C'è anche The Palermo Shooting, il film di Wim Wenders girato nei vicoli del capoluogo siciliano, tra le diciannove opere in gara per la Palma d'Oro del 61esimo Festival di Cannes.
Dopo Il cielo sopra Berlino, Lisbon Story e la Cuba di Buena Vista Social Club, ecco dunque Palermo. "E' questa città, con i suoi misteri e il rapporto misterioso di vita e morte radicato nel suo substrato, che dà alla storia motivo di esistere" dice il 62enne (ma ancora capellone!) Wenders.
Nello scorso ottobre a Palermo si era visto Campino; non in qualità di frontman della band punk-rock Die Toten Hosen bensì come - appunto - attore! Andreas Frege (questo il suo vero nome) è infatti il protagonista della pellicola di Wenders.
"Ho scelto il capoluogo siculo perché è legato al ricordo di quando ero giovane: sono venuto qui nel 1968. Voglio che Palermo mi parli della sua storia per poi raccontarla." Questo è quanto il regista tedesco aveva dichiarato mesi fa, quando la sua improvvisa quanto inaspettata visita aveva piacevolmente sorpreso i palermitani.
Con il passare del tempo, sul progetto emersero via via nuovi particolari. E ora il film è approdato a Cannes. E' la storia del fotografo Finn (Campino), la cui vita va a pezzi e per questo decide di mollare ogni cosa e di scendere appunto fino in Sicilia, dove inizierà una nuova vita e avrà una storia d'amore elettrizzante con una restauratrice d'arte (Giovanna Mezzogiorno).
"Giovanna Mezzogiorno è stata un'illuminazione per me!" esclama il famoso regista a proposito della sua scelta della co-protagonista. "Durante il lavoro alla sceneggiatura, avevo appeso sul muro della mia camera d'albergo una riproduzione dell'Annunciazione, che avevo visto già a Palazzo Abatellis, e quell'immagine così spirituale circondata dal velo azzurro intenso mi ha subito convinto che l'interprete femminile avrebbe dovuto trasmettere la stessa anima. Giovanna è perfetta: ha la medesima spiritualità che emana dal celebre dipinto."
Tra i protagonisti ci sono inoltre Dennis Hopper e, nei panni di se stesso, Lou Reed.
"Non volevo l'ennesimo racconto di mafia, in quanto odio gli stereotipi. Il film è piuttosto centrato sul rapporto di vita e morte in una città che ha l'onestà di esporre le proprie ferite; un'onestà che purtroppo non riscontro in Berlino".
Il film è girato anche a Düsseldorf. "Sono dovuti passare quarant'anni prima che io abbia potuto dedicare qualche immagine filmica anche alla mia città natale!" osserva Wenders.
E' ormai la nona volta che il regista tedesco concorre a Cannes. Wenders è tra i preferiti in assoluto della Croisette, dove ha già vinto la Palma d’Oro nel 1984 con Paris, Texas (vincitore anche del Premio FIPRESCI e del Premio della giuria ecumenica), un altro FIPRESCI e la Palma per il miglior regista nel 1987 con Il cielo sopra Berlino e il Gran Premio della giuria nel 1993 con Faraway, So Close!. L’ultimo film che vi aveva presentato prima di Palermo Shooting era stato Non bussare alla mia porta (2005).
Campino invece non si è visto sulla Croisette. Il motivo: il 45enne cantante rock si è rotto un piede quando il Liverpool (suo club preferito) è stato eliminato dalla Champions League e lui, pieno di rabbia, ha dato un calcione a un cassonetto delle immondizie.
Era il tempo della tivù in bianco-e-nero quando lei ci fece innamorare cantando "Casa bianca", un brano di Don Backy. "Casa bianca", che in quel Festival di Sanremo del 1968 fu interpretata anche da Ornella Vanoni, arrivò al secondo posto.
Aveva una voce assolutamente unica e bellissima, un viso incantevole o - come si dice - "acqua e sapone" - e un fisico longilineo (Marisa giocava a pallacanestro in una squadra femminile di Cagliari). Nel "libro degli ospiti" del sito della cantante si può leggere una testimonianza di Sergio Endrigo:
<<Verso la fine del '67 chiedemmo a Marisa se aveva voglia di andare a Sanremo. Lei rispose che assolutamente non ci voleva andare. E così io andai a Cuba e Bacalov in Argentina. Quando tornammo, ci fu una sorpresa: Marisa andava a Sanremo con "Casa bianca". A me e a Bacalov la cosa non dispiaque affatto anche se la canzone era di Don Backy.
Ma un dirigente della Fonit-Cetra (non ricordo il nome) disse che per fare i produttori era necessario scivere le canzoni per l'artista. Era la Fonit-Cetra... E così chiudemmo il rapporto di lavoro con Marisa, ma io e lei diventammo amici.
Era il 1968, io vinsi a Sanremo con "Canzone per te" insieme a Roberto Carlos e Marisa arrivò seconda con la Vanoni.
Quando poi Marisa passò alla CGD, nel suo primo LP cantò delle mie canzoni del passato, compresa "Mani bucate" che cantò anche nel 2001 quando il premio Tenco mi fece un grande omaggio alla carriera. Lei cantò insieme a Paoli, Lauzi, Jannacci, Tosca, Cammariere, Caposela e altri.
Quando ero il produttore di Marisa, dal '66 al '67, un settimanale scandalistico pubblicò alcune foto mie e di Marisa dicendo che l'allieva era innamorata del maestro... Ma la settimana dopo Stop smentì la storia e tutto finì li.
Da poco è uscito il suo nuovo disco Nanas e Janas, è veramente bello.>>
L'ultimo suo lavoro (di prossima uscita) è Rosa de papel, recital-concerto dedicato alla vita e alla poesia di Federico Garcia Lorca, cui ha dedicato gli ultimi anni e presentato l'estate scorsa a Roma.
Una lunga carriera in breve
Marisa Sannia nasce a Iglesias (Cagliari) il 15 febbraio 1947. Ancora oggi è una delle cantanti più collezionate e ricercate. La personalità complessa ed i molteplici interessi sono testimoniati dall'attività agonistica (ancora giovanissima) nella squadra del Cus Cagliari, dove si mise in luce per le spiccate doti atletiche, doti che le permisero di diventare una delle migliori cestiste di quegli anni e di approdare alla nazionale maggiore.
Esordì nel mondo della musica leggera nei primi anni '60 insieme a I Principi, un gruppo di Cagliari con il quale si esibiva prima di intraprendere la carriera solista. L’occasione le fu offerta dalla partecipazione ad un concorso di voci nuove, nel 1965 ad Iglesias, dove si classificò seconda con il brano di Adamo “Perduto amore”. La svolta decisiva per Marisa Sannia fu un concorso indetto dalla Fonit Cetra, che le permise di ottenere un contratto con la casa discografica torinese di ben quattro anni. Sergio Endrigo e Luis Enriquez Bacalov ascoltando la voce della giovane interprete durante un'audizione, decisero di diventarne i produttori: il primo 45 giri fu “Tutto o niente” (il retro “Dai” fu composto da Bruno Canfora). Il debutto televisivo avvenne in occasione della trasmissione Scala reale nell'ottobre del 1966, dove la Sannia ottenne giudizi favorevoli sia dalla critica che dal pubblico. Seguirono altri successi come “Una cartolina”, ”Sono innamorata (ma non tanto)” e “Sarai fiero di me”, brano che ottenne il premio della critica discografica e che conquistò il terzo posto nella “sezione giovani” al Festivalbar del '67.
La televisione contribuì ben presto alla sua popolarità. Nel 1967 partecipò al programma condotto da Pippo Baudo Settevoci, dove vinse per sette puntate di seguito: il pubblico apprezzò oltre che la bella voce e la garbata espressività, anche la semplicità e il suo viso “pulito”. La consacrazione definitiva arrivò nel con il secondo posto del Festival di Sanremo raggiunto insieme a Ornella Vanoni con “Casa bianca”, il cui testo simboleggia le ambivalenze squisitamente adolescenziali, tra la paura/bisogno di crescere e il timore di abbandonare la sicurezza dell'infanzia. Il brano fu inciso anche dallo stesso autore - Don Backy - e, in francese, da Dalida, ma l'interpretazione della Sannia risultò la più apprezzata dal pubblico.
Le oltre 500mila copie vendute furono la conferma del grande riscontro ottenuto, sull'onda del quale la Fonit Cetra emise, nell'estate seguente, il suo primo 33 giri che, oltre a canzoni già precedentemente edite su disco singolo, conteneva diversi brani incisi per l'occasione. La crescente popolarità aprì a Marisa Sannia le porte del cinema, come spesso avveniva per i cantanti più celebri del momento. Girò da co-protagonista il film Stasera mi butto insieme a Giancarlo Giannini. Sul finire dell'anno incise “Io ti sento”, un brioso brano di Armando Trovajoli, colonna sonora della commedia di Dino Risi Straziami ma di baci saziami.
Il ‘68 si concluse con la partecipazione a due importanti manifestazioni: Il Festival internazionale di musica leggera di Venezia con il brano “Non è questo l'addio” e Canzonissima, dove Marisa Sannia, con “Una donna sola”, entrò nella rosa dei dodici semifinalisti. All'inizio del 1969 la cantante firmò un nuovo contratto discografico con la Cgd. Alla manifestazione Una canzone per l'Europa a Lugano, dove la Sannia rappresentava l'Italia, viene presentata “La compagnia”, di Mogol e Carlo Donida, che piacque anche a Lucio Battisti che successivamente la inserirà in un suo album (e che di recente è stata riproposta da Vasco Rossi).
Nello stesso periodo Marisa Sannia canta Sergio Endrigo e le sue canzoni e la finale di Canzonissima, dove presentò "La primavera", composta da Don Backy. Tra gli altri brani del 1969: “Una lacrima” - che riscosse un ottimo riscontro commerciale - e “La finestra Illuminata”, semifinalista della Canzonissima del '69-'70.
Al Festival di Sanremo tornò nel 1970 (in coppia con Gianni Nazzaro), nel 1971 (con Donatello) e l'ultima volta nel 1984 con "Amore, amore".
In seguito si affidò ancora una volta al duo Endrigo-Bacalov che composero per lei "La mia terra", quindi la partecipazione al 33 giri L'arca, raccolta di brani per bambini scritti da Vinicius De Moraes e, nel 1973, la pubblicazione di Marisa nel paese delle meraviglie, un disco con canzoni tratte dai film di Walt Disney. In questo stesso periodo la casa discografica Emi pubblicò il 45 giri "Un aquilone", il cui retro "Il mio mondo, il mio giardino" porta la firma di Francesco De Gregori, Amedeo Minghi e Edoardo De Angelis.
Dopo la musica e il cinema, Marisa Sannia intraprese un'altra esperienza artistica: il teatro. Il debutto avvenne nel 1973 con l'interpretazione di Giovanna D'Arco nel musical di Tony Cucchiara Caino e Abele, cui fece seguito Storie di periferia del 1975, sempre con la compagnia di Cucchiara e, nel 1995, Le memorie di Adriano, testo tratto da un racconto di Margherite Youcenar, insieme a Giorgio Albertazzi per la regia di Maurizio Scaparro.
Nel 1976 il debutto come cantautrice con l'album La pasta scotta mentre gli anni '80 si aprono con una piccola apparizione nello sceneggiato televisivo George Sand diretto da Giorgio Albertazzi, cui segue una partecipazione al film di Pupi Avati Aiutami a sognare con Mariangela Melato e Antony Franciosa.
L'amore per la poesia e la riscoperta delle radici linguistiche sarde la portano agli inizi degli anni Novanta ad accostarsi ad alcuni poeti sardi come Antioco Casula, Francesco Masala e Antonio Canu, sui testi dei quali elabora e compone melodie che danno vita a Sa oghe de su entu e de su mare ("La voce del vento e del mare", 1993), Melagranada (1997) e Nanas e Janas (2003).
Nell'ottobre del 2001 partecipa al tributo a Sergio Endrigo nell'ambito del Premio Tenco, dove accompagnata da due musicisti e dalla sua chitarra interpreta i brani "Mani bucate" e "Melagranada ruja". Negli ultimi anni Marisa Sannia ha dedicato il suo tempo allo studio di Federico Garcia Lorca, lasciando in eredità un lavoro di canzoni originali cantate in spagnolo che saranno pubblicate in Rosa de papel, un album postumo (curato graficamente dalla stessa cantante), che costituirà il suo testamento artistico e che ha anche avuto un'anteprima la scorsa estate al Malborghetto Roma Festival.
Eh sì, stavolta ci abbiamo messo molto a digerire la kermesse sanremese; tant'è vero che riusciamo a scriverne soltanto adesso.
Sanremo 2008 è stato il trionfo delle baggianate. Pippo Baudo, le due vallette ("una mora e una bionda": ancora!), la cosiddetta "giuria di qualità", molte delle stesse canzoni, il notaio stonato in collegamento satellitare... niente ci è realmente piaciuto. Uniche eccezioni: Piero Chiambretti e, tra gli ospiti, l'immensa Fiorella Mannoia.
Men che meno abbiamo però gradito il risultato finale. Far vincere un duo da musical che presenta una canzone della Nannini che è copia di copie e regalare un secondo posto alla Tatangelo che canta una composizione del maritino è stato veramente un colpo sotto la cintola! Ci si chiede che tipo di pubblico segue e soprattutto sostiene (con il ditino sulla tastiera del cellulare) questo programma. Tricarico non è stato votato nemmeno tra i primi dieci ed Eugenio Bennato ha acciuffato a malapena il decimo posto. A parte ogni cosa, molto dubbio il fatto che, per l'ordine di esibizione della serata decisiva, proprio questi due artisti (tra i nostri preferiti in assoluto) siano stati "sorteggiati" rispettivamente come ultimo e penultimo. Strange. Very strange.
Ad ogni modo, la votazione ci ha proprio buttati giù. Gradire un tipo di musica anziché un altro non è un fattore da prendere sottogamba. La musica non è solo "una questione di gusti", ma un atteggiamento verso la vita. Possibile che gli italiani siano davvero così indietro con l'educazione culturale, come suggerisce la graduatoria ufficiale di Sanremo 2008? Sad. Very sad.
La classifica di Topolàin
1) Tricarico: "Una vita tranquilla"
2) Eugenio Bennato: "Grande Sud"
3) Frankie hi-nrg mc: "Rivoluzione"
4) Amedeo Minghi: "Cammina cammina"
4) (a pari merito): Sergio Cammariere: "L'amore non si spiega"
Nella categoria "Giovani" ci sono oltremodo piaciuti Frank Head e il duo vincitore, i Sonhora.
(segnalazione da sottomondo edizioni)
salve a tutti
con la presente volevamo segnalarvi i seguenti concerti :
Sabato 12 Gennaio 2008 suoneranno a Ponzano Veneto, all'UBIK, i METAL MUSIC MACHINE, formazione di cui abbiamo pubblicato un Cd in collaborazione con Rustblade
(http://www.sottomondo.com/view.php?id=7956)
per tutte le info sul dove si terrà il concerto consultate il sito di
Ubik : http://ubiklab.altervista.org
anche del Teatro Satanico abbiamo pubblicato un paio di dischi (vedete: http://www.sottomondo.com/view.php?id=5505 +
http://www.sottomondo.com/view.php?id=7745)
anche loro suoneranno dal vivo il 02.02.2008 ad Este (PD), presso il
Sottosopra Rockzone, all'interno di un "Avantgarde Simposio" assieme a
MALATO e SPACE ALLIANCE
alleghiamo jpg del flyer:

PROMOZIONE IN CORSO
Poi, per gli interessati, vi ricordiamo che fino ad esaurimento scorte (od avviso contrario) continua la PROMOZIONE VHS, ovvero avrete l'opportunità di usufruire della spedizione in contrassegno senza spese
semplicemente aggiungendo al vostro ordine una VIDEOCASSETTA (potete interpretare questa come una opportunità di risparmiare sulle spese postali oppure per procurarvi degli articoli rari per un prezzo
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per meglio consultare la lista dei titoli disponibili inserite la parola chiave "VIDEOCASSETTA" nel motore di ricerca in alto a destra - la seguente offerta è valida SOLO PER GLI ISCRITTI in territorio
italiano e fino ad esaurimento scorte
ricordate di non preoccuparvi se nel carrello comparissero ugualmente le spese di spedizione in contrassegno anche nel momento che effettuavano un ordine aderendo alla promozione in corso, è normale che questa cosa accada nel carrello, in quanto il programma non distingue tra chi come voi è già iscritto alla newsletter e chi no
Nel momento dell'ordine il modulo riporterà sempre le spese di spedizioni, ma poi sarà nostra cura CONTROLLARE CHE L'ORDINE CI SIA STATO INVIATO DA UN ISCRITTO e quindi stornare dal modulo le spese di spedizione
cordiali saluti a tutti
e "buon resto dell'anno!"
a presto
sottomondo edizioni http://www.sottomondo.com
Ovvero: il grande ritorno delle sad songs
Il mondo "germanico" pullula di artisti quotati, ma da molti, troppi anni, il cantautorato è stato snobbato dalle grandi case discografiche (con esclusione dell'Austria - Georg Danzer, Wolfgang Ambros, STS, Ludwig Hirsch... - e della Svizzera, dove però imperversano elementi strettamente "regionali", in primis a livello idiomatico). Si sentiva, eccome, la mancanza di una voce come quella di Maxi Hecker, che esprime quel lato dell'anima tedesca che fa volentieri a meno di marcette e ballate scurrili. I suoi album hanno tutti un beat lento e quasi sempre è il pianoforte a farla da padrona.
Hecker è tedesco... ma non solo. E' il senso dell'universalità dei sentimenti che trionfa nei suoi dischi. Non a caso, anni fa il ragazzo decise di trasferirsi dalla natìa Vestfalia fin nel cuore di Berlino e non - p. es. - in qualche villaggio della Baviera: è nelle metropoli mondiali che il "nomade intellettuale" (per citare Oswald Spengler) riesce a esprimersi al meglio.
Il brano "The Days Are Long And Filled With Pain" dal suo album d'esordio Infinite Love Songs mi richiama alla mente una persona a me molto vicina che purtroppo è recentemente scomparsa (ciao, Andreas). E' stata questa la scintilla che mi ha avvicinato a Maximilian Hecker. Palesemente, nelle sue sad songs c'è l'eco dei poeti del Romanticismo tedesco. La scelta dell'inglese invece della lingua madre, comunque, è una caratteristica non trascurabile di questo artista: non lo ha fatto - o non solo - per motivi commerciali e/o di diffusione, ma perché effettivamente l'inglese si lascia meglio maneggiare del tedesco quando si tratta di esprimere dolore e sensazioni dolci, soprattutto in musica.
Prima di essere scoperto, Hecker faceva il busker, il musicista di strada. Era solito suonare cover degli Oasis. I suoi testi sono addirittura più semplici di quelli dei fratelli Gallagher (e dei Coldplay, e dei Travis, e di Jeff Buck, con il quale viene associato...). Eppure, tali composizioni lineari, quasi monocordi, riescono a ricoprire la funzione di "poesie in musica" pressoché perfette; "melodie parlate" che vertono più sulla nostalgia di morte che sull'amore; e sono non soltanto semplici ma spesso anche brevi, in ugual modo - appunto - dei versi di molti esponenti del Romanticismo.
La sua voce, bellissima, è piena di pathos (senti come inspira consapevolmente prima di intonare "I'm Dying", le uniche parole che costituiscono la canzone "Dying", da Lady Sleep, che secondo me rimane il suo album migliore). Così tanto pathos è logico, in fondo: come detto, Maxi Hecker non canta tanto dell'amore, ma della morte, di un'innocente perdizione, della malinconia che molti di noi si portano appresso sin dalla nursery. E lo fa con irresistibile tenerezza.
Compilation ideale:
01. "Birch" (da Lady Sleep)
02. "I'll Be A Virgin, I'll Be A Mountain" (album omonimo)
03. "The Days Are Long And Filled With Pain" (da Infinite Love Songs)
04. "Infinite Love Song" (Infinite Love Songs)
05. "Daylight" (Rose)
06. "Anaesthesia" (Lady Sleep)
07. "Summer Days In Bloom" (Lady Sleep)
08. "Daze of Nothing" (Lady Sleep)
09. "Full of Voices" (Lady Sleep)
10. "Help Me" (Lady Sleep)
11. "Dying" (Lady Sleep)
12. "Polyester" (Infinite Love Songs)
13. "White" (Infinite Love Songs)
14. "Daylight" (Rose)
15. "My Love for You is Insane" (Rose)
16. "Rose" (album omonimo)
27 anni sembra essere un'età fatale per molti musicisti. Ecco di seguito un'ideale compilation messa insieme sulla base dell'anno di morte delle singole star.
1. The Complete Recordings (Robert Johnson)
Il pioniere del blues Robert Johnson morì nel 1938 dopo aver contratto la sifilide. La storia che lo vuole vittima di un avvelenamento da parte di un marito geloso è solo leggenda.
2. Aftermath (The Rolling Stones)
Il cofondatore degli Stones Brian Jones annegò nel 1969 dentro la sua piscina. Il caso rimane fino a oggi misterioso; c'è chi crede che Jones sia stato assassinato.
3. Live at Monterey (Jimi Hendrix)
Hendrix morì soffocato dal suo vomito nel 1970, dopo aver ingerito quantità ingenti di alcol e pillole.
4. Pearl (Janis Joplin)
La cantante blues-rock Janis Joplin morì nel 1970 per overdose di eroina.
5. Boogie With Canned Heat (Canned Heat)
Il cantante e chitarrista dei Canned Heat Alan Wilson si suicidò nel 1970 ingerendo farmaci.
6. Best of (40th Anniversary) (The Doors)
Jim Morrison, frontman dei Doors, spirò a Parigi nel 1971. Causa ufficiale del decesso: infarto.
7. Ontinuous Performance (Stone The Crows)
Il chitarrista degli Stone The Crows Les Harvey morì nel 1972 in seguito a una scossa elettrica.
8. Workingman's Dead (Grateful Dead)
Per il componente dei Grateful Dead Ron "Pigpen" McKernan furono letali l'alcolismo e la droga-dipendenza. Anno della sua dipartita: 1973.
9. Demons & Wizards (Uriah Heep)
Il bassista degli Uriah Heep Gary Thain morì nel 1975 per overdose.
10. Wish You Were Here (Badfinger)
Pete Ham, chitarrista e cantante dei Badfinger, si suicidò nel 1975.
11. Wings at the Speed of Sound (Paul Mccartney & Wings)
Jimmy McCulloch, chitarrista dei Wings, morì nel 1979 per infarto. Prima, McCulloch era stato un componente degli Stone The Crows (vedi più su).
12. Double Nickels on the Dime (Minutemen)
Dennes Boon, cantante e chitarrista del gruppo punk Minutemen, morì nel 1985 in un incidente d'auto.
13. Heaven Up Here (Echo & The Bunnymen)
Il batterista di Echo & The Bunnymen Pete de Freitas morì nel 1989 in un incidente motociclistico.
14. Nevermind (Nirvana)
Kurt Cobain dei Nirvana si sparò nel 1994.
15. Live Through This (Hole)
Kristen Pfaff, bassista di Hole (la rockband capitanata da Courtney Love), morì di overdose nel 1994.
Avevano tutti 27 anni...








Dopo l'uscita del loro primo EP per l'etichetta Touch & Go Records nel 2003, il duo divenne un trio grazie all'entrata in scena di Kyp Malone (voce, chitarre, loops); e nel frattempo TV On The Radio è un quintetto... 