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Il 15 settembre 1963 a Birmingham, Alabama, un membro del Ku Klux Klan noto come "Dynamite Bob" depose dell'esplosivo dentro una chiesa frequentata da gente di colore. La detonazione uccise quattro ragazze (una di undici anni, tre di quattordici) e ferì molte altre persone. John Coltrane reagì componendo "Alabama", un pezzo che registrò il 18 novembre, due mesi dopo la terribile tragedia.
Queste immagini sono tratte dal programma televisivo Jazz Casual, andato in onda il 1° novembre 1963. Si tratta possibilmente della prima esecuzione pubblica del toccante brano.
The John Coltrane Quartet: John Coltrane, McCoy Tyner, Jimmy Garrison, Elvin Jones.
Nato nel 1921 a Eton, "Humph", ha condotto per quarant'anni, dal 1967 fino al 2007, il programma radiofonico della Bbc Il meglio del jazz. Di lui però si ricorda soprattutto il rilancio del jazz britannico attraverso le forme tradizionali di New Orleans e la sua registrazione con Sidney Bechet del 1949. Per avvicinarsi al jazz statunitense, Humphrey Lyttelton aveva dovuto rompere con l'Unione (sindacato) dei Musicisti che aveva delle restrizioni nei confronti delle collaborazioni con gli USA.
La sua prima registrazione conosciuta fu quella trasmessa dalla BBC l'8 maggio del 1945 per celebrare la fine della Seconda Guerra Mondiale. Lyttelton, che nella sua carriera è stato anche fumettista e scrittore, divenne trombettista perché ispirato da Louis Armstrong, con cui suonò a Londra nel 1956, lo stesso anno in cui il suo "Bad Penny Blues" divenne il primo disco di jazz inglese ad entrare nella Top 20.
Nel 1968 fu richiamato negli USA su richiesta della NASA per selezionare brani di jazz da trasmettere in diretta per l'equipaggio spaziale dell'Apollo 8.
Nel 1983 fondò (non per la prima volta) una propria etichetta discografica: la Calligraph.
Del 2001 è la partecipazione di Humph e della sua band all'album Amnesiac dei Radiohead (nel track "Living in a Glashouse").
"Humph è morto serenamente, circondato dalla sua famiglia e dagli amici" si legge sul suo sito. Era stato ricoverato la settimana scorsa per un'operazione al cuore.
Era il tempo della tivù in bianco-e-nero quando lei ci fece innamorare cantando "Casa bianca", un brano di Don Backy. "Casa bianca", che in quel Festival di Sanremo del 1968 fu interpretata anche da Ornella Vanoni, arrivò al secondo posto.
Aveva una voce assolutamente unica e bellissima, un viso incantevole o - come si dice - "acqua e sapone" - e un fisico longilineo (Marisa giocava a pallacanestro in una squadra femminile di Cagliari). Nel "libro degli ospiti" del sito della cantante si può leggere una testimonianza di Sergio Endrigo:
<<Verso la fine del '67 chiedemmo a Marisa se aveva voglia di andare a Sanremo. Lei rispose che assolutamente non ci voleva andare. E così io andai a Cuba e Bacalov in Argentina. Quando tornammo, ci fu una sorpresa: Marisa andava a Sanremo con "Casa bianca". A me e a Bacalov la cosa non dispiaque affatto anche se la canzone era di Don Backy.
Ma un dirigente della Fonit-Cetra (non ricordo il nome) disse che per fare i produttori era necessario scivere le canzoni per l'artista. Era la Fonit-Cetra... E così chiudemmo il rapporto di lavoro con Marisa, ma io e lei diventammo amici.
Era il 1968, io vinsi a Sanremo con "Canzone per te" insieme a Roberto Carlos e Marisa arrivò seconda con la Vanoni.
Quando poi Marisa passò alla CGD, nel suo primo LP cantò delle mie canzoni del passato, compresa "Mani bucate" che cantò anche nel 2001 quando il premio Tenco mi fece un grande omaggio alla carriera. Lei cantò insieme a Paoli, Lauzi, Jannacci, Tosca, Cammariere, Caposela e altri.
Quando ero il produttore di Marisa, dal '66 al '67, un settimanale scandalistico pubblicò alcune foto mie e di Marisa dicendo che l'allieva era innamorata del maestro... Ma la settimana dopo Stop smentì la storia e tutto finì li.
Da poco è uscito il suo nuovo disco Nanas e Janas, è veramente bello.>>
L'ultimo suo lavoro (di prossima uscita) è Rosa de papel, recital-concerto dedicato alla vita e alla poesia di Federico Garcia Lorca, cui ha dedicato gli ultimi anni e presentato l'estate scorsa a Roma.
Una lunga carriera in breve
Marisa Sannia nasce a Iglesias (Cagliari) il 15 febbraio 1947. Ancora oggi è una delle cantanti più collezionate e ricercate. La personalità complessa ed i molteplici interessi sono testimoniati dall'attività agonistica (ancora giovanissima) nella squadra del Cus Cagliari, dove si mise in luce per le spiccate doti atletiche, doti che le permisero di diventare una delle migliori cestiste di quegli anni e di approdare alla nazionale maggiore.
Esordì nel mondo della musica leggera nei primi anni '60 insieme a I Principi, un gruppo di Cagliari con il quale si esibiva prima di intraprendere la carriera solista. L’occasione le fu offerta dalla partecipazione ad un concorso di voci nuove, nel 1965 ad Iglesias, dove si classificò seconda con il brano di Adamo “Perduto amore”. La svolta decisiva per Marisa Sannia fu un concorso indetto dalla Fonit Cetra, che le permise di ottenere un contratto con la casa discografica torinese di ben quattro anni. Sergio Endrigo e Luis Enriquez Bacalov ascoltando la voce della giovane interprete durante un'audizione, decisero di diventarne i produttori: il primo 45 giri fu “Tutto o niente” (il retro “Dai” fu composto da Bruno Canfora). Il debutto televisivo avvenne in occasione della trasmissione Scala reale nell'ottobre del 1966, dove la Sannia ottenne giudizi favorevoli sia dalla critica che dal pubblico. Seguirono altri successi come “Una cartolina”, ”Sono innamorata (ma non tanto)” e “Sarai fiero di me”, brano che ottenne il premio della critica discografica e che conquistò il terzo posto nella “sezione giovani” al Festivalbar del '67.
La televisione contribuì ben presto alla sua popolarità. Nel 1967 partecipò al programma condotto da Pippo Baudo Settevoci, dove vinse per sette puntate di seguito: il pubblico apprezzò oltre che la bella voce e la garbata espressività, anche la semplicità e il suo viso “pulito”. La consacrazione definitiva arrivò nel con il secondo posto del Festival di Sanremo raggiunto insieme a Ornella Vanoni con “Casa bianca”, il cui testo simboleggia le ambivalenze squisitamente adolescenziali, tra la paura/bisogno di crescere e il timore di abbandonare la sicurezza dell'infanzia. Il brano fu inciso anche dallo stesso autore - Don Backy - e, in francese, da Dalida, ma l'interpretazione della Sannia risultò la più apprezzata dal pubblico.
Le oltre 500mila copie vendute furono la conferma del grande riscontro ottenuto, sull'onda del quale la Fonit Cetra emise, nell'estate seguente, il suo primo 33 giri che, oltre a canzoni già precedentemente edite su disco singolo, conteneva diversi brani incisi per l'occasione. La crescente popolarità aprì a Marisa Sannia le porte del cinema, come spesso avveniva per i cantanti più celebri del momento. Girò da co-protagonista il film Stasera mi butto insieme a Giancarlo Giannini. Sul finire dell'anno incise “Io ti sento”, un brioso brano di Armando Trovajoli, colonna sonora della commedia di Dino Risi Straziami ma di baci saziami.
Il ‘68 si concluse con la partecipazione a due importanti manifestazioni: Il Festival internazionale di musica leggera di Venezia con il brano “Non è questo l'addio” e Canzonissima, dove Marisa Sannia, con “Una donna sola”, entrò nella rosa dei dodici semifinalisti. All'inizio del 1969 la cantante firmò un nuovo contratto discografico con la Cgd. Alla manifestazione Una canzone per l'Europa a Lugano, dove la Sannia rappresentava l'Italia, viene presentata “La compagnia”, di Mogol e Carlo Donida, che piacque anche a Lucio Battisti che successivamente la inserirà in un suo album (e che di recente è stata riproposta da Vasco Rossi).
Nello stesso periodo Marisa Sannia canta Sergio Endrigo e le sue canzoni e la finale di Canzonissima, dove presentò "La primavera", composta da Don Backy. Tra gli altri brani del 1969: “Una lacrima” - che riscosse un ottimo riscontro commerciale - e “La finestra Illuminata”, semifinalista della Canzonissima del '69-'70.
Al Festival di Sanremo tornò nel 1970 (in coppia con Gianni Nazzaro), nel 1971 (con Donatello) e l'ultima volta nel 1984 con "Amore, amore".
In seguito si affidò ancora una volta al duo Endrigo-Bacalov che composero per lei "La mia terra", quindi la partecipazione al 33 giri L'arca, raccolta di brani per bambini scritti da Vinicius De Moraes e, nel 1973, la pubblicazione di Marisa nel paese delle meraviglie, un disco con canzoni tratte dai film di Walt Disney. In questo stesso periodo la casa discografica Emi pubblicò il 45 giri "Un aquilone", il cui retro "Il mio mondo, il mio giardino" porta la firma di Francesco De Gregori, Amedeo Minghi e Edoardo De Angelis.
Dopo la musica e il cinema, Marisa Sannia intraprese un'altra esperienza artistica: il teatro. Il debutto avvenne nel 1973 con l'interpretazione di Giovanna D'Arco nel musical di Tony Cucchiara Caino e Abele, cui fece seguito Storie di periferia del 1975, sempre con la compagnia di Cucchiara e, nel 1995, Le memorie di Adriano, testo tratto da un racconto di Margherite Youcenar, insieme a Giorgio Albertazzi per la regia di Maurizio Scaparro.
Nel 1976 il debutto come cantautrice con l'album La pasta scotta mentre gli anni '80 si aprono con una piccola apparizione nello sceneggiato televisivo George Sand diretto da Giorgio Albertazzi, cui segue una partecipazione al film di Pupi Avati Aiutami a sognare con Mariangela Melato e Antony Franciosa.
L'amore per la poesia e la riscoperta delle radici linguistiche sarde la portano agli inizi degli anni Novanta ad accostarsi ad alcuni poeti sardi come Antioco Casula, Francesco Masala e Antonio Canu, sui testi dei quali elabora e compone melodie che danno vita a Sa oghe de su entu e de su mare ("La voce del vento e del mare", 1993), Melagranada (1997) e Nanas e Janas (2003).
Nell'ottobre del 2001 partecipa al tributo a Sergio Endrigo nell'ambito del Premio Tenco, dove accompagnata da due musicisti e dalla sua chitarra interpreta i brani "Mani bucate" e "Melagranada ruja". Negli ultimi anni Marisa Sannia ha dedicato il suo tempo allo studio di Federico Garcia Lorca, lasciando in eredità un lavoro di canzoni originali cantate in spagnolo che saranno pubblicate in Rosa de papel, un album postumo (curato graficamente dalla stessa cantante), che costituirà il suo testamento artistico e che ha anche avuto un'anteprima la scorsa estate al Malborghetto Roma Festival.
I fan degli ‘U2′ possono stare tranquilli. La notizia riportata una settimana fa circa la fine della carriera della band era un Pesce d'Aprile ideato dal sito RockIsland. E' tutto il contrario invece: sembra infatti destinata a durare ancora a lungo l’esperienza musicale di Bono e compagni, visto che il gruppo ha firmato pochi giorni fa un contratto di 12 anni con la ‘Live Nation’, società che si è accaparrata la gestione del merchandising, i diritti per la distribuzione digitale e quelli relativi al brand "U2". Non è trapelato il compenso arrivato alla band, ma basti pensare che Madonna, con un contratto simile, lo scorso anno ha guadagnato 120 milioni di dollari…
E’ ufficiale: dopo una carriera durata quasi trent’anni gli U2 hanno deciso di interrompere il loro cammino insieme. Con un comunicato il leader, Bono Vox, ha sancito la fine di una delle band più importanti e famose del mondo. Dietro alla rottura ci sarebbero dei problemi tra lui e il resto del gruppo, causati dagli impegni extramusicali del frontman che rubano tempo all’attività del gruppo. Non sembra esserci spazio per ricuciture, viste anche le indiscrezioni che vorrebbero Bono in procinto di iniziare una propria carriera solista. Del tutto inaspettata arriva la fine di una band che ha contribuito, con la propria musica, a connotare il mondo del rock dagli anni ‘80 ad oggi.
LEGGI IL COMUNICATO DELLA BAND
Gli U2 - La storia
Gli U2 nascono nel 1976 a Dublino, quando Larry Mullen Jr. (drums), Adam Clayton (basso), "The Edge" (chitarre) e "Bono" (voce) erano ancora studenti alla Mount Tempie School di Dublino. La prima rampa verso il successo fu costituita dall'EP con 3 brani dal titolo U2 Three (CBS, 1979).
Durante i primi anni '80 il quartetto si costruì molto velocemente un seguito di fans grazie a numerose esibizioni live e dischi molto riusciti. I primi 3 album sono: Boy, pubblicato nell'ottobre del 1980 (singolo di punta: "I Will Follow"); October (ottobre 1981), con "Gloria", e War, (marzo 1983), che diede al gruppo il loro primo No. 1 della classifica UK grazie anche ai singoli "New Year's Day", "Two Hearts Beat as One", "Sunday Bloody Sunday".
Nel novembre del 1983 esce Under a Blood Red Sky, live album del concerto tenuto al Red Rocks Amphitheatre in Colorado. E' l'album della conferma negli USA; e, nel Regno Unito, un altro No. 1. Alla fine del 1983 i lettori di Rolling Stone decretano gli U2 "Gruppo dell'Anno". La band pubblica poi The Unforgettable Fire, che raggiunge direttamente il primo posto in classifica nel Regno Unito, e il single da esso tratto, "Pride (in the Name of Love)", stravende in tutto il mondo.
Nel 1985 gli U2 sono in tour all'insegna del tutto esaurito, a New York (Madison Square Garden), a Londra (Milton Keynes) e a Dublino (Croke Park). Nel Luglio del 1985 è la consacrazione sul palco del Live Aid.
Dal 1987 gli estimatori degli U2 crebbero a tal punto da catapultare la band nell'olimpo delle superstar di livello internazionale con l'uscita di The Joshua Tree.
Il seguito della loro produzione comprende:
Rattle and Hum (1988), Achtung Baby (1991), Zooropa (1993), Pop (1997), All That You Can’t Leave Behind (2000), How to Dismantle an Atomic Bomb (2004), The Joshua Tree 2007 (2007).
Uno dei segreti del loro successo consiste nel fatto che, a differenza di molti gruppi nati nello stesso periodo, gli U2 cambiarono il loro sound, spostandosi verso un pop-rock orientato alla dance con influenze dell'ultimo Bowie degli anni '70 e techno degli anni '90.
Neil Aspinall, un amico intimo dei Beatles e capo dell'impero Apple, ha lasciato per sempre questo pianeta. Aveva 66 anni.
Aspinall frequentò il Liverpool Institute for Boys insieme a Paul McCartney e George Harrison. Poi lavorò come "roadie" per il quartetto, prima di diventare capo della Apple Corps. Era noto come the real Fifth Beatle ("il vero Quinto Beatle"). In una dichiarazione firmata da Paul McCartney e Ringo Starr, si legge che "era un grande uomo e amico". Anche Yoko Ono e Olivia Harrison (rispettivamente vedova di John Lennon e di George Harrison) hanno firmato la dichiarazione, in cui si attesta la sua umanità e le sue abilità imprenditoriali.
Come detto, Aspinall "crebbe" insieme ai Beatles. Divenne il loro "road manager", poi il loro assistente, finché nel 1968 non prese le redini della casa discografica Apple (secondo le sue stesse parole, "solo finché non trovano qualcun altro"). Si dimise dall'incarico soltanto l'anno scorso.
Neil Aspinall si è spento in un ospedale di New York dopo breve malattia. Lascia la moglie Suzy e cinque figli.
George "Georgie" Best (Belfast, 22 maggio 1946 - Londra, 25 novembre 2005). Tra il 1963 e il 1975 giocò come attaccante del Manchester United indossando la maglia con il numero 7. Con i "Red Devils" disputò 466 partite ufficiali realizzando 178 reti. Per la nazionale del Nordirlanda giocò 37 volte segnando 9 goal. La sua capacità di dribblare negli spazi più stretti, liberandosi dell'avversario con colpi di tacco e finte di corpo, cementò la sua fama di abile giocoliere. Pelè lo considerò "il migliore calciatore del mondo". Best fu, tra le altre cose, protagonista della finale della Coppa dei Campioni del '68, in cui il Manchester United si impose sul Benfica di Eusebio allo stadio di Wembley. In quell'anno fu anche capocannoniere del campionato inglese con 28 reti e vinse il titolo di migliore calciatore d'Europa. Nel 1970, in un match contro il Northampton valevole per la FA Cup e in cui i Red Devils trionfarono per 8-2, Best marcò ben sei reti.
Ecco altre sue perle (e si tratta solo di una breve selezione!):John Cale: poliedrico e mai scontato. Anacronistico nelle sue produzioni e quasi sempre perfetto. Assistere a un suo spettacolo dal vivo l'anno scorso al Rainbow di Milano è stata un'esperienza formidabile.
In fin dei conti il successo è solo uno sheck. Ma per l'avanguardia non c'è un prezzo. E' l'idea che conta.

John Cale viene alla luce il 9 marzo 1942. La storia del rock dice che, insieme a Lou Reed (voce, chitarra), Sterling Morrison (basso e seconda chitarra) e Maureen ("Moe") Tucker (percussioni), il multistrumentista Cale forma i Velvet Underground; il loro primo disco The Velvet Underground & Nico viene pubblicato nel 1967, con la partecipazione appunto della modella tedesca Nico (poi morta tragicamente). Il mix tra la sensibilità avanguardistica di Cale e i testi "prosaici" di Reed saranno alla base dell'arte dei Velvet.

John Cale è fortemente influenzato dalla musica minimalista e i suoi lavori sperimentali (p. es. quelli con LaMonte Young) hanno spalancato la strada ad artisti del progressive come Robert Fripp. Ha anche collaborato con Brian Eno e Terry Riley, con i quali incise a partire dagli Anni Settanta vari album, e ha prodotto il primo, omonimo LP degli Stooges (nel 1969), nonché il debutto di Patti Smith, Horses. Dalla chiusura dell'esperienza con i Velvet (fu Doug Yule a rimpiazzarlo), Cale intraprese un'intensa carriera solista, alternando album rock a collaborazioni e a musiche da film (firmò tra l'altro il soundtrack di Caged Heat - Femmine in gabbia, opera prima di Jonathan Demme, e di American Psycho, tratto dal romanzo di Bret Easton Ellis). I suoi dischi Fear (1974), Slow Dazzle (1975) e (Guts and) Helen Of Troy (1977, con Phil Collins alla batteria) sono da ritenersi tra i lavori più interessanti in assoluto degli Anni Settanta, e Music for a New Society viene spesso nominato come uno degli album essenziali di tutti i tempi.
Con Lou Reed pubblicò nel 1990 Songs for Drella, opera commemorativa del comune "padrino" Andy Warhol. Di Warhol la paternità della scelta del nome del gruppo, sua la famosa copertina con la banana, e probabilmente sua anche l'idea di associare alla band la voce rauca e sensuale di Nico.

Nel settembre 1996 Cale partecipò al tribute a Leonard Cohen che reca il titolo I'm Your Fan cimentandosi in "Hallelujah", composizione del bardo ebreo-canadese. Certo, se si esamina lo stile dei due, Cale e Cohen sembrano distanti parecchi anni luce, ma Cale, nella sua lunga parabola artistica, si è sempre più avvicinato alla dimensione cantautorale, e poi diverse sue collaborazioni con Lou Reed e altri lo rendono un cantautore tout court. Inoltre è inevitabile che tra geni si crei una forte empatia. E così, dopo l'assalto alle Torri Gemelle, il "decostruzionista" con background classico renderà una volta di più omaggio a Leonard Cohen dichiarando in un'intervista:
Dopo l'11 settembre [2001], c'erano due canzoni che potevano aiutarci a superare lo choc: "Sugar Baby" di Bob Dylan e "Alexandra Leaving" di Leonard Cohen. Quella di Cohen fa davvero pensare. Mi sono chiesto se nella canzone si parli veramente di una ragazza. Un mio amico che conosce Cohen ha potuto svelarmi che "Alexandra Leaving" è stata ispirata da una lirica di Constantin P. Cavafy. In quei versi si racconta di Antonio, che è costretto a lasciare la città di Alessandria d'Egitto per scampare alla morte. Il messaggio è: non rattristirti. Sii un uomo e abbandona la città che ti ha dato così tanto. Hai imparato tante cose, ma ora è tempo di andare.
Cale cantò "Hallelujah" anche a The Queen Elizabeth Hall di Londra, alla fine di uno spettacolo superbo (ottobre 2005) che incluse buona parte del suo proprio materiale e in più una versione pianistica di "Heartbreak Hotel", oltre che due poesie di Dylan Thomas messe in musica da lui stesso.

Ancora in piena attività dopo oltre 40 anni, recentemente John Cale ha dato alle stampe un triplo CD live + DVD (Circus Live) che conferma la sua posizione avanguardistica nel mondo della musica contemporanea.
Dopo aver abbandonato nel 1977 i Genesis (già vedovi di Peter Gabriel), Steve Hackett si concentrò preminentemente sulla sua carriera solistica, forte della nomea che lo voleva come uno dei migliori chitarristi del tempo. E ancora oggi lo troviamo impegnato a registrare e a tenere concerti in tutto il mondo.
Per conto della leggendaria etichetta Charisma - la stessa che ebbe sotto contratto i vecchi, e dunque "veri", Genesis -, Hackett realizzò nel 1983 questa gemma che, sebbene denoti forti influenze del rock di quei primi Anni Ottanta, non tradisce alcuni tra i più nobili canoni del progressive.
Il CD, ristampato (ovviamente "remastered") dalla EMI l'anno scorso, è arricchito da tre bonus tracks. Offre tra l'altro classici come "Camino Royale" e "Cell 151", divenuti popolari subito dopo la loro uscita.
Highly Strung è tuttora il progetto di Hackett di maggior successo insieme a Voyage Of The Acolyte e Spectral Mornings.
Per le cose buone ci vuole tempo: i Portishead si sono concessi una pausa di ben dieci anni - pausa costellata da varie complicazioni - per portare a termine il loro terzo album che reca il titolo - appunto - Third. "Machine Gun" è il primo single tratto da quest'opera.
E' un pezzo che sorprende per l'aggressività della e-drum e per un'atmosfera oltremodo "da fine del mondo". Inoltre, andando controcorrente, il filmato fa bellamente a meno di effetti spettacolari.
I dieci anni trascorsi si sentono, eccome: l'unico elemento che in questa canzone risulta familiare ai fans è la voce di Beth Gibbons, la quale una volta di più riesce a metterci tutta l'anima. A fronte di tale track d'esempio, incomincia a esserci chiaro come mai il gruppo inglese fondato da Geoff Barrow ha impiegato così tanto tempo per registrare il seguito di quei due dischi (Dummy e Portishead) che a suo tempo indicarono a tanti artisti la strada da seguire.
Portishead - Third