfo delle baggianate. Pippo Baudo, le due vallette ("una mora e una bionda": ancora!), la cosiddetta "giuria di qualità", molte delle stesse canzoni, il notaio stonato in collegamento satellitare... niente ci è realmente piaciuto. Uniche eccezioni: Piero Chiambretti e, tra gli ospiti, l'immensa Fiorella Mannoia.

Men che meno abbiamo però gradito il risultato finale. Far vincere un duo da musical  che presenta una canzone della Nannini che è copia di copie e regalare un secondo posto alla Tatangelo che canta una composizione del maritino è stato veramente un colpo sotto la cintola! Ci si chiede che tipo di pubblico segue e soprattutto sostiene (con il ditino sulla tastiera del cellulare) questo programma. Tricarico non è stato votato nemmeno tra i primi dieci ed Eugenio Bennato ha acciuffato a malapena il decimo posto. A parte ogni cosa, molto dubbio il fatto che, per l'ordine di esibizione della serata decisiva, proprio questi due artisti (tra i nostri preferiti in assoluto) siano stati "sorteggiati" rispettivamente come ultimo e penultimo. Strange. Very strange. 

Ad ogni modo, la votazione ci ha proprio buttati giù. Gradire un tipo di musica anziché un altro non è un fattore da prendere sottogamba. La musica non è solo "una questione di gusti", ma un atteggiamento verso la vita. Possibile che gli italiani siano davvero così indietro con l'educazione culturale, come suggerisce la graduatoria ufficiale di Sanremo 2008? Sad. Very sad. 

 

La classifica di Topolàin

  1) Tricarico: "Una vita tranquilla"

2) Eugenio Bennato: "Grande Sud"

3) Frankie hi-nrg mc: "Rivoluzione" 

4) Amedeo Minghi: "Cammina cammina"

4) (a pari merito): Sergio Cammariere: "L'amore non si spiega"

 

Nella categoria "Giovani" ci sono oltremodo piaciuti Frank Head e il duo vincitore, i Sonhora.

postato da: frankobrain alle ore 17:51 | link | commenti
categorie: musica, folk, soul, rock, blues, pop , jazz
mercoledì, 09 gennaio 2008

La musica del sottomondo

(segnalazione da sottomondo edizioni)

 

salve a tutti


con la presente  volevamo segnalarvi i seguenti concerti :

Sabato 12 Gennaio 2008 suoneranno a Ponzano Veneto, all'UBIK, i METAL MUSIC MACHINE, formazione di cui abbiamo pubblicato un Cd in collaborazione con Rustblade
(http://www.sottomondo.com/view.php?id=7956)

per tutte le info  sul dove si terrà il concerto consultate il sito di
Ubik : http://ubiklab.altervista.org

anche del Teatro Satanico abbiamo pubblicato un paio di dischi (vedete: http://www.sottomondo.com/view.php?id=5505    +      
http://www.sottomondo.com/view.php?id=7745)

anche loro suoneranno dal vivo il 02.02.2008 ad Este (PD), presso il
Sottosopra Rockzone, all'interno di un "Avantgarde Simposio" assieme a
MALATO e SPACE ALLIANCE

alleghiamo jpg del flyer:

 

 

 

 

 

PROMOZIONE IN CORSO

Poi, per gli interessati, vi ricordiamo che fino ad esaurimento scorte (od avviso contrario)  continua la PROMOZIONE VHS, ovvero avrete l'opportunità di usufruire della spedizione in contrassegno senza spese
semplicemente aggiungendo al vostro ordine una VIDEOCASSETTA (potete interpretare questa come una opportunità di risparmiare sulle spese postali oppure per procurarvi degli articoli rari per un prezzo
irrisorio)

per meglio consultare la lista dei titoli disponibili inserite la parola chiave "VIDEOCASSETTA" nel motore di ricerca in alto a destra - la seguente offerta è valida SOLO PER GLI ISCRITTI in territorio
italiano e fino ad esaurimento scorte

ricordate di non preoccuparvi se nel carrello comparissero ugualmente le spese di spedizione in contrassegno anche nel momento che effettuavano un ordine aderendo alla promozione in corso, è normale che questa cosa accada nel carrello, in quanto il programma non distingue tra chi come voi è già iscritto alla newsletter e chi no

Nel momento dell'ordine il modulo riporterà sempre le spese di spedizioni, ma poi sarà nostra cura CONTROLLARE CHE L'ORDINE CI SIA STATO INVIATO DA UN ISCRITTO e quindi stornare dal modulo le spese di spedizione


cordiali saluti a tutti

e "buon resto dell'anno!"

a presto

sottomondo edizioni                http://www.sottomondo.com

 

postato da: frankobrain alle ore 23:14 | link | commenti
categorie: musica, folk, rock, rap , funk, blues, pop , jazz, hip hop
venerdì, 28 dicembre 2007

Maximilian Hecker

Ovvero: il grande ritorno delle sad songs

Il mondo "germanico" pullula di artisti quotati, ma da molti, troppi anni, il cantautorato è stato snobbato dalle grandi case discografiche (con esclusione dell'Austria - Georg Danzer, Wolfgang Ambros, STS, Ludwig Hirsch... - e della Svizzera, dove però imperversano elementi strettamente "regionali", in primis a livello idiomatico). Si sentiva, eccome, la mancanza di una voce come quella di Maxi Hecker, che esprime quel lato dell'anima tedesca che fa volentieri a meno di marcette e ballate scurrili. I suoi album hanno tutti un beat lento e quasi sempre è il pianoforte a farla da padrona.  

Hecker è tedesco... ma non solo. E' il senso dell'universalità dei sentimenti che trionfa nei suoi dischi. Non a caso, anni fa il ragazzo decise di trasferirsi dalla natìa Vestfalia fin nel cuore di Berlino e non - p. es. - in qualche villaggio della Baviera: è nelle metropoli mondiali che il "nomade intellettuale" (per citare Oswald Spengler) riesce a esprimersi al meglio.
Il brano "The Days Are Long And Filled With Pain" dal suo album d'esordio Infinite Love Songs mi richiama alla mente una persona a me molto vicina che purtroppo è recentemente scomparsa (ciao, Andreas). E' stata questa la scintilla che mi ha avvicinato a Maximilian Hecker. Palesemente, nelle sue sad songs c'è l'eco dei poeti del Romanticismo tedesco. La scelta dell'inglese invece della lingua madre, comunque, è una caratteristica non trascurabile di questo artista: non lo ha fatto - o non solo - per motivi commerciali e/o di diffusione, ma perché effettivamente l'inglese si lascia meglio maneggiare del tedesco quando si tratta di esprimere dolore e sensazioni dolci, soprattutto in musica.

Prima di essere scoperto, Hecker faceva il busker, il musicista di strada. Era solito suonare cover degli Oasis. I suoi testi sono addirittura più semplici di quelli dei fratelli Gallagher (e dei Coldplay, e dei Travis, e di Jeff Buck, con il quale viene associato...). Eppure, tali composizioni lineari, quasi monocordi, riescono a ricoprire la funzione di "poesie in musica" pressoché perfette; "melodie parlate" che vertono più sulla nostalgia di morte che sull'amore; e sono non soltanto semplici ma spesso anche brevi, in ugual modo - appunto - dei versi di molti esponenti del Romanticismo.   
La sua voce, bellissima, è piena di pathos (senti come inspira consapevolmente prima di intonare "I'm Dying", le uniche parole che costituiscono la canzone "Dying", da Lady Sleep, che secondo me rimane il suo album migliore). Così tanto pathos è logico, in fondo: come detto, Maxi Hecker non canta tanto dell'amore, ma della morte, di un'innocente perdizione, della malinconia che molti di noi si portano appresso sin dalla nursery. E lo fa con irresistibile tenerezza.
 

 

 

Compilation ideale:

01. "Birch" (da Lady Sleep)
02. "I'll Be A Virgin, I'll Be A Mountain" (album omonimo)
03. "The Days Are Long And Filled With Pain" (da Infinite Love Songs)
04. "Infinite Love Song" (Infinite Love Songs)
05. "Daylight" (Rose)
06. "Anaesthesia" (Lady Sleep)
07. "Summer Days In Bloom" (Lady Sleep)
08. "Daze of Nothing" (Lady Sleep)
09. "Full of Voices" (Lady Sleep)
10. "Help Me" (Lady Sleep)
11. "Dying" (Lady Sleep)
12. "Polyester" (Infinite Love Songs)
13. "White" (Infinite Love Songs)
14. "Daylight" (Rose)
15. "My Love for You is Insane" (Rose)
16. "Rose" (album omonimo)

 

postato da: frankobrain alle ore 17:18 | link | commenti
categorie: musica, folk, soul, pop
sabato, 01 dicembre 2007

Morire a 27 anni. (Hit Parade)

27 anni sembra essere un'età fatale per molti musicisti. Ecco di seguito un'ideale compilation messa insieme sulla base dell'anno di morte delle singole star.


1. The Complete Recordings (Robert Johnson)    
Il pioniere del blues Robert Johnson morì nel 1938 dopo aver contratto la sifilide. La storia che lo vuole vittima di un avvelenamento da parte di un marito geloso è solo leggenda. 

2. Aftermath (The Rolling Stones)    
Il cofondatore degli Stones Brian Jones annegò nel 1969 dentro la sua piscina. Il caso rimane fino a oggi misterioso; c'è chi crede che Jones sia stato assassinato.

 3. Live at Monterey (Jimi Hendrix)    
Hendrix morì soffocato dal suo vomito nel 1970, dopo aver ingerito quantità ingenti di alcol e pillole.

4. Pearl (Janis Joplin)    
La cantante blues-rock Janis Joplin morì nel 1970 per overdose di eroina. 

5. Boogie With Canned Heat (Canned Heat)    
Il cantante e chitarrista dei Canned Heat Alan Wilson si suicidò nel 1970 ingerendo farmaci.

6. Best of (40th Anniversary) (The Doors)    
Jim Morrison, frontman dei Doors, spirò a Parigi nel 1971. Causa ufficiale del decesso: infarto. 

7. Ontinuous Performance (Stone The Crows)    
Il chitarrista degli Stone The Crows Les Harvey morì nel 1972 in seguito a una scossa elettrica. 

8. Workingman's Dead (Grateful Dead) 
Per il componente dei Grateful Dead Ron "Pigpen" McKernan furono letali l'alcolismo e la droga-dipendenza. Anno della sua dipartita: 1973.

9. Demons & Wizards (Uriah Heep)    
Il bassista degli Uriah Heep Gary Thain morì nel 1975 per overdose. 

10. Wish You Were Here (Badfinger)    
Pete Ham, chitarrista e cantante dei Badfinger, si suicidò nel 1975.

11. Wings at the Speed of Sound (Paul Mccartney & Wings)   
Jimmy McCulloch, chitarrista dei Wings, morì nel 1979 per infarto. Prima, McCulloch era stato un componente degli Stone The Crows (vedi più su).

12. Double Nickels on the Dime (Minutemen)    
Dennes Boon, cantante e chitarrista del gruppo punk Minutemen, morì nel 1985 in un incidente d'auto. 

13. Heaven Up Here (Echo & The Bunnymen)    
Il batterista di Echo & The Bunnymen Pete de Freitas morì nel 1989 in un incidente motociclistico. 
 
14. Nevermind (Nirvana)    
Kurt Cobain dei Nirvana si sparò nel 1994. 
 
15. Live Through This (Hole)    
Kristen Pfaff, bassista di Hole (la rockband capitanata da Courtney Love), morì di overdose nel 1994. 

                                                   Avevano tutti 27 anni...


postato da: frankobrain alle ore 15:21 | link | commenti (2)
categorie: musica, folk, rock, pop
venerdì, 02 novembre 2007

Leningrad Cowboys: 'la band che viene dalla Tundra'

                    

I Leningrad Cowboys sono una formazione di sballati rockers (sono spesso in dieci) dagli atteggiamenti punk e apparentemente russo-sovietici che danno il meglio di sé in covers di celebri pezzi riarrangiati con tanto di strumenti a fiato, cori russi e (nei tempi migliori) addirittura con l'apporto dell'Orchestra dell'Armata Rossa (ben 160 elementi).
Sono in realtà finlandesi, di Helsinki. Devono la loro popolarità a un fortunato film docu-surrealista di Aki Kaurismäki: Leningrad Cowboys Go America (1989; con la partecipazione di Jim Jarmusch).
Caratteristica: vestiti tipo Elvis èra Las Vegas, ciuffi extralong che si espandono inverosimilmente in orizzontale e altrettanto incredibili scarpe a punta da glamour di balera dell'Est.



Ovviamente sono eccellenti musicisti, e il trash è voluto. Chi non possiede almeno un loro maxi-CD non sa che cosa si perde.



Brani consigliati:
"Thru the Wire"  (dolcissima ballata; altro che gli Scorpions!)
"Sobre Dance" - Instrumental (con gli amp delle chitarre al massimo)
"Life Is A Bitch" - "Elämässä pitää olla runkkua"
"These Boots"
"Happy Together" (usato per la pubblicità Vodafone in Italia)
"Let's Work Together"
"Gimme All Your Lovin'" 



Tra i loro album migliori: Total Balalaika Show (1993), Leningrad Cowboys Go Space (1996), Terzo Mondo (2000) e il loro ultimo Zombies Paradise, appena uscito.


Altre infos: Homepage della band

                      
postato da: frankobrain alle ore 03:49 | link | commenti (1)
categorie: musica, folk, rock, pop , classica
martedì, 16 ottobre 2007

Flaco Jiménez

Mentre l'inverno avanza irrimediabilmente, non c'è nulla di meglio che sopperire alla crisi energetica affidandosi a dell'ottima musica tex-mex o tejano. Il mondo a sud del Rio Grande, quello del conjunto (un miscuglio di stili accomunati sotto un unico denominatore comune), del mariachi, della musica di confine norteño e... dei sombreri: ecco dove ci porta Leonardo "Flaco" Jiménez, "il re della fisarmonica". Nato a San Antonio, Texas, già a sette anni si esibì con suo padre Santiago Jiménez, noto come "il padre del conjunto".
Fin da sempre, "El Rey Del Accordeon" ha goduto di grande popolarità e riconoscimenti a iosa. Uno dei suoi migliori album (intitolato appunto El Rey Del Accordeon - Squeeze Box King; del 2003) ci dà la possibilità di conoscere l'essenza del conjunto: un misto di polka, bolero e rancheros. Stupende le canzoni che sono contenute in Squeeze Box King: "En El Cielo No Hay Cerveza (In Heaven There is No Beer)", il meraviglioso valzer "Prenda Del Alma" o l'affascinante "La Tormenta". Ma l'intero catalogo di Flaco Jiménez è notevole. Ricordiamo qui solo il brano strappa-sorrisi "Rosa Maria" (in Ay Te Dejo En San Antonio y Mas!, del 1990) e "Soy Chicano" (Como Amigos, 2003), canto che esprime l'insopprimibile fierezza dell'intera razza. Sono canzoni ormai stranote anche da questa parte dell'Atlantico. A volte, nei suoi tour, Flaco le canta non solo in spagnolo e inglese, ma persino in tedesco.



Anche uno dei fratelli di Leonardo "Flaco" Jiménez, Santiago Jiménez Jr., è un pregevole rappresentante del conjunto (più propriamente: tejano conjunto), stile che ha la sua casa-base a San Antonio e che conta tra i suoi esponenti Steve (Estebàn) Jordan - "il Jimi Hendrix della fisarmonica" - e gli ormai leggendari Texas Tornados (variante dei Traveling Wilburys, un "allstars team" formato dal compianto Doug Sham con l'apporto di Augie Meyers alle tastiere, Flaco Jeménez alla fisarmonica e Freddy Fender alla chitarra): per anni e anni, tutti ospiti fissi del Tejano Conjunto Festival che si tiene annualmente nella metropoli texana.



La nascita del tex-mex conjunto, che i chicanos chiamano semplicemente "conjunto" ("gruppo"), è stata raccontata da Steve Jordan a un giornale newyorkese: questo stile vide la luce quando gli immigrati messicani del Texas vennero a contatto con quelli tedeschi e cecoslovacchi, cominciando a celebrare insieme "beer parties".
Sia Flaco che Santiago Jiménez Jr. sostengono che furono il nonno e il padre i primi a ricoprire i tipici suoni mittel- e nordeuropei con la patina, le atmosfere e i ritmi del Messico. "Nostro nonno portava spesso papà a New Braunfels e nelle altre comunità di emigrati mitteleuropei sorte tutt'intorno a San Antonio. Laggiù, nella pittoresca Hill County, dove ancora oggi esistono queste enclavi, Patricio Jiménez e suo figlio Santiago ascoltavano i tedeschi esibirsi in polka, valzer e quant'altro. Ed ecco come nacque il conjunto."
Correvano gli Anni Trenta e Quaranta. Altro pioniere indiscusso del tex-mex fu Narciso Martinez, che formò quella che sarebbe divenuta la formazione tipica del conjunto: fisarmonica e bajio sexto (un basso acustico a dodici corde), cui si aggiunse ben presto il totoloche (contrabasso) e poi, negli Anni Cinquanta, la batteria e nei Sessanta il basso elettrico. 

Oggi esistono innumerevoli correnti di tex-mex (tejano e conjunto sono solo denominazioni generali). Santiago Jiménez Jr. ama suonare alla maniera tradizionale del padre. Invece nella musica di Flaco Jiménez si mischiano anche influenze rock e country, pur se Flaco non permetterebbe mai l'uso di sintetizzatori e steel guitars. Di tutti gli Jiménez, fu proprio Flaco a raggiungere statura mondiale, esibendosi negli Anni Settanta insieme a Doug Sahm (meglio conosciuto come leader del Sir Douglas Group, di cui si ricorda l'hit "Mendocino") ed entrando nella sfera d'influenza di stars del rango di Bob Dylan e Carlos Santana. Ry Cooder lo volle nell'equipe che contribuì a uno dei suoi album migliori: Chicken Skin Music. Da segnalare anche collaborazioni con Peter Rowan, Bob Dylan, Dr. John, i Rolling Stones e Buck Owens. Ma, a parte l'avventura con The Texas Tornados e l'altrettanto felice esperienza con un secondo supergruppo, Los Super Seven, per "il Magro" (è questo che significa Flaco; fu soprannominato cosi per meglio distinguerlo dai suoi fratelli), la vera apoteosi a livello internazionale giunse con lo studio-album Partners, una serie di duetti cui partecipano - tra gli altri - Stephen Stills, la stella del country Dwight Yoakam, John Hiatt, Linda Ronstadt, Emmylou Harris e i Los Lobos. Idea e produzione: Ry Cooder.


Partners 

Se vi piace il filone ispano-folk-rock tipo Los Lobos, non potete fare a meno di amare Flaco Jiménez, e in particolare questo suo disco, che è del 1992 ma ha un grande valore di ascolto anche oggi, anche perché vede il "Re del Conjunto" all'apice della carriera with a little help from his friends.
Si passa da guitarrón e mandolini (e la voce struggente, countryggiante di Stephen Stills) a fanfare da piazza e serenate eseguite, dopo una giornata in taverna, con il corazón in mano.
Quello con John Hyatt in "Across The Borderline" è il duetto migliore. La stupenda voce di Hyatt, "translata" nel caldo de El Norte (il Nord messicano), è la più adatta per valorizzare la melodia semplice e struggente del vagabondo.
Si passa poi da un pezzo strumentale (quasi uno Scherzo per chitarre e fisarmonica) a passaggi ondeggianti come gli stessi cactus nell'afa pomeridiana ("West Texas Waltz", cantata da Emmylou Harris). La lingua di "Carmelita" (Dwight Yoakum) non sembra neppure l'inglese; questa song evoca villaggi di un bianco accecante popolati da variegati peones. E poi... arriva un'ondata: addirittura un pop scatenato; ottima preparazione per la degna chiusura los-lobosiana.


Tracks
    
1. Change Partners  (with Stephen Stills) 
2. Marina   
3. Carmelita  (with Dwight Yoakum; cover di Warren Zeavon) 
4. El Puente Roto  (with Linda Ronstadt)
5. Across The Borderline  (with John Hyatt) 
6. Me Esta Matando (Originally Known As 'Plegaria Vallenata') 
7. The Girls From Texas (with Ry Cooder; partecipazione di Jim Keltner)
8. West Texas Waltz (with Emmylou Harris)
9. Las Golondrinas (canzone del padre)  
10. Eres Un Encanto (altra canzone del padre) 
11. Don't Worry Baby (with Los Lobos)

Ammirevole l'entusiasmo di David Hidalgo, che suona in quest'album il bajo sexto, il sax basso e la chitarra elettrica.
postato da: frankobrain alle ore 19:56 | link | commenti
categorie: musica, folk, rock, country, pop
mercoledì, 10 ottobre 2007

TV On The Radio

 

TV On The Radio ama le sperimentazioni. Sapendo che sono originari di Brooklyn, e più precisamente del quartiere di Williamsburg - senza dubbio attualmente la fucina più prolifica dell'universo pop -, comprendiamo meglio la loro originalità. Una classificazione della loro arte è impresa ardua: anzitutto il suono è quello del Terzo Millennio (niente canzonette alla Britney Spears, quindi), con molteplici richiami alla musica "che conta": si va dal blues al rock attraverso soul, doo-wop e boogaloo; una miscela avanguardistica degli stili più disparati... e la voce di Tunde Adebimpe richiama alla mente in qualche maniera il Peter Gabriel dei tempi dei Genesis. Non si tratta di progressive ma certamente di "art pop", con un lodevole investimento di cellule neuronali. 

Tunde e l'altro fondatore di TV On The Radio, il multistrumentista Dave Andrew Sitek, sono artisti tout court. Insieme dipingono, lavorano a progetti visuali (Dave ha frequentato la Film School nell'università di N.Y.) e fanno, appunto, anche musica - attività, quest'ultima, inizialmente secondaria.

 Dopo l'uscita del loro primo EP per l'etichetta Touch & Go Records nel 2003, il duo divenne un trio grazie all'entrata in scena di Kyp Malone (voce, chitarre, loops); e nel frattempo TV On The Radio è un quintetto...

Chi trova che la "normale" musica pop sia scialba e inappagante per l'intelletto, apprezzerà senz'altro questo gruppo. Dietro a effetti più o meno sofisticati come beats reiterantisi, riff chitarristici suonati all'incontrario ed echi "cinemascopici", si innalza tutta una serie di steccati che racchiudono il meglio della musicologia pop: Family Stone, Love... Brian Eno... ma "in nessun caso i Beach Boys!", ci tiene a far sapere Adebimpe. Non c'è da stupirsi che David Bowie sia un loro sostenitore. Nell'album Return to Cookie Mountain, il "White Duke" in persona ha prestato la sua voce per il track "Province".
L'"impegno politico" di Sidek e Adebimpe è tutto concentrato in una manciata di songs. Dovremmo però piuttosto parlare di impegno sociale. Nel 2004 scrissero e registrarono "Dry Drunk Emperor" dedicandolo alle vittime dell'uragano Katrina con queste parole:
"we ( tvotr ) were back in the studio thinking and feeling again and made this song for all our everybody... in the absence of a true leader we must not forget that we are still together.... hearts are sick ... minds must change ... it is our hope that this song inspires, comforts, fosters courage,and reminds us... this darkness cannot last if we work together. let us help each other... heal each other .... look after one another ... the human heart is our new capitol.... this song is for you.... us.....we....them... it is free. pass it on.  TO THOSE AFFECTED BY HURRICANE KATRINA : NEW YORK CITY'S HEART IS WITH YOU... STAY STRONG ! WE LOVE YOU . -tvotr"


Discografia:
OK Calculator (2002; Demo LP)
Young Liars (2003; Maxi-CD)
Desperate Youth, Blood Thirsty Babes (2004)
New Health Rock (2004; Maxi-CD)
Return to Cookie Mountain (2006)
Wolf Like Me (2006; Maxi-CD)
Live at Amoeba Music (EP; 2007)

Homepage ufficiale: http://www.tvontheradio.com

Referenze:
Liars; Yeah Yeah Yeahs; Radiohead; Thom Yorke; Oneida; Sonic Youth; Pere Ubu; The Good Good; Grizzly Bear; Diane Cluck; The Fall; Test Icicles

Da vedere:
il videoclip "Wolf Like Me"  (regia: Jon Watts)

 

postato da: frankobrain alle ore 20:30 | link | commenti (1)
categorie: musica, folk, rock, funk, blues, country, pop , jazz, hip hop