Non poteva essere dimenticato; non è mai stato dimenticato. Troppe, e troppo belle, le canzoni (e le poesie) che ha donato al mondo. Leonard Cohen, ovvero: la forza dei versi e della melodia. Dopo 15 anni di quasi-silenzio e quasi-autoreclusione tra Los Angeles e la nativa Montreal, il poeta-scrittore-chansonnier ebreo-canadese è tornato a calcare le arene del mondo. Lo ha fatto a 73 anni, ma dimostrando di essere in splendida forma. Due sono state le date italiane: il 27 luglio a Lucca come clou a chiusura del Summer Festival e il 28 all'Auditorium Parco della Musica di Roma. Platee estasiate e, certamente, altre nuove schiere di fans per lui.
Lucca 2008
Oggi osannato e omaggiato come cantautore, Cohen iniziò la carriera come letterato (oltre alle sillogi di poesie ha scritto due romanzi: The Favourite Game e Beautiful Losers, entrambi formidabili e anticonformistici) prima di reinventarsi autore di canzoni durante un lungo esilio su una sperduta isoletta greca. Da "Suzanne" a "The Future", da "Chelsea Hotel" a "Closing Time", ogni sua song conserva un'impronta personalissima, come si addice a questo autentico bohemien multiculturale, sia che racconti d'amore o dell'imminente apocalisse (spesso però entrambe le cose insieme).
Cohen a Montreux (Svizzera) lo scorso 8 luglio, nell'ambito del Montreux Jazz Festival
Numerosissimi i tributi a Cohen; anche nel 2008. Prima del suo tour mondiale, hanno pensato a rendergli omaggio dapprima Philip Glass con Book of Longing (ispirato all'omonimo volume dell'artista canadese, uno zibaldone messo insieme durante gli ultimi vent'anni, otto dei quali trascorsi nel monastero buddista di Mount Baldy, a 200 chilometri da Los Angeles), poi è stata la volta di una serata (quella d'apertura) interamente a lui dedicata nella cornice del Festival Jazz di Montreal, dove le sue canzoni sono state interpretate tra gli altri da Katie Melua, Chris Botti, Madeleine Peyroux, Buffy Ste-Marie, Serena Ryder, Steven Page, Lhasa de Sala; e, last but not least, dal filius in persona: Adam Cohen.
Quest'anno Leonard Cohen è stato (finalmente!) inserito nella Rock and Roll Hall of Fame.
Giochiamo un po' con gli inni nazionali (almeno con quelli a noi noti), compilando una sorta di hit parade. Per me sono questi i migliori; poi ognuno può esprimere le proprie preferenze...
1. posto: inno britannico. Ha la sobrietà e l'orecchiabilità giuste per rappresentare lo spirito di un'intera nazione.
2. posto: inno tedesco (forse perché vivo in Germania, ma poi, obiettivamente, è molto bella la melodia di Haydn; comunque qualcuno dice che il vero inno nazionale dei crucchi dovrebbe essere l'Inno alla Gioia di Beethoven, su versi di Schiller [vedi Nona Sinfonia]. Vabbe', è poi divenuto l'Inno Europeo e forse è meglio così: Beethoven non amava i nazionalismi esasperati).
3. posto: la Marsigliese. Ascoltandola, pare proprio di vedere il popolo (o gli "enfants de la Patrie") alla riscossa...
4. posto: l'Inno di Mameli. Il testo è tremendo ma la marcetta, a firma di Michele Novaro, è okay. Dovrebbe essere chiamato l'"Inno di Novaro", in effetti.
5. posto: l'inno irlandese (sa di birra e di merda di cavallo, ottime spezie per ogni festa di villaggio che si rispetti).
6. posto: inno russo, che ha però un testo (quello post-sovietico) che ben pochi russi conoscono a memoria (risale al 2001) ed è a dir poco insipido. L'Internazionale è, decisamente, più piacevole; la celebre melodia, composta nel 1871 dall'operaio-musicista belga Pierre Degeyter su liriche dell'operaio-poeta parigino Eugène Pottier, fu l'inno sovietico dal 1917 al 1943. Come mai non se lo sono tenuti, almeno fino all'avvento di Eltsin? Forse per problemi di... copyright?
6. posto (pari merito): lo Star-Spangled Banner. È diventata celebre l'esecuzione dell'inno statunitense fatta da Jimi Hendrix durante il festival di Woodstock nel 1969. Si avvertono benissimo gli scoppi della guerra in Vietnam e la protesta per i diritti civili calpestati.
Il blog Cumuli sta tentando un recupero della memoria di Danny Kaye, genialoide giullare ma anche uomo dotato di straordinaria musicalità.
Questo il tag: http://cumuli.splinder.com/tag/cinema+danny+kaye
Bruce Springsteen sta per pubblicare un EP live i cui proventi andranno a finanziare un’associazione per la cura del cancro intitolata a Danny Federici, storico tastierista della E-Street Band, morto qualche settimana fa per un melanoma. Magic Tour Highlights, disponibile dal 15 Luglio , conterrà anche una versione di "The Ghost Of Tom Joad" con la partecipazione di Tom Morello, chitarrista dei Rage Against The Machine.
Ecco la tracklist:
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Biografia springsteeniana
Nasce il 23 settembre 1949 a Freehold, nel New Jersey, primogenito di Douglas Springsteen e Adele Zirilli. La famiglia si trasferisce presto a Asbury Park, sempre nel New Jersey e sempre sulla costa atlantica.
E' il 9 settembre 1956 quando, a sette anni, Bruce assiste in TV, assieme ad altri 60 milioni di americani, l’esibizione di Elvis Presley all’Ed Sullivan Show. L'evento sarà estremamente decisivo per il corso della sua vita: come regalo di Natale pretende dai genitori - e otterrà - una chitarra.
Dopo aver suonato in varie formazioni musicali durante gli Anni Sessanta (passando dal garage al blues-rock), nel 1971 si trasferisce a New York, nel mitico Greenwich Village, dove sulle orme di Bob Dylan cerca di sfondare come cantautore folk. L'anno dopo riesce a strappare un'audizione alla Columbia Records (guarda caso l'etichetta di Dylan), grazie all'intermediazione della Laurel Canyon Productions, società di Mike Appel e Jim Cretecos con cui aveva stipulato un accordo di management che in futuro si sarebbe rivelato foriero di problemi. A dirigere la Columbia c'è John Hammond, il quale, entusiasta, fa firmare a Bruce un contratto da 65mila dollari per dieci album.
Nel 1973 vengono pubblicati i primi due lavori di Springsteen: Greetings From Asbury Park e The Wild, The Innocent & The E-Street Shuffle. E' un folk elettrificato con piano e organo che ammorbidiscono la sezione ritmica e fungono da base per i decolli del sassofono. La critica ha solo elogi ma le vendite sono mediocri e la Columbia pensa già a "scaricare" l'artista e la sua E-Street Band. Un aiuto importantissimo viene dall'allora direttore di "Rolling Stone", Jon Landau, che, dopo aver assistito alla performance di Springsteen all'Harvard Square Theatre di Cambridge (Massachussets), scrive le famose parole: "Ho visto il futuro del rock'n'roll e il suo nome è Bruce Springsteen". La Columbia si vede servita su un piatto d'argento la possibilità di rilanciare il rocker e Landau ne diviene consigliere personale.
Nell'agosto del 1975 ecco giungere nei negozi il lavoro che avrebbe scagliato Bruce Springsteen definitivamente in orbita: Born To Run. Nella band, Max Weinberg e Roy Bittan prendono il posto di Vini Lopez alla batteria e David Sancious alle tastiere (quest'ultimo abita proprio in quella E-Street che aveva dato il nome al gruppo), Clarence Clemons si posiziona al sassofono, Steve Van Zandt si aggiunge alla chitarra, Danny Federici all'organo e Garry Tallent al basso. Ecco la definitiva e roboante E-Street Band, di certo tra le migliori macchine musicali che la storia ricordi, soprattutto in ambito live. Born To Run raggiunge la Top Ten nelle hit parade e il tour che ne segue l'uscita assume le sembianze di una vera e propria marcia trionfale, caratterizzato da concerti dalla durata generosissima (il record verrà raggiunto il 31 dicembre 1980, al Nassau Coliseum di New York, con ben 38 canzoni eseguite in 4 ore!).
Il successo è tuttavia seguito da un periodo oscuro, vissuto in mezzo agli avvocati, che avrebbe ritardato l'uscita del lavoro successivo. Mike Appel infatti, indispettito dalla sempre maggiore ascendenza di Jon Landau sulle scelte artistiche di Springsteen, dà il via a una causa legale che arresta ogni ulteriore attività artistica. Il rocker, nel frattempo, compone numerosi pezzi per il nuovo album (e altri che vengono regalati, come la ben nota "Because The Night" a Patti Smith), mentre alcuni membri della E-Street Band si dedicano all'attività di session-men. La vertenza si conclude nel 1977 con una buona uscita per Appel e la nomina ufficiale di Landau a manager di Springsteen; i lavori riprendono e Darkness On The Edge Of Town viene pubblicato nel giugno del 1978. Appare da subito chiaro che le atmosfere sono diverse da quelle di Born To Run: se quest'ultimo a tratti peccava di eccessivi barocchismi sonori e manierismi vocali, immerso com'era nel turbine delle emozioni adolescenziali, Darkness On The Edge Of Town segna la definitiva maturità cantautoriale di Springsteen.
Nell'estate del 1979 il rocker (ormai "Boss") aderisce alla serie di concerti organizzati dalla MUSE (Musicians United for Safe Energy), di natura antinucleare, iniziativa nata dopo l'incidente alla centrale di Three Miles Island. Nell'ottobre del 1980 pubblica The River, un imponente doppio che a tutt'oggi appare il suo miglior lavoro, la summa delle sue capacità e dei generi da lui abbracciati.
Nebraska (settembre 1982) viene registrato in solitudine su un quattro piste casalingo. L'album, un esempio di lo-fi, contiene brani in cui il dolore e la tristezza prendono il sopravvento sulla gioia di esserci. Nel frattempo Steve Van Zandt abbandona la E-Street Band per dedicarsi alla propria carriera solista, sostituito da Nils Lofgren.
Di tutt'altra natura, registrato di nuovo con il gruppo, è il successivo Born In The Usa, pubblicato nel giugno 1984, che scaglia il "Boss" nell'empireo della musica rock: oltre dieci milioni le copie vendute.
Tunnel Of Love, pubblicato nell'ottobre del 1987, torna ai toni cupi e intimisti di Nebraska. Non è solo la situazione politica a intristire Bruce, ma anche la crisi che sta attraversando il proprio matrimonio.
Il divorzio e lo scioglimento della E-Street Band nel 1989 segnano l'inizio dello sbandamento che negli Anni Novanta porta Bruce Springsteen a pubblicare solo tre album (di cui due usciti contemporaneamente e complementari). L'America prende strade sempre più bellicose, la guerra nel Golfo e la politica nazionalistica e conservatrice di Bush senior segnano l'inizio di una nuova era, in cui allo spauracchio comunista (svanito con la caduta del Muro) si sostituisce quello altrettanto ingannevole del terrorismo. Trovare la forza di ricominciare a quarant'anni, fronteggiando un mondo diverso da quello di cui si è nutrita la propria arte, sembra quasi impossibile.
Il marzo 2001 vede l'uscita del doppio Live In New York City, finalmente insieme alla ricostituita E-Street Band. Il concerto e l'album corrispondente sono l'apice di una tournée trionfale. Due gli inediti: "American Skin" e "Land Of Hope And Dreams". L'episodio certamente più significativo è però la presenza di una "Born In The Usa" acustica, che simboleggia la caratteristica trasmutazione del rocker da trascinatore di stadi a cantore solitario del dolore.
The Rising (2002) apre il Nuovo Millennio. E' un album ispirato all'attentato alle Twin Tower, che l'11 settembre del 2001 cambia definitivamente il volto degli equilibri politici. L'opera segna un convincente ritorno alle sonorità più rock del cantante. Ma il successivo Devis & Dust (2005) spiazza ancora una volta i seguaci più accaniti di Springsteen: si ttratta infatti di un nuovo album in studio, acustico, naturalmente basato su sonorità folk e country.
We Shall Overcome: The Seeger Sessions è di nuovo segnatamente ancorato alla tradizione folk che da sempre giace latente sotto le elettrificazioni del passato rock di Springsteen. E' un'opera che molti considerano il più bell'omaggio mai realizzato alla vita e al mondo di Pete Seeger. Sono tredici canzoni stranote, e tutte raggiungono come frecce le regioni più profonde del cuore; e non solo dei cuori americani.
Magic esce nell'autunno 2007, e di nuovo Bruce suona insieme ai suoi compagni della band. Si registra qui un evidente calo ispirativo nella realizzazione dei nuovi brani (se non altro per quanto riguarda i testi). Il sospetto è che Magic serva principalmente da pedana di lancio per l'ennesimo tour mondiale. Ciò nonostante, gli aficionados di Bruce Springsteen si dicono contenti di questa fatica e hanno contribuito a catapultarla nei primi posti della classifica degli album più venduti.

