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lunedì, 24 settembre 2007

Album essenziali - 'The Kick Inside'

Impossibile per me non ammettere che l'ascolto di questo disco mi scatena sempre ricordi dolciagri, e che dunque queste canzoni sono legate a un periodo della mia vita che oserei definire - a posteriori - felice. Ma il valore di The Kick Inside, il debutto della gatta (teenager maturissima) Kate Bush è dovuto in primis alla tecnica di canto, ai testi, e a come questi vengono chirurgicamente sezionati, rimessi insieme a volo, fusi con gli strumenti, e a come addirittura le singole parole risultano compresse in sillabe oscure (l'unico paragone che mi viene in mente sono le foreste del Nord Cambria) e alla successiva - "brividosa" - espansione ad libitum delle vow-ow-ow-ow-ow-wels (e qui parte il sax di "Saxophone Song", secondo pezzo dell'opera). L'innamoramento ovviamente iniziò con "Wuthering Heights", brano ultrasuonatissimo che sapevo si riferiva alle "Cime Tempestose" così care alla cultura inglese ma le cui lyrics difficilmente riuscivo a decifrare (come??? Heathcliff si pronuncia cosi? E "wuthering"? E possibile che ora Kate stia cantando "I'm so cold, let me in-a-your window"?). A distanza di quello che sembrò un secolo, le radio ci proposero poi la più comprensibile, ma ugualmente intrigante, "Babooshka"; nel frattempo però il legame si era già stabilito tra me e l'"elfa" albionica e, per extenso, tra me e un certo tipo di donna. Una pallida mano scosta il velo... una creatura a forma di anfora occupa la penombra dello sgabuzzino-camera da letto... un sorriso e uno sguardo (enigmatico e luminoso insieme) che valgono molto di più dei suadenti richiami di tutte le "femmes fatales"... Kate sarebbe stata la mia dolce condanna, la catena che mi stringe il cuore: non ero più un cervello con un fallo in bella mostra, ma - io stesso - un elfo in jeans e con maglione norvegese bucherellato. Dev'essere stato quello l'input: la necessità di dar sfogo al "machismo" insito in ogni maschio si scontra con il mio istinto protettivo (cavaliere d'altri tempi, forte ma "gentle"):  mi trema il labbro e una goccia ascende ai miei occhi quando una di queste creature mugola in tono di sfida: "Sù, dài, infrangi il giglio della mia anima!".
 
Parlare di "femminismo" nel caso di Kate Bush suona oggi banale. (Allora non tanto.) Di certo c'è che questa ragazza (la chiamo ancora così, sebbene sia nata nel 1958) è stata il prototipo di tutta una serie di "ribelli", anche di quelle che hanno intriso di inchiostro dark le loro moine adolescenziali. Molte hanno cercato di imitarla, anche nella voce, ma invano. The Kick Inside, così come tutti gli album seguenti (con Aerial, sono otto fino ad oggi) rappresentano una lezione di come dev'essere interpretata una canzone. Kate si staglia contro la nostra finestra e preme con un'energia e una passione che qualcuno ha definito "allucinanti". La sua voglia di sperimentare (e lo fa senza uccidere la musica) e la sua già di per sé originale tecnica compositiva pone quest'artista molto al di sopra di qualsiasi altro personaggio dell'universo pop.




"You don't need no crystal ball
Don't fall for a magic wand
We humans got it all,
we perform the miracles."

(Da: "Them Heavy People")
postato da: frankobrain alle ore 07:44 | link | commenti (2)
categorie: rock, pop
giovedì, 06 settembre 2007

Ciao, Big Luciano!

 

  Aveva 71 anni. Da tempo era malato di tumore al pancreas.

Nessun dorma.

Luciano Pavarotti era diventato popolare dopo che nel 1961 aveva vinto un concorso come miglior interprete di Rodolfo ne La Bohéme di Puccini. Ogni volta che si esibiva nei grandi teatri di tutto il mondo (dal Covent Garden di Londra al Metropolitan di New York), raccoglieva plausi e applausi. A cominciare dagli anni Novanta formò con Placido Domingo e José Carrera il trio de "I tre tenori". Al culmine del successo divorziò dalla moglie per sposare la sua giovane segretaria Nicoletta Mantovani.  

postato da: frankobrain alle ore 13:45 | link | commenti (1)
categorie: musica, classica