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martedì, 25 marzo 2008

Morto il 'Quinto Beatle'

 Neil Aspinall, un amico intimo dei Beatles e capo dell'impero Apple, ha lasciato per sempre questo pianeta. Aveva 66 anni.

Aspinall frequentò il Liverpool Institute for Boys insieme a Paul McCartney e George Harrison. Poi lavorò come "roadie" per il quartetto, prima di diventare capo della Apple Corps. Era noto come the real Fifth Beatle ("il vero Quinto Beatle").  In una dichiarazione firmata da Paul McCartney e Ringo Starr, si legge che "era un grande uomo e amico". Anche Yoko Ono e Olivia Harrison (rispettivamente vedova di John Lennon e di George Harrison) hanno firmato la dichiarazione, in cui si attesta la sua umanità e le sue abilità imprenditoriali.

Come detto, Aspinall "crebbe" insieme ai Beatles. Divenne il loro "road manager", poi il loro assistente, finché nel 1968 non prese le redini della casa discografica Apple (secondo le sue stesse parole, "solo finché non trovano qualcun altro"). Si dimise dall'incarico soltanto l'anno scorso.

Neil Aspinall si è spento in un ospedale di New York dopo breve malattia. Lascia la moglie Suzy e cinque figli.

 

 

Il 'Quinto Beatle'? Un animale a sette teste

(piccola storia di un'ambita denominazione)

 

Sono stati definiti a turno "Quinto Beatle" Stuart Sutcliffe, per la sua forte personalità e perché da lui dipese l'idea del look poi caratteristico; Pete Best, licenziato dal gruppo di Liverpool a un passo dalla fama; il manager Brian Epstein (ma non certo per la sua relazione omosessuale con Lennon!); il produttore George Martin, forse con più ragione che negli altri casi, dato il suo fondamentale apporto musicale; Yoko Ono (in senso negativo), perché negli ultimi anni divenne presenza fissa nella vita di Lennon e, loro malgrado, degli altri tre; Billy Preston, grande tastierista che si aggiunse alla band per le registrazioni di Let It Be (uno dei pochissimi musicisti esterni, orchestrali esclusi, a suonare nei dischi dei Fab Four). Neil Aspinall, amico dei componenti della band e capo della Apple Corporation.  E, least but not last, George Best, l'asso del calcio.


Quinto Beatle / A

Stuart "Stu" Sutcliffe (nome completo: Stuart Fergusson Victor Sutcliffe, nato a Edimburgo, Scozia, il 23 giugno 1940; morto ad Amburgo, Germania, il 10 aprile 1962). Figlio di un marinaio scozzese stabilitosi a Liverpool dopo la guerra, "Stu" conobbe il coetaneo John Lennon alla scuola d'arte. Divenne il bassista dei Beatles e li accompagnò ad Amburgo, ma, quando il complesso nel 1961 tornò in Inghilterra, "Stu" Sutcliffe rimase nella città tedesca per proseguire gli studi artistici e soprattutto per amore di Astrid Kirchherr, la fotografa e stilista che inventò le pettinature del gruppo e con la quale si era fidanzato. Nel 1962, un aneurisma cerebrale fu fatale al giovane, che spirò tra le braccia di Astrid.
Stuart era, insieme a Paul McCartney, il "beau" del gruppo, ma covava anche aspirazioni da  intellettuale. Secondo alcuni, ebbe rapporti omosessuali con Lennon. Un suo quaderno venuto alla luce poco tempo fa contiene suoi testi di canzoni inedite e diverse annotazioni diaristiche. Secondo la sorella Pauline, "da molte cose" si arguisce che fu Lennon a provocare la morte di "Stu", colpendolo violentemente sulla testa durante una sciocca lite.


Quinto Beatle / B


Pete Best nacque il 24 novembre 1941 a Madras, India, come Randolph Peter Best. Quando si unì a John, Paul, George e "Stu" Sutcliffe, era ritenuto uno dei migliori batteristi (nonché musicisti) di Liverpool. I Beatles ottennero gran parte del loro successo iniziale grazie alla sua fama. Per ragioni rimaste tuttora oscure, fu licenziato da Lennon e McCartney (probabilmente sotto pressione di Brian Epstein) qualche settimana prima della messa sotto contratto da parte della Parlophone (agosto 1962) e il suo posto fu preso da Ringo Starr. Successivamente, pur non rimanendo mai del tutto fuori dalla scena musicale, Pete Best si impiegò in un ufficio pubblico a Liverpool, dove rimase fino alla pensione. Recentemente, dopo la pubblicazione, da parte dei Beatles superstiti, di alcuni brani inediti che lo vedevano alla batteria, pare che Pete sia stato gratificato di un assegno dell'ordine del milione di sterline... Un'inezia, comunque, rispetto alla montagna di quattrini che avrebbe guadagnato se fosse rimasto nella band.
E' stato presente al Beatles Day a Brescia di qualche anno fa.
Un vero e proprio "monumento al rimpianto" è il suo
sito ufficiale, dove lui, forse a ragione, si autodefinisce "the man who put the beat in Beatles".


Quinto Beatle / C


Brian Epstein (1934-1967), George Martin, Yoko Ono e Billy Preston non hanno certo bisogno di presentazioni, essendo noti a tutti gli appassionati di musica. Non ne avrebbe bisogno nemmeno l'altro Best, ovvero George, il celebre calciatore nordirlandese; ma è proprio a quest'ultimo che dedichiamo un appassionato epitaffio, in quanto fu molöto più che un asso del calcio. 

                     UN LEGGENDARIO NUMERO 7

Georgie Best George "Georgie" Best (Belfast, 22 maggio 1946 - Londra, 25 novembre 2005). Tra il 1963 e il 1975 giocò come attaccante del Manchester United indossando la maglia con il numero 7. Con i "Red Devils" disputò 466 partite ufficiali realizzando 178 reti. Per la nazionale del  Nordirlanda giocò 37 volte segnando 9 goal. La sua capacità di dribblare negli spazi più stretti, liberandosi dell'avversario con colpi di tacco e finte di corpo, cementò la sua fama di abile giocoliere. Pelè lo considerò "il migliore calciatore del mondo". Best fu, tra le altre cose, protagonista della finale della Coppa dei Campioni del '68, in cui il Manchester United si impose sul Benfica di Eusebio allo stadio di Wembley. In quell'anno fu anche capocannoniere del campionato inglese con 28 reti e vinse il titolo di migliore calciatore d'Europa. Nel 1970, in un match contro il Northampton valevole per la FA Cup e in cui i Red Devils trionfarono per 8-2, Best marcò ben sei reti.
"Georgie" fu il primo calciatore a divenire una vera e propria pop star; per il suo modo di vestirsi, di agire e di portare i capelli, fu soprannominato "il Quinto Beatle". Ma, dopo quel fantastico 1968, e dunque all'età di soli 22 anni, fu proprio la sua celebrità, insieme al suo stile di vita (alquanto sconsiderato per uno sportivo e non solo), a sancire l'inizio della fine. 
Nel 1975 i dirigenti del Manchester United lo costrinsero a lasciare il club a causa del suo comportamento indisciplinato (arrivava agli allenamenti quasi sempre sbronzo). La sua carriera terminò nel 1983, dopo aver giocato, oltre che a Manchester, per lo Stockport County, i Los Angeles Aztecs, Cork Celtic, Fulham, Fort Lauderdale Strikers, Hibernian, San Josè Earthquakes e Bournemouth.
Negli ultimi tempi faceva parlare di sé per via del suo alcolismo. Nel 2000 dovette sottomettersi a un trapianto di fegato e nel 2004 gli fu sequestrata la patente per guida in stato di ubriachezza. La sua morte, avvenuta dopo lunga agonia, fu causata da un "collasso generale di tutti gli organi interni".
Da decenni sembrava molto più vecchio della sua età effettiva;  poco prima di morire (a 59 anni) ammonì i i giovani: "Guardate come sono ridotto. Non diventate come me".

Best 
Molte le sue frasi celebri. Notando quanto fosse cambiato il mondo del calcio, asserì: "Quando giocavo io, lo facevo sempre col sorriso sul volto. Il calcio era un gioco. E dovrebbe esserlo ancora. Ma è invece diventata una faccenda troppo seria". Criticò i moderni "campioni", non risparmiando nemmeno il beniamino-della-Nazione David  Beckham: "Non sa calciare di sinistro, non sa colpire di testa, non riesce a togliere la palla all'avversario e non segna molti goal. Ma, a parte questo, è a posto". ("He cannot kick with his left foot, he cannot head a ball, he cannot tackle and he doesn't score many goals. Apart from that he's all right.")

George Best Ecco altre sue perle (e si tratta solo di una breve selezione!):


- "Nel 1969 rinunciai all'alcool e alle donne. Furono i venti minuti più terribili della mia vita." ("In 1969 I gave up women and alcohol. It was the worst 20 minutes of my life.")
- "Tutti dicono che ho dormito con sette Miss Mondo. Peccato deluderli: sono state solo tre."
- "Quando giocavo negli Stati Uniti, abitavo in una casa sul mare. Ma non ho mai fatto una nuotata: sul tragitto c'era un bar..."
- "Ho speso un sacco di soldi in alcool, donne e macchine veloci. Il resto l'ho sperperato." ("I spent a lot of money on booze, birds and fast cars. The rest I just squandered.")
- "Avrei potuto entrare nell'Anonima Alcolizzati. Il problema però è che io non posso restare anonimo."
postato da: frankobrain alle ore 23:10 | link | commenti (1)
categorie: musica, pop
lunedì, 24 marzo 2008

John Cale

John Cale: poliedrico e mai scontato. Anacronistico nelle sue produzioni e quasi sempre perfetto. Assistere a un suo spettacolo dal vivo l'anno scorso al Rainbow di Milano è stata un'esperienza formidabile.

In fin dei conti il successo è solo uno sheck. Ma per l'avanguardia non c'è un prezzo. E' l'idea che conta.

John Cale viene alla luce il 9 marzo 1942. La storia del rock dice che, insieme a Lou Reed (voce, chitarra), Sterling Morrison (basso e seconda chitarra) e Maureen ("Moe") Tucker (percussioni), il multistrumentista Cale forma i Velvet Underground; il loro primo disco The Velvet Underground & Nico viene pubblicato nel 1967, con la partecipazione appunto della modella tedesca Nico (poi morta tragicamente). Il mix tra la sensibilità avanguardistica di Cale e i testi "prosaici" di Reed saranno alla base dell'arte dei Velvet.



John Cale è fortemente influenzato dalla musica minimalista e i suoi lavori sperimentali (p. es. quelli con LaMonte Young) hanno spalancato la strada ad artisti del progressive come Robert Fripp. Ha anche collaborato con Brian Eno e Terry Riley, con i quali incise a partire dagli Anni Settanta vari album, e ha prodotto il primo, omonimo LP degli Stooges (nel 1969), nonché il debutto di Patti Smith, Horses. Dalla chiusura dell'esperienza con i Velvet (fu Doug Yule a rimpiazzarlo), Cale intraprese un'intensa carriera solista, alternando album rock a collaborazioni e a musiche da film (firmò tra l'altro il soundtrack di Caged Heat - Femmine in gabbia, opera prima di Jonathan Demme, e di American Psycho, tratto dal romanzo di Bret Easton Ellis). I suoi dischi Fear (1974), Slow Dazzle (1975) e (Guts and) Helen Of Troy (1977, con Phil Collins alla batteria) sono da ritenersi tra i lavori più interessanti in assoluto degli Anni Settanta, e Music for a New Society viene spesso nominato come uno degli album essenziali di tutti i tempi. 

 Con Lou Reed pubblicò nel 1990 Songs for Drella, opera  commemorativa del comune "padrino" Andy Warhol. Di Warhol la paternità della scelta del nome del gruppo, sua la famosa copertina con la banana, e probabilmente sua anche l'idea di associare alla band la voce rauca e sensuale di Nico.

Nel settembre 1996 Cale partecipò al tribute a Leonard Cohen che reca il titolo I'm Your Fan cimentandosi in "Hallelujah", composizione del bardo ebreo-canadese. Certo, se si esamina lo stile dei due, Cale e Cohen sembrano distanti parecchi anni luce, ma Cale, nella sua lunga parabola artistica, si è sempre più avvicinato alla dimensione cantautorale, e poi diverse sue collaborazioni con Lou Reed e altri lo rendono un cantautore tout court. Inoltre è inevitabile che tra geni si crei una forte empatia. E così, dopo l'assalto alle Torri Gemelle, il "decostruzionista" con background classico renderà una volta di più omaggio a Leonard Cohen dichiarando in un'intervista:

Dopo l'11 settembre [2001], c'erano due canzoni che potevano aiutarci a superare lo choc: "Sugar Baby" di Bob Dylan e "Alexandra Leaving" di Leonard Cohen. Quella di Cohen fa davvero pensare. Mi sono chiesto se nella canzone si parli veramente di una ragazza. Un mio amico che conosce Cohen ha potuto svelarmi che "Alexandra Leaving" è stata ispirata da una lirica di Constantin P. Cavafy. In quei versi si racconta di Antonio, che è costretto a lasciare la città di Alessandria d'Egitto per scampare alla morte. Il messaggio è: non rattristirti. Sii un uomo e abbandona la città che ti ha dato così tanto. Hai imparato tante cose, ma ora è tempo di andare.

Cale cantò "Hallelujah" anche a The Queen Elizabeth Hall di Londra, alla fine di uno spettacolo superbo (ottobre 2005) che incluse buona parte del suo proprio materiale e in più una versione pianistica di "Heartbreak Hotel", oltre che due poesie di Dylan Thomas messe in musica da lui stesso.

Ancora in piena attività dopo oltre 40 anni, recentemente John Cale ha dato alle stampe un triplo CD live + DVD (Circus Live) che conferma la sua posizione avanguardistica nel mondo della musica contemporanea.

postato da: frankobrain alle ore 02:44 | link | commenti
categorie: musica, elettronica, rock, progressive
domenica, 23 marzo 2008

Ristampe prog: 'Highly Strung' (Steve Hackett)

  Dopo aver abbandonato nel 1977 i Genesis (già vedovi di Peter Gabriel), Steve Hackett si concentrò preminentemente sulla sua carriera solistica, forte della nomea che lo voleva come uno dei migliori chitarristi del tempo. E ancora oggi lo troviamo impegnato a registrare e a tenere concerti in tutto il mondo.
Per conto della leggendaria etichetta Charisma - la stessa che ebbe sotto contratto i vecchi, e dunque "veri", Genesis -, Hackett realizzò nel 1983 questa gemma che, sebbene denoti forti influenze del rock di quei primi Anni Ottanta, non tradisce alcuni tra i più nobili canoni del progressive.
Il CD, ristampato (ovviamente "remastered") dalla EMI l'anno scorso, è arricchito da tre bonus tracks. Offre tra l'altro classici come "Camino Royale" e "Cell 151", divenuti popolari subito dopo la loro uscita.
Highly Strung è tuttora il progetto di Hackett di maggior successo insieme a Voyage Of The Acolyte e Spectral Mornings.

postato da: frankobrain alle ore 00:32 | link | commenti (1)
categorie: musica, rock, progressive
venerdì, 21 marzo 2008

Portishead - "Machine Gun" (Video)

Nuovo video a presentazione del terzo, attesissimo album
Cliccare qui per guardarlo

Per le cose buone ci vuole tempo: i Portishead si sono concessi una pausa di ben dieci anni - pausa costellata da varie complicazioni - per portare a termine il loro terzo album che reca il titolo - appunto - Third. "Machine Gun" è il primo single tratto da quest'opera.
E' un pezzo che sorprende per l'aggressività della e-drum e per un'atmosfera oltremodo "da fine del mondo". Inoltre, andando controcorrente, il filmato fa bellamente a meno di effetti spettacolari.

I dieci anni trascorsi si sentono, eccome: l'unico elemento che in questa canzone risulta familiare ai fans è la voce di Beth Gibbons, la quale una volta di più riesce a metterci tutta l'anima. A fronte di tale track d'esempio, incomincia a esserci chiaro come mai il gruppo inglese fondato da Geoff Barrow ha impiegato così tanto tempo per registrare il seguito di quei due dischi (Dummy e Portishead) che a suo tempo indicarono a tanti artisti la strada da seguire.


                                            Portishead - Third
postato da: frankobrain alle ore 18:53 | link | commenti
categorie: musica, rock, pop , hip hop, progressive
sabato, 15 marzo 2008

Deep Purple in Italia a luglio

deeppurple_2.jpgSaranno cinque le date italiane del tour mondiale 2008 dei Deep Purple. La band inglese, arrivata al quarantesimo anno di carriera, si esibirà  il 12 luglio in Piazza Duomo a Pistoia e la sera successiva al Parco Certosa Reale di Collegno; il 15 e il 16 il gruppo di Ian Gillan suonerà  al Teatro Ventaglio di Milano mentre a chiudere il minitour italiano sarà  la data del 18 al Castello Scaligero di Villafranca.

 

I prezzi dei biglietti, disponibili sul circuito TicketOne, variano dai 34 agli 80 euro.

I Deep Purple furono fondati nel 1968 a Londra da Jon Lord (keyboards, piano) e Ritchie Blackmore.

Molti i componenti che hanno fatto parte di questa formazione. Non pochi di loro hanno lasciato (o sono stati gettati fuori dall'egocentrico Jon Lord, fino a quando questi annunciò di non voler più suonare hard rock), per poi magari tornare.

Jon Lord (il tastierista, nato il 9.6.1941). Dal 1968 al 2002. 
Ritchie Blackmore (chitarra, *14.4.45). 1968-75, 1984-93, 1995.
Ian Paice (percussioni, *29.6.48). 1968-76, 1984-oggi.
Ian Gillian (voce, *19.8.45). 1969-73,  1992-oggi.
Roger Glover (basso, *30.11.45). 1969-73,  1984-oggi.
Rod Evans (voce, *19.1.45). 1968-69.
Nick Simper (basso,  *3.11.46). 1968-69.
Glenn Hughes (basso, voce, *21.8.52). 1973.
David Coverdale (voce, *22.9.49).
Tommy Bolin (chitarra, *18.4.51).
Joe Lynn Turner (voce, *2.8.51).
Don Airey (tastiere, *21.6.48). Attuale componente.
Steve Morse (chitarra, *28.7.54). Attuale componente.
Joe Satriani
(voce, *15.7.56).

La formazione più recente (o una delle più recenti, per meglio dire):
Don Airey (tastiere), Ian Paice (percussioni), Roger Glover (basso), Ian Gillan (voce) e Steve Morse (chitarra).

Album consigliati:

 

 

postato da: frankobrain alle ore 12:21 | link | commenti
categorie: musica, rock, blues, pop , progressive
mercoledì, 12 marzo 2008

Sanremo duemilacotto

Eh sì, stavolta ci abbiamo messo molto a digerire la kermesse sanremese; tant'è vero che riusciamo a scriverne soltanto adesso.

Sanremo 2008 è stato il trionfo delle baggianate. Pippo Baudo, le due vallette ("una mora e una bionda": ancora!), la cosiddetta "giuria di qualità", molte delle stesse canzoni, il notaio stonato in collegamento satellitare... niente ci è realmente piaciuto. Uniche eccezioni: Piero Chiambretti e, tra gli ospiti, l'immensa Fiorella Mannoia.

Men che meno abbiamo però gradito il risultato finale. Far vincere un duo da musical  che presenta una canzone della Nannini che è copia di copie e regalare un secondo posto alla Tatangelo che canta una composizione del maritino è stato veramente un colpo sotto la cintola! Ci si chiede che tipo di pubblico segue e soprattutto sostiene (con il ditino sulla tastiera del cellulare) questo programma. Tricarico non è stato votato nemmeno tra i primi dieci ed Eugenio Bennato ha acciuffato a malapena il decimo posto. A parte ogni cosa, molto dubbio il fatto che, per l'ordine di esibizione della serata decisiva, proprio questi due artisti (tra i nostri preferiti in assoluto) siano stati "sorteggiati" rispettivamente come ultimo e penultimo. Strange. Very strange. 

Ad ogni modo, la votazione ci ha proprio buttati giù. Gradire un tipo di musica anziché un altro non è un fattore da prendere sottogamba. La musica non è solo "una questione di gusti", ma un atteggiamento verso la vita. Possibile che gli italiani siano davvero così indietro con l'educazione culturale, come suggerisce la graduatoria ufficiale di Sanremo 2008? Sad. Very sad. 

 

La classifica di Topolàin

  1) Tricarico: "Una vita tranquilla"

2) Eugenio Bennato: "Grande Sud"

3) Frankie hi-nrg mc: "Rivoluzione" 

4) Amedeo Minghi: "Cammina cammina"

4) (a pari merito): Sergio Cammariere: "L'amore non si spiega"

 

Nella categoria "Giovani" ci sono oltremodo piaciuti Frank Head e il duo vincitore, i Sonhora.

postato da: frankobrain alle ore 17:51 | link | commenti
categorie: musica, folk, soul, rock, blues, pop , jazz