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giovedì, 16 agosto 2007

E' morto Max Roach

Aveva 83 anni uno dei pionieri del jazz moderno, il batterista Max Roach. Si è spento la scorsa notte nella sua abitazione di New York.
Nato il 10 gennaio 1924 nella cittadina di New Land (North Carolina), già da ragazzino Roach si fece conoscere come un virtuoso del suo strumento, che sapeva suonare a velocità impressionante. La sua importanza nell'evoluzione del jazz è universalmente riconosciuta: negli anni Quaranta varò un canone completamente nuovo per suonare la batteria, e in tutti i decenni successivi non fece che dedicarsi alle sperimentazioni musicali.

 La prima tappa "storica" della sua vita risale al 1942, quando, in quel di Harlem, suonò con Charlie Parker, contribuendo dunque alla nascita del bebop (secondo soltanto a un altro celebre batterista: Kenny Clarke, che era però di dieci anni più anziano di lui). Max Roach e Charlie Parker scesero poi verso Manhattan Midtown, esibendosi nei club della 52sima strada. Lì Roach poté collaborare con un altro grande innovatore del jazz: il trombettista Dizzie Gillepsie. E, nelle registrazioni delle sessions Birth of the Cool (1949-50) di Miles Davis, è ancora la sua batteria a scandire il ritmo.

Fondò la sua prima band nel 1954, insieme al giovane virtuoso della tromba Clifford Brown. Il quintetto si specializzò in hard bop, una forma ancora più "muscolare" di bebop. Ma appena due anni dopo un terribile incidente automobilistico mise fine ai loro successi, gettando Max Roach in un terribile sconforto. Nell'incidente morirono Brown, il pianista Richie Powell e la moglie di questi.
Roach si diede all'alcool. A farlo uscire dal tunnel furono gli altri due membri superstiti del gruppo, il sassofonista Sonny Rollins e il bassista George Morrow, che lo convinsero a riprendere pian piano a suonare. Il nuovo Max Roach's Quartet era formato da loro tre e da un sideman che cambiava di volta in volta.

Nel 1960, insieme al contrabassista Charlie Mingus (che otto anni prima aveva fondato la Debut, una delle prime etichette discografiche completamente controllate da musicisti), Max Roach organizzò a Newport (Rhode Island) un cosiddetto "festival ribelle", in concorrenza con il Newport Jazz Festival che era accusato di  trattare in modo indegno gli artisti. Nello stesso anno, lavorando insieme al paroliere e cantante Oscar Brown Jr., Roach registrò l'album We Insist! Freedom Now Suite, dedicato alla lotta per i diritti dei negri negli Stati Uniti d'America e in Africa. L'altra voce prominente cantante era quella di Abbey Lincoln, già frequente collaboratrice di Roach. (Dal 1962 al 1970 Abbey e Max furono anche marito e moglie.)
 We Insist! ebbe una certa risonanza di pubblico, ma non piacque alla critica. Sordo a tutte le voci negative, Max Roach ci tenne ad affermare (in un'intervista a Down Beat): "Non suonerò più nulla che non sia inerente con le più importanti questioni sociali. Noi jazzisti afro-americani abbiamo dimostrato di essere senza ombra di dubbio i musicisti migliori. Ora dobbiamo usare questo nostro talento per raccontare il dramma della nostra gente e tutte le sofferenze che abbiamo patito". 

 Era evidente che voleva rompere con tutti gli schemi: tra gli anni Settanta e Novanta arrivò a guidare un "doppio quartetto" (chiamato appunto Double Quartet), consistente nel suo gruppo - tromba, sax, basso e drums - insolitamente accompagnato da una sezione di archi (l'Uptown String Quartet, fondato da sua figlia Maxine, suonatrice di viola) e formò anche un'ensemble costituita da soli percussionisti (il M’Boom); duettò con il pianista Cecil Taylor e con un sassofonista altrettanto avanguardistico come Anthony Braxton. Si esibì senza accompagnamento (sul palco, soltanto lui e la sua batteria), scrisse musica per lavori teatrali di Sam Shepard e per balletti di Alvin Ailey e collaborò con video artists, cori gospel e giovani hip hoppers. In un'intervista del 1990 rilasciata al New Yorker Times spiegò il suo punto di vista con queste parole: "Non si può scrivere lo stesso libro due volte".
Fino al 2000 andò in tour con il suo quartetto, e anche in seguito proseguì a comporre instancabilmente. Ancora nel 2002 scrisse ed eseguì la colonna sonora di How to Draw a Bunny, un documentario sul pioniere della pop art Ray Johnson.

Max Roach lascia cinque figli (Maxine, Ayo, Dara, Raoul e Darryl), quasi tutti musicalmente attivi.
 

postato da: frankobrain alle ore 20:01 | link | commenti
categorie: musica, jazz
mercoledì, 15 agosto 2007

Cercasi DJ (zona Roma)

NotteNera, "la nuova promessa dell'hip hop italiano", è alla ricerca di un DJ. Costui deve avere esperienza (naturalmente nel mondo dell'hip hop) e deve saper coadiuvare il gruppo nell'arrangiamento dei pezzi, nei 'live' e nella registrazione (che abbia perciò anche delle conoscenze come fonico).

Se siete DJ o se conoscete DJ andate dunque sul blog di NotteNera e lasciate un commento al post "Cercasi DJ".

postato da: frankobrain alle ore 13:16 | link | commenti
categorie: musica, hip hop
sabato, 04 agosto 2007

Film psichedelici et loro soundtrack

Gli Anni Sessanta e soprattutto Settanta furono caratterizzati da ottimi film - altamente visionari - che, come soundtrack, usarono brani psichedelici di grandi gruppi dell'epoca.
 "Zabriski Point", capolavoro americano di Antonioni, si serve tra l'altro dei suoni dei Pink Floyd, la quale musica del resto sembra fatta apposta per entrare in simbiosi con  prodotti filmici tutti particolari (i Floyd scrissero anche la colonna sonora di "More" e "La Vallée", del regista visionario Barbet Schroeder).
Epico anche il sountrack di "Easy Rider": dai The Byrds a Bob Dylan, abbiamo a che fare con songs simboleggianti i gloriosi 60's; un decennio di cambiamenti scivolava via e la gioventù imboccava le proprie strade in maniera indipendente seguendo gli allora profeti Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin...
"Easy Rider" fu un esempio seguitissimo. 
 I musicals "Hair", "Jesus Christ Superstar" e "The Rocky Horror Picture Show", rappresentati dapprima in teatro, sono famosi soprattutto per brani che, singolarmente o nel loro insieme e al di là della loro struttura di songs "classiche", sono anch'essi, in qualche modo, psichedelici. Lo stesso dicasi di "Phantom Of The Paradise" (folle rifacimento di Brian De Palma del mito del "Fantasma dell'Opera"), con una musica a mezzo tra hard rock e parodia di quegli sdolcinati hits degli Anni Sessanta cantati in falsetto.
"Tommy", per la regia di Ken Russell, ci presenta The Who in una versione quasi da progressive rock. Film senz'altro visonario; ma Russell si supererà due anni dopo con l'ancora più folle "Lisztomania" (è ancora Roger Daltrey, cantante degli Who, l'attore principale; il soundtrack è affidato al tastierista degli Yes Rick Wakeman, qui in una serie di arrangiamenti "moogheggianti" delle musiche di Liszt e di Wagner.
"Arancia meccanica" di Stanley Kubrick (dal romanzo di Anthony Burgess) si serve in parte dell'arte alle tastiere di Walter - più tardi Wendy - Carlos, che, non dissimilmente da Wakeman, conferisce una dimensione psycho-elettrica a brani di Beethoven, Elgar e di altri compositori classici. 
 Mentre in Italia non solo l'eclettico e onnipresente Ennio Morricone, ma anche i Goblin prestavano una "voce psichedelica" alle immagini orrifiche di Dario Argento, il regista inglese Nicholas Roeg faceva agire il suo "extraterrestre" David Bowie (ne "L'uomo che cadde sulla Terra") unendo magistralmente spezzoni di dolci canzoni (tipo "Try To Remember" del Kingston Trio) e "rumori elettronici" per un soundtrack oggi purtroppo praticamente irreperibile su CD.
Il tedesco Werner Herzog invece puntava sui Popol Vuh di Florian Fricke per arricchire sonoramente i suoi "Cuore di Vetro", "Cobra Verde", "Fitzcarraldo", "Nosferatu" ecc., ovvero quelle sue opere interpretate quasi tutte dal matto-da-legare Klaus Kinski. (La musica dei Popol Vuh, sia pure dai forti risvolti etnico-religiosi, viene fatta rientrare - a ragione - nell'ambito psichedelico.)
 Dei film psichedelici più recenti (ma ambientati negli Anni Settanta) consiglio caldamente "Paura e delirio a Las Vegas", demenzialmente bello e con i due protagonisti (Johnny Depp e Benicio Del Toro) nella forma della loro vita. La scena di Benicio completamente "fatto" immerso nell'acqua della vasca da bagno mentre ascolta "White Rabbit" dei Jefferson Airplane è un momento-clou da Enciclopedia dello Sballo.

postato da: frankobrain alle ore 09:36 | link | commenti
categorie: musica, rock, pop , classica, progressive