L'11 aprile 1968
Sylvie Vartan fu vittima di un grave incidente automobilistico che in parte la sfigurò e che costò la vita a un amico che viaggiava con lei. Per chi era invaghito della cantante francese di origine bulgara fu un grave colpo. La Vartan era non solo bella ma anche brava: titoli come "Ballade pour un sourire", "L'oiseau" e "Irrésistiblement" l'avevano resa celebre almeno quanto le inglesi Petula Clark ("Downtown") e Sandy Shaw (quella che si esibiva scalza, per intenderci, interprete di "Puppet on a String") e alle francesi France Gall ("Poupée de cire, poupée de son", a firma di Serge Gainsbourg) e
Françoise Hardy.
Pian piano la Vartan si sarebbe ripresa e avrebbe proseguito a calcare le scene con uguale successo, ma nel firmamento della canzone francese brillava già un'altra stella, persino più fulgida: quella, appunto, della Hardy.

Françoise Madeleine Hardy nasce a Parigi il 17 gennaio 1944. Cresce in un appartamento del IX. arrondissement insieme alla sorella e alla madre. Timida e un po' introversa, Françoise soffre della mancanza della figura paterna e la musica diviene il suo palliativo: ispirandosi a Paul Anka, Charles Trenet e Cora Vaucaire, scrive le sue prime canzoni, e a 17 anni firmerà un contratto per l'etichetta Vogue.
Il suo primo 45 giri intitolato "Oh oh Chérie" (1962) include sulla facciata B "Tous les garçons et les filles", composto da lei stessa. Daniel Filipacchi, presentatore di
Salut les Copains, una trasmissione dell'emittente radiofonica Europe 1, lancia il single, e il successo è immediato. "Tous les garçons et les filles" venderà oltre due milioni di copie.
E' il periodo della generazione yéyé: Johnny Hallyday, Sylvie Vartan, Sheila, Richard Anthony polarizzano l'attenzione dei media. Françoise si aggiunge a loro e, tra un tour e un'intervista, incontra Jean-Marie Périer, che di lei sarà dapprima il mentore e poi il marito.
La ragazza diventa popolarissima. Il regista Roger Vadim le propone un ruolo nel film
Château en Suède, tratto da un lavoro teatrale di Françoise Sagan, e la Hardy, a fianco di stars del rango di Monica Vitti, Jean-Claude Brialy e Curd Jürgens, dimostra di possedere anche il talento dell'attrice.
Ma la musica rimane la sua passione più grande. Nel 1963, ancora ventunenne, si esibisce per la prima volta all'Olympia. Nello stesso anno partecipa al concorso dell'Eurovisione (per conto del Principato di Monaco) con "L'amour s'en va". Canta anche in inglese, italiano, spagnolo e tedesco. In Italia raggiunge un certo successo con "È all'amore che penso", "L'età dell'amore" e con le cover delle sue canzoni francesi "Quelli della mia età" e "L'amore va". Nel 1966 parteciperà addirittura al Festival di Sanremo presentando in coppia con Edoardo Vianello "Parlami di te" (14simo posto).
È ormai una star della musica pop, al pari dei Beatles e dei Rolling Stones, che incontra personalmente. Bob Dylan insiste per vederla: pare che fosse invaghito di lei.
La Hardy ritorna al cinema in
Grand Prix (per la regia dell'americano John Frankenheimer), dove recita insieme a Yves Montant, e a questo punto gli Stati Uniti si accorgono della francesina anche in veste di cantante: esce il suo primo album di "nostalgic songs" cantate in inglese. (Raccomandata: la sua versione di "Suzanne", di Leonard Cohen.)
Nel 1967 si separa da Jean-Marie Périer e incomincia a lavorare con Jacques Doutronc, che diverrà il suo nuovo compagno. Esce l'album
Ma jeunesse fout le camp e va in tournée in Inghilterra e nel Sud Africa.
Nel 1968 decide di dire addio alla vita da globe-trotter e dà un "last recital" al Savoy di Londra. Françoise è ancora la ragazza timida e insicura che forgiava canzoni nella sua cameretta al IX. arrondissement: spesso le è impossibile affrontare il pubblico, le luci, i rumori. Si limita a studiare astrologia (un interesse che coltiva fin dall'età di 18 anni) e a scrivere testi, e nel 1973 mette al mondo il figlio Thomas.
Nello stesso anno firma un contratto con la Warner Bros e registra un LP sotto la direzione musicale di Michel Berger:
Message personnel.
Nel 1974 è la volta di
Entracte, con Catherine Lara.
Compone due splendide canzoni: "Si c'était à refaire", che verrà inserita nel soundtrack di un film di Claude Lelouch, e, sotto la direzione di Jean-Michel Jarre, "Que vas-tu faire".
Dopo collaborazioni con Michel Jonasz, William Sheller, Serge Gainsbourg, Gabriel Yared, Michel Jonasz, Alain Goldstein, Louis Chédid, Michel Fugain (tutti successi considerevoli), nel 1988 Françoise Hardy annuncia di voler porre fine alla sua carriera. Ormai l'astrologia è la sua principale attività (in Francia viene ritenuta una grande esperta in questo settore) e inoltre già negli Anni Sessanta aveva annunciato che non avrebbe più cantato dopo il suo cinquantesimo compleanno (ma ancora di anni ne ha 44).
Tuttavia, non rinuncia totalmente alla carriera. Nel 1993, in duetto con il giovane Alain Lubrano, canta "Si ça fait mal", che parla di amore e di AIDS. Il titolo è presente nella compilation
Urgence, voluta da Etienne Daho e i cui fondi sono destinati alla ricerca sulla cura della terribile malattia.
Due anni dopo esce il single "To the end" cantato insieme al gruppo inglese Blur. Françoise Hardy è sempre al passo con i tempi. Tra i suoi gruppi preferiti di questo periodo sono Garbage e Portishead...
Firma un contratto con la Virgin.
1996: uscita dell'album
Le danger.
2000: E' la volta dell'album
Clair obscur che contiene due memorabili duetti: "Puisque vous partez en voyage" con Jacques Dutronc (i due si sono "ritrovati"; e non solo musicalmente) e "I'll be seing you" con Iggy Pop.
2002: la coppia Doutronc-Hardy lascia il XIV. arrondissement, dove abitava fin dagli Anni Sessanta, e si sposta verso l'Etoile. Nel 2003 viene realizzato un cofanetto intitolato
Messages personnels, 3 CD che raggruppano 74 canzoni rimasterizzate.
2004: nuovo album
Tant de belles choses.
Approfondimento: ...
et toutes les filles - La chanson française féminine