Gli Anni Sessanta e soprattutto Settanta furono caratterizzati da ottimi film - altamente visionari - che, come soundtrack, usarono brani psichedelici di grandi gruppi dell'epoca.
"Zabriski Point", capolavoro americano di Antonioni, si serve tra l'altro dei suoni dei Pink Floyd, la quale musica del resto sembra fatta apposta per entrare in simbiosi con prodotti filmici tutti particolari (i Floyd scrissero anche la colonna sonora di "More" e "La Vallée", del regista visionario Barbet Schroeder).
Epico anche il sountrack di "Easy Rider": dai The Byrds a Bob Dylan, abbiamo a che fare con songs simboleggianti i gloriosi 60's; un decennio di cambiamenti scivolava via e la gioventù imboccava le proprie strade in maniera indipendente seguendo gli allora profeti Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin...
"Easy Rider" fu un esempio seguitissimo.
I musicals "Hair", "Jesus Christ Superstar" e "The Rocky Horror Picture Show", rappresentati dapprima in teatro, sono famosi soprattutto per brani che, singolarmente o nel loro insieme e al di là della loro struttura di songs "classiche", sono anch'essi, in qualche modo, psichedelici. Lo stesso dicasi di "Phantom Of The Paradise" (folle rifacimento di Brian De Palma del mito del "Fantasma dell'Opera"), con una musica a mezzo tra hard rock e parodia di quegli sdolcinati hits degli Anni Sessanta cantati in falsetto.
"Tommy", per la regia di Ken Russell, ci presenta The Who in una versione quasi da progressive rock. Film senz'altro visonario; ma Russell si supererà due anni dopo con l'ancora più folle "Lisztomania" (è ancora Roger Daltrey, cantante degli Who, l'attore principale; il soundtrack è affidato al tastierista degli Yes Rick Wakeman, qui in una serie di arrangiamenti "moogheggianti" delle musiche di Liszt e di Wagner.
"Arancia meccanica" di Stanley Kubrick (dal romanzo di Anthony Burgess) si serve in parte dell'arte alle tastiere di Walter - più tardi Wendy - Carlos, che, non dissimilmente da Wakeman, conferisce una dimensione psycho-elettrica a brani di Beethoven, Elgar e di altri compositori classici.
Mentre in Italia non solo l'eclettico e onnipresente Ennio Morricone, ma anche i Goblin prestavano una "voce psichedelica" alle immagini orrifiche di Dario Argento, il regista inglese Nicholas Roeg faceva agire il suo "extraterrestre" David Bowie (ne "L'uomo che cadde sulla Terra") unendo magistralmente spezzoni di dolci canzoni (tipo "Try To Remember" del Kingston Trio) e "rumori elettronici" per un soundtrack oggi purtroppo praticamente irreperibile su CD.
Il tedesco Werner Herzog invece puntava sui Popol Vuh di Florian Fricke per arricchire sonoramente i suoi "Cuore di Vetro", "Cobra Verde", "Fitzcarraldo", "Nosferatu" ecc., ovvero quelle sue opere interpretate quasi tutte dal matto-da-legare Klaus Kinski. (La musica dei Popol Vuh, sia pure dai forti risvolti etnico-religiosi, viene fatta rientrare - a ragione - nell'ambito psichedelico.)
Dei film psichedelici più recenti (ma ambientati negli Anni Settanta) consiglio caldamente "Paura e delirio a Las Vegas", demenzialmente bello e con i due protagonisti (Johnny Depp e Benicio Del Toro) nella forma della loro vita. La scena di Benicio completamente "fatto" immerso nell'acqua della vasca da bagno mentre ascolta "White Rabbit" dei Jefferson Airplane è un momento-clou da Enciclopedia dello Sballo.
