Proprio in questo momento, su Scalo76 (Rai 2) si registra la partecipazione del mitico Alberto Fortis...
Tipo mingherlino, non bellissimo ma dal fascino zen, Alberto Fortis (omonimo di uno studioso-viaggiatore del Diciottesimo secolo) ci diede, a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, perle quali "Milano e Vincenzo", "La sedia di Lilla", "Fragole infinite", "Settembre", "Marilyn", ecc. Sarebbe un peccato dimenticare queste canzoni o non riproporle a chi è troppo giovane per conoscerle, e per questo approvo la partecipazione di Alberto a Scalo76, dopo che nel 2006 si era esposto in un programma sì triviale come Music Farm. Più che di songs, nel suo caso si tratta di vera e propria poesia in musica. Do un consiglio a tutti gli appassionati della canzone italiana: andate a "recuperare" Fortis dal dimenticatoio e date un'ascoltatina alla sua produzione: sono sicuro che almeno tre-quattro dei suoi titoli entreranno di prim'acchito nella lista dei vostri favoriti in assoluto.
Alberto Fortis nasce a Domodossola, in provincia di Verbania, il 3 giugno 1955.
Fin da giovanissimo si appassiona alla musica rock e già da adolescente si esibisce in diversi club piemontesi con le sue band. Il suo strumento preferito in questi anni è la batteria, ma ben presto il giovane Alberto dimostra il suo eclettismo dedicandosi principalmente al pianoforte e alle tastiere.
Nel 1979 esce il 33 giri d’esordio, Alberto Fortis, registrato con la collaborazione della PFM. Il disco è subito un successo e le vendite si aggirano intorno alle centomila copie. L’anno successivo viene pubblicato Tra demonio e santità, un concept album che ancora oggi viene annoverato tra i dischi di culto nel panorama della musica italiana.
Nel 1981 Alberto pubblica La grande grotta, con la partecipazione di affermati musicisti statunitensi. Da questo momento in poi, il cantautore piemontese fa la spola tra gli Stati Uniti e l’Europa, collaborando con artisti di grande prestigio.
Nel 1982, negli storici studi londinesi di Abbey Road, registra Fragole infinite, con l’aiuto di George Martin, produttore dei Beatles.
Dopo El Niño (1984) e West of Broadway (1985) Alberto studia all’Hunter College di New York. Qui l’artista conosce Carlos Alomar, coautore di alcuni brani di John Lennon e collaboratore di David Bowie.
Proprio Alomar produce il disco Assolutamente tuo, datato 1987, inciso con la band di Bowie.
Successivamente rientra in Italia e incide Carta nel cielo e L’Uovo, album prodotti con l’entourage di Vasco Rossi.
Per il Cinquecentenario della scoperta dell’America Alberto ha l’onore di aprire il concerto di Bob Dylan a Genova.
Proprio l’interesse per la storia dei popoli nativo-americani spinge il cantante piemontese a ritornare nel nuovo continente. A Los Angeles vengono concepiti Dentro il giardino (1994) ed Angeldom (2001), entrambi ricchi di collaborazioni di spicco, quali musicisti di Madonna, Michael Jackson e il produttore di Ben Harper.
Nel 2003, dopo la partecipazione alla realizzazione di diverse colonne sonore, realizza il primo Greatest Hits, Universo Fortis.
Nel 2005 nasce il penultimo album, Fiori sullo schermo futuro, che riflette su di un mondo ormai orientato verso la futuribilità e la telematica. A questo progetto partecipano musicisti che hanno segnato la carriera del cantante, come Rossana Casale. Sempre nel 2005, Alberto diventa testimone dell’AISM, l’associazione che combatte la Sclerosi Multipla.
L'anima artistica del cantautore però non si esaurisce con la musica, dal momento che lui stesso è anche regista dei videoclip di tre sue canzoni: "Love Is Alive", "Plastic Mexico" e "La neña del Salvador". In "Plastic Mexico" (regia a quattro mani con Massimo Mazzanti) Alberto è stato fra i primi a usare in esclusiva le immagini del lungometraggio Koyaanisqatsi (regia: Francis Ford Coppola; musica: Philip Glass).
Oggi vive negli Stati Uniti d'America. E' tra gli artisti che appoggiano la campagna presidenziale di Obama Barack.
Consiglio d'acquisto: il suo CD In Viaggio contenente rivisitazioni di alcuni dei suoi brani più celebri.
DISCOGRAFIA

Formidabile cantautore di sangue indiano che, insieme ai suoi Heartbreakers, ha sfornato una caterva di album geniali (Into the Great Wide Open rimane a tutt'oggi il mio preferito) e che è in gran parte responsabile dell'idea di mettere insieme artisti del rango di Bob Dylan, George Harrison, Jeff Lynne e Roy Orbison per formare insieme a loro i Traveling Wilburys, entrati nella leggenda del rock.
Nato e cresciuto nel nord della Florida, Tom Petty abbandonò la scuola a 17 anni per unirsi al gruppo Mudcrutch, in cui suonavano il chitarrista Mike Campbell e il tastierista Benmont Tench. Nel 1970 i Mudcrutch si trasferirono a Los Angeles nella speranza di ottenere un contratto, ma finirono per sciogliersi. Tom Petty, che aveva firmato per la Shelter Records, si esibì con diverse bands prima di riunirsi con Campbell e Tench (1975). In quel periodo i due vecchi compagni stavano lavorando insieme al bassista Ron Blair e al drummer Stan Lynch sotto il nome "Heartbreakers". La Shelter accettò generosamente di "incorporarli" a Petty e da qui nacque il gruppo Tom Petty & the Heartbreakers (1976).
Il loro era un rock'n'roll a tratti gentile pur se di fattura garage e con testi dai risvolti critici. Dapprima l'America fece orecchie da mercante. In Inghilterra al contrario, dove il quintetto si era recato per accompagnare in tournée Nils Lofgren, l'accoglienza fu ottima: il loro debutto Tom Petty & the Heartbreakers si piazzò nella U.K. Top 30. Incoraggiata da questo successo, la loro label fece maggiore pubblicità all'LP negli U.S.A. e lanciò il single "Breakdown", che raggiunse la Top 40, mentre un'altra song, "American Girl", divenne un tormentone delle emittenti locali.
Poco dopo accadde che l'ABC, compagnia-madre della Shelter, venne comprata dalla MCA Records. Petty cercò di rinegoziare il contratto ma alla MCA le sue pretese sembrarono eccessive. La band si ritrovò allora a lavorare sotto l'egida della Backstreet Records, che faceva comunque capo allo stesso colosso MCA. L'album Damn the Torpedoes fu realizzato alla fine del 1979.
Il successo che seguì era in parte inatteso: due milioni di copie vendute, con un paio di 45 giri ("Don't Do Me Like That" e "Refugee") che scalarono vertiginosamente l'apposita classifica. Ma ecco sorgere altri problemi con la casa discografica. Secondo la MCA, l'album successivo, Hard Promises, doveva essere venduto al prezzo di 9,98 dollari (allora - correva l'anno 1981 - una cifra non indifferente). Petty puntò i piedi, minacciò di ritirare il prodotto da tutti i negozi e organizzò addirittura una protesta dei fans. La MCA dovette arrendersi, mettendo in commercio Hard Promises per 8,98 dollari. L'album stravendette (fu disco di platino) e il single "The Waiting" divenne un hit.
Nello stesso anno Tom Petty produsse Drop Down and Get Me, che sanciva il ritorno di Del Shannon, mai obliata icona del rock'n'roll. Inoltre compose "Stop Draggin' My Heart Around", che cantò in duetto con Stevie Nicks, ex cantante dei Fleetwood Mac. La canzone si trova nell'album della Nicks Bella Donna, registrato con il supporto degli Heartbreakers.
Per il successivo Southern Accents, Petty & Co. impiegarono ben tre anni, tre anni non solo di lavoro ma anche di ripensamenti e rabbie assortite. Avevano ingaggiato come produttore Dave Stewart degli Eurythmics allo scopo di esplorare nuovi territori musicali o, meglio, per allargare i propri orizzonti sonori. Southern Accents contiene brani soul, psichedelici e new wave, ma (o forse proprio per questo) non riesce a risultare di facile ascolto. Nonostante ciò, grazie anche al successo del single "Don't Come Around Here No More", fu insignita del disco di platino. Con buona pace di Tom Petty che un giorno, riascoltando i nastri con gli arrangiamenti, per la scontentezza mollò un pugno a una parete fratturandosi la mano.
Ed ecco il 1986: l'anno della stretta collaborazione con il grande Bob Dylan. Tom Petty & the Heartbreakers ebbero il privilegio di accompagnare il menestrello di Duluth nel suo tour mondiale. Dylan ricambiò scrivendo per loro "Jammin' Me", ballata inserita in Let Me Up (I've Had Enough).
Let Me Up (I've Had Enough) non ricevette umanimi consensi; tutt'altro. Ma questo fu il minore dei mali nella vita di Tom Petty. Infatti, poco dopo l'uscita dell'album un incendio distrusse completamente la sua villa. Lui, sua moglie e le loro due figlie riuscirono a salvarsi con parecchia fortuna. Ma nell'incendio il cantante perse molti dei suoi ricordi più cari.
Nel 1988 Petty si ritrovò a far parte dei Traveling Wilburys insieme a Bob Dylan, George Harrison, Roy Orbison e Jeff Lynne. Cinque musicisti di bravura stellare che si riunivano - apparentemente in anonimato - per suonare divertendosi... Il risultato non poteva che essere eccezionale. Difatti, Traveling Wilburys - Vol. 1 è un capolavoro a sé stante del soft rock di tutti i tempi.
Poco dopo il cantante fece uscire il suo primo "album da solista" (in realtà vi parteciparono quasi tutti gli Heartbreakers): Full Moon Fever. Prodotto da Lynne, Full Moon Fever vinse ben tre dischi di platino e generò gli hits "I Won't Back Down", "Runnin' Down a Dream" e "Free Fallin'".
Nel 1990 fu la volta del secondo colpo di genio dei Traveling Wilburys (curiosamente chiamato Vol. 3), i quali, sebbene ora purtroppo orfani della loro "voce d'angelo" Roy Orbison, ottennero un altro successo interplanetario. Quindi, nella primavera del 1991, uscì Into the Great Wide Open, capolavoro firmato Tom Petty & the Heartbreakers e prodotto - come Full Moon Fever - da Jeff Lynne. Nuovamente disco di platino!
Dopo Greatest Hits (1993), contenente due canzoni nuove prodotte da Rick Rubin e di cui una, "Mary Jane's Last Dance", raggiunse la Top 20, Petty decise di slegarsi dalla MCA per passare alla Warner Bros. Si dice che il deal fosse già stato programmato nel 1989 e che il biondo rocker avesse incassato la cifra record di 20 milioni di dollari.
Nel 1982 Tom Petty & the Heartbreakers pubblicarono Long After Dark, che si piazzò al terzo posto della Top Ten. Subito dopo, Ron Blair decise di abbandonare il gruppo e venne rimpiazzato da Howie Epstein, ex bassista di John Hiatt.
[Howie Epstein sarebbe morto nel 2003 per overdose. Aveva 47 anni.]
Nel 1994 anche il batterista Stan Lynch lasciò gli Heartbreakers, proprio mentre Petty stava registrando il suo secondo "solo", sempre sotto la supervisione di Rubin e sempre circondato da alcuni componenti della band. Il titolo: Wildflowers. Oltre a vincere tre dischi di platino, Wildflowers "partorì" gli hits di successo "You Don't Know How It Feels", "You Wreck Me" e "It's Good to Be King".
Tom Petty & the Heartbreakers si "riunirono" nel 1996 per registrare la colonna sonora di She's the One (Il senso dell'amore), film del giovane regista Edward Burns. Tre anni dopo tornarono all'apice con Echo, seguito nel 2002 da The Last DJ, album infarcito di accuse all'indirizzo degli ingordi discografici (su ispirazione di Elvis Costello). Highway Companion è invece del 2006. Lo stile è sempre lo stesso: un rock naturalmente blueseggiante, a tratti hard ma alla maniera degli Stones, a tratti piacevolmente - e non baggianamente - poppeggiante.
Nella sua ormai lunga carriera Tom Petty ha dimostrato di volersi sempre muovere in determinati circoli e frequentare determinate persone (sempre le stesse: quelle fidate). Ma nessuno - credo - poteva prevedere la sorpresa che il cantautore ha voluto riservarci nel 2007. In quell'anno Petty decide di ricucire insieme i vecchi Mudcrutch (ovvero lui stesso, gli "Heartbreakers" Mike Campbell e Benmont Tench, e i membri originali Tom Leadon e Randall Marsh) permettendo finalmente alla vecchia band, dopo ben 30 anni (!), di debuttare con un proprio album. Mudcrutch (questo anche il titolo del disco) è musica da ascoltare e da ballare, un po' come quella degli Wilburys: "a little bit country, a little bit folk, a little bit rock and roll". Un divertimento assicurato, insomma, giacché i singoli musicisti, nel momento di registrare, non hanno pensato tanto alle vendite, quanto più a suonare in nome dei "bei tempi che furono" e della "meravigliosa amicizia che ancora è".
Ebbene sì, divorzieranno. Lei 50 anni, popstar; lui 40, bell'attore e cineasta. La coppia, dando ragione alle indiscrezioni urlate in prima pagina da The Sun, ha pubblicato ieri un comunicato nel quale ha ufficialmente dichiarato la fine del matrimonio, che recita: "Madonna e Guy Ritchie hanno deciso di divorziare dopo 7 anni e mezzo di unione matrimoniale. Hanno entrambi chiesto che i media mantegano, in questo periodo di difficoltà, il rispetto per le loro famiglie".
I due non hanno fatto alcun accordo pre-nuziale e Guy ha confidato agli amici di non desiderare un penny da colei che diventerà presto l'ex-moglie (il patrimonio personale di Madge, alias Madonna, dovrebbe aggirarsi attorno ai 380 milioni di euro) e di essere soddisfatto con la propria condizione finanziaria. La stampa britannica aveva preventivato per Guy un "biglietto d'addio" di ben 50 milioni di sterline. Ora lui è al momento "recluso" nella villa di campagna di Ashcombe, nel Wiltshire, mentre Madonna, che nell'ultimo periodo si era mostrata sempre più insofferente nei confronti dell'Inghilterra, è stata vista in gran forma a Los Angeles, alla prima del film Filth and Wisdom, diretto da lei stessa.
Secondo il Daily Mirror, "l'amore fra i due è semplicemente scemato. Tutto quello che c'è stato fra di loro si è spento tempo fa, ma hanno comunque continuato a fingere di stare insieme, salvando le apparenze. Specialmente Madonna non voleva nessuna pubblicità negativa prima della partenza del suo Sweet and Sticky Tour, ma la cosa era ultimamente diventata insopportabile per il regista, il quale ha chiesto espressamente alla consorte di 'concludere questa pantomima'".
"Sorry, No More Signing"
Con un comunicato video sul suo sito ufficiale, l'ex batterista dei Beatles Ringo Starr ha avvertito i suoi fan che non risponderà più alle loro lettere e mail.
"Peace and love, Peace and love, ma vi avverto che dal 20 ottobre non risponderò più alla vostra posta e non firmerò più i vostri oggetti, sono troppo occupato. Ah comunque: Peace and love". Queste sono le parole di Ringo che probabilmente è esasperato dalla quantità di messaggi che riceve.
Dopo lo scioglimento dei Beatles, l'artista inglese - oggi 68enne - ha pubblicato una quindicina di album. L'ultimo, uscito nel gennaio 2008, reca il titolo Liverpool 8. La sua sempre rinnovata All-Starr Band ha girato il mondo portando, insieme alla musica, messaggi d'amore e di pace.
The Kingston Trio (Bob Shane singing)
Andy Williams
Nana Mouskuri
Roger Whittaker
Sung Si Kyung
Try To Remember
© 1960 by Tom Jones & Harvey Schmidt
Try to remember the kind of September
When life was slow and oh so mellow
Try to remember the kind of September
When grass was green and grain so yellow
Try to remember the kind of September
When you were a young and a callow fellow
Try to remember and if you remember
Then follow ( follow ) follow ( follow ) follow . . .
Try to remember when life was so tender
That no one wept except the willow
Try to remember when life was so tender
That dreams were kept beside your pillow
Try to remember when life was so tender
That love was an ember about to billow
Try to remember and if you remember
Then follow ( follow ) follow ( follow ) follow . . .
Deep in December it's nice to remember
Although you know the snow will follow
Deep in December it's nice to remember
Without a hurt, the heart is hollow
Deep in December it's nice to remember
The fire of September that made you mellow
Deep in December our hearts should remember
Then follow ( follow ) follow ( follow ) follow . . .
Al via una rassegna “Dalle Nuove Musiche Al Suono Mondiale” più attenta alle avanguardie elettrojazz che all'ambito puramente world.
La 19sima edizione del festival torinese organizzato da "Musica 90" inizierà con la Matthew Herbert Big Band al Teatro Colosseo l'11 ottobre.
Poi, il 22, sempre al Colosseo, sarà la volta del Kronos Quartet, che proporrà il suo concerto di rilettura dei classici del Novecento spaziando da Jimi Hendrix a Sigur Rós, attraverso Thelonious Monk e Ornette Coleman fino a varie schegge pop.
Il 30 al Teatro Valdocco ci sarà Jon Hassell, tra i padrini del minimalismo, accompagnato dal trio Maarifa Street, progetto con cui ha già inciso Magic Realism 2, ideale proseguimento di un progetto di cui lui stesso aveva smarrito le tracce dopo l'uscita del primo volume, nel 1983. Rivolti spiritualmente a Oriente, Peter Freeman, Dino J.A. Deane e Pedram Khavarzamini supporteranno tromba e tastiere del leader in una serata cui si potrà assistere con 15 euro.
Il duo femminile svedese Midaircondo, che incrocia elettronica soft, strumenti e voci, ha già conquistato fama sufficiente per partecipare al Sonar di Barcellona. I Midaircondo saranno al Cavallerizza Reale il 14 novembre.
Il 20 novembre allo Spazio 211 ci sarà Angel, trio finnico-tedesco in cui convergono esperienze maturate nei marchi Pan Sonic e Schneider TM.
Infine, il 4 dicembre al Teatro Valdocco, si esibiranno Asif Ali Khan & Party, formazione pakistana di area sufi guidata dal cantante cui molti conferiscono l'eredità dello scomparso maestro Nusrat Fateh Ali Khan.
Sabato 11 ottobre - ore 21.00
Teatro Colosseo - Poltronissima € 25, Poltrona € 21, Galleria € 18
THE MATTHEW HERBERT BIG BAND
(Uk)
Mercoledì 22 Ottobre - ore 21.00
Teatro Colosseo - Poltronissima € 25, Poltrona € 21, Galleria € 18
KRONOS QUARTET
(Usa)
Giovedì 30 Ottobre - ore 21.00
Teatro Valdocco - Posto unico €15
JON HASSELL and MAARIFA STREET
(U.S.A.)
Venerdì 14 Novembre - ore 21.00
Cavallerizza Reale - Posto unico €12
MIDAIRCONDO
(Svezia)
Giovedì 20 Novembre - ore 21.00
Spazio 211 - Posto unico €12
ANGEL
(Germania/Finlandia)
Giovedì 4 Dicembre - ore 21.00
Teatro Valdocco - Posto unico €15
ASIF ALI KHAN & PARTY
(Pakistan)
Prevendite: Punto Info Piemonte di piazza Castello, angolo via Garibaldi. Informazioni: "Musica 90" è raggiungibile al sito www.musica90.net e al numero telefonico 011/4343333.
Il componente e co-fondatore del Kingston Trio aveva 75 anni. Sua la celebre ballata "Tom Dooley".
The Kingston Trio
Il merito maggiore del Kingston Trio è di aver spianato la strada ai tanti interpreti venuti dopo di loro, raccogliendo in vere e proprie antologie i testi e le musiche della tradizione popolare. Riascoltarli è sempre un piacere; con o senza banjio di accompagnamento, si pensa al fuoco di un bivacco nella prateria sconfinata. Risalta la loro sana ingenuità, che non guasta mai, ma anche l'entusiasmo che ci mettono a presentare canzoni senza età - quelle, appunto, tramite cui si impara a suonare la chitarra, e che soprattutto ci permettono di rimanere aggrappati al nostro non troppo remoto background storico.
Fondato da Bob Shane, Nick Reynolds e Dave Guard a Palo Alto (California) nel 1957, il Kingston Trio ha portato il folk alle masse ancor prima di Pete Seeger, Joan Baez, Peter, Paul & Mary e altri giganti del genere. Plasmando stili diversi come pop, calypso e hawaiian, furono spesso relegati negli scaffali del country & western ("Tom Dooley", primo successo del trio, datato 1958, fece loro vincere il primo di una lunga serie di Grammy), ma li si può considerare tra i capostipiti della vera world music. 