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martedì, 16 ottobre 2007

Flaco Jiménez

Mentre l'inverno avanza irrimediabilmente, non c'è nulla di meglio che sopperire alla crisi energetica affidandosi a dell'ottima musica tex-mex o tejano. Il mondo a sud del Rio Grande, quello del conjunto (un miscuglio di stili accomunati sotto un unico denominatore comune), del mariachi, della musica di confine norteño e... dei sombreri: ecco dove ci porta Leonardo "Flaco" Jiménez, "il re della fisarmonica". Nato a San Antonio, Texas, già a sette anni si esibì con suo padre Santiago Jiménez, noto come "il padre del conjunto".
Fin da sempre, "El Rey Del Accordeon" ha goduto di grande popolarità e riconoscimenti a iosa. Uno dei suoi migliori album (intitolato appunto El Rey Del Accordeon - Squeeze Box King; del 2003) ci dà la possibilità di conoscere l'essenza del conjunto: un misto di polka, bolero e rancheros. Stupende le canzoni che sono contenute in Squeeze Box King: "En El Cielo No Hay Cerveza (In Heaven There is No Beer)", il meraviglioso valzer "Prenda Del Alma" o l'affascinante "La Tormenta". Ma l'intero catalogo di Flaco Jiménez è notevole. Ricordiamo qui solo il brano strappa-sorrisi "Rosa Maria" (in Ay Te Dejo En San Antonio y Mas!, del 1990) e "Soy Chicano" (Como Amigos, 2003), canto che esprime l'insopprimibile fierezza dell'intera razza. Sono canzoni ormai stranote anche da questa parte dell'Atlantico. A volte, nei suoi tour, Flaco le canta non solo in spagnolo e inglese, ma persino in tedesco.



Anche uno dei fratelli di Leonardo "Flaco" Jiménez, Santiago Jiménez Jr., è un pregevole rappresentante del conjunto (più propriamente: tejano conjunto), stile che ha la sua casa-base a San Antonio e che conta tra i suoi esponenti Steve (Estebàn) Jordan - "il Jimi Hendrix della fisarmonica" - e gli ormai leggendari Texas Tornados (variante dei Traveling Wilburys, un "allstars team" formato dal compianto Doug Sham con l'apporto di Augie Meyers alle tastiere, Flaco Jeménez alla fisarmonica e Freddy Fender alla chitarra): per anni e anni, tutti ospiti fissi del Tejano Conjunto Festival che si tiene annualmente nella metropoli texana.



La nascita del tex-mex conjunto, che i chicanos chiamano semplicemente "conjunto" ("gruppo"), è stata raccontata da Steve Jordan a un giornale newyorkese: questo stile vide la luce quando gli immigrati messicani del Texas vennero a contatto con quelli tedeschi e cecoslovacchi, cominciando a celebrare insieme "beer parties".
Sia Flaco che Santiago Jiménez Jr. sostengono che furono il nonno e il padre i primi a ricoprire i tipici suoni mittel- e nordeuropei con la patina, le atmosfere e i ritmi del Messico. "Nostro nonno portava spesso papà a New Braunfels e nelle altre comunità di emigrati mitteleuropei sorte tutt'intorno a San Antonio. Laggiù, nella pittoresca Hill County, dove ancora oggi esistono queste enclavi, Patricio Jiménez e suo figlio Santiago ascoltavano i tedeschi esibirsi in polka, valzer e quant'altro. Ed ecco come nacque il conjunto."
Correvano gli Anni Trenta e Quaranta. Altro pioniere indiscusso del tex-mex fu Narciso Martinez, che formò quella che sarebbe divenuta la formazione tipica del conjunto: fisarmonica e bajio sexto (un basso acustico a dodici corde), cui si aggiunse ben presto il totoloche (contrabasso) e poi, negli Anni Cinquanta, la batteria e nei Sessanta il basso elettrico. 

Oggi esistono innumerevoli correnti di tex-mex (tejano e conjunto sono solo denominazioni generali). Santiago Jiménez Jr. ama suonare alla maniera tradizionale del padre. Invece nella musica di Flaco Jiménez si mischiano anche influenze rock e country, pur se Flaco non permetterebbe mai l'uso di sintetizzatori e steel guitars. Di tutti gli Jiménez, fu proprio Flaco a raggiungere statura mondiale, esibendosi negli Anni Settanta insieme a Doug Sahm (meglio conosciuto come leader del Sir Douglas Group, di cui si ricorda l'hit "Mendocino") ed entrando nella sfera d'influenza di stars del rango di Bob Dylan e Carlos Santana. Ry Cooder lo volle nell'equipe che contribuì a uno dei suoi album migliori: Chicken Skin Music. Da segnalare anche collaborazioni con Peter Rowan, Bob Dylan, Dr. John, i Rolling Stones e Buck Owens. Ma, a parte l'avventura con The Texas Tornados e l'altrettanto felice esperienza con un secondo supergruppo, Los Super Seven, per "il Magro" (è questo che significa Flaco; fu soprannominato cosi per meglio distinguerlo dai suoi fratelli), la vera apoteosi a livello internazionale giunse con lo studio-album Partners, una serie di duetti cui partecipano - tra gli altri - Stephen Stills, la stella del country Dwight Yoakam, John Hiatt, Linda Ronstadt, Emmylou Harris e i Los Lobos. Idea e produzione: Ry Cooder.


Partners 

Se vi piace il filone ispano-folk-rock tipo Los Lobos, non potete fare a meno di amare Flaco Jiménez, e in particolare questo suo disco, che è del 1992 ma ha un grande valore di ascolto anche oggi, anche perché vede il "Re del Conjunto" all'apice della carriera with a little help from his friends.
Si passa da guitarrón e mandolini (e la voce struggente, countryggiante di Stephen Stills) a fanfare da piazza e serenate eseguite, dopo una giornata in taverna, con il corazón in mano.
Quello con John Hyatt in "Across The Borderline" è il duetto migliore. La stupenda voce di Hyatt, "translata" nel caldo de El Norte (il Nord messicano), è la più adatta per valorizzare la melodia semplice e struggente del vagabondo.
Si passa poi da un pezzo strumentale (quasi uno Scherzo per chitarre e fisarmonica) a passaggi ondeggianti come gli stessi cactus nell'afa pomeridiana ("West Texas Waltz", cantata da Emmylou Harris). La lingua di "Carmelita" (Dwight Yoakum) non sembra neppure l'inglese; questa song evoca villaggi di un bianco accecante popolati da variegati peones. E poi... arriva un'ondata: addirittura un pop scatenato; ottima preparazione per la degna chiusura los-lobosiana.


Tracks
    
1. Change Partners  (with Stephen Stills) 
2. Marina   
3. Carmelita  (with Dwight Yoakum; cover di Warren Zeavon) 
4. El Puente Roto  (with Linda Ronstadt)
5. Across The Borderline  (with John Hyatt) 
6. Me Esta Matando (Originally Known As 'Plegaria Vallenata') 
7. The Girls From Texas (with Ry Cooder; partecipazione di Jim Keltner)
8. West Texas Waltz (with Emmylou Harris)
9. Las Golondrinas (canzone del padre)  
10. Eres Un Encanto (altra canzone del padre) 
11. Don't Worry Baby (with Los Lobos)

Ammirevole l'entusiasmo di David Hidalgo, che suona in quest'album il bajo sexto, il sax basso e la chitarra elettrica.
postato da: frankobrain alle ore 19:56 | link | commenti
categorie: musica, folk, rock, country, pop
mercoledì, 10 ottobre 2007

TV On The Radio

 

TV On The Radio ama le sperimentazioni. Sapendo che sono originari di Brooklyn, e più precisamente del quartiere di Williamsburg - senza dubbio attualmente la fucina più prolifica dell'universo pop -, comprendiamo meglio la loro originalità. Una classificazione della loro arte è impresa ardua: anzitutto il suono è quello del Terzo Millennio (niente canzonette alla Britney Spears, quindi), con molteplici richiami alla musica "che conta": si va dal blues al rock attraverso soul, doo-wop e boogaloo; una miscela avanguardistica degli stili più disparati... e la voce di Tunde Adebimpe richiama alla mente in qualche maniera il Peter Gabriel dei tempi dei Genesis. Non si tratta di progressive ma certamente di "art pop", con un lodevole investimento di cellule neuronali. 

Tunde e l'altro fondatore di TV On The Radio, il multistrumentista Dave Andrew Sitek, sono artisti tout court. Insieme dipingono, lavorano a progetti visuali (Dave ha frequentato la Film School nell'università di N.Y.) e fanno, appunto, anche musica - attività, quest'ultima, inizialmente secondaria.

 Dopo l'uscita del loro primo EP per l'etichetta Touch & Go Records nel 2003, il duo divenne un trio grazie all'entrata in scena di Kyp Malone (voce, chitarre, loops); e nel frattempo TV On The Radio è un quintetto...

Chi trova che la "normale" musica pop sia scialba e inappagante per l'intelletto, apprezzerà senz'altro questo gruppo. Dietro a effetti più o meno sofisticati come beats reiterantisi, riff chitarristici suonati all'incontrario ed echi "cinemascopici", si innalza tutta una serie di steccati che racchiudono il meglio della musicologia pop: Family Stone, Love... Brian Eno... ma "in nessun caso i Beach Boys!", ci tiene a far sapere Adebimpe. Non c'è da stupirsi che David Bowie sia un loro sostenitore. Nell'album Return to Cookie Mountain, il "White Duke" in persona ha prestato la sua voce per il track "Province".
L'"impegno politico" di Sidek e Adebimpe è tutto concentrato in una manciata di songs. Dovremmo però piuttosto parlare di impegno sociale. Nel 2004 scrissero e registrarono "Dry Drunk Emperor" dedicandolo alle vittime dell'uragano Katrina con queste parole:
"we ( tvotr ) were back in the studio thinking and feeling again and made this song for all our everybody... in the absence of a true leader we must not forget that we are still together.... hearts are sick ... minds must change ... it is our hope that this song inspires, comforts, fosters courage,and reminds us... this darkness cannot last if we work together. let us help each other... heal each other .... look after one another ... the human heart is our new capitol.... this song is for you.... us.....we....them... it is free. pass it on.  TO THOSE AFFECTED BY HURRICANE KATRINA : NEW YORK CITY'S HEART IS WITH YOU... STAY STRONG ! WE LOVE YOU . -tvotr"


Discografia:
OK Calculator (2002; Demo LP)
Young Liars (2003; Maxi-CD)
Desperate Youth, Blood Thirsty Babes (2004)
New Health Rock (2004; Maxi-CD)
Return to Cookie Mountain (2006)
Wolf Like Me (2006; Maxi-CD)
Live at Amoeba Music (EP; 2007)

Homepage ufficiale: http://www.tvontheradio.com

Referenze:
Liars; Yeah Yeah Yeahs; Radiohead; Thom Yorke; Oneida; Sonic Youth; Pere Ubu; The Good Good; Grizzly Bear; Diane Cluck; The Fall; Test Icicles

Da vedere:
il videoclip "Wolf Like Me"  (regia: Jon Watts)

 

postato da: frankobrain alle ore 20:30 | link | commenti (1)
categorie: musica, folk, rock, funk, blues, country, pop , jazz, hip hop
domenica, 22 luglio 2007

Gli Shocking Blue

Sono una sorpresa ancora oggi e vale la pena (ri)ascoltarli, anche se qualcuno li ha soprannominati "i Middle Of The Road in versione più rockeggiante".
Celebri tutt'al più per il loro superhit "Venus" del 1969, con il famoso riff di chitarra preso in prestito da "Pinball Wizard" degli Who, questi olandesi facevano quello che è stato definito "un pop psichedelico" sostenuto dalla stupenda voce della mezza-ungherese mezza-tedesca Mariska Veres, che a molti rammenta Grace Slick. E, in effetti, un'altra band a cui gli Shocking Blue furono associati erano i Jefferson Airplane: un paragone che calza loro a pennello molto più di quello con i M.O.T.R. ...  

Quasi ogni track da loro sfornato è una vera gemma, e non è un caso che i Nirvana decisero di fare la cover di un loro brano: "Love Buzz".

Gli Shocking avevano un suono molto particolare e inconfondibile, che scavalcava le barriere tra gli stili, barriere allora molto accentuate e di cui tenevano gran conto i critici e lo stesso pubblico. "Sally Was A Good Old Girl", per esempio, è un country, la dolce "Water Boy" si avvale degli arabeschi di un sitar, "Little Cooling Planet" è alquanto funky... ma, tutto insieme, è il tipico sound "azzurro scioccante" di questa band.

Non è difficile procacciarsi una loro raccolta. Se potete, ascoltate "I Love Voodoo Music", la sunnominata "Love Buzz" o lo scatenato rock di "Daemon Lover". Robbie van Leeuwen (chitarra e sitar), che scrisse quasi tutte le loro canzoni - compresi i testi -, è senz'altro da annoverarsi tra i migliori "songwriters" del mondo.

Il gruppo andò in tour negli States insieme a Ike & Tina Turner, Sly & The Family Stone e Three Dog Night; fu in Sud America, Indonesia, Giappone, Hong Kong... Ma nel 1974 finì per  sciogliersi, anche perché Robbie van Leeuwen si era stancato di fare da collante tra i singoli componenti e di sopportare la pressione della Elephant Pink, la loro label, che pretendeva almeno tre album all'anno.

La cantante Mariska Veres si dedicò quindi a una carriera solista, presentando brani in olandese, tedesco e inglese, ma ottenne un discreto successo unicamente in Olanda. Nel 1993 cercò di organizzare una reunion, ma gli altri ex componenti degli Shocking mostrarono scarso interesse e lei richiamò in vita il progetto con musicisti completamente nuovi. Per anni, i neoformati Shocking Blue parteciparono a numerosi festival di gruppi "Oldies". Mariska si dedicò a latere al blues, al jazz e alla musica tzigana. Non si sposò mai e, come ai vecchi tempi del "sex, drugs and rock'n'roll", condusse vita morigerata, non fumava e non beveva (la sua bevanda preferita era da sempre il tè...).

Di lei dobbiamo parlare purtroppo al passato, in quanto la leader degli Shocking Blue si è spenta il 4 dicembre 2006 all'Aja; aveva soltanto 59 anni. Paradossalmente, a ucciderla è stata un tumore: proprio lei, che non era mai caduta vittima dei vizi..

Veres fu la prima cantante europea a incarnare, nell'epoca del beat, l'ideale della giovane sexy, in grado di ammaliare con la sua voce sensuale milioni di fans. Emblema della sensualità vocale di quell'epoca fu  "Venus", che decretò il clamoroso successo della band, restando per oltre sei mesi nelle classifiche dei dischi più venduti in Europa e negli Stati Uniti. "Venus" è stata poi rifatta da altri gruppi ed è stata utilizzata spesso anche per spot pubblicitari.

 Discografia essenziale:

The Best of Shocking Blue

Shocking Blue - 20 Greatest Hits

Ink Pot / Attila (i loro primi 2 album su un CD)

Scorpio's Dance (1969)

At Home (1970)

Dream On Dreamer / Good Times (1973/75; 2 album su un CD)

 

                                                     Link di approfondimento:

The Shocking Blue Memorial Website

postato da: frankobrain alle ore 16:54 | link | commenti (2)
categorie: musica, folk, soul, rock, funk, blues, country, pop
domenica, 13 maggio 2007

'This machine kills fascists'

 Fino alla fine degli anni Novanta, si sapeva che Woody Guthrie ("the dust brother") aveva scritto circa un migliaio di canzoni: tutte quante sulla sua vecchia macchina da scrivere e tutte ispirate a fatti di cronaca, conversazioni udite per caso e pensieri che gli venivano quando era on the road. Un lascito abbastanza impressionante, il suo, e non solo quantitativamente... anche se, per far digerire il suo "socialismo" agli americani, lo si ricorda quasi esclusivamente come autore di "This Land Is Your Land" (un inno alla libertà che viene insegnato nelle scuole). Poi sua figlia Nora, dopo oltre quarant'anni di quasi-indifferenza per l'eredità paterna, prese ad esplorare i recessi della casa della madre Marjorie e scoprì centinaia e centinaia di nuovi testi che Guthrie non aveva avuto il tempo di trasformare in canzoni. Nora si mise dunque alla ricerca di un degno rappresentante del lascito paterno e si imbatté in Billy Bragg.
Già nel 1983, nell'album To Have And To Have Not, Bragg cantava:

"A 21 anni stai in cima all'immondezzaio,
a 16 eri il migliore della classe.
A scuola hai imparato soltanto
a diventare un buon lavoratore.
Anche se il sistema ha fallito,
cerca di non fallire tu."

Parole dure, rivolte alla politica neoliberale del governo Thatcher, che di lì a pochi anni rovinerà l'Inghilterra. Bragg, nato nel 1957 a Barking (Essex), dichiarò di essersi deciso a intraprendere la carriera di musicista appunto per colpa - o per merito - di Margaret Thatcher. Dopo aver visto un concerto dei Clash, fondò il proprio gruppo punk - i Riff Raff -, ma nel 1980 sorprese tutti arruolandosi volontario nell'esercito britannico ("Volevo guidare un carro armato!"). Dopo soli tre mesi gettò l'uniforme alle ortiche ("Le 175 sterline che dovetti pagare per ricomprarmi la libertà rappresentano i soldi meglio spesi dell'intera mia vita"). Quindi, armato di chitarra, amplificatore e testi pieni di rabbia, cominciò a suonare là dove poteva, fino a profilarsi ben presto come bardo della protesta anti-thatcheriana.

"Billy e Woody dicono le stesse cose e hanno lo stesso sense of humor..." spiega Nora Guthrie (sorella di Arlo).
E così Bragg: "Woody aveva il diavolo dentro, proprio come Robert Johnson. Capirlo probabilmente è più facile per un inglese che, come me, è nato negli anni Cinquanta. Woody poneva agli americani un sacco di domande alle quali loro non potevano rispondere. Non faceva compromessi. Li invitava a iscriversi al sindacato ('Join the Union!') e diceva cose del tipo: 'Come recita la Bibbia, il denaro deve essere equamente distribuito'..."
Dopo Pete Seeger, Bob Dylan e Bruce Springsteen (The Ghost of Tom Joad, uscito nel 1995, rimane il maggiore omaggio di Springsteen a Woody Guthrie), dunque è stato Bragg a profilarsi in qualità di accolito d'eccezione del "vagabondo comunista".
Il risultato? Mermaid Avenue, che ha recato a Bragg e alla band Wilco una nomination al Grammy Award.

 

"Well I'm walkin' down the track, I got tears in my eyes.
Tryin' to read a letter from my home."

(Woody Guthrie)
 
La filosofia radicale di Woody Guthrie si forgiò nelle disgrazie che portò con sé la Grande Depressione; dopo, il cantautore soffrì - e non poco - le vessazioni del maccarthismo. Woody Guthrie aveva il sospetto che sulla sua famiglia gravasse una maledizione, e forse era proprio così: cinque dei suoi otto figli morirono prematuramente, la casa dei genitori bruciò in circostanze misteriose, sua sorella Clara perì in un altro incendio, anche suo padre rischiò di morire in un ennesimo incendio, la sua prima moglie Nora divenne demente, lui stesso fu colpito dalla temibile Corea di Huntington (non senza prima però ustionarsi a un braccio, cosa che gli rese impossibile suonare la chitarra...)


E' uscito intanto l'omaggio di Bruce Springsteen a Pete Seeger. Si intitola We Shall Overcome: The Seeger Sessions. In compagnia di un esercito di ottimi collaboratori, Springsteen dà la sua interpretazione originale di 15 "traditionals", e non è difficile a volte sentire risuonare la voce di Guthrie between the lines...


In entrambi gli album dedicati al troubadour di Okemah (Oklahoma), Mermaid Avenue Vol. I e Mermaid Avenue Vol. 2, Bragg è accompagnato dai Wilco.

postato da: frankobrain alle ore 12:54 | link | commenti (1)
categorie: musica, folk, rock, country