La rivista Uncut ha scritto: "Bill Fay si posiziona tra Nick Drake, Ray Davies e Bob Dylan". La verità è ben più complessa. Questo artista britannico è una sorta di Syd Barrett un po' più savio, ed è un peccato che di lui siano usciti solo tre-quattro dischi.
Iniziò a comporre canzoni nei primi Anni Sessanta e ben presto la qualità dei suoi testi e delle sue melodie raggiunse vette altissime. Ma solo a iniziare dal 1970 gli fu concesso di incidere. Bill Fay e il più "rude" Time Of The Last Persecution sono due capolavori. Poiché le vendite furono scarse, la Deram/Decca recise il contratto.
Bill non si arrese e alla fine degli Anni Settanta registrò un terzo album, Tomorrow Tomorrow & Tomorrow, che però non venne pubblicato prima del 2005 (e dunque un quarto di secolo più tardi!) dalla piccola label di David Tibet, la Durtro. Ad accompagnare Fay in Tomorrow Tomorrow & Tomorrow è The Acme Quartet, che provvede ad atmosfere richiamanti i primi Pink Floyd (quelli del rock psichedelico) e i Soft Machine.
L'anno prima, nel 2004, la Wooden Hill Records aveva raccolto una quantità di vecchi demos di Bill Fay raccogliendoli nell'album From The Bottom Of An Old Grandfather Clock. Intanto l'artista aveva fatto perdere ogni traccia di sé; e difatti non esiste da nessuna parte un solo attendibile accenno al suo attuale luogo di permanenza.
Chi scompare di punto in bianco dalla scena diventa automaticamente leggenda. Quella creatasi intorno a Fay è di pessimo gusto: viene fuori il ritratto di un solitario psicotico la cui musica "era chiaramente il risultato di paranoia e droghe assortite". La rivista The Wire arrivò a scrivere di lui come di "un folle Rasputin barbuto che assomiglia a Charles Manson" (in riferimento alla fotografia sulla cover del secondo LP Time Of The Last Persecution). Tale accusa spinse Fay a uscire allo scoperto con una lettera di protesta, dove spiega che il giovanotto ritratto era semplicemente un cantautore con la barba e i capelli lunghi "come tanti ce n'erano allora" e che, se era sparito, lo si doveva a circostanze avverse: nessuno gli aveva più offerto un contratto discografico. "Io continuo a scrivere e a registrare, pur non avendo un'etichetta."
Ascoltate le sue canzoni. Bill Fay naviga in un mondo di simboli cristiani, guidato tuttavia da un'illuminazione personale. Se Time Of The Last Persecution rappresentava una sublime esegesi dell'Armageddon, Tomorrow è stata la via d'uscita dalle tribolazioni e dal purgatorio.
Alcuni musicisti hanno riscoperto Fay per sé e traggono ispirazione dalle sue songs: dai Wilco a David Michael Bunting (alias David Tibet dei Current 93 - band di accompagnamento per poesie a sfondo apocalittico).
The Bastard Sons of Dioniso - Spirit in the Sky
The Bastard Sons of Dioniso - Contessa
Matteo - Il cielo
Matteo ed Elisa - The Power of Love
Jury - Drops of Jupiter
Noemi - Extraterrestre
Enrico - Impressioni di settembre
Ambra Marie - Call Me
Chiarastella - Wuthering Heights
Daniele - Think
Aldo Grasso, American Idol, Amici di Maria De Filippi, Antonio Dipollina, Bruno Vespa, Daniele Magro
Record su iTunes per i ragazzi di X-Factor: occupano infatti 8 delle prime 10 posizioni (l'anno scorso furono 7 su 10). E molti giornalisti spiegano il perché questo talent show viene preferito da persone colte, mentre - in percentuale - le meno colte seguono Amici (e comprano i dischi del vincitore dell'anno scorso Marco Carta).
Elio e le storie tese, Festival di Sanremo, Francesco Facchinetti, Giusy Ferreri, Jury Magliolo, L'isola dei famosi, La Corrida, La fattoria, Le Iene, Magnolia, Mara Maionchi, Marco Carta, Marco Mangiarotti

Walter Siti (La Stampa): "Okèy allora, proviamo ad analizzare le ragioni di questo successo tra gli spettatori più acculturati. La prima ragione è certamente il livello dei cantanti e dei brani musicali; ci si trova di fronte a dei quasi-professionisti, anche perché qui non cantano solo ragazzini (uno dei finalisti è più anziano di uno dei giudici). I brani sono cover di pezzi «storici» del pop e rock e punk degli Anni 70-80 (dai Led Zeppelin ai Ramones) o anche brani rari dei cantautori italiani più difficili - roba che allora non passava in televisione; gli intellettuali quarantenni hanno la soddisfazione di ascoltare sulla Rai la musica che consideravano trasgressiva quand'erano giovani e i giovani vedono nel trentasettenne Morgan uno «che ci capisce» e può guidarli alle bellezze della musica. La seconda ragione è l'estrema sobrietà degli autori nel dosare gli elementi di reality: anche nella striscia quotidiana i concorrenti vengono spiati nelle prove e nei dubbi professionali, ma non si va a frugare nel loro privato (qui si dovrebbero formare le star e le star hanno bisogno di un po' di mistero); siccome il reality è ormai percepito come la quintessenza del trash, la sua assenza funziona come patente di nobiltà. Una terza ragione è la confezione accurata del programma: studio enorme e costosissimo, clip impeccabili sia tecnicamente che narrativamente; le coreografie internazionali e glamour di Luca Tomassini, fari come lame che tagliano il buio; un ritmo serrato e un presentatore che sembra un telepredicatore americano; abbastanza per soddisfare i bisogni cosmopoliti dello spettatore medio-colto, per dargli l'impressione di non essere alla Rai. Forse il segreto del successo di X Factor è proprio la sua disponibilità a esser letto con o senza virgolette; dal laureato standard o dall'impiegato del terziario, il programma viene ingenuamente goduto come approccio importante alla musica; le discussioni tra Morgan e la Maionchi vengono prese sul serio e fanno riflettere; tre giovanotti trentini con sonorità da coro di montagna possono essere considerati il massimo del rock duro e pericoloso."
Aldo Grasso (Corriere della Sera): "Con il genere dei talent show e con il trionfo di American Idol si sancisce qualcosa di nuovo. La tv riscrive le regole del gioco, come in passato ha fatto con lo sport, con la politica, con la serialità, con la divulgazione, con l'informazione, ecc. X Factor è un programma televisivo che appartiene alla grande famiglia dei reality (le nomination, la striscia quotidiana, la telecamera che spia le prove, le selezioni...) e si occupa di musica. Poi, certo, bisogna riconoscere che Simona Ventura è stata brava a "domare" Morgan (a far sì che il suo protagonismo non oscurasse i concorrenti), a trasformare Mara Maionchi in personaggio e a infonderci la certezza che X Factor fosse meglio di Amici."
Marco Mangiarotti (Qn): "Comunque vada sarà un successo. Non solo perché è il programma preferito dai laureati, come le famose cucine amate dagli italiani. E' cresciuto il format, sono arrivati gli ospiti star come nei serali di Raiuno. Migliorato lo spettacolo e l'equilibrio fra conduttore e giudici. X Factor è il nuovo gioco di società per chi ama la musica per adulti (e pensa che Amici sia roba da ragazzini, mamme e nonne). Se poi questa fetta di torta vale il 15 abbondante per cento, si può parlare di ascolti buoni per la rete ma sprattutto di un format che sfata un luogo comune: la musica non funziona in tv. E un altro ancora: che in un talent non si debba parlare troppo di musica sennò non è popolare. Bravi comunque tutti, Francesco, Simona, Mara, Morgan (quello che fa la differenza con chi ha laurea e dottorato), quelli di Magnolia."
Norma Rangeri (Il Manifesto): "Si è parlato di musica con un linguaggio divulgativo non banale, analizzando le esibizioni con competenza tecnica, sceneggiando divertenti battibecchi tra esperti, portando in gara giovani con qualche talento da vendere, dando un ruolo agli ospiti musicali. Il fattore X, alla fine individuato nell'impiegato quarantenne, Matteo Becucci, va esteso anche alla coppia Maionchi-Morgan, giudici-sponsor dei concorrenti, diventati a loro volta personaggi della ribalta televisiva, insieme al giovane conduttore Facchinetti."
Il poeta Giuseppe Conte per Il Giornale: "X Factor non l'avevo mai visto prima dell'ultima puntata. Non sapevo bene in che cosa consistesse, e non mi veniva voglia di saperlo. Ma se dicessi di essermi annoiato seguendo sul piccolo schermo la finale di domenica, allora mentirei. Non mi sono neppure entusiasmato, d'accordo, ma l'entusiasmo lo riservo ad altre esperienze. Mi ha preso il clima iniziale, sin dalla sigla. Mi è sembrato di entrare in un luogo sospeso che fosse a metà discoteca e a metà astronave da film di fantascienza. Di essere risucchiato in un videogioco, con danze scatenate e supereroi di plastica. Devo dire che ero rimasto a Francesco Facchinetti come Dj Francesco, seminudo, saltellante e tatuato sino all'esasperazione:e me lo ritrovo in smoking portato bene, persino con le bretelle rosse, che presenta lo spettacolo con freschezza, semplicità, naturalezza, in una lingua che non si vieta niente: citazioni scolastiche («ai posteri l'ardua sentenza»), inglese maccheronico (push the botton, o bottom? Insomma qualcosa del genere), dialetto lombardo (ocio!). In fondo, la metamorfosi di questo ragazzo dimostra che per fare i conduttori televisivi, cioè assumere il ruolo più ambito nella società italiana di oggi, bastano fortuna e umiltà. Capisco che molto del successo della trasmissione dipende dalla giuria che seleziona e giudica gli aspiranti cantanti, e mi soffermo con attenzione sulle figure dei componenti della giuria stessa. Che dire di Simona Ventura? Sottratta al ruolo di conduttrice, mi sembra sottotono, quest'ultima sera. Stanca, il trucco in disfacimento, persino un po' gonfia in viso. La sua preoccupazione maggiore è quella di ravvivarsi con una mano la pettinatura a onde, senza quella esibizione di energia allo stato puro, incurante di apparire signorile e femminile, che le ha tanto giovato nella sua ricchissima carriera. Mara Maionchi, di cui non ho fatto in tempo a capire le competenze, ha ripetuto spesso di essersi molto divertita nel corso del programma, e ha sottolineato il concetto con clamorose risate, sottolineate a loro volta da una clamorosa dentatura. Infine Morgan, Sir Morgan, il pirata Morgan. È lui il responsabile della colorazione culturale che la trasmissione prende. Morgan è un intellettuale, ma un intellettuale che non teme di crearsi un personaggio, quasi una maschera, riconoscibile dai vestiti stravaganti e vagamente byroniani, dai capelli abilissimamente spettinati, dalle pose ora romantiche ora pop, dall'eloquio che tende sempre verso la concettosità critica, che conosce pause, esitazioni, messe a fuoco. Ricordo anni fa di aver ricevuto un suo volume di poesie. Già allora il suo aspetto tendeva alla maschera e all'ambiguità. La foto in copertina era quella di un essere androgino con i capelli lunghi, il nome per me poteva benissimo essere femminile. Mi incuriosì. Fui quasi deluso quando seppi che era il cantante dei Bluvertigo, gruppo che naturalmente non conoscevo. Nei discorsi del giurato Morgan si sente che sa di letteratura e di musica. Si sente il timbro di chi è capace di rivalutare la tradizione con iniezioni di modernità. Di chi non esita a parlare di «profondità dell'anima». Riferendosi a una canzone celebre di Riccardo Cocciante, se ne esce con una espressione geniale: «Sembra antica tanto è bella». Mi delude solo quando giudica da crooner, cioè da cantante confidenziale, da nigth club, una canzone deliziosamente urlata come A chi di Fausto Leali, che ai suoi tempi lontani ricordo intonata da garzoni di fornaio in bicicletta di primo mattino per Milano, vero segno di una popolarità che nessun crooner ha mai raggiunto. I concorrenti aspiranti cantanti sono i protagonisti della parte musicale del programma. Non sta a me parlare delle canzoni. I personaggi però sono interessanti. Un ragazzo bresciano teneramente bruttino ma con l'aria vispa e sveglia, un tempo si sarebbe detto da benzinaro, oggi magari da laureato al Dams. Tre punkettoni trentini, un po' simpatici e un po' truculenti, dalle facce che sembrano uscite dal Signore degli anelli, inenarrabili quando appaiono vestiti da sera. E un giovane livornese, alla fine risultato il vincitore, sobrio padre di famiglia trentottenne dalla voce appassionata e potente."
Gianluigi Paragone (Libero): "Anche X Factor invecchierà, nel frattempo però teniamocelo stretto perché è un giocattolo divertente. Teniamoci stretti questi ragazzi. Scarichiamo, compriamo e duplichiamo i loro pezzi. Facciamoli girare in radio e se ci capita buttiamo la testa quando sappiamo di loro concerti. Li abbiamo adottati in tv, facciamoli ora crescere nelle nostre giornate, nei nostri momenti. Perché a questo serve la musica, a sottolineare dei momenti. Quando la musica sta appesa lì e nessuno se la prende vuol dire che è muta. E poi confrontiamo le nostre emozioni, anche quelle più banali. Io mi sono divertito a televotare, ho giocato con mia moglie, qualche collega e qualche amico. Non mi è piaciuto Matteo (bravo sì, ma mi sembra un Massimo Di Cataldo qualsiasi). Mi sono piaciuti i Bastards (se ve ne frega siete in una delle mie playlist), ascolterei ancora Noemi e Daniele. Infine ho tifato Jury. Peccato che sia finito? Certo che no, lunedì è finito il programma. Ora ricomincia a battere la musica. Altrove, cioè dappertutto."

Marco Molendini, Matteo Becucci, Milly Carlucci, Mirella Poggialini, Morgan, Noemi, Norma Rangeri, Quelli che il calcio e...
Beh, non bisogna necessariamente essere supercolti per preferire X-Factor: qui non si tratta di lauree, ma di cervello. Basta possederne una minima parte per rendersi conto delle enormi differenze tra il programma presentato da DJ Francesco e il semi-reality della DeFilippi. Se poi la concorrenza di X-Factor è rappresentata da La Fattoria anziché da Amici, la scelta riesce ancora più facile. Ma è praticamente sempre stato così: Mediaset per chi ha i pensieri "pigri"; la RAI per i meno deficienti.
Simona Ventura, The Bastard Sons of Dioniso, X Factor

In Internet scaricano tutti: studenti, lavoratori, casalinghe, i figli per i genitori, non poche volte persino i genitori per i figli, i ministri... Impossibile negarlo. Addirittura i preti che non vogliono o non hanno tempo di scivere un sermone se lo scaricano dalla Rete (il caso è già stato discusso in Vaticano). La dura condanna del tribunale di Stoccolma ai quattro responsabili di The Pirate Bay (un anno di prigione e il pagamento di circa 2,7 milioni di euro) non cambia nulla: il sito continua a funzionare, e anche una sua eventuale cancellazione porterebbe ben poco ai censori: di "baie" telematiche, infatti, ce ne sono tantissime, e ogni giorno ne nasce una nuova.
Il governo di Berlusconi, il primo al mondo a oscurare il server, non ha fatto i conti con l'abilità dei cibernauti, che in pochi minuti possono facilmente aggirare il blocco degli ISP (vedi qui).

Don't worry - we're from the internets. It's going to be alright. :-)
"Le masse" ha assicurato Peter Sunde, che è un membro di Piratbyrån, "capiscono che l'informazione deve essere libera". Al processo, Sunde ha mostrato alla giuria i dati di una ricerca secondo cui l'80% dei contenuti scambiati sul tracker è perfettamente legale; ma i colossi dell'industria d'entertainment non hanno voluto sentire ragioni: loro pretendevano il carcere per i quattro imputati e una richiesta di risarcimento pari a ben 117 milioni di corone svedesi, ovvero 10,6 milioni di euro. Dicono i ragazzi di PirateBay.org: "La sentenza non ha conseguenze formali ed è priva di valore giuridico".

Più che legale, il problema è economico. Un CD o un DVD nuovo hanno un prezzo troppo alto. E' facile diventare ricchi vendendo a peso d'oro una cosa che viene replicata a un costo irrisorio. In Italia la questione è particolarmente grave in quanto un CD che negli USA costa 10$ da noi viene posto in commercio a una cifra almeno tre volte superiore.

Il galeone dei corsari continerà sempre a solcare i mari
Il giudice svedese è stato fazioso e ha palesemente voluto punire il ruolo "filosofico" di PirateBay, che con grande impudenza si permette di ridere in faccia ai colossi della disco/cinematografia. Se la sentenza passasse, Internet cadrebbe defnitivamente nelle mani dei profittatori, degli squali della pubblicità, dei manipolatori dell'informazione, smettendo di essere il "luogo" in cui ci si scambiava in maniera totalmente libera idee e opinioni (cosa che accadeva soprattutto dal suo nascere a verso la fine degli Anni Novanta; i pionieri della Rete se lo ricorderanno e mi daranno certamente ragione).

Dalle News Apcom di venerdì 17 aprile 2009:
Internet. Autore libro su Pirate Bay: diventerà caso politico
Dopo sentenza, secondo giornalista Luca Neri, non cambia nulla
Roma, 17 apr. (Apcom) - "Dal punto di vista pratico non cambia nulla. Il sito continua e continuerà a funzionare. Ciò che è interessante è che lo scontro passerà a livello politico". E' quanto prevede lo scrittore e giornalista Luca Neri, autore de "La baia dei pirati - Assalto al copyright" (edizioni Cooper), il primo libro uscito in Italia che racconta la storia e i retroscena del caso di PirateBay.org, nel giorno in cui il tribunale di Stoccolma ha condannato a un anno di prigione e al pagamento di circa 2,7 milioni di euro i quattro creatori del popolare sito di file sharing, ritenendoli colpevoli di complicità nella violazione delle leggi sul diritto d'autore.
[...] "Si tratta di una sentenza di primo grado, dobbiamo aspettare quella definitiva - ha detto Neri al telefono con Apcom da New York, aggiungendo - e in ogni caso i gestori del sito hanno già annunciato a fine 2006 di aver distribuito il sistema in giro per il mondo, moltiplicando i server sui quali si appoggia".
PirateBay.org ha innescato il più importante processo nella battaglia dell'industria culturale contro la pirateria. I quattro corsari - i tre gestori Frederik Neij, Gottfrid Svartholm Warg e Peter Sunde, e il principale finanziatore Carl Lundstrom - dovranno versare 30 milioni di corone per i danni causati all'industria musicale, del cinema e degli audiovisivi che chiedeva 117 milioni di corone per i mancati introiti causati dal download illegale: "Questa sentenza si differenzia dai casi precedenti, come Kazaa o Napster, perchè non siamo di fronte a imprese commerciali che perseguono fini di lucro, ma a veri e propri paladini di internet libero, ragazzi portavoce di un movimento che crede di essere nel giusto". Per loro - ha spiegato il freelance che vive da più di vent'anni negli Stati Uniti - la tecnologia offre la possibilità di far circolare il sapere e la cultura, un'opportunità non va persa.
Ma cosa si deve leggere tra le righe della sentenza di oggi, seppur di primo grado? "Il messaggio è che la legge non è pronta ad accettare questa rivoluzione tecnologica - ha affermato Neri, per il quale la pubblicità delle multinazionali dell'audiovisivo contro la pirateria è pura propaganda, preannunciando - ora lo scontro si sposterà a livello politico". A inizio 2006 è nato "Piratpartiet", il partito pirata, che ha intenzione di presentarsi alle Europee. "E' una formazione piccola, ma gli iscritti hanno già superato quelli del partito verde, un'istituzione in Svezia", ha detto Neri, ricordando che il successo di internet è legato al concetto di "piattaforma libera", e le leggi di regolamentazione di cui si discute in Europa vanno contro la stessa natura del mezzo. "Negli Stati Uniti non se ne parla proprio - conclude il giornalista - sarà perchè il primo emendamento della Costituzione sulla libertà d'espressione è intoccabile". Nel suo libro c'è anche un riferimento a Roberto Maroni, musicista mancato, che in un'intervista a Vanity Fair due anni fa rivendicava la "libera scaricabilità della musica".
1969: Valerio-Dodi-Riccardo-Roby

Nel 1977 si inaugurerà l'epoca dei concerti sfarzosi, a base di laser e altre tecnologie all'avanguardia: i Pooh si propongono definitivamente come supergruppo, esibendosi davanti alle platee entusiaste dei palasport. Da allora la loro scalata è veramente inarrestabile, con brani di sicura presa sul pubblico di ogni età. Almeno una decina di TIR li accompagna sempre nelle loro tournée: l'impianto tecnico è imponente e non ha nulla da invidiare alle più celebri formazioni del rock mondiale. Questa voglia di portare innovazioni "futuristiche" nelle loro performance diverrà un po' il marchio di fabbrica dei nuovi Pooh.
È dei Pooh, nel 1983, il primo CD ufficialmente pubblicato in Italia, così come lo è il primo laser disc nell''84; e sempre dei Pooh sono il primo videoclip ad alta definizione realizzato in Europa (1990) e la prima traccia multimediale inserita gratuitamente in un CD italiano ('96).
I Pooh sono stati attivi per il WWF, hanno partecipato al "Rock No War" per la Sierra Leone e - tra le altre iniziative sociali - hanno aiutato a raccogliere fondi per i bambini dello Sri Lanka.
Ricevo e con piacere rigiro l'ultima newsletter di Pippo Pollina, artista siciliano che ormai da una vita vive in Svizzera:
<< Cari amici vicini e lontani,
Liebe Freundinnen und Freunden,
La situazione della cultura in Italia è sempre stata critica per tanti e tanti motivi che sarebbe troppo lungo stare qui a spiegare. Da qualche anno a questa parte pero’ gli eventi stanno precipitando a tal punto che molti musicisti e attori hanno seri problemi a sopravvivere.Trovare concerti è diventata un’operazione seriamente complicata anche perchè gli enti locali hanno decimato i fondi destinati all’organizzazione di festivals e rassegne musicali. Molti artisti aspettano l’estate nella speranza di riuscire a chiudere qualche serata mettendo in moto i rapporti personali con qualche politico amico, frutto di una vita " on the road ".
Sono passati quasi 24 anni da quando ho deciso di lasciare l’Italia e oggi piu’ di ieri il desiderio di essere artisticamente presente nel mio paese è forte e... forse nel suo piccolo anche importante...
Sono felice di annunciarvi di nuovo una piccola tournèe di 5 concerti in Italia, una settimana di spettacoli che vuole essere la prima di una nuova serie che spero possa avere luogo durante tutto il 2009... Spero quindi che tutti coloro che ricevono questa e-mail possano cogliere l’occasione di venire a visitare uno di questi concerti localizzando la città piu’ vicina.
I concerti si terranno al centro - nord.
Ecco le date :
Pippo Pollina & Linard Bardill, Caffè Caflisch Tour
Martedì 28 Aprile TRIESTE Teatro Miela
Pippo Pollina Solo A’ la carte
Giovedì 30 Aprile BERGAMO Auditorium
Venerdì 01 Maggio ORVIETO Sala del Carmine
Sabato 02 Maggio PISA Centro Sociale Rebeldia
Domenia 03 Maggio PETRITOLI (AP) Teatro dell’Iride
Per Informazioni e prenotazioni biglietti spedite una e mail a :
E' una cosa indecente. I giornali, persino nelle loro edizioni online (e che dunque dovrebbero essere aggiornate) riportano quasi tutti il falso. In alcuni articoli si legge addirittura della "grande finale di Pasquetta". Svegliatevi! Informatevi! Prima di tutto si tratta della semifinale, e poi verrà trasmessa domani sera, non stasera. Basta andare sul sito dedicato per scoprirlo.
C'è naturalmente il sospetto che le infos errate vengano diramate appositamente per favorire la concorrenza... ma nella maggior parte dei casi si tratta certamente dell'asineria tipica dell'italico giornalismo.
Anche la RAI, però, con il suo continuo tentativo di "dribblare" Amici e/o il Grande Fratello, non fa che aumentare la confusione. Queste guerre di audience vanno a discapito dei telespettatori, e così, cari responsabili di emittenti televisive, non meravigliatevi se la gente sta sempre più snobbandovi e se presto smetterà di seguirvi del tutto, in favore del più stabile, meno nevrotico Internet.
Allora, pare definitivo: semifinale di X-Factor domani, 14 aprile, su RAI 2 alle ore 21 circa.
Questo cantante dalla voce particolarmente piacevole ("voice of satin", la definì B.B. King) nacque sotto il nome di Robin Calvin Bland il 27 gennaio 1930 a Rosemark, Tennessee. Dopo essersi trasferito a Memphis con la madre nel 1944, entrò a far parte di alcuni gruppi gospel. Negli ambienti religiosi il blues era considerato "musica del diavolo" e quindi rigorosamente evitato, e le radio trasmettevano principalmente country & western. Ma le frequenti visite di Bobby nella leggendaria Beale Street gli fecero conoscere il blues, portandolo anche a trovare accesso in quel circolo di aspiranti musicisti noti come "Beale Streeters". 

Royal Mail (a quest'ora dovrebbero essere pressoché esauriti), ci sono tante offerte su eBay e su altri negozi e aste online.