Il 1° febbraio 2007, quando si spense in quel di Montecarlo, il grande Giancarlo Menotti aveva 96 anni. Il 7 luglio 2001, in occasione del suo 90° genetliaco, rivelò i suoi "tre segreti" di longevità: "Primo, mai imparare date a memoria, specie quelle storiche, io non so quella della scoperta dell'America, ma conosco benissimo l'America, che è molto più importante; secondo, amare molto i fiori, i loro profumi e colori, ma non imparare mai i loro nomi: si invecchia immediatamente; terzo, mai chiamare il medico, se non in casi estremi di vera necessità".
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Giancarlo Menotti è stato il compositore "italiano" moderno più rappresentato all'estero e anche tra i più corteggiati dalle istituzioni musicali statunitensi. Negli U.S.A. era emigrato con la madre nel 1928 dopo la perdita del padre, e, difatti, da più parti viene piuttosto considerato come un compositore americano di origine italiana. Produsse opere che preferiva sempre basare su propri libretti. Appena pochi anni fa, la sua Goya è stata data al teatro An der Wien, protagonista Placido Domingo. Ma divenne noto anche per altre attività. Innanzitutto la regia, fatta di intensa e nuda recitazione; e poi, come risaputo, l'istituzione del Festival dei Due Mondi, con cui lanciò nel mondo la struggente bellezza di Spoleto. La manifestazione spoletina riunì fin dall'inizio grandi artisti di ogni età e sesso, da Luchino Visconti al direttore Thomas Schippers, a Henry Moore come scenografo del Don Giovanni.
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Fu la madre a incoraggiarlo a scrivere canzoni già da bambino. All'età di 11 anni compose la sua prima opera lirica (musica e parole), dal titolo La morte di Pierrot. Nel 1923 si iscrisse al conservatorio Verdi di Milano, quindi seguì l'emigrazione. Completò gli studi al Curtis Institute of Music di Filadelfia sotto la guida di Rosario Scalero.
Il suo primo lavoro "maturo" fu l'opera buffa in un atto Amelia al Ballo, che vide il debutto nel 1937. Il successo di Amelia al Ballo gli portò diversi lavori su commissione da parte della NBC (National Broadcasting Company), per la quale compose The Old Maid and the Thief. Nel 1944 il primo balletto: Sebastian. Dopo il Piano Concerto del 1945, Menotti tornò alla lirica con The Medium, seguita a breve da The Telephone.
The Consul gli fece vincere il premio Pulitzer e il premio del New York Drama Critics Circle come migliore opera del 1954. Ma il suo lavoro più conosciuto (almeno negli Stati Uniti) è l'opera ad ambientamento natalizio Amahl and the Night Visitors, composta nel 1951 per NBC-TV e diventata un "longseller": ancora oggi viene messa in scena almeno cento volte all'anno.
Tutti i suoi libretti sono in inglese, con le eccezioni di Amelia al ballo, L'Isola di Dio e L'ultimo selvaggio, originariamente scritte nella lingua madre e poi tradotte (Amelia Goes to the Ball, The Island God, The Last Savage).
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"Menotti rischia molto nei soggetti, che soprattutto nel primo periodo trattano temi scabrosi (lo stato di polizia in The Consul, il fanatismo religioso in The Saint of Bleecker Street, la pazzia in Juana la loca, il Vietnam in Tamu-Tamu) con personaggi estremizzati, impegnati politicamente. Nel linguaggio musicale, se vuole, Menotti corre il rischio di non correre rischi, rendendo la musica accessibile a tutti." (Mark Stringer)
“Le atmosfere poetiche di Menotti rimandano al periodo crepuscolare, mischiato a un certo senso cinematografico tipicamente americano.” (Renzo Cresti)
“Altro che Chapparal, altro che vitamine. L’autentico prodigo è lui, Gian Carlo Menotti, aristocratico e sottile, elegantissimo, pieno di fascino nel suo pallore levigato, nella calma ironica e vagamente assente, nella sensualità dolce del vivere che ancora lo coinvolge, e gli fa bere champagne alle due del pomeriggio, davanti un piatto di gnocchi alla romana fatti in casa, talmente buoni che il maestro chiede il bis.” (Leonetta Bentivoglio)
"La scrittura di Menotti non è affatto priva di complessità e non ignora le tecniche compositive della modernità. Ma sarebbe sbagliato salvare la sua musica con il pretesto che essa sia nascostamente contemporanea. Perché in realtà un abisso separa Menotti dal modernismo e anche dal postmodernismo musicale. Per lui il canto e l´opera sono cose tremendamente serie e autentiche, da non snaturare con intellettualismi." (Alberto Bosco)
"Sul perché il compositore italo-americano abbia scelto Spoleto come sede di un festival, dopo aver visitato decine e decine di paesi dell’Italia centrale e settentrionale (fra le candidate più sicure sembravano in un primo momento Orvieto e Todi), è materia di varie supposizioni, ma le versioni conclusive sono abbastanza concordi. Innanzitutto a Spoleto c’erano due gioielli di teatri: il Nuovo e il Caio Melisso oltre alla possibilità di riadattare molti altri spazi. Né era elemento trascurabile il fatto che la cittadina umbra fosse una delle più belle d’Italia, che la sua piazza del Duomo si presentasse come un gioiello di architettura europea e avesse conservato negli anni tutto il suo 'silenzio' e incanto medioevali.” (Ettore Zocaro)
“Scrisse Herman Hesse alla moglie (la lettera è datata 28 aprile 1911): ‘Spoleto è la scoperta più bella che ho fatto in Italia… c’è una tale ricchezza di bellezze pressoché sconosciute, di monti, di valli, foreste di querce, conventi, cascate’. Lo scrittore tedesco colse quello che è il fascino della compenetrazione fra bellezze storico-artistiche e natura, su cui puntò certamente Gian Carlo Menotti quando nel 1958 lanciò il Festival dei Due Mondi. Menotti ha saputo, in un’età ancora non globalizzata, affermarsi con la qualità degli spettacoli di danza, le mostre d’arte e soprattutto i concerti. E coniugando la cultura con il fascino della natura e dell’arte – affascinare appunto il Nuovo Mondo che contava." (Alessandro Santi)
Ascolta il Concert for Violin and Orchestra (1952) di G. Menotti
Autogoal di Povia

E' stata la volta dei duetti dei Big e Povia ha sprecato tutto con una mostra di quadretti volanti (che peraltro non si sono visti bene) e il banale cartello "Serenità è meglio che felicità". Asserzione tra l'altro reazionaria, in un periodo di ronde notturne.

Alla "serenità" provocatorio-compromissoria di Povia preferiamo la "Sincerità" di Arisa, vincitrice della Categoria Nuove Proposte. A volte le favole accadono e i brutti anatroccoli si impongono sui presunti cigni.

Bonolis si è nuovamente dimostrato un eccellente intrattenitore e ha spesso dovuto improvvisare a fronte di una scaletta non proprio perfetta.
Eliminati tra i Big: Dolcenera e i Gemelli Diversi. Ingiustamente! I brani di Albano e Sal Davinci (soprattutto il primo) non dicono niente di più o di meglio, così come non vedo cosa ci sia di tanto speciale ne "La forza mia", che Carta (mi perdonino i suoi fans) ha cantato insieme ai Tazenda. Comunque, queste sono le regole e ormai il dado è tratto. Dolcenera e i Gemelli Diversi venderanno sicuramente molti dischi: che ciò sia loro di consolazione!

Rivelazione della serata: Ivan Olita, di padre russo e madre italiana. Simpatico, sveglio e furbo (ha capito che in fondo non ci vuole molto per fare bella figura sul palco dell'Ariston). Io gli affiderei fin da subito la conduzione di Sanremo 2010, così svecchiamo un po'.
Hans Werner Henze, l'82enne compositore marxista che vive in una villa sui Colli Romani, deve difendersi dall'accusa di aver fatto parte della NSDAP, il partito nazionalsocialista. Esiste infatti una lista in cui compaiono il suo nome e il suo numero di appartenenza alle Camicie Brune.
Molti giganti della vita spirituale della Bundesrepublik si sono ritrovati, spesso in tempi recenti (e dunque ad età avanzata), a doversi confrontare con i loro trascorsi "hitleriani": da Günter Grass a Martin Walser, da Siegfried Lenz a Walter Jens... per citare solo i più noti.
Gli studiosi stanno raccogliendo le prove che il nazismo, quando era prossimo alla rovina finale, reclutò masse di giovani nati nel 1926/27; in alcuni casi, bastava la firma di uno dei genitori. E' il caso di Henze. Di anima sensibile, l'allora diciottenne soffriva sotto l'autoritario padre Franz, che era un convinto nazista. E fu questi ad apporre la firma per lui.
Al contrario di tanti altri della sua generazione, che per decenni hanno vissuto con una sorta di "amnesia", Henze non ha mai taciuto di essere stato reclutato. Ma già allora era un oppositore del regime, anche se più per odio verso la figura paterna che per concreti motivi politico-ideologici. Diversamente da Grass, non manovrò mai le "Flak", l'artiglieria che avrebbe dovuto respingere le truppe Alleate e abbattere gli aerei nemici. E' documentato che gli fecero frequentare una scuola per panzer-radiografisti e che partecipò a una curiosa missione come soldato-attore per film propagandistici destinati ai cinegiornali (si fingevano vittoriose azioni di guerra sul fronte orientale).
I lati oscuri del passato "bruno" sono già ampiamente trattati nell'autobiografia Memoirs of an Outsider. Inoltre, a parlare a favore del compositore c'è il profondo antimilitarismo che risalta dalla sua opera così come dalla sua vita pubblica. Non solo in musica, ma anche in molti simposi Henze è intervenuto a favore della pace, della giustizia e della solidarietà tra gli uomini.
Hans Werner Henze emigrò nel 1953 nell'amata Italia per protestare contro l'omofobia, il dogmatismo diffuso negli ambienti culturali e le ingiustizie sociali della Germania del dopoguerra. Fu sempre un solitario e un po' rifiutò l'avanguardia musicale degli Anni Cinquanta (Nono, Boulez, Stockhausen), un po' venne emarginato da essa. Entrò a far parte del Partito Comunista Italiano subito dopo essere arrivato nel nostro Paese. A Ischia abitò insieme alla poetessa austriaca Ingeborg Bachmann; la loro fu una relazione "casta", essendo Henze un omosessuale dichiarato. In politica appoggiò il socialismo di Cuba e, quando Rudi Dutschke (celebre bandiera del Sessantotto) venne ferito, lui lo accolse nel suo refugium a Marino. Fece campagna elettorale per il socialdemocratico Willy Brandt e la sua Nona Sinfonia, suonata in pubblico la prima volta nel 1997, è dedicata "agli eroi e martiri dell'antifascismo tedesco".
Le opere più significative di Henze
1951: Boulevard Solitude, dramma lirico (una variante della Manon Lescaut)
1956: König Hirsch (Il Re Cervo), opera in tre atti ispirata a una fiaba di Carlo Gozzi
1960: Der Prinz von Homburg (Il Principe di Homburg), messa in musica del dramma di Kleist
1961: Elegie für junge Liebende (Elegia per giovani amanti), opera in tre atti
1968, 1971: Das Floß der Medusa (La zattera di Medusa), oratorio
1976: We Come to the River, opera in due atti
1983: Die englische Katze (Il gatto inglese), opera in due atti
1989: Das verratene Meer (Il mare tradito), dramma ad ambientazione giapponese
Come librettisti Henze si è servito tra gli altri di Ingeborg Bachmann, Wystan Hugh Auden e Hans Magnus Enzensberger. Per una delle sue ultime e più acclamate opere, ovvero L'Upupa (2000-03), ha scritto lui stesso il testo.
Tra le numerose composizioni del suo catalogo si contano anche dieci sinfonie, musica da camera, balletti, corali, sonate, ecc. Notevoli le sue Voices (1973), una raccolta di 22 canzoni (da "Los poetas cubanos ya no suerñan", su testo di Hernan Padilla, passando per Brecht, Mario Tobino e Ho Chi Minh fino a "Das Blumenfest", di Enzensberger) per mezzo soprano, tenore, 15 strumentalisti, vari impianti elettronici e 70 strumenti da tutto il mondo. Voices fa uso di frammenti radiofonici, di un discorso di John F. Kennedy e di un estratto della Seconda Sinfonia di Sibelius.
Al via una rassegna “Dalle Nuove Musiche Al Suono Mondiale” più attenta alle avanguardie elettrojazz che all'ambito puramente world.
La 19sima edizione del festival torinese organizzato da "Musica 90" inizierà con la Matthew Herbert Big Band al Teatro Colosseo l'11 ottobre.
Poi, il 22, sempre al Colosseo, sarà la volta del Kronos Quartet, che proporrà il suo concerto di rilettura dei classici del Novecento spaziando da Jimi Hendrix a Sigur Rós, attraverso Thelonious Monk e Ornette Coleman fino a varie schegge pop.
Il 30 al Teatro Valdocco ci sarà Jon Hassell, tra i padrini del minimalismo, accompagnato dal trio Maarifa Street, progetto con cui ha già inciso Magic Realism 2, ideale proseguimento di un progetto di cui lui stesso aveva smarrito le tracce dopo l'uscita del primo volume, nel 1983. Rivolti spiritualmente a Oriente, Peter Freeman, Dino J.A. Deane e Pedram Khavarzamini supporteranno tromba e tastiere del leader in una serata cui si potrà assistere con 15 euro.
Il duo femminile svedese Midaircondo, che incrocia elettronica soft, strumenti e voci, ha già conquistato fama sufficiente per partecipare al Sonar di Barcellona. I Midaircondo saranno al Cavallerizza Reale il 14 novembre.
Il 20 novembre allo Spazio 211 ci sarà Angel, trio finnico-tedesco in cui convergono esperienze maturate nei marchi Pan Sonic e Schneider TM.
Infine, il 4 dicembre al Teatro Valdocco, si esibiranno Asif Ali Khan & Party, formazione pakistana di area sufi guidata dal cantante cui molti conferiscono l'eredità dello scomparso maestro Nusrat Fateh Ali Khan.
Sabato 11 ottobre - ore 21.00
Teatro Colosseo - Poltronissima € 25, Poltrona € 21, Galleria € 18
THE MATTHEW HERBERT BIG BAND
(Uk)
Mercoledì 22 Ottobre - ore 21.00
Teatro Colosseo - Poltronissima € 25, Poltrona € 21, Galleria € 18
KRONOS QUARTET
(Usa)
Giovedì 30 Ottobre - ore 21.00
Teatro Valdocco - Posto unico €15
JON HASSELL and MAARIFA STREET
(U.S.A.)
Venerdì 14 Novembre - ore 21.00
Cavallerizza Reale - Posto unico €12
MIDAIRCONDO
(Svezia)
Giovedì 20 Novembre - ore 21.00
Spazio 211 - Posto unico €12
ANGEL
(Germania/Finlandia)
Giovedì 4 Dicembre - ore 21.00
Teatro Valdocco - Posto unico €15
ASIF ALI KHAN & PARTY
(Pakistan)
Prevendite: Punto Info Piemonte di piazza Castello, angolo via Garibaldi. Informazioni: "Musica 90" è raggiungibile al sito www.musica90.net e al numero telefonico 011/4343333.
"La musica è il mezzo che mi aiuta ad avvicinarmi in modo realistico all'utopia".
(Florian Fricke, 1944-2001)
Fricke nacque il 23 febbraio 1944 in una cittadina sul Lago di Costanza, e più precisamente a Lindau, sul confine austro-svizzero. Iniziò a suonare il pianoforte a sette anni e, dopo gli studi al Conservatorio di Friburgo, lavorò come critico musicale e cinematografico per la Süddeutsche Zeitung, Der Spiegel e la Neue Züricher Zeitung. Mentre si ingegnava a girare alcuni corto- e mediometraggi, divenne amico dell'allora aspirante regista Werner Herzog. Fricke partecipò al primo film ufficiale di Herzog, Segni di Vita (Lebenszeichen): come assistente tecnico e come attore, nel ruolo di un soldato che suona Chopin.
Di lui esistono poche fotografie, tanto era schivo. Una delle poche che fece inserire nelle copertine dei primi album lo ritrae durante un concerto in posa contemplativa.
E "contemplativa" è proprio l'aggettivo più adatto per descrivere la musica del gruppo formatosi intorno a questo notevole rappresentante della moderna avanguardia.
Il luogo era Monaco di Baviera e l'anno il 1969 quando, ad opera di Florian Fricke (tastiere), Holger Trülzsch (drums) e Frank Fiedler (sintetizzatore), nacquero i Popol Vuh. Fricke, appassionato di culture e religioni antiche, scelse come nome quello del libro sacro degli indiani Quiché del Guatemala.
[N.B.: c'è anche un gruppo progressive norvegese che scelse di chiamarsi così, e questa circostanza provocherà una certa confusione almeno fino al 1975, quando Florian Fricke minacciò di ricorrere a vie legali contro i "colleghi" nordeuropei. Questi altri Popol Vuh (autori, almeno ad inizio carriera, di un interessante rock psichedelico con influenze genesiane), riconobbero di essere "arrivati secondi" e si ribattezzarono Popol Ace.]
Amante della musica elettronica, Fricke fu uno dei primi a voler sfruttare le potenzialità del moog, che allora pochissimi possedevano non solo perché costava una fortuna ma anche perché assai ingombrante.
L'LP del debutto, Affenstunde, che i Popol Vuh pubblicarono nel 1971 per la Liberty (al tempo la label tedesca più progressiva - basti pensare che aveva sotto contratto Amon Düül II e CAN), consisteva in "Kosmische Musik" mista a percussioni etniche. A produrre l'album furono l’americano Gerhard Augustin (titolare della Liberty) con la moglie di Florian, Bettina, responsabile anche della maggior parte delle scelte grafiche nelle copertine dei dischi.
In Germania c'erano già diversi folletti siderali, tutti figli putativi di Karlheinz Stockhausen (Ash Ra Temple, Klaus Schultze, Tangerine Dream, i suddetti Amon Düül, e inoltre Jane, Neu!...), tuttavia i Popol Vuh si differenziavano per la componente misticheggiante. Se il loro tipo di musica rientrava nel Krautrock, ciò accadeva solo per via della locazione geografica. In realtà nel loro caso non si può parlare nemmeno di rock. Le sperimentazioni sonore dei Vuh sembrano scaturire da una cattedrale sotterranea; come Haydn in un concerto onirico di formiche tibetane.
Anche il secondo disco - In den Gärten Pharaos; per l'etichetta OHR-Pilz - ricorda perlopiù i Tangerine Dream dell'èra Alpha Centauri / Zeit (cosa che non deve sorprendere, dato che fu proprio Fricke a "presentare" il Moog III ai Tangerine, suonandolo come guest player in Zeit) o, come nota Piero Scaruffi, i Pink Floyd di A Saucerful of Secrets (soprattutto nel secondo dei due lunghi brani, "Vuh", registrato nella cattedrale di Baumburg).
Subito dopo i suoni diventano più eterei, gli accordi celestiali, in un'unità di antico e moderno, di sacro e profano. Fricke rinuncia all'elettronica. "Non voglio usare il sintetizzatore per riprodurre la musica religiosa cristiana" spiegherà in un'intervista del 1972. "Pur tuttavia, la nostra non può essere definita 'musica da chiesa', a meno che non consideriate il corpo come un tempio sacro e le orecchie come porte". Con lui ora collaborano il chitarrista/percussionista Daniel Fichelscher (ex Amon Düül II; Fischelscher parteciperà a oltre una dozzina di incisioni dei Popol Vuh) e la soprano coreana Djong Yun. Testi e suoni si ispirano non solo a passi della Bibbia e di altri testi sacri delle religioni mondiali, ma anche a visioni dei popoli dell'Himalaya e ai canti dei Curdi della regione dell'Eufrate.
La svolta minimalistica è segnata da Hosianna Mantra, a base di pianoforte (Fricke), violino (Fritz Sonnleitner), oboe (Robert Eliscu), chitarra (Conny Veit) e tamboura (Klaus Wiese). Come suggerisce il titolo, è un album in cui si fondano miti orientali e leggende cristiane.
Il successivo Seligpreisung (Kosmische Musik, 1973) approfondisce lo studio intorno alle possibilità dei mantra pur avvalendosi di estratti dal Vangelo di Matteo, condendo la formula con maggiore dinamismo e un tocco di psichedelia grazie agli assoli di Fichelscher.
Quindi è il turno di un’altra opera miliare a titolo Einsjäger & Siebenjäger (1974, per l’italiana PDU e per la tedesca Kosmische Musik), con veri e propri inni alla gioia ("King Minos") e ambiziose composizioni bagnate nel lago di un progressive mai fine a se stesso (i venti minuti della traccia di chiusura che dà il titolo all'album).
Con il successivo Das Hohelied Salomos (United Artist, 1975) si mettono in musica alcuni dei Salmi del Re Salomone. E' l'album in cui si registra il ritorno della soprano Yun. La proto-world-music di Fricke si inabissa nelle atmosfere di epoche e paesaggi remoti con l'ormai sperimentato connubio tra grandiosità wagneriana e momenti di raccoglimento meditativo (un rigore giustificato dalla sua passione per il medioevo e per il misticismo di origine soprattutto asiatica). In questo periodo il Nostro si decide a vendere il gigantesco e ormai inutilizzato moog modulare all’amico Klaus Schulze, che, come sappiamo, ne farà buon uso.
Il primo concerto all'estero dei Popol Vuh avviene a Milano nel 1976. E' anche l'anno dell'uscita di Letzte Tage - Letzte Nächte (United Artists), con il quasi-pop ritmato della titletrack cantato da Renate Knaup degli Amon Düül II, e Yoga, registrazione di due jam sessions con musicisti indiani, pubblicata dall’italiana PDU dapprima illegalmente e poi ufficializzata (è riscontrabile infatti nel catalogo della band).
Dal 1978 il gruppo torna sotto la supervisione di uno dei loro primi scopritori, il produttore Augustin. Ma Fricke, già allora amareggiato nei confronti del mondo discografico, guadagna uno scampolo di indipendenza mettendosi a comporre colonne musicali insieme a Fiedler e intraprendendo con lui e altri amici fidati viaggi intorno al mondo.
Brüder Des Schattens, Söhne Des Lichts (Brain, 1978) sarà il punto di partenza per la realizzazione della colonna sonora del Nosferatu di Herzog. L’omonima suite d’apertura è forse uno degli episodi più ispirati e riassuntivi di tutta la discografia frickiana: paesaggi metafisici e spaziali vengono solcati dal pathos primordiale proprio di tutti gli umani. Il passo successivo è l’oscuro e, sì, depressivo Die Nacht Der Seele - Tantric Songs (Brain, 1979), nel quale alcuni intravedono le prime stanchezze compositive dell'ensemble e del suo leader. Grazie alla magniloquenza delle cento voci della Corale dell’Opera Bavarese, Sei Still, Wisse Ich Bin (‘81, per la Innovative Communication di Schulze) fa sperare a un secondo decennio ricco di opere memorabili. Purtroppo il successivo Agape-Agape (Uniton, 1983) porgerà il fianco alle accuse di manierismo spirituale. Si tratta di composizioni indianeggianti poco brillanti, buone giusto per esercizi di yoga casalingo: insomma, proprio quella New Age che Fricke sconfessò fin dall'inizio. Spirit Of Peace (Cicada, 1985) e For You And Me (Milan, 1991) seguono la stessa linea. Sono dischi in tutti i sensi lenti, sia pure immersi in una certa solarità bucolica.
A metà degli Anni Novanta c'è un'impennata, una sorta di come back non privo di fascino, con City Raga, album che utilizza l'angelica voce di Maya Rose, un'esperta delle tecniche di respirazione originaria dello Yucatan.
A questo punto inizia l'èra della "modernizzazione": nella musica dei Popol Vuh subentrano i suoni dell'universo techno, per via anche dell'apporto del nuovo componente, il tastierista Guido Hieronymus. Nel 1999 l'ultimo album: Messa di Orfeo (Spalax, 1999), risultato di uno spettacolo multimediale al festival d’Arte Contemporanea di Molfetta (Bari), con il recitato dell’attrice Guillermina De Gennaro e una serie di improvvisazioni d’atmosfera che inseguono utopiche estasi.
Il resto della discografia consiste in raccolte e in alcuni "mix" ad opera di Gerhard Augustin. Un posto di merito, in questa lista, occupano le colonne sonore per i film herzogiani.
Si parte con Aguirre, furore di Dio (il disco porta il titolo Aguirre; 1976, Cosmic Music), nel quale l'eternamente spiritato Klaus Kinski, "pallino" del regista bavarese, si cala in maniera naturale nell'identità di un caposoldato folle. Dopo è la volta del documentario La grande estasi dell’intagliatore Steiner, la cui colonna sonora non è mai stata ufficialmente pubblicata su CD. Vediamo indi un Florian che già mostra i segni dell'invecchiamento fisico apparire personalmente nella pellicola L’enigma di Kaspar Hauser, vestendo i panni di un pianista cieco in una lacerante interpretazione dell’Agnus Dei.
La collaborazione tra il regista e il compositore prosegue con Cuore di vetro (Herz aus Glas; 1976), Nosferatu (1978), lo stupendo Fitzcarraldo (1979), Cobra Verde (1990) e Grido di Pietra (Cerro Torre: Schrei aus Stein; 1991).
Tra queste, Nosferatu è sicuramente l’opera più riuscita per quanto riguarda la simbiosi tra le immagini del film e lo stupore estatico di una musica mai, per fortuna, didascalica.
Con la precoce morte di Florian Fricke avvenuta il 29 dicembre 2001 a causa di complicazioni dopo un infarto, termina la storia dei Popol Vuh; ma il seme delle loro idee prosegue a germogliare. Non è New Age; non è vera e propria World Music. "Chiamatela, se preferite, musica per lo spirito."
POPOL VUH - Discografia essenziale
1970 Affenstunde (Liberty, Ger)
1971 In den Gärten Pharaos (Pilz, Ger)
1972 Hosianna Mantra (Pilz, Ger)
1973 Seilegpreisung (Kosmische Musik, Ger)
1974 Einsjäger & Siebenjäger (Kosmische Musik, Ger)
1975 Das Hohelied Salomos (United Artists, Ger)
1976 Letze Tage - Letze Nächte (United Artists, Ger)
Yoga (PDU, Ita)
1979 Die Nacht Der Seele - Tantric Songs (Brain, Ger)
1981 Sei Still, Wisse Ich Bin (Innovative Communication, Ger)
1982 Agape–Agape (Uniton, Nor)
1985 Spirit Of Peace (Cicada, Nor)
1991 For You & Me (Milan, Fra)
1995 City Raga (Milan, Fra)
1997 Shepherd's Symphony (Mystic Records, UK)
1998 Messa di Orfeo (Spalax, Fra)

Soundtracks, soundtrack-compilations
1974 Aguirre (OHR, Ger)
1976 Herz Aus Glas - Coeur De Verre (Brain, Ger)
1978 On The Way To a Little Way - Nosferatu (Egg, Fra)
Brüder Des Schattens - Söhne des Lichts (Nosferatu) (Brain, Ger)
1982 Fitzcarraldo (Pilz, Ger)
1987 Cobra Verde (Milan, Fra)
1993 Best of Popol Vuh – From Films of W.H. (Milan, Fra)
1994 Movie Music (Weltbild Verlag, Ger)
1996 Soundtracks from Werner Herzog (3 cd box) (Spalax, Fra)
2005 Coeur de Verre (SPV, USA)
Dove il cielo si nasconde dietro monili di mille stelle,
dietro la polvere d'oro di un altro universo,
due pianeti in armonia ruotano insieme nel loro regno,
dove ogni cosa non cambia all'infuori del tempo.

"It's an inner revelation that has come several times to me, that I have been educated on Sirius, that I come from Sirius." (Karlheinz Stockhausen)
Il compositore tedesco Karlheinz Stockhausen, coevo e "compagno di sperimentazioni" di Bruno Maderna, Luciano Berio, Pierre Boulez e John Cage, è morto il 5 dicembre scorso, 79enne, nella sua casa di Kürten, in Germania.
Nato a Mödrath - presso Colonia - il 22 agosto del 1928, Karlheinz Stockhausen è stato uno dei più importanti musicisti del XX secolo, spaziando dalla dodecafonia (Arnold Schönberg, Anton Webern) alla musica elettronica.
Allievo al Conservatorio di Colonia dal 1947 al 1951, dove studiò pedagogia della musica e pianoforte, si laureò all'università della stessa città renana in Scienza della Musica, Germanistica e Filosofia. I suoi inizi come compositore furono abbastanza tradizionali (Chöre für Doris). Fu l'ascolto dell'opera seriale di Olivier Messian Mode de Valeur et d’intensités (1949) a segnare la sua vita, portandolo a seguire a Parigi i corsi di composizione del maître francese (ritmica ed estetica). Dal 1950 si mise a comporre non solo proponendo lui stesso forme finora inedite (ha in comune con John Cage la tecnica del "collage"), ma anche inserendo segni assolutamente innovativi nel campo della notazione.
Come docente universitario e autore di numerose pubblicazioni (le sue teorie su tempo e spazio nell'universo dei suoni postulano che “si possono individuare strutture assai simili in musica, letteratura, pittura, scienza e tecnologia”), attraverso le sue attività radiofoniche e grazie a ben 362 composizioni che spesso hanno varcato il confine di ciò che era considerato tecnicamente possibile, Stockhausen contribuì a dare nuovi e decisivi inputs alla musica contemporanea. In particolare lo si ricorda come uno dei fondatori della cosiddetta "musica puntuale".
Sotto di lui studiarono, tra gli altri, Irmin Schmidt e Holger Czukay, rispettivamente tastierista e bassista della band avanguardistica tedesca Can. Fu inoltre fonte di ispirazione per una gran quantità di gruppi e artisti di rock progressivo (Klaus Schulze, i francesi Magma, Frank Zappa, Herman "Sonny" Blount alias Sun Ra, il nostro Battiato...), di jazz (Miles Davis), neoclassica (il pianista e compositore inglese Cornelius Cardew) e pop-rock (David Bowie, Kraftwerk, Björk e, last but not least, i Beatles, che inserirono il ritratto di Stockhausen nella copertina dell'album Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band).
Tra il 1953 (dunque ancor prima che gli americani Robert A. Moog e Donald Buchla sviluppassero i primi synthesizers modulari, facilmente trasportabili) e il 1998 collaborò con lo "Studio für Elektronische Musik" dell'emittente Westdeutscher Rundfunk, per qualche tempo nel ruolo di direttore artistico, e si dedicò anche alla musica elettro-acustica. Fu proprio nello studio sperimentale di Colonia che nel 1955 realizzò una delle sue opere centrali: Gesang der Jünglinge ("Canto dei fanciulli"). Fu l'attrazione principale durante l'Esposizione Mondiale del 1970 a Osaka con le sue composizioni nel padiglione tedesco. Dal 1971 al 1977 fu docente di composizione al conservatorio di Colonia; e insegnò anche a Basilea, a Philadelphia e alla University of California di Davis.
Il suo Hymnen (1966-67) contiene citazioni da 40 diversi inni nazionali; e non è neppure la sua opera più singolare. Spesso i suoi mondi musicali sono un assemblaggio di voci umane, rumori e suoni elettronici: "musica spaziale" che prevede un rapporto armonico di tutte le sue componenti, dall'altezza dei suoni al volume audio. "Il carattere essenziale della mia musica ha sempre a che fare con la religiosità e la spiritualità" affermò una volta, a ricordare la propria conversione al buddhismo zen, che lo allontanò dagli ambienti della sinistra, i quali si mostrarono nauseati da tanto misticismo. "La parte tecnica è solo per spiegare..." Fino alla fine, lavorò assiduamente a sempre nuove opere: spesso per 16 ore al giorno. Per completare il ciclo Licht, considerato "il" progetto della sua vita - come l'Anello dei Nibelunghi lo fu per Wagner -, impiegò oltre un quarto di secolo.
Il buddhismo gli fu da orientamento per il rapporto da tenere con le orchestre. Ylem, del 1972, è il culmine di un'evoluzione dalla musica rigorosamente segnata sul pentagramma a suoni esistenti meramente durante l'esecuzione. Il concetto stesso di "composizione" sembra ormai irrilevante. Già in Aus Den Sieben Tage (1968) lo spartito comprendeva istruzioni verbali, una delle quali chiedeva agli orchestrali di trascorrere "quattro giorni in un silenzio completo... dormite il meno possibile... chiudete gli occhi/ascoltate e basta". I singoli musicisti dovevano interpretare tali suggerimenti basandosi sulla propria personalità e sulle proprie esperienze. Con Ylem, Stockhausen sviluppa questa tecnica radicale invitando i musicisti, tutti raggruppati intorno al sintetizzatore, di suonare la nota centrale del loro strumento, per poi muoversi verso l'esterno, musicalmente e fisicamente, raggiungendo i limiti del palco finché, al segnale di una sillaba urlata, non devono tornare gradualmente al punto di partenza.
Oltre al lavoro compositivo e a quello di direttore d'orchestra, Stockhausen fu molto attivo come manager. A cominciare dal 1991 pubblicò per la casa editrice Stockhausen-Verlag la sua opera omnia in un'edizione premiata sia come spartiti sia come CD.
Nel 1996 gli fu assegnata la laurea honoris causa dell'Università di Berlino e nel 2001 ricevette in Svezia il Polar Music Prize, ritenuto il Nobel della musica.
Il giudizio dei critici su Stockhausen è sempre stato controverso: il suo narcisismo e la sua eccentricità gli procurarono numerose antipatie. "Faccio musica per chi vuole ascoltarla" disse una volta in un'intervista. "Il resto del pianeta mi è indifferente." Lo accusarono, certo non a torto, di essere un alienato, estraneo alla realtà del mondo. In particolare fece scalpore la sua dichiarazione sugli attentati dell'11 settembre 2001: "Questo è il più grande capolavoro a livello cosmico, luciferino nella meticolosità della messa in opera".
Nel maggio 2005 venne eseguita in anteprima mondiale, nel Duomo di Milano, la prima parte di Klang - die 24 Stunden des Tages. Stockhausen aveva in progetto di finire il "Klang-Zyklus" entro il 2028, quando avrebbe compiuto 100 anni.
Luciano Berio (1925-2003) fu uno dei più celebri compositori d'avanguardia della seconda metà del XX secolo. La sua capacità di mescolare dodecafonia e suoni elettronici, citazioni popolari e sofisticate rielaborazioni di materiali del passato fanno di lui un vero pioniere ed esploratore (insieme a Bruno Maderna, a Luigi Nono e a pochi altri in Italia).
Berio: Coro.





(Parigi, 22 dicembre 1883 - New York, 6 novembre 1965)
"Sogno strumenti che obbediscano al pensiero del compositore."
Di padre italiano e madre francese, Varèse fu il tipico artista cosmopolita, irrequieto e all'avanguardia, nato a cavallo dei secoli XIX e XX. Dopo aver studiato scienze matematiche, si iscrisse al Conservatorio Superiore di Parigi, prima di proseguire la sua istruzione musicale alla Schola cantorum sotto la guida di Roussel e d'Indy.
A Parigi e Berlino fondò scuole musicali e cori specializzati nell'esecuzione di musiche antiche.
Apprezzato da Ferruccio Busoni e Claude Débussy, si ritrovò a essere tra i primi uditori del Pierrot Lunaire di Arnold Schoenberg e del Sacre di Igor Stravinsky. Fu a capo dell'Orchestra Filarmonica di Praga, prima di lasciare l'Europa per gli Stati Uniti d'America.
Nel 1919 fondò la New Symphony Orchestra, e contribuì anche a fondare la Pan-American Association of Composers.
Considerato uno dei massimi rappresentanti della nuova musica, fece la spola tra gli USA e la Francia, con brevi puntate in Germania (nel 1950 fu presente ai celebri Ferienkurse di Darmstadt). Negli Anni Cinquanta tentò, invano, di affermarsi come compositore di musiche da film.
Nei lavori di Varèse si possono riscontrare similitudini con quelli degli americani Charles Ives e John Cage. La sua musica abita la contemporaneità, respira delle strade, delle sirene, dei vapori che salgono dai tombini, delle nuove mitologie, delle luci accecanti, dei metalli, dell'elettricità. La sua prima produzione andò perduta durante la Prima Guerra Mondiale in un incendio (un'opera e otto composizioni orchestrali, tra cui Un grand sommeil, del 1906). Ma la perdita non aveva rammaricato più di tanto Varèse, che voleva essere ricordato per i lavori successivi a Amériques. Il sotterraneo della sua casa di New York era pieno di strumenti percussivi ed esotici. Per decenni aspirò a una musica "della macchina", a sonorità sconosciute, eppure non approfittò mai a fondo del mezzo elettronico. Nella Big Apple andava nelle officine e per le strade a registrare i suoni e i rumori che gli sarebbero serviti - manipolati - per le parti su nastro di Déserts (1950-54); ma forse intuì nell'elettronica lo spettro di quella cultura della disumanità contro cui aveva lottato tutta la vita e se ne ritrovò spaurito. In fondo il musicista italo-francese-ameri cano era legato a una concezione ottocentesca della "macchina".
Ai cultori del rock il nome di Edgar Varèse si lega a quello di Frank Zappa, che si interessò fortemente dell'avanguardia musicale europea e americana, dalla serialità, della musica concreta e che, nell'aprile 1981, organizzò, produsse e partecipò a New York City a un concerto di musiche composte da Varèse.
Opere pricipali
[Due CD bastano a contenere tutta la musica di Edgar Varèse: quindici composizioni che quasi laconicamente mappano una carriera lunghissima e sempre irrequieta.]
- Amériques per grande orchestra (1921)
- Offrandes per soprano e orchestra da camera (1921)
- Hyperprism per percussioni e piccola orchestra (1923)
- Octandre per sette strumenti a fiato e contrabbasso (1923)
- Integrales per percussioni e piccola orchestra (1925)
- Arcana per grande orchestra (1927)
- Ionisation per tredici percussionisti (1931)
- Ecuatorial per coro, trombe, tromboni, pianoforte, organo, due Ondes Martenot e percussioni (1934)
- Density 21.5 per flauto solo (1936)
- Tuning up (1947)
- Dance for Burgess (1949)
- Déserts (1950-54)
Qualche parola su Ionisation (1929-31)
Fin dalla controversa prima esecuzione alla Carnegie Hall di New York nel 1931, molti colleghi-rivali di Varèse pretesero il diritto di aver composto loro il primo pezzo per sole percussioni della storia. Comunque sia, a oltre settant'anni di distanza, Ionisation rimane un capolavoro indiscusso del suo genere e, a dispetto delle numerose imitazioni, forse l'unico. Da quel momento, la sezione delle percussioni, finora sempre in ombra nell'orchestra, cominciò a vivere di vita propria. Già nella sua prima, grande opera Amériques, Varèse aveva sviluppato la partitura delle percussioni in modo che procedesse quasi indipendentemente da quella del resto dell'orchestra.
Ionisation è un movimento di sei minuti basato sulla pura ritmica e ispirata dal traffico nelle strade di New York. La coppia di sirene che va "su e giù" per tutto il pezzo dovrebbe essere un richiamo ai due corni nei Divertimenti di Mozart.