I fans di Ray Charles e Sam Cooke possono pure contestargli di essere lui il vero re del soul, ma fatto sta che con Brown nel 2006 scomparve una figura leggendaria, che seppe trasformare il gospel in rhythm'n'blues e creare un genere del tutto originale, il funk, fatto di ritmi incalzanti. Con la sua fisicità dirompente, l'improbabile acconciatura, gli occhi truccati e gli stavaganti costumi da palcoscenico, James Brown influenzò rock stars del calibro di Mick Jagger, Iggy Pop, Michael Jackson e Prince. Indiscusso anche il suo influsso sul rap. "E' stato James ha tracciare la strada" riconosce il rapper Chuck D dei Public Enemy.
Nato da una famiglia poverissima della Carolina del Sud nel 1933, a sei anni viveva in un bordello ad Augusta, Georgia, e per pagarsi l'affitto lavorava come lustrascarpe e nelle piantagioni di cotone. A otto anni provava a rubare la sua prima macchina e finiva in un riformatorio. E' qui che avviene la sua svolta: conosce Bobby Byrd, leader di un gruppo di gospel. Nel 1952 fonda la sua prima band: The Flames.
E' del 1956 "Please, Please, Please", primo hit mondiale scritto da lui stesso, e nel 1961 esegue all'Apollo Theatre di Harlem, tempio della musica nera, canzoni come "I Got You (I Feel Good)" e "Get Up (I Feel Like Being A Sex Machine)". L'album che fu ricavato da quello storico concerto è un culto intramontabile.

Il giorno dell'assassinio di Martin Luther King tiene una performance teletrasmessa in cui invita alla calma la popolazione di colore. Il presidente Lyndon Johnson lo ringrazierà per questo.
Capace di suonare 350 serate all'anno, James Brown si trasforma, con la ricchezza, in un esempio di "capitalismo nero", ancor prima che il termine fosse inventato; apre ristoranti e negozi ed esorta i neri a vivere il Sogno Americano.
Negli Anni Ottanta diviene anche un volto cinematografico, interpretando il ruolo del predicatore nel film Blues Brothers di John Landis e cantando una delle sue canzoni più note - "Living in America" - in Rocky IV.
Avrà ancora diversi guai con la giustizia per detenzione di armi, possesso di droghe e aggressione a pubblico ufficiale, ma niente e nessuno può più scalzarlo dal piedistallo. "Say It Out Loud - I'm Black and I'm Proud", brano del 1968, è un punto fermo dell'orgoglio afroamericano. Accanto alla musica, infatti, James Brown ha svolto un ruolo importante nelle battaglie contro la discriminazione razziale. "Quella canzone" ha ricordato l'artista in un'intervista del 2003 "ha mostrato al pubblico dell'epoca che anche la musica poteva cambiare la società."
Nel 1992 riceve il premio Grammy alla carriera, dopo che già nel 1965 gliene era stato assegnato uno per "Papa Got A Brand New Bag" e un altro nel 1987 per "Living in America". Nel 1986 è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame insieme con Presley, Chuck Berry e altri padri fondatori del genere.

Il leggendario "padrino del soul" morì poco dopo lo scoccare della mezzanotte del 25 dicembre 2006 nell'Emory Crawford Long Hospital di Atlanta, dove era stato ricoverato per un'acuta forma di polmonite. Per la settimana successiva erano fissati altri suoi concerti...
"Non vediamo l'ora di incontrarvi al Telecomcerto", così ha detto Phil Collins in un messaggio videoregistrato nel corso della conferenza stampa del mega concerto gratuito dei Genesis il 14 luglio al Circo Massimo di Roma. Ci potrebbe essere una sorpresa. A ventilarla è stato l'assessore alla cultura Di Francia: "In quei giorni a Roma ci sarà anche Peter Gabriel, lo incontreremo per capire se ci sarà la possibilità di una reunion. Vedremo".
Simpatico il videomessaggio inviato dai Genesis al pubblico italiano: "E' meraviglioso essere parte di un grande evento come questo: un concerto gratuito e all'aperto al Circo Massimo. Siamo elettrizzati all'idea di suonare a Roma e ritrovare i nostri fan italiani. E' dal 1989 che i Genesis non suonano in Italia e non potevamo immaginare una migliore occasione di Telecomcerto di Roma per tornare a suonare in Italia. Non mancate. Grazie mille. Ciao belli".
Nel 1996 Steve Hackett decide di dedicare un album al gruppo che lo aveva lanciato e che lui aveva abbandonato vent'anni prima. Genesis Revisited presenta undici titoli della band, tra i quali "Watcher Of The Skies", "I Know What I Like", "Firth Of Fifth" e "Your Own Special Way". I suoi collaboratori sono il bassista e cantante John Wetton (King Crimson, Asia), il bassista Tony Levin, il batterista degli Yes Bill Bruford, l'ex batterista dei Genesis Chester Thompson, il co-fondatore dei King Crimson e dei Foreigner Ian McDonald, il cantante degli Squeeze e di Mike And The Mechanics Paul Carrack e il cantante degli Zombies Colin Blunstone. Ne esce fuori un prodotto che suscita reazioni controverse. E' proprio una "rivisitazione": mentre brani come "Fountain Of Salmacis" e "For Absent Friends" acquistano nuovo splendore, altri soffrono per il sovraccaricamento di effetti sonori (riverberi, voci distorte e altro). L'ascolto in generale è comunque buono, soprattutto se si dimenticano i Genesis "progress" e si considera l'album un divertissement esclusivo di Steve Hackett. Interessante il ripescaggio di "Valley Of The Kings" (composizione strumentale di Hackett, non-genesiana) e di "Deja Vu", un'incompiuta di Peter Gabriel dei tempi di Selling England By The Pound, portata a termine dal chitarrista e qui cantata da Paul Carrack.
Seconds Out del '77 è il loro primo live doppio e registra la presenza dei batteristi "da tour" Bill Bruford e Chester Thompson (Phil non poteva sempre cantare mentre stava ai drums). Molto intrigante, anche se non racchiude esattamente il meglio del repertorio genesiano.

"Sublime" è l'aggettivo che salta in mente a proposito di quest'opera. I Genesis dimostrarono di saper mettere in 53 minuti tanta più musica meravigliosa di quanta non riuscirono a crearne molti loro colleghi nel corso dell'intera carriera.
Banks
Gabriel
Hackett

| 1. The Musical Box | ||
| 2. For Absent Friends | ||
| 3. The Return Of The Giant Hogweed | ||
| 4. Seven Stones | ||
| 5. Harold The Barrel | ||
| 6. Harlequin | ||
| 7. The Fountain Of Salmacis |


