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venerdì, 21 novembre 2008

Guns'n'Roses, 'mitico' ritorno

 Dopo 13 anni tornano i Guns'n'Roses.

La formazione ufficiale: Axl Rose, Tommy Stinson, Dizzy Reed, Bumblefoot, Chris Pitman, Richard Fortus, Frank Ferrer.

L'album: Chinese Democracy

Ascoltabile dove? Qui: http://www.myspace.com/gunsnroses

Sarà nei negozi il 24 novembre.

Altre info: http://web.gunsnroses.com/splash.jsp

  La mia impressione? Beh, chi ha amato svisceratamente Appetite for Destruction odierà questo CD. Siamo ad anni luce da Use Your Illusion I e II. Persino The Spaghetti Incident? è di gran lunga superiore...
Axl Rose ci ha fatto attendere a lungo per poi presentarci questo lavoro che io considero poco ispirato; e, soprattutto, la sua voce non è più quella di un tempo. Nessuna canzone rimane in mente; non c'è nessun classico del tipo "Patience" o "Sweet Child", e alcuni brani fanno pensare addirittura ai vecchi Helloween a causa della piattezza sonora. Si ha inoltre l'impressione che, nel corso dell'album, la band cambi più volte i suoi componenti, tanto che io reputo questo
Chinese Democracy un lavoro "solista" di Axl Rose, che per convenienza ha voluto usare l'egida del gruppo. Troppi anche gli inserimenti di samples e i tutt'altro che eccelsi trucchetti tecnologici. "Democrazia Cinese" contiene tuttavia almeno due pezzi degni di menzione: "If The World" e "There Was A Time". Sono le track numero 5 e numero 6. Carine anche la ballata-polpettone "Catcher In The Rye" (il titolo è quello del famoso romanzo di J.D. Salinger da noi noto come Il giovane Holden) e la mezzo psichedelica (a suo modo "impegnata", con richiami quasi pinkfloydiani e inserti pseudosinfonici) "Madagascar". C'è un'altra ballata che io prevedo già come stravendutissimo single, talmente è radio-friendly: si tratta di "This I Love" (track 13). 

Sicuro, rapportato alle baggianate che ci sono in giro, questo è un prodotto che vale la pena di essere acquistato, se non altro per il suo valore "storico". Però il rock degli autentici Guns'n'Roses emanava rabbia sincera, mentre qui siamo a parecchie zolle sotto terra senza purtroppo poter parlare neppure lontanamente di underground. 

Ma ognuno si faccia da sé la propria opinione. http://www.myspace.com/gunsnroses

 

postato da: frankobrain alle ore 23:20 | link | commenti (1)
categorie: musica, rock
sabato, 15 novembre 2008

Morto Mitch Mitchell

Se n'è andato anche il batterista del leggendario trio Jimi Hendrix Experience. Mitchell (61 anni) è stato trovato senza vita in una stanza d'albergo a Portland, Oregon, nella notte tra mercoledì e giovedì.

La dottoressa Erin Patrick, che ha accertato il decesso del musicista, ha dichiarato che esso è da ascriversi a cause naturali. 

Mitch Mitchell (vero nome di battesimo: Briton) era celebre per il suo fusion style di stampo jazzistico. Nato in Inghilterra, suonò con Jimi Hendrix (il più celebre figlio di Seattle, Stato di Washington) dal 1966 fino al 1970, anno della morte del chitarrista nero di origini indiane.

Mitchell era dotato non solo di una tecnica virtuosa, ma anche di un fascino particolare per cui negli Anni Sessanta e Settanta poteva vantare il suo proprio stuolo di fans femminili. La sua grande ispirazione era Elvin Jones, batterista di John Coltrane, e similmente a Jones usava l'intero set a sua disposizione per cavare tutti gli effetti sonori possibili, spesso tenendo un complesso tempo in 3/4 (come in "Manic Depression", il valzer psichedelico di Are You Experencied?). Ascoltando il breve solo di chitarra di "Wind Cries Mary", si sente la batteria di Mitchell che "ombreggia" la Stratocaster di Hendrix nota per nota, prima di tornare al ritmo pulsante tipico del rhythm'n'blues (o del rock'n'roll, fate voi). Come tutti i batteristi jazz, Mitchell amava reggere le bacchette senza stringerle in pugno, bensì tenendole solo con il pollice, l'indice e il medio, e non colpiva mai un tamburo o un piatto se riteneva ciò superfluo e fuori posto. Pur tra tanta improvvisazione, era un drummer preciso e meticoloso. Nella sua lunga carriera collaborò anche con l'ex beatle John Lennon, con Eric Clapton e con Keith Richards.

 La Jimi Hendrix Experience arriva all'aereoporto Heathrow di Londra il 21 agosto 1967. Da sinistra: Noel Redding, il mancino e semi-analfabeta Jimi Hendrix (un genio assoluto!) e Mitch Mitchell.

Mitch Mitchell si trovava in tournée con l'Experience Hendrix Tour, che venerdì scorso ha dato un concerto all'Arlene Schnitzer Concert Hall di Portland. Si trattava dell'ultima di una serie di esibizioni nella West Coast, prima di proseguire nel resto del territorio statunitense. Per l'intera durata del tour era apparso debole, fragile, ed evidentemente anche lui non si sentiva troppo bene, perché aveva deciso di fermarsi a Portland a riposare, sfruttando la pausa tra le date dei concerti. 

"Era un uomo meraviglioso, un musicista brillante e un vero amico" ha affermato Janie Hendrix, sorella del leggendario Jimi.

Jimi Hendrix morì già nel 1970, non ancora 28enne. Noel Redding, bassista del trio, nel 2003. Ora li ha raggiunti anche Mitch. R.I.P.
 

 

              1969: Mitchell si esibisce con Hendrix in Svezia

 

postato da: frankobrain alle ore 16:59 | link | commenti
categorie: musica, rock, blues, pop , jazz, progressive
martedì, 11 novembre 2008

E' morta la Makeba, "Mama Africa"

Se n'è andata una grande cantante ed una grande donna con un cuore immenso; una vera regina di dolcezze e note magiche

Subito dopo il luttuoso evento arrivano numerosi attestati: dallo scrittore Saviano fino ai vertici delle istituzioni. Miriam è morta  mentre ancora una volta lottava con dolci e dolorose canzoni contro il razzismo - ma ha voluto mettere la sua firma anche contro la camorra che ogni giorno dissangua così tante persone. E´ morta cantando per Saviano e per quei sei ragazzi africani che il 18 settembre scorso furono uccisi dalla mafia calabrese. Miriam Makeba, "Mama Africa", la voce dell´anti-apartheid, 76 anni compiuti lo scorso 4 marzo, a Castel Volturno ha eseguito con la sua band cinque canzoni in tutto; e in chiusura la famosa "Pata Pata". Subito dopo, il malore. Si è accasciata sul palco, sorretta dai suoi orchestrali. Sono accorsi due medici che hanno tentato di rianimarla, ma inutilmente. Dopo pochi minuti è arrivata un´ambulanza dalla vicina clinica di Pineta Grande. La dichiarazione di morte è stata fatta alle 23,55.

Ha conquistato il mondo con jazz, Free Africa e world music. Miriam Zenzi Makeba (in realtà il suo vero nome è molto più lungo) appartiene alla categoria dei grandi anticipatori. E' stata lei, dapprima insieme al suo marito numero uno Hugh Masekela e poi sotto l'ala protettrice di Harry Belafonte, a miscelare i suoni del Sud Africa con il jazz, e questo una trentina d'anni prima che il mondo scoprisse la world music. Non è un caso che il suo soprannome fosse “Mama Africa”.
Era nata a Johannesburg nel 1932, quando nel suo Paese impazzava la segregazione razziale. Miriam Makeba si è rivoltata contro l'apartheid negli anni '50, quando, nonostante fosse già un'artista di successo, riceveva pochi dollari di compenso. L'occasione di andare all'estero l'ha avuta nel 1959: venne in Italia, al Festival di Venezia, per presentare Come back, Africa, un documentario contro l'apartheid. Da lì si è trasferita a Londra dove ha incontrato Harry Belafonte, che l'ha aiutata a trasferirsi negli Stati Uniti e a inserirsi nell'ambiente musicale che lei sognava da sempre. I suoi più grandi successi sono "Pata Pata", "The Click Song" e "Malaika". Nel 1966 ha vinto il Grammy Award per l'album An evening with Belafonte/Makeba, quando già il governo segregazionista del Sud Africa le aveva ritirato il passaporto e revocato la cittadinanza per punirla di averne denunciato la politica razzista all'O.N.U.
Quando nel 1968 ha sposato Stokely Carmichael, leader dei Black Panther, la sua carriera negli U.S.A. è stata compromessa e allora lei si è trasferita in Guinea. Nel 1974 era nel cast dello show che ha preceduto il leggendario match tra Muhammad Ali e George Foreman, nel 1987 ha partecipato alla tournèe di Graceland con Paul Simon, nel 1992 ha fatto parte del cast di Sarafina. In patria è tornata nel 1990, su invito di Nelson Mandela. In quell'anno ha partecipato al Festival di Sanremo in coppia con Caterina Caselli. Il suo ultimo album importante è Homeland, candidato al Grammy.

postato da: frankobrain alle ore 14:51 | link | commenti (2)
categorie: musica, world, folk, soul, blues, jazz
sabato, 08 novembre 2008

Jack Bruce incazzato con i Led Zeppelin

In un'intervista alla rivista Classic Rock, Jack Bruce, storico bassista dei Cream, si è lasciato andare a un'arrabbiatissima tirata contro i Led Zeppelin, o più precisamente contro la pubblicità che si sta facendo attorno a una possibile reunion dei Led Zeppelin.

Jack Bruce si trovava al Park Lane Hotel di Londra, dove ha ritirato un premio per l'album dei Cream Disraeli Gears, nella cornice del Marshall Classic Rock Roll Of Honour. Dopo la cerimonia, così ha dichiarato al giornalista di Classic Rock (segue il testo in originale):

... the trouble is that I'm doing so many amazing things on my own. CREAM is just a band from many, many years ago, and we did do something [referring to the reunion shows in 2005]… Everybody talks about LED ZEPPELIN, and they played one fucking gig — one fucking lame gig — while CREAM did weeks of gigs; proper gigs, not just a lame gig like ZEPPELIN did, with all the [vocal] keys lowered and everything. We played everything in the original keys. [Becoming animated]: Fuck off, ZEPPELIN, you're crap. You've always been crap and you'll never be anything else. The worst thing is that people believe the crap that they're sold. CREAM is 10 times the band that LED ZEPPELIN is.

Classic Rock: That's a bold opinion.

Jack Bruce: What? You're gonna compare Eric Clapton with that fucking Jimmy Page? Would you really compare that?

Classic Rock: To be fair, they're different kinds of player, aren't they?

Jack Bruce: No! Eric 's good and Jimmy 's crap. And with that I rest my case.

postato da: frankobrain alle ore 15:35 | link | commenti (1)
categorie: musica, rock, blues, jazz, progressive
sabato, 01 novembre 2008

Il ritorno dei Led Zeppelin?

Jimmy Page (chitarra) e John Paul Jones (basso), membri storici dei Led Zeppelin, si sono evidentemente spazientiti con il cantante Robert Plant, che si mostra riluttante a unirsi a loro nella tournée di riunione, che potrebbe rappresentare uno degli eventi musicali più importanti del 2009. La rivista Billboard ci informa che Page e Jones si stanno esercitando per il come-back insieme a Jason Bonham, figlio di John Bonham (il deceduto batterista dei Led).

 I Led Zeppelin nel 1975: Jimmy Page, Robert Plant 

Finora i due hanno aspettato che Robert Plant si convincesse, ma quest'ultimo è sempre oberato di impegni; attualmente si trova in tour con la cantante e violinista Alison Krauss, la quale sta lanciando il suo ultimo album di bluegrass dal titolo Raising Sand. Perciò Page e Jones si sono messi a cercare un sostituto per il loro vecchio compagno. 

Ecco una lista di altre bands che hanno dovuto rimpiazzare loro elementi-chiave, e i risultati dei cambiamenti:

Van Halen - David Lee Roth, esuberante frontman dei Van Halen, lasciò il gruppo nel 1985. Venne rimpiazzato da Sammy Hagar. Da allora i fans dei Van Halen sono divisi in due schieramenti: quelli che preferiscono il cantante originale e quelli che stanno dalla parte del "blue-collar" Hagar. Con entrambi, la band ha venduto milioni di album. La fortunata reunion del 2007 segnò il ritorno di David Lee Roth, che tornò a esibirsi con gli altri co-fondatori Eddie e Alex Van Halen.

Queen - Nel 1991, quando Freddie Mercury morì, ci fu una cessione delle attività per i Queen, almeno come band (i membri superstiti si dedicarono a progetti solisti; un album finale con la "partecipazione" di Mercury uscì quattro anni dopo la scomparsa del cantante). Nel 2005, Brian May e Roger Taylor decisero di far risuscitare i Queen ingaggiando Paul Rodgers (ex Bad Company). Riempirono le arene, ma molti vecchi fans rimasero scontenti: impossibile, infatti, trovare un altro showman con il carisma di un Freddy Mercury.

Bad Company Accennavamo appunto a Paul Rodgers. Quando questi lasciò i Bad Company, venne rimpiazzato non da uno ma da due cantanti. Con il primo, Brian Howe (1986-'94), la band ebbe un più che discreto successo di vendite. Invece con il secondo, Robert Hart (1995-'97), i Bad Company rischiarono il declino. Rodgers tornò nel 1998 e rimase per quattro anni, ma adesso, come abbiamo visto, è con i Queen (i quali tra l'altro hanno inciso un nuovo album, dal titolo The Cosmos Rocks).

Genesis - Parecchi aficionados di quest'altro grande gruppo inglese prospettarono "l'inevitabile fine" dopo che Peter Gabriel scelse di andarsene. Correva l'anno 1975. Occorsero parecchi mesi ai rimanenti membri per riprendersi dal brutto colpo; mesi in cui vennero fatti provini per scegliere il sostituto del grande Peter, finché il loro batterista, tale Phil Collins, non dichiarò: "Sentite, so cantare anch'io!". Phil, unico componente dei Genesis di origini proletarie, divenne non solo la voce solista ma anche il capo incontrastato della band (che finora si era attenuta a metodi democratici). A un paio di album "di assestamento" seguì una caterva impressionante di successi, ma anche un mutamento di stile che, in fondo, dava ragione ai vecchi fans: i Genesis senza Peter Gabriel, in effetti, erano tutt'altra cosa. [Per la storia dei Genesis in lingua italiana vedi qui.]

Pink Floyd - Roger Waters, autore di numerosi testi dei Pink Floyd, sbatté la porta nel 1984.  Il chitarrista David Gilmour e il batterista Nick Mason tennero in vita il gruppo dopo aver vinto una sequela di fastidiosi procedimenti penali intentati dallo stesso Waters, il quale voleva vietare loro di continuare a usare il nome della band. Senza il vecchio membro e con l'appoggio del tastierista Richard Wright, che poteva finalmente tornare a unirsi ai compagni (fu proprio Wright, con la sua presunta "passività", uno dei motivi del litigio tra Waters e gli altri), i Pink Floyd sfornarono un paio di altri buoni album e ripresero a esibirsi in tutto il mondo, mostrando di essere ancora un'autentica "money machine". [Vedi Atom Heart Mother - una homepage sui Pink Floyd, in lingua inglese.] Nel 2005, nel corso di Live 8 (spettacolo contro la povertà nel mondo), Roger Waters salì sul palcoscenico per suonare insieme agli amici di un tempo. E quella fu l'ultimissima volta che si rividero i Floyd uniti e, in qualche modo, contenti.

The Who - Ormai sono chiamati "The Two", con ovvio riferimento al cantante Roger Daltrey e al chitarrista Pete Townshend, i quali continuano a esibirsi come "The Who" nonostante la tragica dipartita degli altri due membri fondatori. Nel 1978 fu Keith Moon a "lasciarci le penne", come si suol dire, per via dei suoi eccessi di alcool, droghe e quant'altro. Per il batterista-folletto ci furono molti sostituti, ma quello che riuscì a convincere maggiormente fu, alla metà degli Anni Novanta, Zak Starkey, figlio del leggendario Ringo Starr. Quando nel 2002 morì anche il bassista John Entwistle (esattamente il giorno prima dell'avvio del tour estivo degli Who che avrebbe interessato Stati Uniti e Canada), fu il bassista Pino Palladino - scozzese, ma con antenati partenopei - il prescelto di turno. Altri collaboratori dei "superstiti" Daltrey & Townshend sono stati il drummer Steve White e il bassista Dave Minchella. The Who - o, meglio, "The Two plus Friends" - proseguono a sfornare dischi e a dare concerti mantenendo alta la qualità e raccogliendo ovunque enormi consensi.

Kiss - Venticinque anni segnati da abbandoni e disgrazie assortite, eppure questa formazione newyorchese continua a esistere.  Nel 1980 getta la spugna il drummer Peter Criss. Viene sostituito da Eric Carr, che muore nel 1991. Le bacchette passano allora nelle mani di Eric Singer, che militerà contemporaneamente nei Kiss e nella Alice Cooper's Band. Anche l'abbandono del chitarrista Ace Frehley è stato assorbito abbastanza bene dagli altri membri: numerosi i sostituti per Frehley; ultimo, in ordine di tempo, il bravo e simpatico Tommy Thayer (nelle foto sotto).

  

postato da: frankobrain alle ore 19:54 | link | commenti (1)
categorie: musica, folk, punk, soul, rock, funk, blues, country, pop , progressive