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martedì, 16 giugno 2009

I Mercury Rev a luglio in Italia

Doppio appuntamento dal vivo con i Mercury Rev. La band statunitense sarà il 13 luglio all’Anfiteatro del Parco Lago Nord di Paderno Dugnano (MI) e il 15 al Circolo degli Artisti di Roma. Il prezzo dei biglietti per entrambe le date è di 15 euro più prevendita.

Who are they

I Mercury Rev si formarono a Buffalo (N.Y.) alla fine degli Anni Ottanta e sono sempre stati attivi sulla linea di demarcazione tra alternative rock e agitpop. I membri fondatori: Jonathan Donahue (voce/chitarra acustica), "Grasshopper" alias Sean Mackiowiak (chitarre, clarinetto, "tettix wave accumulator"), Jeff Mercel (percussioni e tastiere), Dave Fridmann (basso, voce). All'inizio il gruppo si avvalse della collaborazione di altri musicisti, soprattutto di Suzanne Thorpe (flauto) e Jimy Chambers (percussioni) e usava riunirsi, suonare e registrare solo nel tempo libero. Un demo che loro fecero girare piacque all'etichetta Jungle/Mint e così arrivò il primo album dei Mercury: Yerself Is Steam (1991). 

Ottimo il successo riscontrato, rafforzato dall'EP ("extended playing") Car Wash Hair. Il gruppo iniziò a esibirsi davanti a un pubblico sempre più numeroso e ben presto ebbe addirittura l'onore di "aprire" un concerto di Bob Dylan alla Yale University.

Lego My Ego uscì nel '92, ma ancora più sensazionale è l'album Boces (1993, Columbia Records), che sancì il loro successo definitivo.

L'attuale formazione è questa: Jonathan Donahue (chitarra e voce), Sean "Grasshopper" Mackiowiak (chitarra), Jeff Marcel (tastiere e batteria) e Carlos Anthony Molina (chitarra, produttore e... molto altro).

La band è appena reduce da un tour mondiale con i Coldplay (febbraio-marzo 2009) e ha registrato una canzone dal titolo "Sailors & Animals" che apparirà sul "tribute" di beneficenza dedicato ai Miracle Legion e al loro lead singer Mark Mulcahy (http://www.mezzotint.com).

 

Gli album ufficiali dei Mercury Rev

Yerself Is Steam (1991)
Boces (1993)
See You On The Other Side (1995)
Deserter's Songs (1998)
All Is Dream (2001) 
The Secret Migration (2005)
Snowflake Midnight (2008)
Strange Attractor (2008)


                           MySpace ufficiale

 

 

postato da: frankobrain alle ore 15:32 | link | commenti
categorie: musica, internet, elettronica, rock, pop
giovedì, 11 giugno 2009

Bruno Lauzi

Per non dimenticare

(Con Bindi, Paoli e Tenco fu uno dei fondatori della canzone moderna e del cantautorato italiano)


Bruno Lauzi, nato ad Asmara l'8 agosto 1937 ma cresciuto a Genova, viene considerato, insieme a Umberto Bindi, Gino Paoli e Luigi Tenco, uno dei fondatori della cosiddetta 'scuola genovese'. Ha conosciuto e condiviso con il suo amico e compagno di banco Tenco, al ginnasio Andrea Doria, la passione per i film musicali e per il jazz: con lui, nel 1953, faceva parte dello stesso gruppo, la Jelly Roll Morton Boys Jazz Band.

Nello stesso periodo i due iniziano a scrivere canzoni, sotto la guida di Gianfranco Reverberi e Giorgio Calabrese. Dopo il '56, trasferitosi a Varese, Lauzi conosce e collabora con lo scrittore Piero Chiara (di cui corregge le bozze dei primi libri) alla nascita del quindicinale politico liberale L'Altolombardo. E' il periodo in cui scopre la canzone francese di Brassens, Brel, Aznavour e inizia il suo percorso personale (mentre ancora studia Legge alla Statale di Milano) componendo il brano che darà l'impronta a tutta la sua produzione artistica futura: "Il poeta".

Si diploma in inglese alla Scuola Interpreti di Milano - che raggiunge quotidianamente viaggiando sul treno che da Varese porta al capoluogo lombardo assieme a studenti e operai: non prenderà mai la patente. Sono gli anni del boom economico e del fenomeno dell'emigrazione: da questi treni Lauzi vede con i propri occhi scendere famiglie di emigranti arrivate al Nord col miraggio del lavoro e per loro compone "La donna del Sud".

Vince due concorsi nazionali di traduzione, ma abbandona la Facoltà di Legge a un paio di esami dalla laurea, decidendo di dare alla sua vita un'ormai irrinunciabile svolta artistica. Compone "Ritornerai" e con questo brano cominciano ad arrivare i primi riconoscimenti.

 

A Milano frequenta e conosce l'ambiente artistico di quegli anni, dai Gufi a Enzo Jannacci, e lavora al mitico Derby di Milano, il locale del cabaret degli Anni Sessanta, assieme a Cochi e Renato, Felice Andreasi e Lino Toffolo. Il suo successo come autore, cantante e interprete diventa sempre più importante e inizia così la vera attività artistica, che lo impegna in concerti e tournée internazionali, fra cui una con Mina.

Alla fine degli Anni Sessanta Lauzi conosce e diventa amico di Lucio Battisti, che gli propone di entrare nella sua casa discografica, la Numero Uno: inizia così una proficua collaborazione col duo Battisti-Mogol, che Bruno suggellerà portando al successo, come interprete, pezzi storici come "E penso a te", "L'aquila" e "Amore caro, amore bello". Con quest'ultimo raggiunge il primo posto in hit parade. Vince vari premi della critica con canzoni cantate da lui o scritte per altri ("Lo straniero" per George Moustaki, "Quanto t'amo" per Johnnny Holliday, "L'appuntamento" per Ornella Vanoni, "Piccolo uomo" per Mia Martini) e incontra artisti internazionali come Vinicius De Moraes, Toquinho, Petula Clark, Dionne Warwick, Tony Bennet, Peter Ustinov, Gabriel Garcia Marquez, Serge Reggiani.

Scrive canzoni per bambini e inizia a collaborare praticamente con tutti gli artisti nazionali, tenendo a battesimo cantautori allora sconosciuti come Edoardo Bennato e Roberto Vecchioni (che gliene saranno sempre grati) o i Gatti di Vicolo Miracoli. Collabora con i fratelli La Bionda (per un periodo loro furono suoi chitarristi nei concerti dal vivo), è il primo a ospitare in televisione Claudio Baglioni e, forse, l'unico - insieme a Mina - ad avere Battisti in un suo ''special'' televisivo.

Sempre in quel periodo nasce una sincera simpatia personale con il suo avvocato di allora, un certo Paolo Conte, che gli fa ascoltare su un vecchio mangiacassette un brano ("Onda su onda") di cui subito Bruno s'innamora, portandolo al successo. Sarà poi la volta di canzoni come "Genova per noi" e "Bartali", tanto che lo stesso Conte ebbe a definirlo ''grande ambasciatore della mia musica''. Incide "Angeli" con Lucio Dalla, "Naviganti" con Ivano Fossati, "Maria dei parafulmini" con Ron e il proprio figlio Maurizio, fino a ospitare Paolo Conte al vibrafono nel proprio disco Back to jazz.

Vince il premio della critica nel 1989 al Festival di Sanremo con il brano "Almeno tu nell'universo", scritto con Maurizio Fabrizio. È anche autore di poesie e pubblica due titoli: I mari interni e Riapprodi, riuniti poi con il titolo Versi facili per le Edizioni Marittime dello stesso Lauzi. Nel tempo libero si occupa di politica, giornalismo, gastronomia e coltiva un'antica passione, quella di cercatore di funghi.

Nel 1999-2000, con le prime serie manifestazioni del morbo di Parkinson, la vita di Bruno Lauzi subisce un'improvvisa accelerazione: l'artista moltiplica le iniziative e decide di diventare discografico ed editore di se stesso. Fonda una casa di produzione che chiama significativamente Pincopallo e insieme a Maurizio Fabrizio pubblica per tale etichetta uno degli album più significativi della sua carriera, Il dorso della balena.

Seguiranno una nuova serie di dischi che ne testimoniano la vitalità dirompente e un secondo volume di poesie, Esercizi di sguardo, che si impone all'attenzione di alcuni critici e di qualche poeta (Nico Orengo, Giuseppe Conte, Elena Bono), ma soprattutto commuove il grosso pubblico. Una delle liriche, dedicata allo sfarfallio della mano colpita dal morbo di Parkinson ("La Mano"), diventa un gadget per la raccolta di fondi a favore della ricerca scientifica su questa malattia.

Gira il cortometraggio Ora dicono fosse un poeta, presentato da Felice Andreasi, che vince alcuni premi della critica. Scrive un musical con Gianfranco Reverberi, Una volta nella vita e, rinfrancato dal giudizio positivo di esperti del settore (Garinei si complimenta con lui dicendogli che nella sua lunga carriera non ha mai letto testi di maggior valore), scrive una nuova commedia musical con Pippo Caruso, Donna Flor. Diventa testimonial dell'AIP (Associazione Italiana Parkinson). Il suo ''non-romanzo'' dal titolo Il caso del pompelmo levigato è pubblicato nel corso del 2005 nei Tascabili Bompiani. Negli ultimi tempi Lauzi lavora all'uscita di un album intitolato Ciocco Latino, contenente alcuni brani inediti.


Si è spento a Peschiera Borromeo il 24 ottobre 2006.

 

 

postato da: frankobrain alle ore 14:49 | link | commenti (1)
categorie: musica, pop , sanremo
domenica, 24 maggio 2009

Françoise Hardy - Sylvie Vartan - France Gall...

Per tutti gli amanti della musica francese: è online "... et toutes les filles - La chanson française féminine".

 Con le sezioni: Histoire, Biographies, La compilation idéale. Contiene anche brevi articoli sui poeti-cantori Serge Gainsbourg, Jacques Doutronc, Michel Berget et alia.
E' ovviamente necessaria una minima conoscenza del francese.

Nelle foto, due icone della cultura pop d'Oltralpe: Sylvie Vartan e la Bardot.

 

postato da: frankobrain alle ore 17:06 | link | commenti (1)
categorie: musica, pop

Gaudi, maestro del dub

A X-Factor garantisce - in qualità di vocal coach - per una ventata di freschezza e professionalità: Gaudi (che negli Anni Novanta ancora si faceva chiamare con il suo nome per intero, Lele Gaudi, e faceva musica reggae) ha finito per sfondare la barriera della convenzionalità incuneando la sua ricerca sonora nel giro delle discoteche e dei club del mondo.
La sua arte, che è anche gioco, si esprime in una convinta sintesi culturale di Oriente e Occidente, e la sua tecnica si basa sul sound system, le cui radici si intrecciano con quelle dello ska e del reggae.
  










Su Gaudi vedi anche l'articolo "Il theremin".

Accurate recensioni dei suoi dischi e svariati soundclips sono disponibili su Allmusic.com.



postato da: frankobrain alle ore 03:28 | link | commenti
categorie: musica, world, video, elettronica, reggae, hip hop, hiphop, x factor, x-factor
giovedì, 21 maggio 2009

La radio di Sound Fyles

Sound Fyles su LastFM: la libreria musicale.

Clicca per ascoltare e... vedere! (fotoclips)

 

postato da: frankobrain alle ore 01:24 | link | commenti
categorie: musica, internet, video, rock, blues, pop , jazz, progressive
martedì, 05 maggio 2009

Giancarlo Menotti

Il 1° febbraio 2007, quando si spense in quel di Montecarlo, il grande Giancarlo Menotti aveva 96 anni. Il 7 luglio 2001, in occasione del suo 90° genetliaco, rivelò i suoi "tre segreti" di longevità: "Primo, mai imparare date a memoria, specie quelle storiche, io non so quella della scoperta dell'America, ma conosco benissimo l'America, che è molto più importante; secondo, amare molto i fiori, i loro profumi e colori, ma non imparare mai i loro nomi: si invecchia immediatamente; terzo, mai chiamare il medico, se non in casi estremi di vera necessità".

Giancarlo Menotti è stato il compositore "italiano" moderno più rappresentato all'estero e anche tra i più corteggiati dalle istituzioni musicali statunitensi. Negli U.S.A. era emigrato con la madre nel 1928 dopo la perdita del padre, e, difatti, da più parti viene piuttosto considerato come un compositore americano di origine italiana. Produsse opere che preferiva sempre basare su propri libretti. Appena pochi anni fa, la sua Goya è stata data al teatro An der Wien, protagonista Placido Domingo. Ma divenne noto anche per altre attività. Innanzitutto la regia, fatta di intensa e nuda recitazione; e poi, come risaputo, l'istituzione del Festival dei Due Mondi, con cui lanciò nel mondo la struggente bellezza di Spoleto. La manifestazione spoletina riunì fin dall'inizio grandi artisti di ogni età e sesso, da Luchino Visconti al direttore Thomas Schippers, a Henry Moore come scenografo del Don Giovanni.

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Fu la madre a incoraggiarlo a scrivere canzoni già da bambino. All'età di 11 anni compose la sua prima opera lirica (musica e parole), dal titolo La morte di Pierrot. Nel 1923 si iscrisse al conservatorio Verdi di Milano, quindi seguì l'emigrazione. Completò gli studi al Curtis Institute of Music di Filadelfia sotto la guida di Rosario Scalero.

Il suo primo lavoro "maturo" fu l'opera buffa in un atto Amelia al Ballo, che vide il debutto nel 1937. Il successo di Amelia al Ballo gli portò diversi lavori su commissione da parte della NBC (National Broadcasting Company), per la quale compose The Old Maid and the Thief. Nel 1944 il primo balletto: Sebastian. Dopo il Piano Concerto del 1945, Menotti tornò alla lirica con The Medium, seguita a breve da The Telephone.  

The Consul gli fece vincere il premio Pulitzer e il premio del New York Drama Critics Circle come migliore opera del 1954. Ma il suo lavoro più conosciuto (almeno negli Stati Uniti) è l'opera ad ambientamento natalizio Amahl and the Night Visitors, composta nel 1951 per NBC-TV e diventata un "longseller": ancora oggi viene messa in scena almeno cento volte all'anno.

Tutti i suoi libretti sono in inglese, con le eccezioni di Amelia al ballo, L'Isola di Dio e L'ultimo selvaggio, originariamente scritte nella lingua madre e poi tradotte (Amelia Goes to the Ball, The Island GodThe Last Savage). 

                                 

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"Menotti rischia molto nei soggetti, che soprattutto nel primo periodo trattano temi scabrosi (lo stato di polizia in The Consul, il fanatismo religioso in The Saint of Bleecker Street, la pazzia in Juana la loca, il Vietnam in Tamu-Tamu) con personaggi estremizzati, impegnati politicamente. Nel linguaggio musicale, se vuole, Menotti corre il rischio di non correre rischi, rendendo la musica accessibile a tutti." (Mark Stringer)

“Le atmosfere poetiche di Menotti rimandano al periodo crepuscolare, mischiato a un certo senso cinematografico tipicamente americano.” (Renzo Cresti)

“Altro che Chapparal, altro che vitamine. L’autentico prodigo è lui, Gian Carlo Menotti, aristocratico e sottile, elegantissimo, pieno di fascino nel suo pallore levigato, nella calma ironica e vagamente assente, nella sensualità dolce del vivere che ancora lo coinvolge, e gli fa bere champagne alle due del pomeriggio, davanti un piatto di gnocchi alla romana fatti in casa, talmente buoni che il maestro chiede il bis.” (Leonetta Bentivoglio)

"La scrittura di Menotti non è affatto priva di complessità e non ignora le tecniche compositive della modernità. Ma sarebbe sbagliato salvare la sua musica con il pretesto che essa sia nascostamente contemporanea. Perché in realtà un abisso separa Menotti dal modernismo e anche dal postmodernismo musicale. Per lui il canto e l´opera sono cose tremendamente serie e autentiche, da non snaturare con intellettualismi." (Alberto Bosco)

"Sul perché il compositore italo-americano abbia scelto Spoleto come sede di un festival, dopo aver visitato decine e decine di paesi dell’Italia centrale e settentrionale (fra le candidate più sicure sembravano in un primo momento Orvieto e Todi), è materia di varie supposizioni, ma le versioni conclusive sono abbastanza concordi. Innanzitutto a Spoleto c’erano due gioielli di teatri: il Nuovo e il Caio Melisso oltre alla possibilità di riadattare molti altri spazi. Né era elemento trascurabile il fatto che la cittadina umbra fosse una delle più belle d’Italia, che la sua piazza del Duomo si presentasse come un gioiello di architettura europea e avesse conservato negli anni tutto il suo 'silenzio' e incanto medioevali. (Ettore Zocaro)

“Scrisse Herman Hesse alla moglie (la lettera è datata 28 aprile 1911): ‘Spoleto è la scoperta più bella che ho fatto in Italia… c’è una tale ricchezza di bellezze pressoché sconosciute, di monti, di valli, foreste di querce, conventi, cascate’. Lo scrittore tedesco colse quello che è il fascino della compenetrazione fra bellezze storico-artistiche e natura, su cui puntò certamente Gian Carlo Menotti quando nel 1958 lanciò il Festival dei Due Mondi. Menotti ha saputo, in un’età ancora non globalizzata, affermarsi con la qualità degli spettacoli di danza, le mostre d’arte e soprattutto i concerti. E coniugando la cultura con il fascino della natura e dell’arte – affascinare appunto il Nuovo Mondo che contava." (Alessandro Santi)

 

Biografia e opere

Ascolta il Concert for Violin and Orchestra (1952) di G. Menotti 

 

postato da: frankobrain alle ore 18:38 | link | commenti
categorie: musica, classica
mercoledì, 29 aprile 2009

Bill Fay

http://www.billfay.co.uk

La rivista Uncut ha scritto: "Bill Fay si posiziona tra Nick Drake, Ray Davies e Bob Dylan". La verità è ben più complessa. Questo artista britannico è una sorta di Syd Barrett un po' più savio, ed è un peccato che di lui siano usciti solo tre-quattro dischi.

Iniziò a comporre canzoni nei primi Anni Sessanta e ben presto la qualità dei suoi testi e delle sue melodie raggiunse vette altissime. Ma solo a iniziare dal 1970 gli fu concesso di incidere. Bill Fay e il più "rude" Time Of The Last Persecution sono due capolavori. Poiché le vendite furono scarse, la Deram/Decca recise il contratto.
Bill non si arrese e alla fine degli Anni Settanta registrò un terzo album, Tomorrow Tomorrow & Tomorrow, che però non venne pubblicato prima del 2005 (e dunque un quarto di secolo più tardi!) dalla piccola label di David Tibet, la Durtro. Ad accompagnare Fay in Tomorrow Tomorrow & Tomorrow è The Acme Quartet, che provvede ad atmosfere richiamanti i primi Pink Floyd (quelli del rock psichedelico) e i Soft Machine.
L'anno prima, nel 2004, la Wooden Hill Records aveva raccolto una quantità di vecchi demos di Bill Fay raccogliendoli nell'album From The Bottom Of An Old Grandfather Clock. Intanto l'artista aveva fatto perdere ogni traccia di sé; e difatti non esiste da nessuna parte un solo attendibile accenno al suo attuale luogo di permanenza.

Chi scompare di punto in bianco dalla scena diventa automaticamente leggenda. Quella creatasi intorno a Fay è di pessimo gusto: viene fuori il ritratto di un solitario psicotico la cui musica "era chiaramente il risultato di paranoia e droghe assortite". La rivista The Wire arrivò a scrivere di lui come di "un folle Rasputin barbuto che assomiglia a Charles Manson" (in riferimento alla fotografia sulla cover del secondo LP Time Of The Last Persecution). Tale  accusa spinse Fay a uscire allo scoperto con una lettera di protesta, dove spiega che il giovanotto ritratto era semplicemente un cantautore con la barba e i capelli lunghi "come tanti ce n'erano allora" e che, se era sparito, lo si doveva a circostanze avverse: nessuno gli aveva più offerto un contratto discografico. "Io continuo a scrivere e a registrare, pur non avendo un'etichetta."  

Ascoltate le sue canzoni. Bill Fay naviga in un mondo di simboli cristiani, guidato tuttavia da un'illuminazione personale. Se Time Of The Last Persecution rappresentava una sublime esegesi  dell'Armageddon, Tomorrow è stata la via d'uscita dalle tribolazioni e dal purgatorio.
Alcuni musicisti hanno riscoperto Fay per sé e traggono ispirazione dalle sue songs: dai Wilco a David Michael Bunting (alias David Tibet dei Current 93 - band di accompagnamento per poesie a sfondo apocalittico).












Ascolta Bill Fay su Last.fm

 

postato da: frankobrain alle ore 03:36 | link | commenti
categorie: musica, folk, video, rock, pop
lunedì, 27 aprile 2009

The Best from X-Factor 2009

The Bastard Sons of Dioniso  - Spirit in the Sky 




The Bastard Sons of Dioniso  - Contessa




Matteo - Il cielo




Matteo ed Elisa - The Power of Love

 




Jury - Drops of Jupiter




Noemi - Extraterrestre




Enrico - Impressioni di settembre




Ambra Marie - Call Me




Chiarastella - Wuthering Heights




Daniele - Think




postato da: frankobrain alle ore 00:07 | link | commenti
categorie: musica, video, soul, rock, funk, blues, pop , progressive, x factor, x-factor
martedì, 21 aprile 2009

La chiave del successo di 'X-Factor'

Aldo Grasso, American Idol, Amici di Maria De Filippi, Antonio Dipollina, Bruno Vespa, Daniele Magro

Record su iTunes per i ragazzi di X-Factor: occupano infatti 8 delle prime 10 posizioni (l'anno scorso furono 7 su 10). E molti giornalisti spiegano il perché questo talent show viene preferito da persone colte, mentre - in percentuale - le meno colte seguono Amici (e comprano i dischi del vincitore dell'anno scorso Marco Carta).

Elio e le storie tese, Festival di Sanremo, Francesco Facchinetti, Giusy Ferreri, Jury Magliolo, L'isola dei famosi, La Corrida, La fattoria, Le Iene, Magnolia, Mara Maionchi, Marco Carta, Marco Mangiarotti

Walter Siti (La Stampa): "Okèy allora, proviamo ad analizzare le ragioni di questo successo tra gli spettatori più acculturati. La prima ragione è certamente il livello dei cantanti e dei brani musicali; ci si trova di fronte a dei quasi-professionisti, anche perché qui non cantano solo ragazzini (uno dei finalisti è più anziano di uno dei giudici). I brani sono cover di pezzi «storici» del pop e rock e punk degli Anni 70-80 (dai Led Zeppelin ai Ramones) o anche brani rari dei cantautori italiani più difficili - roba che allora non passava in televisione; gli intellettuali quarantenni hanno la soddisfazione di ascoltare sulla Rai la musica che consideravano trasgressiva quand'erano giovani e i giovani vedono nel trentasettenne Morgan uno «che ci capisce» e può guidarli alle bellezze della musica. La seconda ragione è l'estrema sobrietà degli autori nel dosare gli elementi di reality: anche nella striscia quotidiana i concorrenti vengono spiati nelle prove e nei dubbi professionali, ma non si va a frugare nel loro privato (qui si dovrebbero formare le star e le star hanno bisogno di un po' di mistero); siccome il reality è ormai percepito come la quintessenza del trash, la sua assenza funziona come patente di nobiltà. Una terza ragione è la confezione accurata del programma: studio enorme e costosissimo, clip impeccabili sia tecnicamente che narrativamente; le coreografie internazionali e glamour di Luca Tomassini, fari come lame che tagliano il buio; un ritmo serrato e un presentatore che sembra un telepredicatore americano; abbastanza per soddisfare i bisogni cosmopoliti dello spettatore medio-colto, per dargli l'impressione di non essere alla Rai. Forse il segreto del successo di X Factor è proprio la sua disponibilità a esser letto con o senza virgolette; dal laureato standard o dall'impiegato del terziario, il programma viene ingenuamente goduto come approccio importante alla musica; le discussioni tra Morgan e la Maionchi vengono prese sul serio e fanno riflettere; tre giovanotti trentini con sonorità da coro di montagna possono essere considerati il massimo del rock duro e pericoloso."

Aldo Grasso (Corriere della Sera): "Con il genere dei talent show e con il trionfo di American Idol si sancisce qualcosa di nuovo. La tv riscrive le regole del gioco, come in passato ha fatto con lo sport, con la politica, con la serialità, con la divulgazione, con l'informazione, ecc. X Factor è un programma televisivo che appartiene alla grande famiglia dei reality (le nomination, la striscia quotidiana, la telecamera che spia le prove, le selezioni...) e si occupa di musica. Poi, certo, bisogna riconoscere che Simona Ventura è stata brava a "domare" Morgan (a far sì che il suo protagonismo non oscurasse i concorrenti), a trasformare Mara Maionchi in personaggio e a infonderci la certezza che X Factor fosse meglio di Amici."

Marco Mangiarotti (Qn): "Comunque vada sarà un successo. Non solo perché è il programma preferito dai laureati, come le famose cucine amate dagli italiani. E' cresciuto il format, sono arrivati gli ospiti star come nei serali di Raiuno. Migliorato lo spettacolo e l'equilibrio fra conduttore e giudici. X Factor è il nuovo gioco di società per chi ama la musica per adulti (e pensa che Amici sia roba da ragazzini, mamme e nonne). Se poi questa fetta di torta vale il 15 abbondante per cento, si può parlare di ascolti buoni per la rete ma sprattutto di un format che sfata un luogo comune: la musica non funziona in tv. E un altro ancora: che in un talent non si debba parlare troppo di musica sennò non è popolare. Bravi comunque tutti, Francesco, Simona, Mara, Morgan (quello che fa la differenza con chi ha laurea e dottorato), quelli di Magnolia."

Norma Rangeri (Il Manifesto): "Si è parlato di musica con un linguaggio divulgativo non banale, analizzando le esibizioni con competenza tecnica, sceneggiando divertenti battibecchi tra esperti, portando in gara giovani con qualche talento da vendere, dando un ruolo agli ospiti musicali. Il fattore X, alla fine individuato nell'impiegato quarantenne, Matteo Becucci, va esteso anche alla coppia Maionchi-Morgan, giudici-sponsor dei concorrenti, diventati a loro volta personaggi della ribalta televisiva, insieme al giovane conduttore Facchinetti."

Il poeta Giuseppe Conte per Il Giornale: "X Factor non l'avevo mai visto prima dell'ultima puntata. Non sapevo bene in che cosa consistesse, e non mi veniva voglia di saperlo. Ma se dicessi di essermi annoiato seguendo sul piccolo schermo la finale di domenica, allora mentirei. Non mi sono neppure entusiasmato, d'accordo, ma l'entusiasmo lo riservo ad altre esperienze. Mi ha preso il clima iniziale, sin dalla sigla. Mi è sembrato di entrare in un luogo sospeso che fosse a metà discoteca e a metà astronave da film di fantascienza. Di essere risucchiato in un videogioco, con danze scatenate e supereroi di plastica. Devo dire che ero rimasto a Francesco Facchinetti come Dj Francesco, seminudo, saltellante e tatuato sino all'esasperazione:e me lo ritrovo in smoking portato bene, persino con le bretelle rosse, che presenta lo spettacolo con freschezza, semplicità, naturalezza, in una lingua che non si vieta niente: citazioni scolastiche («ai posteri l'ardua sentenza»), inglese maccheronico (push the botton, o bottom? Insomma qualcosa del genere), dialetto lombardo (ocio!). In fondo, la metamorfosi di questo ragazzo dimostra che per fare i conduttori televisivi, cioè assumere il ruolo più ambito nella società italiana di oggi, bastano fortuna e umiltà. Capisco che molto del successo della trasmissione dipende dalla giuria che seleziona e giudica gli aspiranti cantanti, e mi soffermo con attenzione sulle figure dei componenti della giuria stessa. Che dire di Simona Ventura? Sottratta al ruolo di conduttrice, mi sembra sottotono, quest'ultima sera. Stanca, il trucco in disfacimento, persino un po' gonfia in viso. La sua preoccupazione maggiore è quella di ravvivarsi con una mano la pettinatura a onde, senza quella esibizione di energia allo stato puro, incurante di apparire signorile e femminile, che le ha tanto giovato nella sua ricchissima carriera. Mara Maionchi, di cui non ho fatto in tempo a capire le competenze, ha ripetuto spesso di essersi molto divertita nel corso del programma, e ha sottolineato il concetto con clamorose risate, sottolineate a loro volta da una clamorosa dentatura. Infine Morgan, Sir Morgan, il pirata Morgan. È lui il responsabile della colorazione culturale che la trasmissione prende. Morgan è un intellettuale, ma un intellettuale che non teme di crearsi un personaggio, quasi una maschera, riconoscibile dai vestiti stravaganti e vagamente byroniani, dai capelli abilissimamente spettinati, dalle pose ora romantiche ora pop, dall'eloquio che tende sempre verso la concettosità critica, che conosce pause, esitazioni, messe a fuoco. Ricordo anni fa di aver ricevuto un suo volume di poesie. Già allora il suo aspetto tendeva alla maschera e all'ambiguità. La foto in copertina era quella di un essere androgino con i capelli lunghi, il nome per me poteva benissimo essere femminile. Mi incuriosì. Fui quasi deluso quando seppi che era il cantante dei Bluvertigo, gruppo che naturalmente non conoscevo. Nei discorsi del giurato Morgan si sente che sa di letteratura e di musica. Si sente il timbro di chi è capace di rivalutare la tradizione con iniezioni di modernità. Di chi non esita a parlare di «profondità dell'anima». Riferendosi a una canzone celebre di Riccardo Cocciante, se ne esce con una espressione geniale: «Sembra antica tanto è bella». Mi delude solo quando giudica da crooner, cioè da cantante confidenziale, da nigth club, una canzone deliziosamente urlata come A chi di Fausto Leali, che ai suoi tempi lontani ricordo intonata da garzoni di fornaio in bicicletta di primo mattino per Milano, vero segno di una popolarità che nessun crooner ha mai raggiunto. I concorrenti aspiranti cantanti sono i protagonisti della parte musicale del programma. Non sta a me parlare delle canzoni. I personaggi però sono interessanti. Un ragazzo bresciano teneramente bruttino ma con l'aria vispa e sveglia, un tempo si sarebbe detto da benzinaro, oggi magari da laureato al Dams. Tre punkettoni trentini, un po' simpatici e un po' truculenti, dalle facce che sembrano uscite dal Signore degli anelli, inenarrabili quando appaiono vestiti da sera. E un giovane livornese, alla fine risultato il vincitore, sobrio padre di famiglia trentottenne dalla voce appassionata e potente."

Gianluigi Paragone (Libero): "Anche X Factor invecchierà, nel frattempo però teniamocelo stretto perché è un giocattolo divertente. Teniamoci stretti questi ragazzi. Scarichiamo, compriamo e duplichiamo i loro pezzi. Facciamoli girare in radio e se ci capita buttiamo la testa quando sappiamo di loro concerti. Li abbiamo adottati in tv, facciamoli ora crescere nelle nostre giornate, nei nostri momenti. Perché a questo serve la musica, a sottolineare dei momenti. Quando la musica sta appesa lì e nessuno se la prende vuol dire che è muta. E poi confrontiamo le nostre emozioni, anche quelle più banali. Io mi sono divertito a televotare, ho giocato con mia moglie, qualche collega e qualche amico. Non mi è piaciuto Matteo (bravo sì, ma mi sembra un Massimo Di Cataldo qualsiasi). Mi sono piaciuti i Bastards (se ve ne frega siete in una delle mie playlist), ascolterei ancora Noemi e Daniele. Infine ho tifato Jury. Peccato che sia finito? Certo che no, lunedì è finito il programma. Ora ricomincia a battere la musica. Altrove, cioè dappertutto."

Marco Molendini, Matteo Becucci, Milly Carlucci, Mirella Poggialini, Morgan, Noemi, Norma Rangeri, Quelli che il calcio e...

Beh, non bisogna necessariamente essere supercolti per preferire X-Factor: qui non si tratta di lauree, ma di cervello. Basta possederne una minima parte per rendersi conto delle enormi differenze tra il programma presentato da DJ Francesco e il semi-reality della DeFilippi. Se poi la concorrenza di X-Factor è rappresentata da La Fattoria anziché da Amici, la scelta riesce ancora più facile. Ma è praticamente sempre stato così: Mediaset per chi ha i pensieri "pigri"; la RAI per i meno deficienti.

Simona Ventura, The Bastard Sons of Dioniso, X Factor

postato da: frankobrain alle ore 16:19 | link | commenti (4)
categorie: musica, world, rock, funk, blues, reggae, pop , x factor, x-factor
venerdì, 17 aprile 2009

PirateBay.org

In Internet scaricano tutti: studenti, lavoratori, casalinghe, i figli per i genitori, non poche volte persino i genitori per i figli, i ministri... Impossibile negarlo. Addirittura i preti che non vogliono o non hanno tempo di scivere un sermone se lo scaricano dalla Rete (il caso è già stato discusso in Vaticano). La dura condanna del tribunale di Stoccolma ai quattro responsabili di The Pirate Bay (un anno di prigione e il pagamento di circa 2,7 milioni di euro) non cambia nulla: il sito continua a funzionare, e anche una sua eventuale cancellazione porterebbe ben poco ai censori: di "baie" telematiche, infatti, ce ne sono tantissime, e ogni giorno ne nasce una nuova.
Il governo di Berlusconi, il primo al mondo a oscurare il server, non ha fatto i conti con l'abilità dei cibernauti, che in pochi minuti possono facilmente aggirare il blocco degli ISP (
vedi qui).

  

Don't worry - we're from the internets. It's going to be alright. :-)

"Le masse" ha assicurato Peter Sunde, che è un membro di Piratbyrån, "capiscono che l'informazione deve essere libera". Al processo, Sunde ha mostrato alla giuria i dati di una ricerca secondo cui l'80% dei contenuti scambiati sul tracker è perfettamente legale; ma i colossi dell'industria d'entertainment non hanno voluto sentire ragioni: loro pretendevano il carcere per i quattro imputati e una richiesta di risarcimento pari a ben 117 milioni di corone svedesi, ovvero 10,6 milioni di euro. Dicono i ragazzi di PirateBay.org: "La sentenza non ha conseguenze formali ed è priva di valore giuridico".

Più che legale, il problema è economico. Un CD o un DVD nuovo hanno un prezzo troppo alto. E' facile diventare ricchi vendendo a peso d'oro una cosa che viene replicata a un costo irrisorio. In Italia la questione è particolarmente grave in quanto un CD che negli USA costa 10$ da noi viene posto in commercio a una cifra almeno tre volte superiore.

Il galeone dei corsari continerà sempre a solcare i mari

Il giudice svedese è stato fazioso e ha palesemente voluto punire il ruolo "filosofico" di PirateBay, che con grande impudenza si permette di ridere in faccia ai colossi della disco/cinematografia. Se la sentenza passasse, Internet cadrebbe defnitivamente nelle mani dei profittatori, degli squali della pubblicità, dei manipolatori dell'informazione, smettendo di essere il "luogo" in cui ci si scambiava in maniera totalmente libera idee e opinioni (cosa che accadeva soprattutto dal suo nascere a verso la fine degli Anni Novanta; i pionieri della Rete se lo ricorderanno e mi daranno certamente ragione).


Dalle News Apcom di venerdì 17 aprile 2009:

Internet. Autore libro su Pirate Bay: diventerà caso politico

Dopo sentenza, secondo giornalista Luca Neri, non cambia nulla

Roma, 17 apr. (Apcom) - "Dal punto di vista pratico non cambia nulla. Il sito continua e continuerà a funzionare. Ciò che è interessante è che lo scontro passerà a livello politico". E' quanto prevede lo scrittore e giornalista Luca Neri, autore de "La baia dei pirati - Assalto al copyright" (edizioni Cooper), il primo libro uscito in Italia che racconta la storia e i retroscena del caso di PirateBay.org, nel giorno in cui il tribunale di Stoccolma ha condannato a un anno di prigione e al pagamento di circa 2,7 milioni di euro i quattro creatori del popolare sito di file sharing, ritenendoli colpevoli di complicità nella violazione delle leggi sul diritto d'autore.

[...] "Si tratta di una sentenza di primo grado, dobbiamo aspettare quella definitiva - ha detto Neri al telefono con Apcom da New York, aggiungendo - e in ogni caso i gestori del sito hanno già annunciato a fine 2006 di aver distribuito il sistema in giro per il mondo, moltiplicando i server sui quali si appoggia".

PirateBay.org ha innescato il più importante processo nella battaglia dell'industria culturale contro la pirateria. I quattro corsari - i tre gestori Frederik Neij, Gottfrid Svartholm Warg e Peter Sunde, e il principale finanziatore Carl Lundstrom - dovranno versare 30 milioni di corone per i danni causati all'industria musicale, del cinema e degli audiovisivi che chiedeva 117 milioni di corone per i mancati introiti causati dal download illegale: "Questa sentenza si differenzia dai casi precedenti, come Kazaa o Napster, perchè non siamo di fronte a imprese commerciali che perseguono fini di lucro, ma a veri e propri paladini di internet libero, ragazzi portavoce di un movimento che crede di essere nel giusto". Per loro - ha spiegato il freelance che vive da più di vent'anni negli Stati Uniti - la tecnologia offre la possibilità di far circolare il sapere e la cultura, un'opportunità non va persa.

Ma cosa si deve leggere tra le righe della sentenza di oggi, seppur di primo grado? "Il messaggio è che la legge non è pronta ad accettare questa rivoluzione tecnologica - ha affermato Neri, per il quale la pubblicità delle multinazionali dell'audiovisivo contro la pirateria è pura propaganda, preannunciando - ora lo scontro si sposterà a livello politico". A inizio 2006 è nato "Piratpartiet", il partito pirata, che ha intenzione di presentarsi alle Europee. "E' una formazione piccola, ma gli iscritti hanno già superato quelli del partito verde, un'istituzione in Svezia", ha detto Neri, ricordando che il successo di internet è legato al concetto di "piattaforma libera", e le leggi di regolamentazione di cui si discute in Europa vanno contro la stessa natura del mezzo. "Negli Stati Uniti non se ne parla proprio - conclude il giornalista - sarà perchè il primo emendamento della Costituzione sulla libertà d'espressione è intoccabile". Nel suo libro c'è anche un riferimento a Roberto Maroni, musicista mancato, che in un'intervista a Vanity Fair due anni fa rivendicava la "libera scaricabilità della musica".
 

postato da: frankobrain alle ore 23:49 | link | commenti
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