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giovedì, 07 giugno 2007

Evergreens: 'Father And Son'

"Father And Son" di Cat Stevens ci presenta due ruoli in realtà capovolti di quello che in Italia (e in tutto l'Occidente) è solitamente il vero stato di cose, il vero rapporto padre-figlio.

Nella canzone di Cat abbiamo un padre che dice al figlio di non aver fretta ad abbandonare la casa per inseguire chissà quali sogni, di cercarsi dapprima una ragazza, magari mettere su famiglia... "Guarda me: io sono vecchio ma felice".

E c'è il figlio che risponde, ma più dentro di sé che al padre: no, grazie tante; una strada mi aspetta e devo andare, devo proprio andare...

E' un esempio di impossibilità a capirsi e addirittura a comunicare. Due generazioni a confronto. Abramo e Isacco dell'èra moderna.

Ora, nel caso dell'Italia (e di quello che conosciamo del resto dell'Ovest del mondo), le cose stanno ben diversamente.  L'impossibilità a capirsi e addirittura a comunicare esiste; eccome! Quello che non esiste (o è raro) è un padre che dice al figlio: "Ma su, dài, rimani! Tanto, che fretta c'è di andarsene?". L'immagine più frequente ci mostra un "ragazzo" sui trent'anni o addirittura sui quaranta che se ne sta sdraiato sul suo lettino a fumare e magari anche a bere e che piange disperatamente, di nascosto però, perché il suo diploma e/o la sua laurea non servono a un k*zz* e lui marcisce completamente privo di mezzi e senza un futuro opinabile, e questo ragazzo, quest'uomo, farebbe qualsiasi cosa pur di lasciare quella casa e quella città e incominciare una nuova vita altrove, magari come zappatore o trasportatore di mattoni, solo che nessuno gliene dà mai la possibilità, e intanto anche la sua ragazza lo ha abbandonato dopo una brutta scenata chiamandolo "pazzo nevrotico" e così via, e, mentre lui piange silenziosamente, alla radio suonano una certa canzone di un certo cantautore degli Anni Sessanta-Settanta, tale Cat Stevens, uno dei tanti poeti canori che esprimevano il cambiamento culturale in corso allora in America e dappertutto sul pianeta Terra, un cambiamento che avrebbe dovuto significare la realizzazione di un'utopia; e abbiamo, al di là del sottile muro di gesso, l'immagine di un vecchio barbogio (il padre) che prende a pugni e a calci la porta della cameretta  gridando, tra mille bestemmie: "Ma che fai sempre rinchiuso lì? Perché non te ne vai, una buona volta? Mi stai mangiando vivo! Se sto male è solo colpa tua. Figlio degenere!" ecc.

Era e rimane una splendida canzone. Una poesia dal testo semplice ma dal significato assai profondo e accompagnata da una melodia irripetibile. E' contenuta nell'album Tea For The Tillerman (1970). Insieme a "Morning Has Broken" (Teaser And The Firecat, 1971) e "Lady D'Arbanville" (Mona Bone Jakon, 1970), è tra i capolavori assoluti di colui che, in seguito, avrebbe mutato il proprio nome in Yusuf Islam.

                                 

postato da: frankobrain alle ore 03:41 | link | commenti (1)
categorie: musica, folk, pop

Commenti
#1   07 Giugno 2007 - 06:41
 
E' l'avviso di un commento-post che può cancellare immediatamente, oppure se le interessa continui certamente la lettura.
Saluti, Matteo.

Roby Baggio e il silenzio di Venezia

E’ scomparso. Federica Sciarelli, conduttrice di “Chi l’ha visto” ci voleva fare uno speciale. L’APT (Associazione Perduti Talenti) ha affisso locandine e dispensari lungo tutta la Penisola. Molti allenatori lo cercano invece per scusarsi. Ma lui pare distratto al suo passato o forse non ne vuole più sapere. Roberto Baggio non ha attaccato le scarpette al chiodo, ha lasciato spazio ad altri, solo che come lui non ce ne sono in giro. Girando per i canali come avvinazzati di tv, non lo vediamo nemmeno nei programmi sportivi, neppure in quelli più impegnati e seri, vale a dire dove non c’è Mosca che vola sopra ciò che è naturale voli una mosca. In radio non hanno sentito più la sua voce e i giornali continuano a scrivere di lui nonostante siano anni che non giochi più. Diciamolo: il miglior calciatore italiano che abbia mai visto è lui! Fu Oliviero Beha, per primo, ad esporre pubblicamente la metafora del gol come orgasmo collettivo e ad evidenziare (metaforicamente) la porta come vagina. Baggio era questo, un procuratore di orgasmi. A ripetizione. A raffica. (continua su www.ilsatirosaggio.com).

Ciao da Matteo.
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