Topolàin

Musica e umanità varia

Contatore

visitato *loading* volte
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Add to Technorati Favorites

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder



View blog authority
venerdì, 28 dicembre 2007

Maximilian Hecker

Ovvero: il grande ritorno delle sad songs

Il mondo "germanico" pullula di artisti quotati, ma da molti, troppi anni, il cantautorato è stato snobbato dalle grandi case discografiche (con esclusione dell'Austria - Georg Danzer, Wolfgang Ambros, STS, Ludwig Hirsch... - e della Svizzera, dove però imperversano elementi strettamente "regionali", in primis a livello idiomatico). Si sentiva, eccome, la mancanza di una voce come quella di Maxi Hecker, che esprime quel lato dell'anima tedesca che fa volentieri a meno di marcette e ballate scurrili. I suoi album hanno tutti un beat lento e quasi sempre è il pianoforte a farla da padrona.  

Hecker è tedesco... ma non solo. E' il senso dell'universalità dei sentimenti che trionfa nei suoi dischi. Non a caso, anni fa il ragazzo decise di trasferirsi dalla natìa Vestfalia fin nel cuore di Berlino e non - p. es. - in qualche villaggio della Baviera: è nelle metropoli mondiali che il "nomade intellettuale" (per citare Oswald Spengler) riesce a esprimersi al meglio.
Il brano "The Days Are Long And Filled With Pain" dal suo album d'esordio Infinite Love Songs mi richiama alla mente una persona a me molto vicina che purtroppo è recentemente scomparsa (ciao, Andreas). E' stata questa la scintilla che mi ha avvicinato a Maximilian Hecker. Palesemente, nelle sue sad songs c'è l'eco dei poeti del Romanticismo tedesco. La scelta dell'inglese invece della lingua madre, comunque, è una caratteristica non trascurabile di questo artista: non lo ha fatto - o non solo - per motivi commerciali e/o di diffusione, ma perché effettivamente l'inglese si lascia meglio maneggiare del tedesco quando si tratta di esprimere dolore e sensazioni dolci, soprattutto in musica.

Prima di essere scoperto, Hecker faceva il busker, il musicista di strada. Era solito suonare cover degli Oasis. I suoi testi sono addirittura più semplici di quelli dei fratelli Gallagher (e dei Coldplay, e dei Travis, e di Jeff Buck, con il quale viene associato...). Eppure, tali composizioni lineari, quasi monocordi, riescono a ricoprire la funzione di "poesie in musica" pressoché perfette; "melodie parlate" che vertono più sulla nostalgia di morte che sull'amore; e sono non soltanto semplici ma spesso anche brevi, in ugual modo - appunto - dei versi di molti esponenti del Romanticismo.   
La sua voce, bellissima, è piena di pathos (senti come inspira consapevolmente prima di intonare "I'm Dying", le uniche parole che costituiscono la canzone "Dying", da Lady Sleep, che secondo me rimane il suo album migliore). Così tanto pathos è logico, in fondo: come detto, Maxi Hecker non canta tanto dell'amore, ma della morte, di un'innocente perdizione, della malinconia che molti di noi si portano appresso sin dalla nursery. E lo fa con irresistibile tenerezza.
 

 

 

Compilation ideale:

01. "Birch" (da Lady Sleep)
02. "I'll Be A Virgin, I'll Be A Mountain" (album omonimo)
03. "The Days Are Long And Filled With Pain" (da Infinite Love Songs)
04. "Infinite Love Song" (Infinite Love Songs)
05. "Daylight" (Rose)
06. "Anaesthesia" (Lady Sleep)
07. "Summer Days In Bloom" (Lady Sleep)
08. "Daze of Nothing" (Lady Sleep)
09. "Full of Voices" (Lady Sleep)
10. "Help Me" (Lady Sleep)
11. "Dying" (Lady Sleep)
12. "Polyester" (Infinite Love Songs)
13. "White" (Infinite Love Songs)
14. "Daylight" (Rose)
15. "My Love for You is Insane" (Rose)
16. "Rose" (album omonimo)

 

postato da: frankobrain alle ore 17:18 | link | commenti
categorie: musica, folk, soul, pop

Commenti