Neil Aspinall, un amico intimo dei Beatles e capo dell'impero Apple, ha lasciato per sempre questo pianeta. Aveva 66 anni.
Aspinall frequentò il Liverpool Institute for Boys insieme a Paul McCartney e George Harrison. Poi lavorò come "roadie" per il quartetto, prima di diventare capo della Apple Corps. Era noto come the real Fifth Beatle ("il vero Quinto Beatle"). In una dichiarazione firmata da Paul McCartney e Ringo Starr, si legge che "era un grande uomo e amico". Anche Yoko Ono e Olivia Harrison (rispettivamente vedova di John Lennon e di George Harrison) hanno firmato la dichiarazione, in cui si attesta la sua umanità e le sue abilità imprenditoriali.
Come detto, Aspinall "crebbe" insieme ai Beatles. Divenne il loro "road manager", poi il loro assistente, finché nel 1968 non prese le redini della casa discografica Apple (secondo le sue stesse parole, "solo finché non trovano qualcun altro"). Si dimise dall'incarico soltanto l'anno scorso.
Neil Aspinall si è spento in un ospedale di New York dopo breve malattia. Lascia la moglie Suzy e cinque figli.
George "Georgie" Best (Belfast, 22 maggio 1946 - Londra, 25 novembre 2005). Tra il 1963 e il 1975 giocò come attaccante del Manchester United indossando la maglia con il numero 7. Con i "Red Devils" disputò 466 partite ufficiali realizzando 178 reti. Per la nazionale del Nordirlanda giocò 37 volte segnando 9 goal. La sua capacità di dribblare negli spazi più stretti, liberandosi dell'avversario con colpi di tacco e finte di corpo, cementò la sua fama di abile giocoliere. Pelè lo considerò "il migliore calciatore del mondo". Best fu, tra le altre cose, protagonista della finale della Coppa dei Campioni del '68, in cui il Manchester United si impose sul Benfica di Eusebio allo stadio di Wembley. In quell'anno fu anche capocannoniere del campionato inglese con 28 reti e vinse il titolo di migliore calciatore d'Europa. Nel 1970, in un match contro il Northampton valevole per la FA Cup e in cui i Red Devils trionfarono per 8-2, Best marcò ben sei reti.
Ecco altre sue perle (e si tratta solo di una breve selezione!):John Cale: poliedrico e mai scontato. Anacronistico nelle sue produzioni e quasi sempre perfetto. Assistere a un suo spettacolo dal vivo l'anno scorso al Rainbow di Milano è stata un'esperienza formidabile.
In fin dei conti il successo è solo uno sheck. Ma per l'avanguardia non c'è un prezzo. E' l'idea che conta.

John Cale viene alla luce il 9 marzo 1942. La storia del rock dice che, insieme a Lou Reed (voce, chitarra), Sterling Morrison (basso e seconda chitarra) e Maureen ("Moe") Tucker (percussioni), il multistrumentista Cale forma i Velvet Underground; il loro primo disco The Velvet Underground & Nico viene pubblicato nel 1967, con la partecipazione appunto della modella tedesca Nico (poi morta tragicamente). Il mix tra la sensibilità avanguardistica di Cale e i testi "prosaici" di Reed saranno alla base dell'arte dei Velvet.

John Cale è fortemente influenzato dalla musica minimalista e i suoi lavori sperimentali (p. es. quelli con LaMonte Young) hanno spalancato la strada ad artisti del progressive come Robert Fripp. Ha anche collaborato con Brian Eno e Terry Riley, con i quali incise a partire dagli Anni Settanta vari album, e ha prodotto il primo, omonimo LP degli Stooges (nel 1969), nonché il debutto di Patti Smith, Horses. Dalla chiusura dell'esperienza con i Velvet (fu Doug Yule a rimpiazzarlo), Cale intraprese un'intensa carriera solista, alternando album rock a collaborazioni e a musiche da film (firmò tra l'altro il soundtrack di Caged Heat - Femmine in gabbia, opera prima di Jonathan Demme, e di American Psycho, tratto dal romanzo di Bret Easton Ellis). I suoi dischi Fear (1974), Slow Dazzle (1975) e (Guts and) Helen Of Troy (1977, con Phil Collins alla batteria) sono da ritenersi tra i lavori più interessanti in assoluto degli Anni Settanta, e Music for a New Society viene spesso nominato come uno degli album essenziali di tutti i tempi.
Con Lou Reed pubblicò nel 1990 Songs for Drella, opera commemorativa del comune "padrino" Andy Warhol. Di Warhol la paternità della scelta del nome del gruppo, sua la famosa copertina con la banana, e probabilmente sua anche l'idea di associare alla band la voce rauca e sensuale di Nico.

Nel settembre 1996 Cale partecipò al tribute a Leonard Cohen che reca il titolo I'm Your Fan cimentandosi in "Hallelujah", composizione del bardo ebreo-canadese. Certo, se si esamina lo stile dei due, Cale e Cohen sembrano distanti parecchi anni luce, ma Cale, nella sua lunga parabola artistica, si è sempre più avvicinato alla dimensione cantautorale, e poi diverse sue collaborazioni con Lou Reed e altri lo rendono un cantautore tout court. Inoltre è inevitabile che tra geni si crei una forte empatia. E così, dopo l'assalto alle Torri Gemelle, il "decostruzionista" con background classico renderà una volta di più omaggio a Leonard Cohen dichiarando in un'intervista:
Dopo l'11 settembre [2001], c'erano due canzoni che potevano aiutarci a superare lo choc: "Sugar Baby" di Bob Dylan e "Alexandra Leaving" di Leonard Cohen. Quella di Cohen fa davvero pensare. Mi sono chiesto se nella canzone si parli veramente di una ragazza. Un mio amico che conosce Cohen ha potuto svelarmi che "Alexandra Leaving" è stata ispirata da una lirica di Constantin P. Cavafy. In quei versi si racconta di Antonio, che è costretto a lasciare la città di Alessandria d'Egitto per scampare alla morte. Il messaggio è: non rattristirti. Sii un uomo e abbandona la città che ti ha dato così tanto. Hai imparato tante cose, ma ora è tempo di andare.
Cale cantò "Hallelujah" anche a The Queen Elizabeth Hall di Londra, alla fine di uno spettacolo superbo (ottobre 2005) che incluse buona parte del suo proprio materiale e in più una versione pianistica di "Heartbreak Hotel", oltre che due poesie di Dylan Thomas messe in musica da lui stesso.

Ancora in piena attività dopo oltre 40 anni, recentemente John Cale ha dato alle stampe un triplo CD live + DVD (Circus Live) che conferma la sua posizione avanguardistica nel mondo della musica contemporanea.
Dopo aver abbandonato nel 1977 i Genesis (già vedovi di Peter Gabriel), Steve Hackett si concentrò preminentemente sulla sua carriera solistica, forte della nomea che lo voleva come uno dei migliori chitarristi del tempo. E ancora oggi lo troviamo impegnato a registrare e a tenere concerti in tutto il mondo.
Per conto della leggendaria etichetta Charisma - la stessa che ebbe sotto contratto i vecchi, e dunque "veri", Genesis -, Hackett realizzò nel 1983 questa gemma che, sebbene denoti forti influenze del rock di quei primi Anni Ottanta, non tradisce alcuni tra i più nobili canoni del progressive.
Il CD, ristampato (ovviamente "remastered") dalla EMI l'anno scorso, è arricchito da tre bonus tracks. Offre tra l'altro classici come "Camino Royale" e "Cell 151", divenuti popolari subito dopo la loro uscita.
Highly Strung è tuttora il progetto di Hackett di maggior successo insieme a Voyage Of The Acolyte e Spectral Mornings.
Per le cose buone ci vuole tempo: i Portishead si sono concessi una pausa di ben dieci anni - pausa costellata da varie complicazioni - per portare a termine il loro terzo album che reca il titolo - appunto - Third. "Machine Gun" è il primo single tratto da quest'opera.
E' un pezzo che sorprende per l'aggressività della e-drum e per un'atmosfera oltremodo "da fine del mondo". Inoltre, andando controcorrente, il filmato fa bellamente a meno di effetti spettacolari.
I dieci anni trascorsi si sentono, eccome: l'unico elemento che in questa canzone risulta familiare ai fans è la voce di Beth Gibbons, la quale una volta di più riesce a metterci tutta l'anima. A fronte di tale track d'esempio, incomincia a esserci chiaro come mai il gruppo inglese fondato da Geoff Barrow ha impiegato così tanto tempo per registrare il seguito di quei due dischi (Dummy e Portishead) che a suo tempo indicarono a tanti artisti la strada da seguire.
Portishead - Third
Saranno cinque le date italiane del tour mondiale 2008 dei Deep Purple. La band inglese, arrivata al quarantesimo anno di carriera, si esibirà il 12 luglio in Piazza Duomo a Pistoia e la sera successiva al Parco Certosa Reale di Collegno; il 15 e il 16 il gruppo di Ian Gillan suonerà al Teatro Ventaglio di Milano mentre a chiudere il minitour italiano sarà la data del 18 al Castello Scaligero di Villafranca.
I prezzi dei biglietti, disponibili sul circuito TicketOne, variano dai 34 agli 80 euro.
I Deep Purple furono fondati nel 1968 a Londra da Jon Lord (keyboards, piano) e Ritchie Blackmore.
Molti i componenti che hanno fatto parte di questa formazione. Non pochi di loro hanno lasciato (o sono stati gettati fuori dall'egocentrico Jon Lord, fino a quando questi annunciò di non voler più suonare hard rock), per poi magari tornare.
Jon Lord (il tastierista, nato il 9.6.1941). Dal 1968 al 2002.
Ritchie Blackmore (chitarra, *14.4.45). 1968-75, 1984-93, 1995.
Ian Paice (percussioni, *29.6.48). 1968-76, 1984-oggi.
Ian Gillian (voce, *19.8.45). 1969-73, 1992-oggi.
Roger Glover (basso, *30.11.45). 1969-73, 1984-oggi.
Rod Evans (voce, *19.1.45). 1968-69.
Nick Simper (basso, *3.11.46). 1968-69.
Glenn Hughes (basso, voce, *21.8.52). 1973.
David Coverdale (voce, *22.9.49).
Tommy Bolin (chitarra, *18.4.51).
Joe Lynn Turner (voce, *2.8.51).
Don Airey (tastiere, *21.6.48). Attuale componente.
Steve Morse (chitarra, *28.7.54). Attuale componente.
Joe Satriani (voce, *15.7.56).
La formazione più recente (o una delle più recenti, per meglio dire):
Don Airey (tastiere), Ian Paice (percussioni), Roger Glover (basso), Ian Gillan (voce) e Steve Morse (chitarra).
Album consigliati:
Eh sì, stavolta ci abbiamo messo molto a digerire la kermesse sanremese; tant'è vero che riusciamo a scriverne soltanto adesso.
Sanremo 2008 è stato il trionfo delle baggianate. Pippo Baudo, le due vallette ("una mora e una bionda": ancora!), la cosiddetta "giuria di qualità", molte delle stesse canzoni, il notaio stonato in collegamento satellitare... niente ci è realmente piaciuto. Uniche eccezioni: Piero Chiambretti e, tra gli ospiti, l'immensa Fiorella Mannoia.
Men che meno abbiamo però gradito il risultato finale. Far vincere un duo da musical che presenta una canzone della Nannini che è copia di copie e regalare un secondo posto alla Tatangelo che canta una composizione del maritino è stato veramente un colpo sotto la cintola! Ci si chiede che tipo di pubblico segue e soprattutto sostiene (con il ditino sulla tastiera del cellulare) questo programma. Tricarico non è stato votato nemmeno tra i primi dieci ed Eugenio Bennato ha acciuffato a malapena il decimo posto. A parte ogni cosa, molto dubbio il fatto che, per l'ordine di esibizione della serata decisiva, proprio questi due artisti (tra i nostri preferiti in assoluto) siano stati "sorteggiati" rispettivamente come ultimo e penultimo. Strange. Very strange.
Ad ogni modo, la votazione ci ha proprio buttati giù. Gradire un tipo di musica anziché un altro non è un fattore da prendere sottogamba. La musica non è solo "una questione di gusti", ma un atteggiamento verso la vita. Possibile che gli italiani siano davvero così indietro con l'educazione culturale, come suggerisce la graduatoria ufficiale di Sanremo 2008? Sad. Very sad.
La classifica di Topolàin
1) Tricarico: "Una vita tranquilla"
2) Eugenio Bennato: "Grande Sud"
3) Frankie hi-nrg mc: "Rivoluzione"
4) Amedeo Minghi: "Cammina cammina"
4) (a pari merito): Sergio Cammariere: "L'amore non si spiega"
Nella categoria "Giovani" ci sono oltremodo piaciuti Frank Head e il duo vincitore, i Sonhora.